Pubblicato in: Cinema

La Bella e la Bestia di Bill Condon

“È una storia sai, vera più che mai, solo amici e poi uno dice un noi, tutto cambia già.
È una realtà, che spaventa un po’, una poesia piena di perché e di verità.
Ti sorprenderà, come il sole ad est, quando sale su e spalanca il blu dell’immensità.
Stessa melodia, nuova armonia, semplice magia che ti cambierà, ti riscalderà.
Quando sembra che, non succeda più, ti riporta via come la marea, la felicità.
Ti riporta via, come la marea, la felicità…”

Basta soltanto una sera per ritornare bambini e rivivere la magia provata più di vent’anni fa… se penso che uno dei miei cartoni animati Disney preferiti sia uscito nel lontano 1991, vado all’ultimo piano, apro la finestra e mi butto giù dal balcone perché il tempo passa velocemente e sto diventando vecchio! 😥

Potrei definire quest’adattamento live di Beauty and the Beast con un semplice “meraviglioso” ma non avrebbe senso aver iniziato a scrivere sul blog. Conoscete tutti la storia? In Francia, un giovane principe (Dan Stevens) vive fra il lusso e la vanità più sfrenata, circondato solo da donne bellissime e feste sfarzose. Una sera una vecchia signora dall’aspetto trascurato bussa alla sua porta e gli offre in dono una rosa in cambio di ospitalità ma che il ragazzo respinge. L’anziana donna (Hattie Morahan) capisce che l’animo del principe è incapace di provare sentimenti per gli altri e gli lancia un incantesimo trasformandolo in una bestia e lasciandogli una rosa incantata che verrà custodita sotto una campana di vetro: se il principe riuscirà a trovare il vero amore, una donna che riesca ad amarlo al di là dell’aspetto esteriore, il sortilegio sarà spezzato ma a una condizione che non cada l’ultimo petalo della rosa.

Intanto a Villeneuve, vicino Parigi, c’è una ragazza un po’ diversa dalle sue coetanee e vista sempre con sospetto dagli abitanti del villaggio. Belle (Emma Watson) vive da sola con il padre (Kevin Kline), è una donna istruita amante dei libri, sognatrice e capace di provare sentimenti puri. Conoscerà la Bestia a causa di un malinteso provocato dal padre, che viene rinchiuso nella torre del castello, dove si sacrifica al suo posto e inizierà questa strana convivenza in luogo abitato da oggetti animati come il candelabro Lumière (Ewan McGregor), l’orologio Tockins (Ian McKellen), la teiera Mrs. Brics (Emma Thompson) e la tazzina Chicco. RiusciLa Bella e la Bestia Beauty and the Beast Emma Watson Disneyrà Belle a spezzare l’incantesimo?

Non ho apprezzato abbastanza i passati live action della Disney come Maleficent o Alice in wonderland, ma questo l’ho amato alla follia! Partiamo dal fatto che Belle è forse la prima eroina Disney indipendente della storia (Elsa Who??) perché è una donna forte, senza paura e che va contro tutte le convenzioni sociali che la vorrebbero come dedita alla famiglia e ai figli. Vive in un piccolo villaggio del 1700 ma è già una donna moderna e capisce che la cultura è la prima arma nelle mani di un essere umano libero: a questo proposito è molto significativa la scena in cui insegna a leggere a una bambina mentre lava il suo bucato alla fontana e viene ripresa poiché si tratta di un gesto riprovevole. L’happy ending con matrimonio non vuol dire che Belle è come tutte le principesse che aspettano di essere salvate dal principe azzurro, come Biancaneve Aurora, ma fin da subito fa capire che non ha bisogno di un uomo per sentirsi una donna realizzata.

Altro aspetto che ho apprezzato è il messaggio finale, quello che si potrebbe definire la morale della favola: il vero amore va oltre le apparenze. Sembra un concetto banale che in molti hanno già proposto ma se da una parte c’è una bestia che sta scontando una pena per la sua dissolutezza passata, dall’altra c’è una giovane donna che rifiuta le avances del figo di turno, Gaston (Luke Evans), e sceglie l’amore difficile, quello meno scontato, non conforme agli occhi della società ma che solo una persona veramente matura sentimentalmente è capace di vivere.

Cosa si può desiderare di più da un film femminista e contro le discriminazioni? Forse una svolta epocale per quanto riguarda la presenza di un personaggio dichiaratamente omosessuale in un film per tutti. LeTont (Josh Gad) è l’aiutante di Gaston (e palesemente innamorato di quest’ultimo) che, oltre a regalarci siparietti comici, al gran ballo finale danzerà con un altro uomo… Per questa scena, innocente sotto ogni punto di vista, alcuni cinema americani hanno boicottato la programmazione del film, in Malesia è stato vietato e nei cinema russi verrà proiettato con il divieto ai minori di sedici anni (in seguito alla legge contro la propaganda gay).

Fortunatamente viviamo in Italia e correte nei cinema a vederlo! Regia, Sceneggiatura, Scenografie, Effetti speciali, Animazioni varie e Musiche di grande qualità, senza scordarci un cast pieno di stelle del cinema. Passerete due ore a cantare, ricordando le vecchie canzoni del primo film Disney! Ovviamente non potevo dimenticarmi della meravigliosa cover del brano Beauty and the Beast, originariamente cantata da Celine Dion e Peabo Bryson, eseguita magnificamente da Ariana Grande e John Legend!

LINO

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Pubblicato in: Manga

Valmont – Le relazioni pericolose

Miei fedeli lettori non sono sparito ma, complice il caldo e altre cose, ho preferito dedicarmi ad altre attività e ho messo da parte il blog e le mie letture… ma rieccomi qua, pronto per una recensione di un manga di Chiho Saito che mi è piaciuto!

L’autrice di Kanon e Utena ha realizzato la versione a fumetti del famoso romanzo Les liaisons dangereuses di Choderlos de Laclos, un romanzo epistolare di fine settecento considerato come uno dei capolavori della letteratura francese. Chi non ha mai visto il film de Le relazioni pericolose di Stephen Frears (con un cast pieno di star come Michelle Pfeiffer, Uma Thurman, John Malkovich, Glenn Close e Keanu Reeves) o l’interpretazione moderna di Roger Kumble fatta con Cruel Intentions?

“Conquistare, amare e abbandonare… di questo è fatta l’esistenza di un libertino che ha come unica compagna inseparabile… la libertà.”

Nella Parigi del diciottesimo secolo, qualche tempo prima che avvenga il cambiamento epocale attraverso la Rivoluzione Francese, il destino di due giovani libertini s’incontra con quello delle loro vittime ignare dei loro subdoli giochi di potere. Il Visconte Tristan di Valmont è un affascinante uomo che ha la fama di essere un seduttore cronico, amico e amante della cinica Marchesa Isabelle di Mertueil, giovane vedova in cerca del riscatto per un torto subito in giovane età. Inizia un gioco perverso fatto d’intricate relazioni personali in cui Valmont viene incaricato di rubare la verginità a Cécile de Volanges, giovane figlia della cugina Madame de Volanges, appena uscita dal convento e pronta per essere data in sposa al Conte di Gercourt. È proprio quest’ultimo l’obiettivo della MaValmont Le relazioni pericolose Chiho Saito  (1)rchesa di Mertueil, volendo umiliare il suo onore rubando l’innocenza e la purezza della sua promessa sposa, per ripagarlo del torto subito quando fu rinnegata per un’altra donna.

L’ingenua Cécile non è ancora pronta per essere data in sposa a un uomo molto più grande di lei e s’innamora del suo insegnante di arpa Raphael Danceny, Cavaliere di Malta, con cui inizia una corrispondenza che viene scoperta e ostacolata da M.me de Volanges. Distrutta dal dolore Cécile chiede aiuto a Isabelle, ignara dell’oscura identità della donna, e segue alla lettera le istruzioni della cugina. Nel frattempo Valmont ha trovato un “nuovo passatempo” nel cercare di sedurre la rigida Madame de Tourvel, ospite nella residenza di campagna di Madame de Rosemonde, zia di Tristan.

Riuscirà Valmont a conquistare la castissima M.me de Tourvel? Cécile e Danceny avranno il loro happy ending? E in tutto questo, la Marchesa di Mertueil che ruolo avrà? Vi anticipo solo che le relazioni fra i vari personaggi diventeranno molto pericolose e non è detto che l’amore vinca su tutto… se si gioca con il fuoco, si rischia di rimanere bruciati, se non ustionati.

Shishaku ValmontKiken na kankei, originariamente serializzato in Giappone sulla rivista Flowers di Shogakukan, nei suoi due volumi segue quasi fedelmente l’opera di Laclos, pubblicati in Italia da Planet Manga, e l’autrice non si abbandona al suo solito melodramma tipico di molte altre sue opere… in genere ama raccontare polpettoni d’amore per interi volumi che possono portare allo sfinimento del cervello.

Consigliato? A me è piaciuto molto perché ha tanti elementi che amo come l’ambientazione storica nella Francia aristocratica di fine settecento, i pizzi-parrucche-fiocchetti-merletti in tantissima quantità e un personaggio sadico come la Marchesa di Mertueil che mi ha tanto ricordato Sarah Michelle Gellar nei panni della cattivissima sorellastra Kathryn Mertueil, che ho amato follemente. Consigliato a chi ama le storie d’amore complesse e in costume poiché non a tutti potrebbe piacere l’ambientazione, trattandosi di uno shojo manga tratto da un’opera letteraria in cui viene dato ampio spazio alla corrispondenza epistolare tra i due “giocatori”.

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

Poco raccomandabile

Amo le storie che traggono ispirazione da fatti realmente esistiti perché m’incuriosiscono e spesso vado a cercare maggiori informazioni se non conosco il trema trattato. È il caso di questa graphic novel francese di Chloé Cruchaudet che affronta questioni importanti come l’identità di genere e la sessualità in un periodo storico difficile come quello del Primo Novecento europeo.

La trama di Poco raccomandabile è ispirata al libro La garçonne et l’assassin: Historie de Louise et de Paul, déserteur travesti, dans le Paris des années folles di Fabrice Vigili e Danièle Voldman, l’autrice riesce a dar vita a una bande dessinée di forte impatto che ha conquistato anche il Festival di Angoulême vincendo il Prix du Public Cultura ma soprattutto conquistando il Grand Prix de la Critique dell’ACBD (Association des journalistes et critiques de bande dessinée) nel 2014.

Vi metto già in guardia: la recensione contiene tanti spoiler quindi se non volete rovinarvi la sorpresa, non continuate oltre. In caso contrario… buona lettura!

Mauvais genre racconta la tormentata storia d’amore fra Louise Landy e Paul Grappe, dal loro primo incontro nella Paris della Belle Époque alla distruzione finale della relazione sentimentale. Paul e Louise sono due ragazzi che si conoscono in un locale e fra un ballo e una passeggiPoco raccomandabile Chloé Cruchaudet Coconino Pressata, nasce la passione che li spinge al matrimonio. Purtroppo i due sposini non possono godersi le gioie della nuova vita coniugale perché Paul è costretto a partire per il fronte dove verrà a contatto con l’orrore della guerra di trincea. Dopo aver escogitato un trucco per evitare il campo di combattimento (provocandosi infezioni a un dito tagliandoselo da solo), gli viene comunicato che dovrà ritornare al fronte ma nella notte Louise aiuta il marito a scappare dall’ospedale militare, trovando rifugio in una camera d’albergo dove dovrà vivere in clandestinità per evitare la fucilazione. Grazie all’aiuto della moglie, che lo trucca e gli insegna nozioni base di femminilità, Paul diventa Suzanne, presentata ufficialmente come la coinquilina di Louise.

Suzanne trova lavoro come sarta nella stessa azienda di Louise e se all’inizio il travestimento è una necessità per sopravvivere, pian pianino la sua nuova personalità inizia a impossessarsi del vecchio Paul: Suzy è in realtà il vero Paul?  Lo squilibrio psicologico del protagonista diventa maggiore quando il suo alter ego femminile diventa la regina del Bois de Boulogne, un bordello a cielo aperto dove libertini e persone alla ricerca del brivido facile, spesso dell’Alta società, cercavano esperienze sessuali di tutti i tipi. In questo turbinio di droga e sesso, Paul-Suzy trascina pure Louise, per farle vedere cosa vuol dire essere una donna moderna nella Parigi folle degli anni venti, finendo però a essere geloso di lei.

Dieci anni dopo la fine della guerra arriva l’amnistia per i disertori, Paul può riappropriarsi della sua identità maschile e abbandonare i panni di Suzanne. Ma la regina della seduzione, l’essere più ambito del Bois e colei che è una donna ma allo stesso tempo un uomo capace di soddisfare ogni appetito sessuale, è più forte del vecchio Paul. La povera Louise si era già accorta della metamorfosi del marito, però ha sempre ignorato tutto perché era convinta che s’immedesimasse troppo nella parte per non essere scoperto. La crisi d’identità e l’alcolismo portano Paul alla pazzia, fin quando Louise mette fine allo strazio del marito: durante una delle sue allucinazioni, prende una pistola e gli spara. La donna non finirà mai in carcere perché il reato viene considerato come legittima difesa ma soprattutto perché Louise è incinta.

Quella di Paul Grappe è una storia amara, uno scherzo (quello del travestimento) nato per gioco ma finito in tragedia. L’uomo è rimasto vittima di se stesso e delle orribili esperienze vissute in guerra, così traumatizzato dall’orrore della vita in trincea da incominciare un cammino verso l’oblio. Le cicatrici della durezza del Primo Conflitto Mondiale vanno a intersecarsi con la confusione di genere perché se da una parte Paul si sente uomo e non vuole essere considerato come un omosessuale, dall’altra, interpretando per ben dieci anni la parte di Suzanne, finisce così tanto per immedesimarsi in lei che quando ha l’occasione di ritornare alla normalità, non è felice perché  si sente privato di qualcosa. Lo smalto, il rossetto e tutti gli accessori femminili diventano un’ossessione della quale non può fare a meno: essere Suzanne è una rinascita. È una persona totalmente diversa da quella che doveva servire la patria, lei è la regina del peccato, una persona di potere, diventando “qualcuno”. Non si capisce chiaramente se la sua sofferenza finale sia data dal suo non poter più essere Suzanne o dai frequenti stati di allucinazione che lo assillavano, però il processo di autodistruzione è un’esperienza che accomuna molte persone che non si trovano a proprio agio nel corpo che la natura gli ha dato.

Chloé Cruchaudet ci racconta la sofferenza di quest’uomo in modo crudo, quasi freddo e senza girare troppo intorno alle questioni, disegnando una storia poco romanzata ma bella perché vera. Lo stile delle pagine è stupendo, con illustrazioni che sembrano degli acquarelli nelle quali prevalgono solo il colore nero e tutte le sfumature del grigio. È una scelta voluta perché non viene rappresentata la Ville Lumière della Belle Époque fra champagne, can-can e teatri, ma viene messa in scena una Parigi buia, cupa, triste, al limite fra la normalità e le perversioni nascoste della notte.

Questa meravigliosa bande dessinée si trova in italiano grazie a Coconino Press, marchio di Fandango editore, e ve la consiglio tanto, soprattutto se volete una lettura di uno certo spessore narrativo.

LINO

Pubblicato in: Cinema, Music

Louane: da The Voice ai Bélier

Louane Chambre 12 Avenir Je vole Jour 1

Ieri ho recensito La Famiglia Belier ponendo l’accento sulla sua giovane attrice, nuova stella del cinema francese dopo aver vinto un César Awards per la sua interpretazione di Paula Bélier.

Io mi sono completamente innamorato di questa bionda francesina, con il visino ancora acerbo da moderna lolita, che all’anagrafe si chiama Anne Peichert ma che è conosciuta meglio con il nome d’arte di Louane. Originaria di HéninBeaumont, una piccola cittadina del Nord-Pas-de-Calais, fin da bambina è attratta dal mondo dello spettacolo e nel 2008 partecipa alla prima edizione de L’École des stars, reality musicale dedicato ai bambini-cantanti di un’età compresa fra gli otto e i dodici anni.

Nel 2013 partecipa alla seconda edizione di The Voice: la plus belle voix dove si presenta alle blind auditions con Un homme heureux di William Sheller, venendo scelta da tutti i quattro coach – Florent Pagny, Jenifer, Louis Bertignac, Garou – e decide di far parte della squadra di Bertignac. Riesce ad arrivare al live show superando la battle con Torn di Natalie Imbruglia, ma viene fermata a un passo dalla vittoria: lascia il programma alla semifinale. Con un mix fra chansons françaises e successi internazionali, durante la partecipazione a The Voice canta Les moulins de mon cœur di Michel Legrand, Call me maybe di Carly Rae Jepsen, Imagine di John Lennon e Quelqu’un m’a dit di Carla Bruni.

Grazie al talent musicale, il regista Éric Lartigau la sceglie per La Famille Bélier, uscito in Francia nel dicembre 2014, ritorna all’amore per la musica pubblicando il suo album di debutto il 2 marzo. Chambre 12 è un successo quasi annunciato, trainato dal singolo Avenir che debutta alla prima posizione, ma anche dal primissimo singolo Jour 1 e dalla cover Je vole di Michel Sardou, cantata nel film.

Melodie pop, con buona base acustica, che nei brani album version hanno il sapore malinconico tipico de la chanson francese ma che nelle radio edit si danno alla dance e al teen pop. Vi lascio con il video di Avenir che canto da giorni in un italo-francese raccapricciante, nella sua versione album che trovo più carina e particolare. Se credete che sia la classica giovincella che si strugge per amore, sbagliate in partenza perché già nel ritornello al suo ex dedica frasi come “J’espère que tu vas souffrir / et que tu vas mal dormir / …” (Spero che tu soffra / e che tu dorma male / …) .

PROMOSSA 🙂

LINO

Pubblicato in: Cinema

La Famiglia Belier

Spesso quando guardo film che vengono da oltralpe sono dubbioso perché i nostri “cugini” francesi hanno una cultura cinematografica “particolare” che spesso non riesco a farmi piacere, trovando molti loro lavori abbastanza spocchiosi e noiosi, ma con La Famiglia Belier è stata tutt’altra storia. La locandina recita “Un film che vi farà bene!” ed è una garanzia: una commedia divertente ma con tanti spunti di riflessione!

La Famille Bélier è un film di Éric Lartigau, campione del box office dello scorso periodo natalizio francese – è uscito il 17 dicembre 2014 – diventando campione d’incassi e portando al cinema una famiglia poco ordinaria e una giovane promessa del cinéma français.

Paula (Louane Emera) è una sedicenne che vive in Normandia in una fattoria dove producono formaggi, insieme alla sua famiglia. La particolarità dei Bélier è che tre membri su quattro sono sordi, tranne la protagonista che è la “vLa Famiglia Belier Louane BIMoce” dei suoi genitori e del fratello in tutte le situazioni della vita quotidiana, dal mercato in cui vendono i loro prodotti a una semplice visita medica. La ragazza, che frequenta il liceo, è più matura delle sue coetanee perché oltre allo studio, deve occuparsi dei suoi cari e lavorare nell’azienda di famiglia, sacrificando l’essere un’adolescente come tutte le altre. Durante la scelta per un corso scolastico, Paula viene presa nel coro dove l’insegnante, M. Thomasson (Éric Elmosnino), si accorge del suo talento e la sprona a migliorare fino a proporle di partecipare al concorso canoro di Radio France a Parigi che potrebbe cambiarle totalmente l’esistenza. Attratta dalla musica, la ragazza cerca di conciliare le lezioni di canto con il lavoro nella fattoria ma fallisce: messa alle strette, confessa ai genitori la decisione di voler dedicarsi alla musica e di partire per la capitale francese. I genitori si sentono traditi e non accettano che la figlia li abbandoni, soprattutto perché lei è l’interprete ufficiale dei Bélier. Paula accantona il progetto ma la sera prima del concorso, il padre non riesce a rimanere indifferente al sogno della figlia e si mettono in viaggio per Parigi…

La famiglia Bélier usa il tema della sordità come una risorsa piena di comicità e di amore, accantonando l’occhio morboso dei “normali” che vedono nelle disabilità, un limite a condurre una vita come la loro. Non c’è tempo per fossilizzarsi sul pietismo della diversità perché loro si sentono parte integrante della realtà in cui vivono poiché essere sordi non vuol dire essere scemi, e spesso il tutto viene smorzato dai siparietti fra la madre Gigi (Karin Viard) e il padre Rodolphe (François Damiens): la parte comica viene montata soprattutto fra la fusione dei gesti e la traduzione di Paula, che spesso evita appositamente di dire quello che pensano realmente i suoi genitori!

Il tema dell’affetto familiare va a confrontarsi con quello principale del film cioè la crescita e il passaggio all’età adulta, incarnato da Paula che ama follemente la sua famiglia ma capisce che è giusto che lei pensi a se stessa e provi a cercare la sua strada. Non è un caso che la canzone che porta al concorso sia Je vole di Michel Sardou che nelle sue liriche canta “Mes chers parents, Je pars / Je vous aime mais Je pars / Vous n’aurez plus d’enfant / Ce soir / Je n’m’enfuis pas Je vole / Comprenez bien, Je vole…” (“Miei cari genitori, io vado via / Vi voglio bene ma vado via / Non avrete più una bambina / Stasera / Io non fuggo io volo / capite bene, io volo…”), un messaggio diretto all’amata famiglia, cercando di spiegare che il suo non è un addio ma solo il bisogno di prendere il volo verso il futuro.

È proprio una giovane ragazza a dare il volto all’adolescente che cerca di spiccare il volo, Louane Emera, giovane star francese, classe 1996, famosa per aver partecipato alla seconda edizione di The Voice: la plus belle voix nel team di Louis Bertignac, celebre chitarrista e produttore musicale francese (famoso per aver prodotto, arrangiato, scritto i testi e suonato la chitarra nel primo album di Carla Bruni), ma esclusa dalla finale perché eliminata alla semifinale proprio dopo aver cantato Quelqu’un m’a dit della Bruni XD Dopo aver aperto lo showcase di Jessie J a Parigi, lo scorso 2 marzo è uscito l’album di debutto Chambre 12 trainato dal singolo Avenir, ma è con il ruolo di Paula Bélier che conferma la sua fama d’artista sia in patria sia fuori dai confini francesi, vincendo il Most Promising Actress ai César Awards 2015.

Il film è nelle sale cinematografiche italiane dal 26 marzo grazie a BIM Distribuzione e vi consiglio di vederlo perché troverete pochi film che riescono a mescolare intelligentemente comicità e dramma, che tocca nel profondo dove non pensavate di essere vulnerabili e vi farà scappare una lacrima – ammetto che io e mia madre ci siamo trattenuti e non siamo affogati in un lago di lacrime solo per pudore! XD

Ottimo cast, valori positivi e chansons françaises classica del pluricitato Michel Sardou. Consigliato a pieni voti.

LINO

Pubblicato in: Libri

Solo per una notte

È possibile la storia d’amore fra un giovane liceale e un idolo del calcio? Nicolas Bendini ci racconta lo strano rapporto fra Mathieu e Goran a Parigi, la città dell’amour per eccellenza, fra paure adolescenziali e amori dimenticati.

Solo per una notte è un romanzo della SyncroHigh School (in passato faceva parte di Playground), una collana di volumi incentrati su storie fra adolescenti o giovani uomini gay (o che scoprono di esserlo), la stessa che pubblicò la meravigliosa trilogia dei Rainbow boys di Alex Sanchez, recensita in precedenza su questo blog.

Mathieu Varenne è un diciottenne del troisième arrondissement di Parigi, con una passione sfrenata per il calcio, soprattutto per il Paris SaintGerman (PSG). La sua vita è quella di un ragazzo normale che frequenta il liceo, esce con gli amici e vive a pieno i suoi anni, ma è consapevole di una cosa: gli piacciono i ragazzi – e questo segreto non l’ha ancora rivelato a nessuno. Mentre aspetta la fine di un improvviso temporale, Mathieu rimane da solo con un bambino affidatogSolo per una notte Juste pour une nuit Nicolas Bendinili da una donna che non conosce: mezzora dopo, da una Jaguar Blu, scende Goran Klasic, il centravanti croato del PSG, nonché suo idolo calcistico. Il rapporto che inizialmente viene a crearsi fra i due ragazzi è di tipo lavorativo cioè Mathieu, ogni mercoledì, dovrà andare a prendere a scuola il piccolo Mirko e portarlo a casa di Goran, ma s’interrompe subito a causa del carattere del calciatore, soggetto a scatti d’ira e di violenza. Mathieu cerca di dimenticarlo e finalmente, dopo la festa di Marion, ha la sua prima volta con Simon, soprannominato il Piccolo Cartesio, un atto puramente fisico e molto diverso da come l’aveva immaginato. La relazione passionale e carnale fra Mathieu e Simon viene allo scoperto a causa di un foglietto che quest’ultimo ha dimenticato dentro a un libro prestato alla pettegola Marion, in cui raccontava la prima notte passata insieme a Mathieu. Fra piani riparatori escogitati da Samuel e Fatima per allontanare i dubbi sulla sua omosessualità, e il progressivo allontanamento di Simon dalla sua vita, Goran riappare, sempre con i suoi modi rozzi ma deciso a conoscerlo di più. Complice una cena in un lussuoso ristorante, i due ragazzi volano a Zagabria dove Goran gli racconta il suo passato e Mathieu scopre il motivo del suo comportamento così violento… segreti del passato, amori distrutti e tanta sofferenza.

Ci sarà l’happy ending? Non ne sarei così certo ma ho scoperto che esiste un seguito a questo romanzo, intitolato I Fuoriclasse, in cui Nicolas Bendini ci racconta la vita di Mathieu tre anni dopo la fine di Juste pour une nuit – ovviamente lo leggerò e ve ne parlerò! 😉

Solo per una notte è un libro scorrevole, che si deve leggere senza troppe pretese ma con una storia coinvolgente. All’inizio ero un po’ scettico perché io e il mondo del calcio non andiamo molto d’accordo ma ero curioso a causa della polemica che ci fu nel momento della sua pubblicazione: i gghei si sono permessi di sfatare il mito del calcio virile e rigorosamente eterosessuale e partì una “caccia all’uomo” su chi fosse questo calciatore di origina serba nella realtà – in tanti ipotizzano che sia Zvonimir Boban, ex calciatore del Milan.

Una curiosità: il titolo originale Juste pour une nuit è una canzone di L&E (artista di cui non ho trovato nessuna informazione) che Mathieu ascolta immaginando il suo amore romantico, ma soprattutto è la cover in lingua francese di My All di Mariah Carey. Il testo francese ha dei versi come “je donnerai toute ma vie pour qu’il m’aime un nuit” o “Je pense à lui ce soir, la solitude est venue me voir”… ah, i francesi… che romantici! XD

Le mie lettrici amanti dei libri a tematica M/M e le fujoshi abituate agli yaoi ameranno questo nuovo titolo che consiglio – prima recuperate Rainbow Boys, se non l’avete ancora letto!

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

Io, laureata, motivata… sfruttata… in stage!

Una volta ogni tanto possiamo anche permetterci di ridere su una questione spinosa come la ricerca del lavoro, soprattutto per i giovani che, dopo anni di studi, si ritrovano solo con un pezzo di carta e tanta buona volontà.

Io, laureata, motivata… sfruttata… in stage! è una bande dessinée di Yatuu, nome d’arte di Cyndi Barbero, una fumettista e blogger francese che racconta le proprie disavventure da neolaureata alla ricerca di un contratto di lavoro che non sia il solito stage sottopagato. Con molta comicità si concentra in particolare nel raccontare uno stage presso una famosa agenzia di comunicazione: lo sfruttamento degli stagisti e gli orari straordinari richiesti senza possibilità di rifiuto, l’analisi dei “tipi da ufficio” come l’impiegato commerciale o l’art director, la stanchezza e l’alienazione personale che ti portano alla demotivazione professionale.Io laureata motivata sfruttata in stage Yatuu Hop Edizioni

Il volume Moi, 20 ans, diplômée, motivée… exploitée! nasce dal successo delle vignette apparse sul blog dell’autrice, come è accaduto alla collega Pénélope Bagieu (di cui ho già parlato su questo blog), e lo stile si presenta meno “particolare” della sua amica, ricordando molto i manga (essendo lei stessa una fan di fumetti giapponesi come Ranma ½ e Rurouni Kenshin).

Attraverso le sue strisce umoristiche, cerca di dar voce ai pensieri che molte persone hanno in testa in particolari situazioni e che non possono dire apertamente, diventando un logoramento interiore fatto di lunghi monologhi, incubi, desideri svaniti nel nulla, pianti soffocati e quella “sana” voglia di fare del male a chi cerca sempre di approfittarsi di te. Non si può non amare questa giovane stagista “in saldo” e non riconoscersi in tanti suoi pensieri!

Satira, verità e autobiografia in un volume che si può leggere anche in Italia grazie a Hop! Edizioni che l’ha pubblicato nella collana de La vie en rose (la stessa delle opere della Bagieu), dedicata alle BD al femminile.

Consigliato 🙂

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

La mia vita è assolutamente affascinante

“..E Barbamamma può prendere la forma che vuole e piegarsi in tutti i modi!

(Ecco.. questo è un gran bel vantaggio per Barbapapà!)”

Morto dalle risate: Zia Pénélope sta leggendo un bel libro illustrato ai suoi nipoti e non riesce a trattenersi dall’esprimere la propria visione sugli innocenti Barbapapà! XD

L’amore per Pénélope Bagieu è nato fin dalla prima lettura di una sua opera, nel mio caso Un amore di cadavere, e mi sono deciso a recuperare La mia vita è assolutamente affascinante, l’opera di debutto, una selezione di molte illustrazioni apparse sul famoso blog gestito dall’autrice parigina, che conta più di 30000 visite giornaliere.La mia vita è assolutamente affascinante Ma vie est tout à fait fascinante Pénélope Bagieu Hop Edizioni

Ma vie est tout à fait fascinante non è una bande dessinée che racconta una singola storia, come Cadavre exquis, ma ogni pagina mostra una situazione diversa che tutte le donne si son trovate ad affrontare nella propria vita: l’amore per lo shopping, lo stress del lavoro, la depilazione e la lotta contro ogni tipo di pelo, la dieta e i vestiti che sembrano restringersi senza un (apparente) motivo, il fidanzato “insensibile” e che non fa i regali desiderati, l’ossessione per le scarpe e tutte les petits riens (“le piccole cose”) che occupano le nostre giornate.

Un concentrato di malizia e comicità in cui non si può non riconoscersi! Senza ombra di dubbio quest’autrice è la risposta francese a Sophie Kinsella, presentando sottoforma di BD gli elementi tipici della letteratura rosa che ha creato dei veri e propri bestseller! Non c’è solo l’aspetto glamour della Kinsella ma anche la comicità di Helen Fielding (l’autrice della famosissima serie Il diario di Bridget Jones) perché se da una parte Pénélope ama la moda e tutto ciò che c’è di fashion nella vita, questa city girl ci mostra il lato comico della sua vie en rose.

L’edizione italiana è molto carina, ben confezionata e interamente a colori, ed è a cura di Hop! Edizioni nella collana La vie en rosePink strategy.

Dedicato a tutte quelle Bridget Jones che, fra un lavoro monotono estenuante e un principe azzurro che non è come quello delle favole, hanno il tempo (e la voglia) di sentirsi favolose come Carrie Bradshaw.

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

Un amore di cadavere

Un’altra meravigliosa scoperta nel mondo delle graphic novel è la fumettista e blogger francese Pénélope Bagieu con Cadavre exquis, una bande déssinée (BD) ironica ma, allo stesso tempo, un po’ amara, che strizza l’occhio alla letteratura femminile odierna. Un amore di cadavere è un fumetto in cui sono riconoscibili tanti elementi e citazioni a dei classici della pink litterature come uno stile di narrazione pulito e scorrevole come quello di Sophie Kinsella nella celebre saga Confessions of a shopholic (I love shopping), una protagonista imperfetta alla Bridget Jones e un certo tipo di narrativa che, forse a sua insaputa, s’ispira a Moyoco Anno, celebre autrice di manga che narra spesso di donne che cercano una propria strada, spesso stremate dal proprio lavoro e da una vita sentimentale non appagante.

La BD è ambientata a Parigi e ha come protagonista Zoe, una giovane ragazza che fa l’hostess precaria in varie fiere di settore. Quella della protagonista, sembrerebbe una vita perfetta: vivere in un appartamento con il proprio ragazzo nella capitale francese, la città dell’amore per eccellenza, facUn amore di cadavere Pénélope Bagieu Rizzoli Lizardendo un lavoro d’immagine, arrampicata su delle décolletté tacco dodici, ma non è così. Il suo uomo è un troglodita che sta in mutande sul divano, ruttando davanti al televisore, senza mai dirle una frase carina, offendendola senza pietà, inoltre lei si ritrova a vivere una vita piatta e frenetica, con un lavoro che non si può definire stimolante, soprattutto quando sei costretta a vestirti come un formaggio. La vita prende una piega diversa quando Zoe incontra Thomas Rocher, uno scrittore famoso, che vive rinchiuso nel suo appartamento, senza mai uscire di casa. Finalmente la nostra eroina trova un’amante che la riempie di attenzioni, bravo a cucinare e focoso a letto, quindi siamo già arrivati all’happy ending.. ma sarebbe troppo facile! A mandare in frantumi la tranquillità della ragazza, ci pensa Agata, l’editor ed ex moglie di Thomas.. scopriremo altri particolari sull’egocentrico scrittore e avremo un finale inaspettato.

La scrittura sarcastica di Pénélope Bagieu ci porta nella vita di una ragazza come tante, che si divide fra lavoro e ciò che l’aspetta a casa. Come spesso ripete la stessa Zoe, tutte le donne sognano d’incontrare l’uomo dei propri sogni che le trattino con gentilezza ma c’è veramente bisogno di un uomo? O si può vivere tranquillamente anche senza una presenza maschile?

La protagonista, in un percorso di crescita interiore e consapevolezza della propria individualità, arriverà a capire che non bisogna accettare passivamente l’affetto di un uomo ma soprattutto dipendere dalle sue attenzioni che spesso sono meno delle briciole buttate ai piccioni sul marciapiede. Zoe vuole essere amata semplicemente solo per sentirsi viva.

L’edizione italiana è a cura di Rizzoli Lizard,interamente a colori ed è impreziosita da una prefazione di Luca Bianchini, famoso scrittore di Io che amo solo te e La cena di Natale, che confronta Zoe con Holly Golightly, l’indimenticabile protagonista di Colazione da Tiffany, interpretata dall’icona mondiale di eleganza Audrey Hepburn.

Un bellissimo fumetto che urla “Girl Power” da tutti i pori e che fa bene alle donne!

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

Il blu è un colore caldo

“Solo l’amore può salvare questo mondo.

Perché dovrei vergognarmi di amare?”

Rieccomi a parlare della nona arte, i miei amati fumetti, soprattutto di un volume che sta dominando le classifiche di vendita dei libri più venduti in Italia in queste settimane, nonostante sia una graphic novel: Il blu è un colore caldo di Julie Maroh. Per chi segue di solito il mio blog, questo titolo non è nuovo perché l’ho già citato nella mia recensione del film La vita di Adele, vincitore della Palma d’oro al Festival del cinema di Cannes di quest’anno.

Alle persone che, purtroppo, hanno visto prima il film invece di leggere l’opera originale, do un consiglio: scordatevi quell’orribile adattamento di tre ore che non ha saputo catturare la bellezza e la semplicità della narrazione dell’autrice.

La storia è incentrata sul percorso di crescita fatto dalla protagonista Clemèntine, dai quindici anni fino alla sua morte prematura. Non ho anticipato niente, nessIl Blu è un colore caldo Julie Maroh Rizzoli Lizarduno spoiler, poiché la prima frase ad aprire il racconto è “Amore mio, quando leggerai queste pagine, avrò già lasciato questo mondo”. Attraverso la lettura del diario lasciato da Clemèntine a Emma, la ragazza dai capelli blu, veniamo a conoscenza di come una timida adolescente affronta i cambiamenti della sua vita, soprattutto nella sfera affettiva e sessuale, e della crescita del rapporto d’amore fra le due ragazze. Tutto inizia per caso, in un pomeriggio qualunque, quando Clem rimane affascinata da questi capelli blu e la ragazza in questione diventa una specie di ossessione che vive nei suoi sogni. In seguito, avrà modo di conoscerla grazie a una serata passata per locali gay insieme al suo amico Valentin. STOP, il resto della storia non ve la racconto se no faccio Spoiler davvero!

È una storia di crescita e di scoperta di se stessi ma soprattutto c’è la costante ricerca della propria felicità: questo non avviene magicamente con la conoscenza di Emma, ma c’è un percorso interiore della protagonista fatto d’insicurezza, di vergogna e di rabbia nei confronti di una società che la fa sentire diversa.

Molti di noi non hanno mai avuto la sensazione di sentirsi soli al mondo e di essere sbagliati?

Non si sono chiesti se ci sono persone simili a loro?

Possono aver pensato di essere delle che persone “malate” ma, spero, che siano arrivate alla consapevolezza che tutto è normale e che forse quello che è sbagliato sta nelle cose che la maggior parte della gente reputa normale. Probabilmente quello che ci rende felici è qualcosa che agli occhi degli altri può non piacere ma capire cosa vogliamo veramente, lasciando stare cosa ne pensa la gente, è un percorso fondamentale per diventare adulti che vogliono trovare la propria identità.

Julie Maroh scrive in modo “delizioso” e, secondo me, autobiografico: i dubbi e i tormenti, ma anche le emozioni positive, sono descritte così bene che ti fa pensare che Clemèntine non sia altro che l’autrice stessa e che attraverso la scrittura di questa graphic novel, abbia voluto dare un taglio al passato, presentandosi come donna con un’identità specifica!

Il tratto della Maroh è molto bello e morbido e sta molto bene con questa scrittura “intimista” da diario personale ma l’unica pecca è di ricadere in alcuni cliché del filone drammatico. La perdoniamo, è giovane ed è la sua prima opera, e la bellezza sta soprattutto nella spontaneità nel descrivere i sentimenti della protagonista, senza troppa prosa letteraria. Non male però per un’esordiente aver vinto il premio del pubblico nel 2011 al Festival di Angoulême e di vedere il suo primo lavoro ai vertici delle classifiche, tradotto in tantissimi paesi stranieri e con una trasposizione cinematografica!

Questo volume, pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard, è consigliato anche alle persone che solitamente non leggono fumetti e che non hanno problemi ad accettare che l’amore non ha un colore specifico.

LINO