Fiore di Luna

Spesso gli autori giapponesi subiscono il fascino di altre culture lontane rimanendo colpiti dalla storia europea o facendosi trasportare da atmosfere esotiche di racconti di altri tempi. Fiore di Luna di Wataru Hibiki è uno shojo manga fantasy, che raccoglie tante storie diverse ambientate in paesaggi che ricordano Le mille e una notte, abitato da principi con turbante e ballerine di danza del ventre.

Lys Lily è una ballerina itinerante che si esibisce nei vari regni con il fedele Siva Ley per ritrovareFiore di Luna Wataru Hibiki Hanatsukihime il demone che le ha salvato la vita.  Lei è una Hanatsuki, colei che è provvista del fiore, in altre parole è una persona che vive con il cuore di un demone, e porta un simbolo di fiore sul petto come segno distintivo dagli altri esseri umani. Quando era una neonata, la madre cercò di salvarla dalla morte chiedendo aiuto a un potente demone, che accettò prestandole il suo cuore per sedici anni a patto che la ragazza diventasse il suo pasto.

Purtroppo gli hanatsuki vengono odiati dalle persone normali perché sono considerati come portatori di disgrazie e attirano altri demoni perché il loro cuore è considerato una prelibatezza. Lys, ormai quindicenne, si mette in viaggio per cambiare il suo destino e chiedere al demone una soluzione alternativa insieme a Thor, un piccolo e buffo genio che esce dopo aver strofinato l’anello del Principe Russet, e Siva, l’amico che si è sempre preso cura di lei fin da piccola, peccato che lei non sappia che… proprio quest’ultimo è il demone che fra meno di un anno la mangerà!

Il rapporto che si crea fra Lys e Siva non è un semplice contratto tra “il fiore” e la “foglia” (come viene chiamato dagli stessi demoni) ma il demone-amico inizia a provare troppe emozioni umane che intralciano il suo scopo finale: se non si riprende il cuore entro la data stabilita, sparirà fisicamente e rimarrà solo la sua forza distruttiva, portandolo alla follia.

Quello che volevo non era che vivessi a lungo ma che sapessi cosa significasse vivere. Gli esseri umani incontrano giorno dopo giorno tante persone. Ciascuno di loro ti dona qualcosa e tu fai lo stesso. Tutto questo si connette e alla fine il destino cambia. Vivere significa questo.”

Lys e Siva avranno il loro happy ending o finirà nel modo più grottesco dove uno diventerà il pasto dell’altro?

Hanatsukihime è stata una bella sorpresa perché ammetto che avevo un po’ di pregiudizi sia per il genere sia per il troppo rosa in copertina! XD Questo fantasy arabeggiante è una lettura leggera ma avvincente, che ti porta a voler sapere subito la fine per scoprire se questa coppia potrà coronare il proprio amore. Il tratto dell’autrice è molto bello, sensuale (soprattutto nella rappresentazione delle figure femminili) e pieno di dettagli.

Serializzato in Giappone a puntate sulla rivista LaLa di Hakusensha, l’edizione italiana è ad opera di JPop che raccoglie i due volumi in un box da collezione fucsia – chissà se ci porteranno anche Shonen dolls della stessa autrice, pubblicato in contemporanea con Hanatsukihime.

Consigliato? Sì perché Fiore di Luna si è rivelato piacevole, veloce e piena di momenti comici… è impossibile non amare Thor, il piccolo genio imbranato! XD

LINO

Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno

Non amo gli shonen manga perché generalmente sono un tripudio di botte e tette al vento però, qualche volta, si trovano opere che si discostano dai classici stereotipi e presentano una trama che scavalca i generi. È il caso del manga in tre volumi Ano hi mita hana no namae wo bokutachi wa mada shiranai, che nonostante sia stato pubblicato sulle pagine della rivista maschile Jump Square di Shueisha, è un fumetto molto dolce e poetico, che affronta temi abbastanza difficili come la morte e la reincarnazione.

Conosciuto dal fandom internazionale come Ano Hana, il manga disegnato da Mitsu Izumi non è altro che la trasposizione cartacea di un famoso anime di undici episodi, disponibile in Italia per Dynit e trasmesso anche su Rai4, basati sul soggetto originale di Mari Okada che si è occupata dei due romanzi apparsi a puntate sulla rivista Da Vinci di Media Factory.

Ai tempi delle elementari, Jintan era il capo dei Super Busters della pace, un gruppo creato da lui e dai suoi inseparabili cinque amici – Poppo, Menma, Anaru, Tsuruko e Yukiatsu – che aveva l’Ano Hana Jpop manga Menmaabitudine di giocare nel bosco dietro la scuola che frequentavano. Purtroppo la spensieratezza della loro infanzia viene distrutta dal tragico incidente che coinvolge la piccola Menma che muore scivolando nel fiume. I cinque bambini, traumatizzati dall’accaduto, crescono e prendono strade diverse, rompendo il patto di rimanere per sempre amici.

Passano gli anni, Jintan vive passivamente la sua vita rimanendo rinchiuso in casa senza frequentare la scuola, e una mattina appare Menma all’improvviso. Il fantasma dell’amica morta ricompare perché ha una missione da portare a termine e chiede al ragazzo di aiutarla nell’esprimere il suo ultimo desiderio, coinvolgendo anche i vecchi amici d’infanzia. Ritornando alla “vecchia base” nel bosco, Jintan rincontra Poppo che crede alle sue parole e decide di aiutarlo, coinvolgendo prima Anaru e poi Tsuruko e Yukiatsu. Purtroppo solo Jintan è in grado di vedere Menma e per aiutarlo ad avere più affidabilità, il fantasma della defunta, durante una cena, disegna il simbolo dell’infinito con delle fiaccole, come fece da piccolo lo stesso Jintan.

Purtroppo i ragazzi non riescono ancora a capire quale sia il vero desiderio di Menma, nemmeno dopo che la madre dona il vecchio diario segreto della bambina, ma durante le pulizie della base nel bosco, salta fuori un vecchio progetto sulla costruzione di un razzo che volevano realizzare da piccoli…

Ancor prima della morte, il tema principale di quest’opera è l’amicizia, quella vera, quella che si allontana ma che si ritrova perché è un sentimento così nobile che può sopravvivere ad anni di tempesta. Dopo la tragedia di Menma, i Super Busters superstiti cercano di colpevolizzarsi per una morte di cui non c’entrano nulla perché si tratta solo di una cattiva fatalità. Crescono affrontando il lutto in modo personale: Jintan chiudendosi in se stesso, Yukiatsu studiando per crearsi un buon futuro, Poppo viaggiando (e scappando dal Giappone) e Anaru recitando la parte di ragazza che non è. Questi amici si ritrovano ad affrontare insieme il che stava nascosto nel profondo del cuore di ognuno,  che scoppia quando non si riesce più a sopprimerlo, aiutandosi a vicenda.

“Chissà come si chiamava il fiore sbocciato in quella stagione? Ondeggiava nel vento e se lo toccavi, ti pungeva. Il suo profumo leggero ricordava le giornate soleggiate e il cielo azzurro.”

L’evento drammatico della morte viene visto in modo meno negativo della logica occidentale, parlando di reincarnazione soprattutto quando la madre di Jintan in ospedale, quasi alla fine dei suoi giorni a causa di una malattia, afferma di non aver paura di morire perché è convinta che un giorno tutti si rincontreranno, e strappa una promessa alla piccola Menma… che si rivelerà il desiderio per cui è tornata sulla terra e che non vi anticipo! XD

Ano Hana è una storia toccante di crescita e di consapevolezza della vita, che alla fine vi strapperà qualche lacrima e che possiamo leggere pure in italiano grazie all’edizione proposta da JPop in tre volumi, raccolti in un box da collezione, con pagina a colori all’inizio.

Consigliato!

LINO

The Giver: Il mondo di Jonas

È sempre piacevole quando un film, di cui nutrivi poche aspettative, finisce con il rivelarsi una sorpresa e piacerti molto. Questo è il caso di The GiverIl mondo di Jonas, film fantasy distopico di Philipp Noyce (Ore 10: Calma piatta e Il collezionista di ossa), che credevo che fosse un surrogato del genere alla Hunger Games, che va tanto di moda in questo periodo, e che invece si è rivelato un inno alla vita, ai sentimenti e alle emozioni.

The Giver si basa sul primo libro della serie The Giver Quartet di Lois Lowry che comprende Il donatore, La rivincitaGathering Blue, Il messaggero e Il figlio, che gli è valso nel 1994 anche la Newberry Medal ovvero il premio per il miglior libro americano per ragazzi, nonostante sia stato censurato e/o boicottato per via dei suoi espliciti riferimenti alla morte (infanticidio ed eutanasia).

Jonas (Brenton Thwaites) vive in una società perfetta, dove non esistono la violenza e i sentimenti negativi ma allo stesso tempo sono bandite emozioni come l’amore e i ricordi del passato. Le case sono tutte uguali e il sole splende sempre (non esiste la pioggia o la neve), e tutti i membri della comunità hanno un compito preciso da svolgere al fine di non stravolgere l’ordine prestabilito. C’è un giorno importante per tutti i cittadini che è la Cerimonia dei Dodici ovvero quando il Consiglio degli Anziani, guidati da Capo Elder (Meryl Streep), affida agli adolescenti il loro futuro lavoro, in base alle loro inclinazioni naturali. Jonas, che fino a quel giorno ha vissuto spensieratamente la sua infanzia insieme ai migliori amici Asher (Cameron Monaghan) e Fiona (Odeya Rush), si ritroverà da solo poiché sarà il prossimo Accoglitore di memorie, un ruolo difficile, che può fare solo una persona in tutta la comunità e di cui è vietato sapere le mansioni. Per il suo tirocinio, viene affidato alle cure del Donatore (Jeff Bridges), colui che conosce il segreto che c’è dietro quel mondo perfetto, un uomo anziano che racchiude in sé tutto quello che è stata in passato l’umanità.

“C’è una grande differenza tra il modo in cui le cose sembrano e quello in cui le cose sono”

Inizia il particolare apprendistato in cui il ragazzo uscirà da quella patinata realtà, fatta di apatia ed estrema uniformità, conoscendo cose normalissime che son state proibite all’umanità come la sensazione della neve che cade, la musica e la danza, la nascita di una nuova vita, il sole che accarezza la pelle, i colori (la loro esistenza è tutta in bianco e nera), fino ad arrivare a sentire delle pulsioni come l’attraThe Giver Il mondo di Jonas Meryl Streep Jeff Bridgeszione fisica e i diversi sentimenti d’affettività. Jonas è così meravigliato da queste scoperte che vuole condividere con qualcuno queste sensazioni, in particolare con Fiona, consigliandole di saltare l’iniezione mattutina – un metodo di controllo a cui tutti i cittadini devono sottoporsi, che reprime le emozioni e gli impulsi sessuali. Purtroppo il Donatore deve fargli conoscere anche le cose negative come la violenza, la morte, le guerre, gli omicidi e tutta la cattiveria dell’essere umano, ma Jonas non è pronto a tutto questo e si rifiuta di continuare il tirocinio. In seguito scoprirà il segreto dell’atteggiamento distaccato dell’anziano maestro: circa dieci anni prima Rosemary (Taylor Swift), la precedente tirocinante, si rifiutò di continuare l’incarico e scomparì nel nulla, ma la giovane ragazza era in realtà la figlia del Donatore.

Jonas, tramite l’addestramento, scopre cosa fa il padre (Alexander Skarsgård) e le altre persone con lo stesso incarico ovvero una selezione fra i neonati in cui quelli ritenuti non idonei vengono congedati (uccisi pochi giorni  dopo dalla nascita). Il ragazzo cerca di salvare Gabriel, bambino destinato a questa pratica, e grazie all’aiuto del Donatore, prepara il piano per oltrepassare il Confine delle Memorie che divide il loro mondo da una zona proibita dove sono custoditi tutti i ricordi.

Il mondo in cui vive Jonas è controllato in tutto e per tutto, in cui l’idea di purezza viene giustificata e in cui l’omicidio diventa legale e chiamato “congedo”, ma esso non è altro che una pena di morte. Non esistono la libertà di pensiero o di opinione, spesso osteggiati dall’espressione “precisione di linguaggio”, in modo che non nascano discussioni e confronti che potrebbero portare a degli scontri. I sentimenti sono inutili perché han portato sempre al male poiché, come dice Capo Elder, “quando la gente ha la possibilità di scegliere, fa scelte sbagliate!”.

Particolare è l’uso dei colori perché la prima metà del film è in bianco e nero e man mano che il ragazzo prende coscienza delle sue potenzialità, la realtà inizia a colorarsi. Il primo colore che vedrà sarà il castano dei capelli di Fiona, quindi l’emozione dell’amore e dell’attrazione saranno le prime sensazioni che imparerà a conoscere.

Purtroppo nonostante il cast pieno di attori famosi, il film non ha avuto il successo sperato forse perché presentato troppo come una variante della The Divergent Series quando in realtà è un film molto più adulto e pieno di spunti di riflessione.

Promosso a pieni voti e quindi consigliato!

LINO

Il Libro dei Destini – Ever After High series by Shannon Hale

Le ragazze di Ever After High non sono nuove su questo blog perché ne parlai già in un precedente post in cui ho spiegato chi sono e presentato i vari personaggi delle storie contenute all’interno dei romanzi.

Il primo volume della serie EAH è Il Libro dei Destini di Shannon Hale, romanzo che introduce le due protagoniste principali e tutta la storia che ruota attorno al loro futuro, in seguito alla promessa di accettare il ruolo da interpretare in una determinata fiaba. L’edizione italiana è a cura di NordSud edizioni marchio di Adriano Salani Editore.Ever After High Il Libro dei Destini Shannon Hale (2)

Il futuro di Raven Queen e di Apple White sono strettamente legati non solo perché sono compagne di stanza ma soprattutto per la loro eredità fiabesca: la prima, figlia della Regina Cattiva, sarà colei che donerà la mela avvelenata alla figlia di Biancaneve, facendola cadere in un lungo sonno che sarà interrotto dall’arrivo del principe azzurro Daring Charming. Al secondo anno della Ever After High, tutti gli studenti sono obbligati a firmare il Libro dei Destini nel Giorno della Promessa, perché se una persona si oppone al proprio destino, finirà per scomparire insieme alla sua storia e a tutti personaggi collegati.

Raven Queen è cosciente che la cattiveria non è una cosa adatta al suo carattere perché, nonostante sia cresciuta con una madre che le insegnava a essere crudele, è una ragazza gentile e socievole, e per questo viene spesso punita. La futura Regina del male terrorizza tutti (il suo look dark con gli accessori punk non l’aiutano nei rapporti interpersonali!) e a causa dei pregiudizi degli altri non riesce a stringere molti rapporti d’amicizia, eccezione fatta per Madeline Hatter, la figlia del Cappellaio Matto. Tutt’altra storia invece è quella di Apple White, la ragazza più bella e invidiata da tutta la scuola, cresciuta come una vera principessa, con una cascata di boccoli d’oro, aggraziata nei movimenti e con una voce che incanta perfino gli animali del bosco. Per lei è tutto facile, anche le sue amiche come Briar Beauty e Blondie Locks vorrebbero essere lei perché è la ragazza che un giorno avrà la storia d’amore più bella di tutte le fiabe.

Se Apple White non vede l’ora di firmare il Libro dei Destini e assicurarsi il suo happy ending, Raven Queen cerca di dimenticare l’evento futuro e si spinge oltre: cerca una via alternativa al Giorno della Promessa perché pensa che tutte le storie tramandate da generazioni non siano del tutto vere perché è convinta che c’è altro oltre le solite parole Preside Grimm:l’unico modo per scoprire la verità è nascosto nell’ufficio di Milton Grimm, ovvero il Libro con tutte le firme passate e i destini preparati. Quando Raven Queen riesce a trovarlo, scopre la storia di Bella Sister che molti anni prima rifutò il destino prescelto – in cui era condannata a un futuro di bruttezza eterna per aver tentato di affogare la sorella – e si mette alla disperata ricerca d’indizi importanti per riuscire a ricostruire la storia. Chi è Bella Sister? Cos’è l’Ufficio Corone Scomparse? Chi è quell’uomo che vive nei Sotterranei delle Favole Dimenticate e che parla solo in Enigmatico (vecchia lingua del Regno)?

The storybook of legends apre la prima serie di romanzi di queste “famose figlie di…” che comprende anche La più malvagia del reame, Un mondo meraviglioso e C’era una volta. Questa lettura piacerà agli amanti della letteratura fantasy per ragazzi, ai collezionisti delle fashion dolls e a chi ama le principesse viste da una prospettiva diversa. A me è piaciuta molto questa reinterpretazione dei personaggi delle fiabe più famose e sono curioso di sapere come andrà avanti… cosa s’inventerà il Preside Grimm per fermare Raven Queen e tutto il gruppo dei Ribelli? 😉

LINO

Frame of If

L’autrice che ha creato questo delizioso shojo manga dalle tinte fantasy, è una mangaka che amo molto perché ha dato vita a una delle storie d’amore più belle degli anni ottanta: Tokimeki tonight (Batticuore notturno in Italia). Koi Ikeno è un’icona degli shojo manga con elementi di magia e una spiccata propensione per la lunga serialità: la serie di Ransie la strega conta ben trenta volumi! – più uno speciale extra e una rivisitazione moderna della storia.

Frame of If è Frame of If Koi Ikeno Star Comicsun volume unico apparso sulle pagine della rivista giapponese Cookie di Shueisha e pubblicato da Edizioni Star Comics, che ha pubblicato già un po’ di titoli della Ikeno.

C’è una porta misteriosa che non tutti possono vedere, che vi fa entrare presso l’atelier If dove ti aspettano cinque ragazzi che ti spiegheranno perché sei finito lì. Potrebbe sembrare un host club per la presenza di bei ragazzi ma in realtà è una galleria d’arte che contiene le “cornici del sé”: questi quadri rappresentano il probabile futuro di una persona, che potrà essere positivo o negativo, in base alle scelte e alla volontà delle singole persone di costruire il proprio domani. Una volta usciti dall’atelier non ricorderete nulla dell’esperienza appena vissuta e ritornerete alla vostra vita normale.

Ad accompagnarvi in quest’esperienza ci sono cinque ragazzi che hanno nomi ispirati a pittori famosi e ognuno ha una propria mansione: Renoi è il più responsabile e controlla tutti gli altri, Monet si occupa delle persone che hanno difficoltà con il lavoro, Millet di questioni riguardanti la bellezza e l’aspetto fisico, Cezan dei problemi di cuore e Picasso delle questioni familiari.

Ci saranno varie donne, di diversa età, che varcheranno questa porta per dei problemi che le assillano: la ragazza grassa che non riesce a dimagrire, la donna in carriera che vorrebbe cambiare lavoro e seguire i propri sogni, la bambina che non vuole la separazione dei suoi genitori, l’anziana malata di cancro e il ragazzo che vorrebbe essere una donna a tutti gli effetti.

If no gakubuchi è un manga tragicomico, che affronta questioni importanti ma con estrema leggerezza, nello stile tipico dell’autrice. Non c’è spazio per la tristezza o per la rassegnazione ma i ragazzi dell’atelier If insegnano che il destino può essere modificato in base alle proprie aspirazioni ma soprattutto grazie alla positività e alla fiducia nel futuro.

“Per quanto ci si possa affliggere per il proprio futuro, non ci si deve mai arrendere… Perché il futuro, in realtà, non lo conosce nessuno…”

Uno shojo abbastanza classico ma che tramette un bel messaggio di speranza. Consigliato? Per me è promosso ed è godibile anche da persone che non amano il genere.

LINO

P.S. Il volume contiene uno spin-off dedicato alla storica serie di Ransie intitolato Batticuore per sempre (Itsumo tokimeite).

Maleficent

Lo scorso 28 maggio, è uscito nelle sale italiane l’atteso Film Disney con protagonista la bella Angelina Jolie nei panni della cattiva de La bella addormentata nel bosco. Maleficent di Robert Stromberg, è un fantasy che presenta gli elementi tipici del genere come paesaggi immaginari, personaggi magici, castelli, principi e principesse e l’eterna lotta del Bene contro il Male. Forse è proprio per questo che non mi è piaciuto molto… ma andiamo con calma.

Maleficent può essere considerato un prequel (almeno per la prima parte di film) del Classico Disney, che racconta la vita di Malefica prima di diventare la strega che lancerà la maledizione sulla piccola Aurora. Malefica era una creatura fatata con delle grandi ali che proteggeva un luogo magico (la brughiera) confinante con il regno degli umani, protetto da un bosco e abitato da tante creature fantMaleficent Disney Angelina Jolie The sleeping beautyastiche. La quiete è interrotta quando un essere umano irrompe nella Brughiera rubando una piccola pietra ed è proprio in quest’occasione che Malefica incontra colui che sarà l’amore della sua vita, il futuro Re Stefano. Tra i due ragazzi nasce una tenera amicizia che sarà interrotta dall’egoismo dell’umano – vuole fare carriera e abbandonare la sua condizione di orfano senza risorse. Arriva il momento per il vecchio Re Enrico di lasciare il trono e dare in sposa la Principessa Leila, affidando il titolo di sovrano del regno a chi riuscirà a uccidere Malefica. Stefano può riuscirci perché conosce i sentimenti che la fata prova nei suoi confronti e, assetato di potere, ritorna nella Brughiera. Sono passati tanti anni ma l’amore che Malefica prova per quest’uomo inutile è così grande che si abbandona fra le braccia dell’amato, ma il traditore ha pensato a tutto: mette del sonnifero nell’acqua, le taglia le ali e le porta al Re come prova di fedeltà. Sconvolta per il tradimento dell’amato, Malefica passa al lato oscuro della magia, diventando una strega ed erigendo una barriera di rovi per proteggere la Brughiera da qualsiasi contatto umano.

Questa è la storia inedita e dopo viene narrata la classica fiaba di The Sleeping Beauty con la nascita di Aurora, la festa per il battesimo con i doni delle fate e la maledizione di Malefica, la distruzione di tutti gli arcolai del regno, la fuga delle fatine con la neonata in una casa nel bosco e altri elementi che però vengono reinterpretati.

Il personaggio di Malefica è affascinante: una donna che diventa cattiva perché crede di trovare il vero amore, ma viene tradita nel suo intimo e nei sentimenti. Diventa fragile perché è colpita nella sua vulnerabilità, in quel sentimento così naturale che diventa odio. Fin qui la strega rispecchia il ruolo della fiaba classica ma nel film qualcosa cambia: la donna diventa una specie di baby sitter della principessa, assiste ai suoi primi sedici anni di vita, aiuta le tre fatine (che sono delle tate incapaci) e inizia a provare un affetto simile a quello di una madre. Aurora la vede e la riconosce come la sua “fata madrina” ed esprime la volontà di voler lasciare le zie (le fate) per andare a vivere nella Brughiera insieme alla strega..

No, non ci siamo. La strega che diventa la BFF della principessa? Malefica che fa la tata di Aurora meglio di Francesca Cacace? Ma dov’è la Malefica cattiva del classico Disney, che viene sconfitta dal principe a dimostrazione che il bene vince sempre sul male? Aurora non viene risvegliata dal bacio del principe (perché non era vero amore) ma dal bacio sulla fronte di Malefica perché questo gesto di affetto è stato dato da qualcuno che teneva veramente alla principessa. No, ancora no! È il principe che bacia Aurora, non colei che la dovrebbe uccidere!! Ci mancava solo il bacio lesbo di Angelina Jolie per la gioia dei fan dell’attrice ed eravamo apposto. Secondo voi poi finalmente la principessa si sposa con il principe? Eh no, Aurora va a vivere con Malefica nella Brughiera e diventa la sovrana sia del regno degli umani ereditato dal padre (ucciso nello scontro con la fata) sia del regno magico, così la pace regnerà per sempre. Non ho parole, pure la regina single…

Le fiabe sono belle perché ti fanno sognare e sai già che non sono vere. A me della polemica delle solite femministe integraliste sulle Principesse Disney (che sarebbero un cattivo esempio per le bambine) non me ne frega nulla, perché non penso che siano dannose per la crescita psicologica delle ragazze ma sono semplicemente delle storie. Ci sono donne che sono cresciute con ogni tipo di principessa e non sono mica diventate le schiave dei propri principi azzurri.

Dove sono le mie meravigliose fatine che amavo tanto nel cartone animato? Erano divertentissime e mi ricordavano le zie che abbiamo in casa quando discutono fra loro – in questo film le ho trovate stupide e odiose.

Un film trainato da due elementi principali: il primo è la bellezza di Angelina Jolie che viene esaltata dai primi piani e dalle inquadrature piene di effetti speciali, il secondo è la colonna sonora che comprende una delle cantanti più interessanti degli ultimi anni come Lana Del Rey e la sua reinterpretazione di Once upon a dream.

LINO

Canto del cielo perduto

Una lettura particolare, che si mescola perfettamente alle letture distopiche che ho fatto ultimamente, è Canto del cielo perduto di Yuana Kazumi, un volume unico che raccoglie due racconti che narrano la stessa vicenda però da punti di vista differenti. Pubblicato a puntate sulla rivista Asuka di Kadokawa Shoten in Giappone, in Italia è arrivato grazie a Edizioni Star Comics.

Sorayume no uta è uno shojo manga dai toni fantasy, ambientato in futuro post-apocalittico in cui l’umanità, a causa dell’ultima devastante guerra, è stata costretta a rifugiarsi sottoterra per sfuggire all’inquinamento provocato dalle armi e dalla distruzione.

Nella prima storia, Canto del cielo perduto, Mana coltiva il sogno di poter ritornare un giorno a vivere in superficie e vedere il cielo, un progetto che l’amato nonno sta portando avanti da tantissimi anni con il suo Istituto di ricerca, ed è proprio lui a comunicarle che sarà proprio lei a prendCanto del cielo perduto Yuana Kazumi Edizioni Star Comics shojo mangaere in eredità questo progetto. Con il nonno vive Ciel, un vecchio Sbant (un robot con sembianze umane) che ha perso la memoria e considerato difettoso per una sua particolare qualità: quando canta, Ciel crea delle magnifiche proiezioni olografiche con cui mostra i ricordi della superficie della terra ma mai il cielo. Purtroppo il robot assiste all’assassinio del nonno di Mana per mano dei suoi genitori (in rancore per le volontà espresse nel suo testamento di lasciare tutto il suo patrimonio al suo istituto di ricerca per continuare gli studi scientifici) e sconvolto, impazzisce e uccide a sua volta i coniugi assassini. Mana scopre tutto e lui scappa, mettendo fine alla loro lunga amicizia, e iniziano a riaffiorare i vecchi ricordi: Ciel ha combattuto l’ultima guerra sulla terra ed era stato creato per essere un robot killer, la cosiddetta Arma finale, uno fra i più pericolosi..

Un altro robot è il protagonista del secondo racconto, Il dominio delle stelle, che va a creare un crossover con la storia precedente. Ar è uno sbant ritrovato in pessime condizioni e mandato nel laboratorio della Dottoressa Hazuki per essere riparato. Il suo unico desiderio è morire e propone alla giovane ricercatrice di usare il suo corpo come un contenitore per l’anima del suo ragazzo, morto per la sua salute cagionevole. Cancellando la coscienza e la memoria dello sbant, Hazuki potrebbe riportare in vita l’amato defunto ma il robot è di proprietà della polizia e anche lui viene usato come una macchina assassina. Mentre Ar combatte contro Ciel, che è indagato per il triplice omicidio della storia precedente, scoppia un incendio nel laboratorio della Dottoressa Hazuki, riducendola in fin di vita..

Particolare. Questa è stata la sensazione che ho provato quando ho finito di leggerlo. Uno shojo atipico, che ci lascia molti punti in sospeso e avrebbe avuto bisogno di un maggiore approfondimento, magari un volume in più. L’idea di base c’è, ed è anche molto interessante perché attira per questo suo essere “apocalittico”, ma scorre troppo velocemente. Il futuro che viene rappresentato è quello che molti scrittori o molti scienziati pessimisti descrivono tuttora, dove l’uomo distruggerà se stesso, e quello che gli è stato dato, per la sua mania di grandezza. Interessante, e insolito, è l’elemento della musica inserito nella trama perché il canto di Ciel e la canzone usata da Ar per risvegliare Hazuki hanno qualcosa di speciale: sono fonte di vita, un’arte pura che non è stata contaminata dall’evoluzione dell’uomo. Questi robot vengono usati dagli esseri umani come strumenti di distruzione, ma non hanno appreso solo il marcio dell’umanità e, proprio come i loro creatori, riescono a provare dei sentimenti che non vengono ordinati da qualcun altro. Se la tecnologia diventa “umana”, l’uomo diventa una macchina senza cuore.

Molto carino. 🙂

LINO

Divergent di Veronica Roth

Non ho mai amato molto il fantasy, l’ho sempre trovato noiosetto ma devo riconoscere che ultimamente sto particolarmente apprezzando l’urban fantasy, un sottogenere del fantasy contemporaneo, soprattutto a tematica distopica.

Dopo Hunger Games, mi sono appassionato a una nuova trilogia di fantasy distopico, finendo primo volume proprio qualche giorno fa: Divergent di Veronica Roth, reso famoso dalla recente trasposizione cinematografica con Shailene Wodley, che interpreta la protagonista Tris, e Kate Winslet nei panni della cattivissima Jeanine, è il primo romanzo che compone la saga dei divergenti, seguito da Insurgent e Allegiant.Divergent Veronica Roth De Agostini Young Adults urban fantasy distopia

In un futuro non precisato, il mondo è composto da cinque fazioni che si dividono equamente i vari compiti, in modo da cooperare per il bene della società ed evitare guerre inutili che in passato hanno portato solo distruzione. Beatrice Prior è una sedicenne che vive nella fazione degli Abneganti, insieme ai genitori e all’amato fratello Caleb. Come tutti i ragazzi di quell’età, dovrà fare una scelta cioè se rimanere nella propria fazione o abbandonare tutto e cambiare gruppo sociale scegliendo fra cinque comunità:

  • Abneganti: è la comunità a cui appartiene Beatrice, sono persone altruiste che pensano che l’egoismo sia il motivo principale dei vari conflitti e nella società ricoprono posizioni da Governanti altruisti. Il loro simbolo sono le pietre grigie, colore che rappresenta la società dato che vestono tutti uguali e condannano la vanità (è perfino vietato specchiarsi!).
  • Eruditi: “Nemici” degli Abneganti, a cui dedicano spesso articoli al vetriolo, li accusano di essere dei falsi moralisti che puntano solo al potere con la scusa di essere caritatevoli. Dedicano la loro vita alla cultura, ritenendo che l’ignoranza delle persone abbia portato alla guerra, e sono generalmente insegnanti e ricercatori. L’acqua li rappresenta.
  • Intrepidi: è la fazione dei coraggiosi, che proteggono la popolazione dalle minacce interne ed esterne. Sono fisicamente forti e non sopportano la codardia. Sono identificati con l’immagine dei carboni ardenti.
  • Candidi: è la comunità che si occupa della legislazione procurando autorità affidabili e competenti. Sono rappresentati dal vetro che simboleggia la trasparenza, perché amano la sincerità e dicono sempre la verità.
  • Pacifici: consulenti e assistenti sociali, rifiutano la violenza e l’aggressività perché la malvagità delle persone porta a qualcosa di negativo come un conflitto. Il simbolo associato a loro è la terra.

Oltre a queste cinque fazioni, ne esiste una sesta, nascosta da tutti, che è quella degli Esclusi, persone che non hanno superato l’Iniziazione di un determinato gruppo e vivono ai margini della società, in estrema povertà, mendicando e ricevendo assistenza dagli abneganti.

Beatrice, come i suoi coetanei, si sottopone al test attitudinale che dovrebbe aiutare i ragazzi a capire quale sia la fazione più consona alla loro personalità, ma il test non è valido perché il risultato la vede incline per ben tre fazioni (Abneganti, Intrepidi ed Eruditi). Tori, l’intrepida che supervisiona il test della protagonista, le dice che è una Divergente che non dovrà dirlo a nessuno perché se no l’avrebbero uccisa: i divergenti vengono eliminati dai capi fazione perché sono considerati pericolosi per l’equilibrio della società ma soprattutto perché non sono controllabili. L’esaminatrice protegge Beatrice falsificando i risultati dei test e le consiglia di rimanere fra gli abneganti.

Arrivato il giorno della cerimonia della scelta, Beatrice, Caleb e gli altri coetanei devono decidere a quale fazione appartenere secondo un determinato rito: l’adolescente deve tagliarsi il palmo della mano e lasciar gocciolare il sangue nella coppa della comunità a cui vuole appartenere. Il fratello viene chiamato per primo e sconvolge tutti con la propria decisione di andare negli eruditi e Beatrice, spinta dal coraggio della scelta del fratello, entra a far parte degli intrepidi. Da questo momento i ragazzi devono abbandonare la propria famiglia e inseguire i diversi capo fazione per incominciare il percorso di Iniziati che li porterà a essere o membri effettivi della fazione o esclusi.

Beatrice cambia e diventa Tris, nome nuovo e vita nuova. Si ritrova nella comunità degli intrepidi dove deve far fronte a un’iniziazione molto dura che si basa sul controllo delle proprie paure, attraverso delle prove che la mettono sotto un pesante sforzo fisico e a rischiare la vita. A controllare il tutto c’è Eric, il capo fazione crudele che prova piacere a vedere soffrire le persone, geloso di Quattro, l’allenatore degli Iniziati con cui Tris avrà una relazione segreta. 🙂

Mi fermo qui con la trama perché non voglio fare spoiler! Curiosi?  Vi anticipo che ci saranno tanti colpi di scena, amicizie che vengono tradite, iniziati gelosi e vendicativi, lotte di potere e un conflitto che si sta avvicinando.. Ci sono già tanti elementi di critica sociale come in Hunger Games che ho iniziato a percepire nell’aria, ma preferisco approfondirne a trilogia conclusa. 😉

Dopo la mia amata Katniss Everdeen, un’altra eroina con gli attributi, che non fa la Bella addormentata nel bosco e non si tira indietro di fronte alle difficoltà. Mi piacciono queste donne coraggiose che dimostrano di non essere il sesso debole e mi viene il dubbio che le scrittrici (casualmente donne anche loro) scelgano delle ragazze come simbolo di coraggio ma soprattutto di libertà.. una parità di genere? Effettivamente chi l’ha detto che il mondo deve venir per forza salvato da un maschione super muscoloso che sprigiona testosterone da tutti i pori?

Benvenuta Tris/Beatrice!

LINO

La spada di Paros

Una lettura piacevole che ho fatto ultimamente è stata La Spada di ParosParos no ken, uno shoujo manga fantasy con una storia d’amore a tematica yuri, scritta da Kaoru Kurimoto, creatrice della lunga serie fantasy Guin Saga e scomparsa tragicamente a causa di un cancro, e disegnata da Yumiko Igarashi, mangaka famosissima per fumetti anni’80 come Candy Candy e Georgie.

Lady Erminia è la figlia di re Aldius, sovrano del regno di Paros, che pur essendo nata donna, si considera un uomo a tutti gli effetti rifiutando di vestirsi con abiti femminili e non pensando al suo futuro di regina del paese. È una valorosa combattente che non ha nulla da invidLa spada di Paros Yumiko Igarashi GP Publishing  (1)iare agli altri uomini e rifiuta qualsiasi proposta di matrimonio perché non è attratta minimamente dal sesso maschile, ma questa situazione è molto pericolosa perché si potrebbe non avere un futuro erede al trono. Le due persone più importanti per Eminia sono Julius, la sua guardia personale e fedele servitore, amico d’infanzia segretamente innamorato della principessa, e Fiona, la lavandaia di umili origini che salva da un cavallo imbizzarrito e con cui avrà una romantica (e tragica) storia d’amore.

Purtroppo a Paros si respira aria di guerra perché il vicino reame di Kauros vuole sottomettere il regno di re Aldius, ma per evitare il conflitto, viene proposto un matrimonio riparatore fra Lady Erminia e Phaon, terzo figlio del re e principe di Kauros. Erminia non ha nessuna intenzione di assecondare i desideri del padre, perché si sente come uno scherzo della natura, un uomo intrappolato nel corpo di una donna, ma il re, non avendo figli maschi, non può continuare a rifiutare le proposte di matrimonio per la principessa perché la ragazza non può regnare, giacché il potere reale si trasmette solo per linea maschile. Il re decide che Lady Erminia dovrà trovare un marito entro dieci giorni. La principessa decide di assecondare il padre a patto che lo sposo sia scelto attraverso una serie di duelli fra tutti quelli che desiderano la sua mano. L’ultimo sopravvissuto dovrà affrontare la stessa Erminia che accetterà di sposarsi solo nel caso di una sua sconfitta, perché lei non accetterà mai un uomo più debole di lei.

La leggenda della Spada di Paros narra che l’autentica spada può essere maneggiata solo dall’unico cavaliere in grado di farlo ovvero da colui che è sia uomo che donna, portando il regno alla prosperità, ma se finisse nelle mani sbagliate cioè in colui che non è né uomo né donna, porterà Paros alla distruzione. Erminia sarà colui che salverà il regno o che metterà fine alla dinastia di Paros?

Scordatevi le lunghe corse nei campi di Georgie con i capelli biondi al vento o la casa del pony di Dolce Candy, perché questa è una mini serie fantasy a tutti gli effetti. I disegni della Igarashi sono sempre molto belli, dettagliati e non si risparmia fiori e dettagli minuziosi di ogni tipo in quasi tutte le tavole, dando quell’effetto vintage di quei bellissimi manga degli anni’80 pieni di orfanelle maltrattate e che vivono patemi d’amore peggio delle tragedie shakespeariane, ma lei si occupa solo dell’aspetto grafico dell’opera. La scrittrice Kurimoto invece da forma a un racconto che non appartiene molto all’universo della mangaka perché già la storia come si presenta è qualcLa spada di Paros Yumiko Igarashi GP Publishing  (2)osa di nuovo, infatti non c’è nessun principe che salva una ragazza fragile ma sono due donne (di cui una che si sente uomo) e la storia d’amore fa solo da cornice alla trama. Il destino del regno di Paros è l’argomento principale, con i suoi intrighi di palazzo, le vendette e i tradimenti, addirittura la Igarashi si mette a rappresentare guerre sanguinose, la prepotenza maschile contro le donne e perfino una violenza a danni di una delle protagoniste! Sì, sono ancora shockato da questa cosa perché quello che ho letto di quest’autrice è sempre stato fatto da buoni sentimenti, arcobaleni e boccoli biondi!

Senza ombra di dubbio, l’ispirazione è stata presa anche da altre colleghe, soprattutto dalla fantastica Riyoko Ikeda e dal suo capolavoro Versailles no bara (in Italia conosciuto come Lady Oscar) perché la coppia Erminia–Julius è simile a Oscar–André, in cui c’è una ragazza che vive nei panni di un uomo, e ha come amico il suo fedele servitore innamorato (senza tralasciare che anche Julius perde quasi la vista come André!). Le due protagoniste sono donne forti, che non vogliono farsi sottomettere dagli uomini, che rivendicano un proprio posto nella società che vorrebbe relegarle al ruolo di madre sforna-bambini, ma allo stesso tempo sono diverse perché se Erminia si sente nata nel corpo sbagliata (simile a Claudine, un’altra eroina ikediana) invece Oscar scoprirà la sua femminilità attraverso l’innamoramento per il Conte Fersen e in seguito l’amore tragico per André che la farà sentire donna a tutti gli effetti.

Non mi sento di demolire questa serie, perché è una lettura piacevole che può attrarre lettori che vogliono un prodotto che scavalchi un po’ i generi. Non è la lettura migliore del mondo ma i nostalgici dei manga anni ’80 possono trovare tanti elementi che li trasporterà indietro nel tempo.

L’edizione italiana è a cura di GP Publishing, abbastanza carina (anche se io non amo la carta giallastra ruvida) che ci propone l’edizione più recente della Fairbell in due grossi volumi, invece dei tre della prima edizione della Kadokawa Shoten. Insomma, i bei tempi in cui la GP portava gli shojo classici come Fostine, Ann è Ann e Hello Spank..

LINO

The Hunger Games: Finzione, Mitologia e Realtà

Nello scorso post dedicato a The Hunger Games trilogy, avevo già anticipato che non sarebbe stato l’unico dedicato alla serie di romanzi di Suzanne Collins, poiché la mia mente contorta ha trovato tanti spunti per una critica sociale e culturale di quest’opera! XD

Hunger Games mitologia finzione realtà (4)L’autrice ha avuto l’idea di scrivere questa saga guardando la televisione: notò come il confine fra alcuni reality show e le notizie relative alla guerra inizia ad apparire difficile da stabilire, inoltre fu importante anche l’esperienza del padre in Vietnam e i racconti dell’orrore di quel periodo.

Io ho trovato ulteriori analogie fra Hunger Games e altre produzioni culturali. La prima, da appassionato di manga, è sicuramente Battle Royale, fumetto giapponese di quindici volumi (in Italia è stato pubblicato da Planet Manga) di Koushun Takami (l’autore dell’omonimo romanzo) e Masayuki Taguchi, che ha goduto anche di una trasposizione cinematografica diretta da Kinji Fukasaku. Ambientato nella Repubblica della Grande Asia, il regime totalitario governato da un dittatore chiamato l’Egemone, ogni anno sceglie una classe di terza media (che nel sistema scolastico italiano corrisponde a una seconda/terza superiore) per partecipare al Programma istituito dal Battle Royale Act, una legge con cui si cerca di controllare la deliHunger Games mitologia finzione realtà (2)nquenza giovanile che si è diffusa nel paese. Gli studenti della classe 3-B dello Shiroiwa composta da ventun maschi e ventun femmine, parteciperà a questo Programma che è un “gioco” in cui i partecipanti dovranno uccidersi, in cui rimarrà un solo superstite che potrà ritornare a casa. Senza dubbio il Programma può essere paragonato agli Hunger Games e il BR Act al Trattato del Tradimento, ma in questo manga non c’è modo di potersi ribellare al sistema come fa Katniss con le sue bacche perché ai partecipanti viene messo un collare che esplode in caso di fuga o di ammutinamento. Inoltre agli studenti è fornita un’arma di ogni tipo che può essere una mitragliatrice o un coperchio di una pentola, simile ai Tributi che devono cercare di prendere gli zaini alla Cornuscopia.

Per la seconda analogia andiamo lontano, ritorniamo all’Antica Grecia e al glorioso Impero Romano perché grazie ai miei pochissimi ricordi delle scuole superiori, ricordo il Mito di Teseo e del filo di Arianna: il Re Minosse, per vendicarsi della morte di suo figlio Androgeo ucciso dagli ateniesi, decise che ogni nove anni, sette ragazzi e sette ragazze dovevano essere offerti in pasto al Minotauro. La punizione che aspettava ad Atene ricorda a pieno titolo gli Hunger Games senza tralasciare che Minosse è paragonabile al Presidente Snow; inoltre quando Katniss all’inizio del primo volume spiega cosa si cela dietro gli Hunger Games  – “guardate come prendiamo i vostri figli e li sacrifichiamo senza che voi possiate fare niente. Se alzate un dito, vi distruggeremo…”  – non è altro che lo stesso messaggio che il Re cretese voleva dare agli ateniesi facendogli capire che la loro vita è nelle sue mani. Nel mito c’è qualcuno che però vuole mettere fine a questo giro di vite ovvero Teseo, che si offre come volontario per partire come sacrificio e sconfiggere il Minotauro. Arianna, figlia di Re Minosse, s’innamora di lui e gli offre il celebre Filo d’Arianna, un gomitolo che serve a non perdersi dentro il labirinto di Cnosso. Anche qui c’è una Katniss che si offre inizialmente per salvare la sorella dodicenne ma che in seguito (e aggiungerei inconsapevolmente) diventa un modello di libertà e di lotta al potere come Ghiandaia imitatrice. Ho anche citato l’Antica Roma soprattutto per l’ambiente in cui si svolgono gli Hunger Games ovvero l’ArenaHunger Games mitologia finzione realtà (3), un chiaro riferimento alle lotte violente dei gladiatori: schiavi di guerra che potevano essere usate dall’imperatore a proprio piacimento, soprattutto per intrattenere il popolo.

Nella trilogia è possibile notare una “critica nascosta” verso le grandi potenze mondiali che vogliono controllare il mondo, un po’ come l’America in cui la stessa Suzanne Collins vive. L’autrice inoltre ha ammesso di essersi ispirata alla letteratura di George Orwell che della critica ai Totalitarismi ne ha fatto un’intera scuola di pensiero, soprattutto nell’opera 1984. Come Capitol City che nel terzo libro intraprende una guerra contro i ribelli con tutti i mezzi possibili senza risparmiare donne e bambini, anche l’America, una volta che la diplomazia non riesce a soddisfare le sue pretese, parte in missione per “riportare la pace”. È impressionante come la questione dell’attacco alle Torri Gemelle sia riflessa nella parte finale di Hunger Games: la grande potenza viene attaccata nel “cuore” della sua città simbolo dimostrando al mondo che anche lei è vulnerabile, come Capitol City che per prevenire la rivolta innescata dalla Ragazza di fuoco, andrà a bombardare preventivamente i distretti di Panem – rasando al suolo il Distretto 12 di Katniss.

C’è palesemente una feroce critica ai media e soprattutto ai reality show, genere televisivo che si propone di essere lo specchio della realtà – Purtroppo, o per fortuna, di reale non hanno quasi nulla. Penso che la Collins, in questo caso, si riferisca soprattutto ai reality in cui i concorrenti devono sostenere prove pericolose e si concedono ad atteggiamenti di cattiveria gratuita (e leggendo i giornali stranieri abbiamo avuto notizie di persone morte in alcuni programmi).

Ultima per ordine, ma non per importanza, leggiamo anche di una critica alla società tremendamente esteta e ossessionata dall’immagine: la moda di Capitol City è inarrivabile per i distretti più poveri poiché nella Capitale tutto è bello, grazioso e armonioso, contrapponendosi al grigiume degli altri distretti. L’ossessione per la perfezione esteriore è anche nella nostra società che generalmente ci propone dei modelli che rappresenta nemmeno il 20% della popolazione totale, cercando farci capire che se sei uno che incarna tutti gli ideali “giusti” dei nostri tempi, sarai di sicuro una persona vincente. Prima la forma e poi la sostanza, e se quest’ultima non c’è, ci sarà sempre una Effie Trinket che ti preparerà un discorso da esporre pubblicamente.

Spero di non avervi annoiato troppo! XD

LINO