feelings

Dawson’s Creek Reunion

Da Sinistra a Destra: Kerr Smith, Meredith Monroe, Katie Holmes, Michelle Williams, Busy Philipps, James Van Der Beek, Mary Beth Peil e Joshua JacksonDawson's Creek reunion EW

Sono bastati pochi minuti, e il popolo del web è impazzito! Le foto della reunion del cast di Dawson’s Creek hanno mandato in delirio i vecchi fan della serie (me compreso)! Rivederli tutti insieme dopo tantissimi anni, è stato un momento di ricordi dall’aspro sapore adolescenziale fatto di emozioni contrastanti perché se da una parte è stata una piacevole sorpresa, dall’altra noto come gli anni passao troppo velocemente e ti ritrovi ad avere più di trent’anni – tratto da una storia vera! 😉

Le foto non sono altro che uno special della rivista americana Entertainment Weekly per il mese di aprile, dedicato alla storica serie televisiva creata da Kevin Williamson (Scream, So cos hai fatto e The Vampire Diaries), per festeggiare i vent’anni trascorsi dalla messa in onda del primo episodio del 20 gennaio 1998 – negli Stati Uniti su The WB, perché da noi fu trasmesso il 13 gennaio 2000 su Italia 1 – con cinque copertine diverse (una con il quartetto originale e le altre con i singoli ragazzi). Dawson's creek cast on the Entertainment Weekly's cover

Non l’hai mai visto? Impossibile! È stato replicato fino alla nausea ed è folle non conoscere il dramma d’amore per la ragazza dell’altra parte del lago, colei che saliva nella camera dell’imbranato adolescente attraverso a una scala sul tetto, per condividere momenti di pura cinefilia e amore platonico. Dawson’s creek è stata forse la “serie adolescenziale per eccellenza” perché se mettiamo da parte il linguaggio usato dai ragazzi del telefilm, spesso sofisticato e tendente al filosofico-esistenziale, fu la prima a mostrare adolescenti normali, con una quotidianità più simile ai loro coetanei, pieni di fragilità e situazioni meno perfette dei precedenti amici di Beverly Hills. Famiglie apparentemente perfette ma distrutte da un tradimento o da genitori menefreghisti; la necessità di trovare il giusto posto nel mondo e l’istruzione come riscatto sociale; l’amore sofferto, non corrisposto, la depressione e i disturbi mentali ma soprattutto fu apprezzato per aver portato sullo schermo un esempio positivo come Jack McPhee, primo omosessuale dichiarato in una serie per teenager affrontando con naturalezza un argomento difficile come l’outing.

È una serie che occupa ancora un posto speciale nel mio cuore e questa reunion mi fa sperare che in un futuro lontano, si potrebbe avere anche uno special di un paio d’ore in cui venga raccontato se Dawson Leery sia riuscito a diventare un regista famoso e se sia riuscito a vincere l’Oscar, se Joey Potter e Pacey Witter stiano ancora insieme, se Jack stia ancora insieme al fratello poliziotto di Pacey e se si sia preso cura della figlia di Jen Lindley (che purtroppo morì lasciandole un video-testamento che mi lacerò il cuore facendomi piangere per ore…), insomma ci sono troppi “se”!

In questo periodo di reboot e remake, non mi dispiacerebbe ricantare quel “anouanauei” che sentivo all’inizio della sigla… XD

LINO

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Io prima di te

“Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita…”

Ammetto subito la mia colpa: credevo che sarei uscito dal cinema con un “ma io te l’avevo detto che era il solito polpettone romantico” e invece mi son dovuto ricredere perché Io prima di te è stata una bella sorpresa, un film che parla d’amore ma senza annoiare eccessivamente lo spettatore poiché presenta anche un argomento che difficilmente viene trattato in questa tipologia di film. Me before you è prima di tutto un libro di successo mondiale di Jojo Moyes (in Italia è stato pubblicato da Mondadori), autrice londinese specializzata in letteratura rosa, che ha anche un sequel intitolato Dopo di te (After you), ma io vi parlerò della trasposizione cinematografica di Thea Sharrock che finalmente sono riuscito a vedere al cinema in una serata libera dal lavoro!

Louisa Clark (Emilia Clarke) è una ventiseienne che apprezza la semplicità della sua vita: ha un lavoro come cameriera nella caffetteria del paese, una famiglia che le vuole bene e un fidanzato fissato con il suo lavoro di personal trainer. La sua tranquillità viene interrotta dalla chiusura dio-prima-di-te-emilia-clarke-sam-claflin-me-before-youel locale in cui ha lavorato per sei anni, ritrovandosi senza un lavoro e una famiglia da mantenere poiché il padre è disoccupato da anni. Dopo un goffo colloquio con Camilla Traynor (Janet McTeer), Lou viene assunta come un assistente personale del giovane figlio della signora, rimasto quasi paralizzato dopo un terribile incidente. Will Traynor (Sam Claflin) in passato era un uomo che aveva tutto dalla vita come un lavoro di successo, soldi e belle donne, ma ormai odia la sua vita. In questo strano rapporto di incontro-scontro, le due diverse personalità impareranno ad accettarsi ma soprattutto capiranno quanto la vita possa essere crudele togliendoti quello che più ami, per poi ridarti una seconda possibilità grazie a quel misterioso sentimento che è l’amore.

Emilia Clarke, volto noto al pubblico per vestire i panni di Daenerys Targaryen ne Il Trono di spadeGame of thrones, interpreta un’eccentrica ragazza di una piccola cittadina della campagna inglese, amante dei vestiti stravaganti e molto buffa. Per molti versi ricorda Bridget Jones nella sua allegria e nella capacità di creare situazioni imbarazzanti di cui deve sempre scusarsi, ma la dolcezza intrinseca del suo animo e la naturalezza dei suoi sentimenti, la fanno diventare la miglior medicina per il cinico Will. Il signorino della famiglia Traynor è interpretato da Sam Claflin, il Finnick Odair di Hunger Games, uomo che non è più interessato alla sua vita terrena tanto da desiderare la cosiddetta “morte dolce”. Se inizialmente il rapporto fra i due personaggi è di tipo lavorativo, la dolce Lou capisce che la sua vocazione da infermiera tuttofare va al di là della semplice assistenza personale cercando di far apprezzare la semplicità della bellezza della vita a un uomo che ha già preparato tutto: alla fine dei sei mesi prestabiliti con i suoi genitori, Will si recherà in Svizzera, in una clinica specializzata in assistenza medica nel “dare la morte” a individui con una vita compromessa da malattie gravi.

“Non voglio pensarti in un mare di lacrime. Vivi bene. Semplicemente, vivi.”

Non siamo davanti al patetismo di adolescenti malati e sfigati alla Colpa delle stelle, ma di persone adulte che prendono decisioni difficili: non è così facile parlare di eutanasia, argomento che da sempre divide l’opinione pubblica per motivi sia religiosi sia etici. Louise non può accettare che l’uomo che ha imparato ad amare nei sei mesi di lavoro voglia andarsene proprio nel momento dell’apice della loro felicità ma Will è determinato nella sua scelta. Un tema veramente angosciante che non ho voglia di affrontare in una semplice recensione cinematografica perché si tratta di una scelta molto personale che non si può liquidare in poche righe.

Fin dove si può amare? Si dice spesso che amare è anche saper lasciare andare la persona amata verso direzioni che non si condividono, quindi si può considerare amore la libertà di lasciare il proprio uomo compiere un tale gesto?

GUARDATELO. Il mio unico consiglio è di guardarlo e di non lasciarvi ingannare da un trailer eccessivamente mieloso… non potete nemmeno perdervi gli eccessivi outfit kitsch della dolce Lou! Ah… lacrime assicurate! XD

LINO

Lacrime di spine

“Conosci la storia della Principessa Rosaspina? Lei non faceva altro che aspettare, protetta dalle spine.”

A volte ritornano… ed eccomi qua, con una nuova recensione di un volume unico pubblicato la settimana scorsa da Goen Edizioni. Sarei voluto ripartire con il botto parlandovi di una bellissima storia ma questo Lacrime di spine è proprio un fumettino insulso che non colpisce né per originalità né per uno stile carino e gradevole.

Ibara no namida è un manga shoujo ai/ yuri di Rikachi, autrice che non conosco e di cui non si trovano molte informazioni sul web – la sua opera più famosa dovrebbe essere Meiji Hiiro Kitan (“A scarlet romance of the Meiji Era), un josei storico-sentimentale pubblicato sulle pagine di Be Love di Kodansha, raccolto poi in quattordici volumi e che ha anche un sequel intitolato Meiji Melancholia.

Maki è una giovane studentessa universitaria che ha chiuso il suo cuore da molto tempo a causa di una vecchia delusione amorosa: quando era bambina aveva una grande ammirazione per la sua amica del cuore Hiromi ma con il passare del tempo le due ragazze si allontanano perché alle medie Juli, una nuova studentessa, si mette in mezzo portandosi via l’amata compagna d’infanzia. Nel frattempo conosce Lilia, una ragazza dai capelli corti neri che diventerà la sua migliore amica fino a quando, dopo l’ennesima delusione amorosa, si accorgerà che quest’ultima è sempre vissuta nell’ombra per il bene di Maki, tenendo nascosto il suo amore per lei. Lacrime di spine Rikachi Tears of thorn

La trama non è originale anche se cerca di usare la fiaba de La bella addormentata nel bosco come metafora di un cuore ferito che non vuole sbocciare. Sarebbe un bel parallelo peccato che viene sviluppato nel più noioso dei modi: Maki s’innamora, è delusa, poi si rinnamora e si riprende un altro bel due di picche… peggio di Candy Candy! La protagonista inoltre, nonostante sia lesbica, aspetta il Principe Azzurro che la risvegli dal suo lungo sonno… c’è qualcosa che non va… ma se ti piace la vaniglia, che c’entra il cioccolato?! Se lei sembra più stupida di una qualsiasi bionda cheerleader dei telefilm americani, la sua amica Lilia è ancora peggio ricordandomi il povero André che ama in silenzio Oscar. Pensieri buttati frettolosamente su carta peggio di alcuni scioggiominkia in circolazione, con nessun approfondimento psicologico, e il pretesto di un’omosessualità al femminile usata per dare un senso in più alla storia.

Un volume unico che aveva tutte le premesse per essere una lettura originale e particolare quindi lo boccio in pieno sia per la storia sia per lo stile dell’autrice (abbastanza noioso). Qualcosa nel mondo dei manga si sta muovendo per il fronte omosessuale femminile, lontano dalle fantasie perverse degli uomini eterosessuali, ma siamo lontani da opere come Girl Friends di Milk Morinaga (Magic Press) o Aoi Hana di Takako Shimura (Renbooks), o da slice of life come quelli dei volumi unici di Ebine YamajiLove my life, Indigo blue e Free soul.

Super delusione!

LINO

Il cane che guarda le stelle

Rieccomi! Non sono morto, ero soltanto in quel periodo dell’anno in cui vengo risucchiato dal “nulla” e questo senso di vuoto s’impossessa di tutti gli aspetti della mia vita, compreso il mio triste blog (sempre più abbandonato a se stesso). Spero di non essere in ritardo per consigliarvi una lettura da regalare (o regalarvi) con la dolce storia del piccolo Happy e del suo sfortunato padrone: Natale si avvicina e abbiamo bisogno di tanti buoni sentimenti ma soprattutto di emozionarci.

Il cane che guarda le stelle è un manga seinen che s’inserisce perfettamente nel filone dello slice of life, focalizzandosi sul rapporto fra un uomo e il suo cane (come in Allevare un cane di Jiro Taniguchi) e puntando dritto alle emozioni con un finale strappalacrime (io sono annegato fra le mie XD ). La cosa principale che distingue i due fumetti è che Takashi Murakami ha dato voce ai pensieri del cane come se fosse un vero e proprio bambino, creando sia dei siparietti comici sia dei momenti di riflessione.

“I cani ci amano in modo sincero, da farci quasi sentire in colpa…”

Hoshi Mamoru Inu comincia presentandoci un’auto abbandonata in un sentiero ritrovata dalla polizia e l’identificazione di due cadaveri di un uomo e di un cane, perché l’autore comincia a raccontare proprio dal triste finale: la bellissima amicizia fra i due protagonisti ci viene narrata attraverso un lunghissimo flashback cominciando proprio dal ritrovamento di Happy, abbandonato in uno scatolone e portato a casa dalla piccola Miku, la figlia del protagonista umano della storia. Gli anni passano e purtroppo le cose non vanno bene per il padrone di Happy e, dopo aver perso il lavoro, la moglie chiede il divorzio e la figlia, un adolescente ribelle, pensa solo a divertirsi disinteressandosi della famiglia e del cagnoIl cane che guarda le stelle Takashi Murakamilino. Dopo aver venduto la casa, Happy e il suo padrone partono per un viaggio on the road verso il sud del Giappone, dove vogliono ricominciare una nuova vita, magari vicino al mare, in una casetta di campagna. Purtroppo i soldi rimasti sono pochi e l’uomo, da tempo ammalato di cuore, non riesce più ad andare avanti in quest’avventura e, in una gelida sera d’inverno, si addormenta per sempre. Happy non capisce cosa sia successo al suo padrone e continua la vita di tutti i giorni sperando che il suo “papà” si svegli. Il tempo passa e pure il cane inizia a sentirsi stanco e, rientrando nell’auto abbandonata, si accascia ai piedi dell’uomo e cade anche lui nel lungo sonno… è inutile, anche a riassumere la storia, mi emoziono! 😥

Nel volume è presente anche un’altra storia parallela alla vicenda principale in cui Kyosuke Okutsu, un assistente sociale, si ritrova a lavorare sul caso dell’auto abbandonata in un campo e a cercare l’identità di quest’uomo e del suo piccolo amico. Okutsu ricorderà tutta la sua infanzia passata insieme ai nonni e al cane che amava stare fuori a guardare le stelle, sentendosi in colpa per non essere stato un bravo padrone.

La storia raccontata in questo fumetto è di una semplicità quasi disarmante: il modo sincero con cui Happy ama il padrone penso che sia simile a quello che i nostri animali domestici provino nei nostri confronti, che ci aspettano sempre e soffrono quando non ci siamo, che sono subito pronti a riappacificarsi anche se li hai sgridati pesantemente, che ci amano in un modo così naturale, così disinteressato, così bello che difficilmente un altro essere umano potrebbe fare. È un libro che ti porta a riflettere sul tuo personale rapporto con l’animaletto che hai in casa, per cui ti chiedi se anche lui pensa le stesse cose di Happy e se anche lui prova quelle emozioni, soprattutto se ti stai comportando nel migliore dei modi ricambiando nella maniera giusta il loro affetto.

Serializzato fra le pagine del magazine Weekly Manga Action di Futabasha Publishing, in Giappone il manga ha avuto così tanto successo (più di quattrocentomila copie vendute) che ha pure goduto anche di una trasposizione cinematografica nel 2011 diretta da Tokiyuki Takomoto. L’edizione italiana è a cura di JPop Manga che ha presentato l’opera sia con la copertina originale sia con una variant cover disegnata da Elisa Macellari disponibile in tutte le librerie Mondadori.

Consigliato? Penso che non ci sia bisogno che vi dia una risposta affermativa perché si capisce perfettamente che mi è piaciuto molto! Forse mi sono immedesimato troppo nella storia che ho voluto scrivere la recensione velocemente per non rattristarmi nuovamente nel ricordare la trama (io senza il mio Happy/Chicco morirei). È un ottimo regalo di Natale per chi apprezza i fumetti semplici ma di grande emozione, ma soprattutto è consigliato a chi ama gli animali e possiede un amico pelosino nella propria famiglia.

LINO

La ragazza dai sette nomi: la mia fuga dalla Corea del Nord

“Lasciare la Corea del Nord non è come lasciare un qualsiasi altro paese. È come lasciare un altro universo. Per quanto possa spingermi lontano, non sarò mai del tutto libera dalla sua forza di gravità.”

Testimonianze come quella di Hyeonseo Lee sono preziose perché ti consentono di aprire gli occhi su realtà molto diverse dalle nostre tanto da pensare che non esistano nel nuovo millennio. The girl with seven names è il racconto della fuga di una giovane ragazza dalla Corea del Nord, paese in cui vige tuttora la dittatura, nazione in cui il popolo è abbandonato nella propria ignoranza, usata come strumento di controllo da parte del regime.

L’autrice ricorda molto Malala Yousafzai sia per coraggio sia per voglia di raccontare la verità, un’altra eroina dei nostri tempi che si è battuta contro una società maschilista che non le permetteva nemmeno di studiare solo perché era di sesso femminile. Proprio come nell’autobiografia Io sono Malala, La ragazza dai sette nomi racconta la storia della famiglia della disertrice nordcoreana, iniziando dall’incontro dei suoi genitori fino alla sua fuga per Seul, passando dalla Cina. Nella stesura del libro, Hyeonseo è stata aiutata dallo scrittore americano David John e il nome che utilizza non è il vero: se avesse usato quello reale della nascita, avrebbe potuto causare la tortura e/o la morte di famigliari rimasti in patria. Raggiunta la libertà, decide di tagliare con la vecchia se stessa e opta per il nome odierno formato da Hyeon (“luce del sole”) e Seo (“buona sorte”) proprio per

“…poter vivere la mia vita nella luce e nel calore, e per non dover mai più nascondermi nell’ombra.”

Dall’infanzia ai diciassette anni, la vita di Hyeonseo era come quella di tutti i suoi coetanei che crescevano nel mito di abitare nella nazione più forte del mondo, cercando di essere dei bravi comunisti. Vissuta inizialmente a Hyesan, città di confine con la Cina, fu costretta a trasferirsi in varie città della Corea del nord a causa del lavoro del padre nell’esercito.  In tutte le scuole che frequentò,  l’indottrinamento ideologico si basava su una “storia riscritta”, finalizzata al culto della famiglia Kim con racconti e leggende riguardanti i due leader e a una politica del terrore in cui i nemici soprattuto erano la Corea del Sud e gli americani. A Hyeonseo veniva detto che dall’altra parte del paLa ragazza dai sette nomi Hyeonseo Lee Mondadoriese le persone morivano per strada perché erano poverissimi, che i bambini erano costretti a rovistare nella spazzatura e che gli yankee americani si divertivano a picchiare la gente.

Crescendo, tutta la propaganda del Regime cominciò a starle stretta e, avendo ereditato il carattere ribelle della madre, iniziò a dubitare del suo paese perché inizia a conoscere anche il lato oscuro della società: le esecuzioni di massa in piazza a cui erano obbligati ad assistere, le denunce dei “bravi cittadini”, le impiccagioni dimostrative con i corpi lasciati appesi per settimane per le strade, il bowibu (la polizia segreta) e il banjang (il capo quartiere). Tutti conoscevano questo sistema di terrore ma allo stesso tempo ogni singola persona faceva finta di non sapere nulla fin quando non veniva toccata la propria famiglia proprio come successe a  Hyeonseo. Il  padre fu accusato di corruzione e abuso di potere e morì in ospedale dopo aver subito terribili torture.

La vita di Hyeonseo cambiò per sempre quando una fredda sera di dicembre, poco prima di compiere diciotto anni, decise di attraversare il fiume Yalu che separa Hyesan dalla proibita Cina, cercando di sfruttare il fatto che non essendo ancora maggiorenne, non avrebbe avuto pene severe come quelle riservate agli adulti (in questo caso la pena di morte) se l’avessero scoprita. Purtroppo qualcosa andò storto e sua madre la obbligò a non tornare indietro. D’ora in poi comincia la nuova vita di Hyeonseo in cui per più di dieci anni dovrà cavarsela da sola, in un paese sconosciuto, con la costante paura di essere rimpatriata e consegnata direttamente alla polizia di Pyongyang. La ragazza vivrà da clandestina cambiando nome e identità per ben sette volte (eccovi spiegato il “sette nomi” del titolo) fingendosi sino-coreana e lavorando grazie a documenti falsi. Riuscirà a ottenere la cittadinanza sudcoreana assicurandosi la salvezza? E la madre e il fratello che fine avranno fatto? Saranno stati puniti a causa della sua fuga?

Il racconto autobiografico dell’autrice è semplice e ti tiene incollato alle pagine perché vuoi sapere se ce la farà e se riuscirà a ricongiungersi ai famigliari rimasti a Hyesan. La vita di questa ragazza coraggiosa si scontra con la realtà, perché se cresci in una nazione fuori dal mondo in cui l’unica cosa che devi fare è adorare la Famiglia Kim, l’impatto con la normalità può essere traumatico. Hyeonseo conoscerà la cattiveria delle persone come chi denuncia alla polizia i fuggiaschi nordcoreani o cerca di estorcere denaro, vivrà sempre sotto copertura (e scapperà per non essere condannata a una morte certa), dovrà sempre convivere con l’ansia dell’essere sola al mondo e di non ricevere mai un abbraccio, una parola di conforto o una carezza prima di andare a dormire.

Un libro stupendo che trasmette speranza e che, come nel caso di Malala, consiglierei di far leggere nelle scuole alle nuove generazioni perché se è giusto studiare Dante Alighieri o la Grecia classica, è opportuno anche far conoscere la storia contemporanea, che aiuta a far riflettere la realtà che viviamo.

L’edizione italiana è a cura di Mondadori, abbellita da cartine geografiche in cui vengono mostrati la Corea in generale e i vari “percorsi per la libertà” fatti dai disertori nordcoreani, e un inserto fotografico personale dell’autrice.

Consigliato e promosso a pieni voti.

LINO

La quinta camera

Molti autori giapponesi, e stranieri in generale, sono attratti dalla cultura occidentale e amano soprattutto l’Europa. L’Italia è uno dei paesi più amati dal popolo giapponese e Natsume Ono è un’autrice che ha un rapporto particolare con il nostro bel paese perché spesso ambienta le sue opere nelle nostre città (Ristorante paradiso e Kuma no interi) e opta per titoli in lingua italiana (Gente e Amato Amaro) – ha vissuto per brevi periodi in Italia e dimostra di conoscere molto bene i nostri usi e costumi.

La quinta camera è il manga d’esordio della Ono, pubblicato originariamente nel 2003 come web comic da Penguin Shobou e raccolto successivamente nel 2006 in un singolo volume da Shogakukan, casa editrice con cui ha pubblicato la sua opera più famosa Saraiya Gorou (House of five leaves), seinen storico serializzato sulla rivista Ikki, ambientato nel periodo Edo. Pubblica manga anche con lo pseudonimo di Basso, quando si tratta di manga boys love più o meno espliciti.

Gobanme no heya è uno slice of life ambientato a Bologna dove c’è un appartamento abitato da quattro uomini e una quinta camera sempre disponibile per essere affittata a studenti universitari. Massimo ha un bar ed è il proprietario della casa, Al inveLa quinta camera Gobanme no heya Natsume Onoce fa il camionista e ha un matrimonio finito alle spalle, Cele è un eccentrico fumettista e infine c’è il piccolo Luca che è un’artista di strada. Nei sei capitoli autoconclusivi che compongono il volumetto, conosceremo Charlotte, studentessa danese venuta in Italia per frequentare un corso di lingua italiana e che inciucerà con Al, l’americano Mike che segue una dieta particolare a base di patatine fritte, poi Akio, il piccolo giapponese a cui sono dedicati anche i capitoli extra sulle festività del Natale e del Capodanno e Brooke, sceneggiatrice americana.

I quattro ragazzi vivranno insieme fino a quando saranno costretti a separarsi per vari motivi: *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° Anna, la fidanzata di Massimo, aspetta un bambino. Lui le chiede di sposarla e vivranno nell’attuale appartamento che condivide con gli altri tre ragazzi. Cele accetta la proposta di lavoro come insegnante in una scuola di fumetto a Roma, Luca si trasferisce in Sicilia e Al (anche se viene detto esplicitamente) andrà a convivere con Charlotte *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Il manga non brilla per grandi colpi di scena e presenta una storia “genuina” tipica del genere, però durante la lettura si avverte un bel senso di calore domestico, di tranquillità e di quotidianità di questo strano gruppo di coinquilini. Massimo e i suoi amici sono tutti molto diversi fra loro e come in una grande famiglia, ci sono i litigi ma allo stesso tempo ci si aiuta a vicenda, e la cosa più importante è che alla fine ci si vuole bene anche se non si dice apertamente.

L’edizione italiana è a cura di J-Pop Edizioni che per la stampa non usa il classico bianco e nero ma una variante del marrone (lo chiamerei l’effetto seppia delle nostre fotocamere) che dona anche un po’ di malinconia al volume.

Consigliato? A me è piaciuto molto ma non so se tutti potrebbero apprezzarlo per vari motivi: il primo è il genere che non è apprezzato da tutti perché lo slice of life può cadere nell’errore del “non dire nulla”; il secondo motivo è lo stile dell’autrice, lontano dai disegni curati di molte sue colleghe, preferendo tavole poco curate nel dettaglio con personaggi dalle anatomie solamente abbozzate, anche se c’è da ammettere che fa parte del suo essere alternativo.

Purtroppo non sono mai arrivate altre opere di Natsume Ono e/o Basso in Italia sia perché una leggenda (in casa degli ex Kappa Boys) narra che l’autrice non voleva essere pubblicata nel nostro paese sia perché non è un “nome” che ha lo stesso appeal di un qualsiasi autore di shonen o shojo di basso spessore (ma di grande successo commerciale).

LINO

Immanuel Casto: Da grande sarai fr**io

Al mio primo ascolto ho pensato: “Immanuel sei un fott**o genio!” e ammetto di aver avuto un po’ la pelle d’oca perché questa canzone che si presenta con un titolo provocatorio in realtà è un inno al coming out per la comunità LGBT.

Spesso quando si legge qualcosa inerente a Immanuel Casto, ci aspettiamo che si tratti di una delle sue “porcate” che conosciamo (…e che ci piacciono!), ma stavolta non è così perché il Re del porn groove mi ha piacevolmente sorpreso! Da grande sarai fr**io, l’ultimo singolo scritto con Fabio Canino, non è una canzone nata per divertire ma per fare riflettere, ed è pure il secondo singolo di The Pink Album, ultimo lavoro discografico che sarà disponibile dal 25 settembre.

Messi da parte gli espliciti riferimenti sessuali a cui ci ha abituato in molti singoli, in questa ballad elettropop Casto s’impegna raccontando la storia di accettazione comune a tante persone, iniziando proprio dall’infanzia – Attenzione! Gender! Propaganda Gender! XD non ditelo ad Adinolfi e alle Sentinelle in piedi! XD – in cui un bambino è se stesso, ignaro del mondo dei pregiudizi degli adulti. Crescendo imparerà che la vita per lui non sarà una passeggiata perché spesso sarà considerato come un“diverso” ma Immanuel lo rassicura dicendogli che c’è passato pure lui.

Il video è molto semplice, con il cantautore che recita in vari ruoli del mondo omosessuale come il nerd, il bear barbuto, il fighetto fino ad arrivare al suo alter ego drag. Io non voglio aggiungere altro a parte ribadire la mia ammirazione per questa canzone e lasciarvi con il video e il testo della canzone!

TESTO

“È palese a tutti, è una pura ovvietà / inutile negarlo, lo sa anche il tuo papà / danzi in cameretta con la tua manina al vento / l’ho capito al volo, mi è bastato un momento.

Da grande sarai fr**io / è scritto nelle stelle / il dolore arriva ma tu tanto sei già diva.

Da grande sarai fr**io / ma non si può dire / oggi a Pordenone nasce un piccolo busone.

Cresci, sogna, balla e canta / cresci e sboccia, mia piccola sfranta / che c’è di male se il glitter t’incanta

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

Col tuo grembiulino stirato e perfetto / con un poster di Justin Bieber sul tuo letto / e ripensi a lui poco prima di dormire / lo scrivi sul diario e cambi il nome al femminile.

Da grande sarai fr**io ma tanto gay è bello / dai libero sfogo a quell’istinto ricchioncello

Da grande andrà meglio ma tu ancora non lo sai / piccolo uranista non fermarti mai.

Cresci, sogna, balla e canta / Cresci e sboccia, mia piccola sfranta / che c’è di male se il glitter t’incanta

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

E ti chiedi perché / se ne accorgono tutti / tutti tranne te /e imparerai che / per nascondere il dolore basta un po’ di correttore.

Conosci a memoria tutti i programmi tv / guardi tutto tranne il calcio, tuo papà non ne può più / come reagirà quando dopo cena / gli dirai che per Natale tu vuoi Barbie Sirena?

Da grande sarai fr**io e lo stai per scoprire / fidati di me può far paura da morire / ma non stare zitto in un paese che t’ignora /esci allo scoperto quando verrà l’ora.

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / ci sono passato.”

LINO