Siamo una generazione non abituata al lavoro

La polemica mi è stata servita su un piatto d’argento: i giovani sotto i trent’anni non vogliono impegnarsi. E chi lo dice? Gli organizzatori di quella minchiata chiamata EXPO 2015 che, come sapete tutti, si svolgerà nel capoluogo lombardo dal 1 maggio al 31 ottobre – quindi nel dettaglio l’agenzia Manpower che si occupa di cercare il personale.

Non volevo parlarne ma quando leggo certe cose, mi gira troppo il ca**o – diciamolo pure senza problemi, le buone maniere le lascio ai life coach di Real Time.

Alcuni titoli di testate giornalistiche:

  • Corriere della Sera: “Turni scomodi per lavorare all’Expo. Otto su dieci ci ripensano.”
  • Il Fatto Quotidiano: “Expo 2015. 645 giovani rifiutano contratto di lavoro a 1300 netti al mese.”
  • TgCom24: “Expo, in fuga dall’impiego estivo. Otto giovani su dieci rifiutano il lavoro.”
  • Huffington Post Italia: “Turni scomodi per i 600 giovani reclutati. L’80% ci ripensa.”
  • Il Giornale: “Se i nostri giovani rifiutano il lavoro e poi si lamentano”

Eccoli i nostri ‘cciovani italiani sempre così FANNULLONI anzi, come diceva la nostra amica Fornero, questi ragazzi così CHOOSY.EXPO Milano 2015 logo e slogan

Noi giovani (mi ci metto nel mezzo anch’io) rifiuteremmo questa incredibile esperienza per vari motivi:  sarebbero solo sei mesi di contratto, si dovrebbe lavorare anche il sabato e la domenica, coinciderebbe con l’estate e il contratto di apprendistato di 1200/1500 euro al mese sarebbe troppo da povery per le nostre aspettative… quindi ragazzi andiamo tutti a Ibiza a fare baldoria! Yeah!

Questo è l’ennesimo tentativo di gettare fango sulla generazione odierna di giovani che agli occhi di tanti politici, intellettuali e saccenti del cavolo, sarebbero colpevoli di non essere modesti e di non tirarsi su le maniche per lavorare… peccato che spesso chi sentenzia è gente benestante che ha avuto la strada spianata o l’azienda di famiglia in cui infilarsi senza problemi.

Partiamo dal fatto che questa notizia sia una stronzata a metà (ci sarà sempre qualche cretino che si sarà rifiutato), ma voi credete seriamente che, con la crisi che c’è, un giovane disoccupato si lascerebbe scappare l’opportunità di lavorare per sei mesi consecutivi a 1300 euro netti al mese? È possibile che su 27mila candidati, e ripeto che sono 27000 CANDIDATURE (chissà la mia dov’è finita…), non riescano a trovare 600 persone da mettere nell’organico? Ma se riescono a trovare facilmente i volontari (cioè per me schiavi) che lavorano gratis, non è strano che quando si deve pagare qualcuno (in questo caso molte persone) si cercano tanti motivi per non assumerlo?

Siamo obiettivi, secondo voi realmente per un contratto di apprendistato vi darebbero 1300 euro quando spesso nei centri commerciali o nelle aziende te ne offrono 400 per un full time di quaranta ore? A me sa di bufala, senza dimenticarci che abbiamo superato la seconda metà di aprile ed è molto tardi per iniziare corsi di formazione per gli addetti da mettere al lavoro il primo maggio.

Mi sono un po’ stancato di questo dito puntato alla mia generazione (e a quella dopo), noi che vorremmo solo vivere in ville hollywoodiane fra feste in piscina e soldi del papà. La verità è un’altra: sanno tutti che l’organizzazione dell’Expo è stata fatta alla carlona con i padiglioni ancora lasciati a cielo aperto e i soldi finiti ancora prima d’iniziare i lavori, quindi per spostare l’attenzione con chi ce la prendiamo? Con i nostri giovani che piangono miseria ma non vogliono lavorare, categoria facile da colpevolizzare perché così spostiamo l’attenzione dai problemi principali di questa manifestazione mondiale.

Non voglio prolungarmi nella polemica perché devo portare fuori il cane, cosa più interessante di leggere certe robacce che scrivono persone che si fanno chiamare giornalisti, ma mi chiedo, anzi, vi chiedo: dove sono le mie candidature? Se v’interessa io per 1300euro netti al mese vengo a lavorare all’Expo, compresi i festivi e sei giorni su sette a settimana, però casualmente non mi avete mai richiamato per un colloquio… non è che siete anche voi troppo choosy nei confronti dei vostri candidati?

LINO

Pyongyang di Guy Delisle

Tutte le volte che leggo una graphic novel di Guy Delisle, non faccio altro che amare sempre di più quest’uomo! Dopo Cronache di Gerusalemme e Il diario del cattivo papà (trovate le recensioni su questo blog), stavolta è toccata a Pyongyang e al racconto del surreale soggiorno in Corea del Nord, sempre con il suo stile sarcastico che non è stato molto apprezzato (o capito) dai coreani stessi.

Nel 2001 Delisle vola a Pyongyang con un permesso speciale di due mesi per seguire il lavoro di uno studio di animazione che si occupa della produzione di un cartone animato francese. Con il suo blocco da disegno cerca di prendere appunti per creare i ricordi di un viaggio in una nazione inavvicinabile per un occidentale, con a capo un dittatore comunista che costringe il suo popolo a sacrifici giornalieri per il bene della Nazione. La Corea del Nord è anche conosciuta come una delle nazioni appartenenti all’Asse del Male insieme all’Iraq e all’Iran, definizione introdotta da George W. Bush per identificare un insieme di paesi che tramano alle spalle dell’occidente e che stanno sviluppando armi di distruzione di massa, favorendo il terrorismo internazionale.

La prima impressione dell’autore non è positiva: il cellulare gli viene confiscato all’aeroporto e gli verrà restituito solo alla fine del suo viaggio, non può girare da solo ma deve essere obbligatoriamente accompagnato da una guida e/o un traduttore e, regola importante, è vietato qualsPyongyang Guy Delisle Rizzoli Lizardiasi tipo di humour su Kim Il – Sung, l’amato Padre della Nazione, venerato come un Dio e considerato un benefattore da tutti i cittadini.

Questa graphic journalism è angosciante perché, nonostante Delisle cerchi di farci ridere con le sue battuttine da intellettuale snob (un aspetto di lui che amo perché non scade mai nel ridicolo), l’atmosfera che si respira per tutta l’opera è molto pesante, grigia e claustrofobica. Bisogna cominciare parlando dell’ideologia della Juche ovvero dell’autosufficienza, la base della società nord coreana, il principio per cui sono una grande nazione e non hanno bisogno di aiuti esterni perché ce la fanno da soli, sottoponendo la popolazione ad atti di “volontariato obbligato” in cui le persone scelgono “volontariamente” di andare a ridipingere un ponte, di falciare l’erba di un’aiuola pubblica e altre cose per il bene pubblico. Non ti obbligano mica, tu ti alzi la mattina e dici “perché oggi non vado a spazzare le strade del centro città?” – un ragionamento giusto, semplice e lineare. XD

L’atmosfera di un’imminente guerra si respira in tutta la città, per esempio la metropolitana è costruita a novanta metri sotto terra e serve anche come rifugio antiatomico, e tutti possono essere arrestati come cospiratori anche per una frase interpretata male e finire in uno dei campi di rieducazione che non dovrebbero esistere ma tutti sanno che sono sparsi per il paese.

Una dittatura vera e propria, dall’aspetto moderno ma che in realtà lascia nell’oblio la maggioranza della gente per il piacere di pochi. Cinema di propaganda, un unico canale televisivo, manifesti del regime per tutte le strade, foto e quadri raffiguranti Kim Il – Sung e il figlio Kim Jong – Il presenti in tutti gli uffici pubblici.

Gli stranieri non sono benvoluti perché visti come delle spie che hanno dei piani malefici per destabilizzare il sistema socialista, per questo in tutta la città ci sono solo tre strutture che possono ospitare i “turisti”.

Potrebbe essere un racconto di fantascienza, se solo la Corea del Nord non esistesse davvero” dice il The London Free Press ma io aggiungo che esiste e spesso minaccia noi consumisti occidentali con le sue immagini di armamento nucleare ed esercitazioni militari.

Un volume consigliato, didattico, intelligente e che dimostra che il fumetto non è solo roba per bambini.

LINO

L’uomo che cammina

Scrivere una recensione su Haruku hito è abbastanza difficile. Quest’opera del grande sensei Taniguchi, è un manga seinen che può essere interpretato in vari modi, ma soprattutto è soggetto al gusto personale del lettore perché può non piacere a causa del suo modo “particolare” di raccontare le avventure del protagonista.

Jiro Taniguchi ci porta alla scoperta delle piccole cose del quotidiano e i diciassette capitoli brevi, che compongono il volume de L’uomo che cammina, si focalizzano su un aspetto in particolare del mondo in cui viviamo ma che spesso tralasciamo per mancanza di tempo e di attenzione.

Il protagonista del manga è un uomo che si traferisce nella periferia di Tokyo, molto rilassato e che non si preoccupa del tempo che passa. È un individuo curioso che cammina con tranquillità, che non si lascia sfuggire neanche un piccolo dettaglio, L'uomo che cammina Jiro Taniguchi Planet Mangache rimane affascinato anche da un semplice albero di ciliegio in fiore o da una particolare razza di uccello. L’uomo che cammina trova la bellezza anche nella semplicità di un viale ciottolato in una zona periferica dimenticata da tutti, assaporandone il momento, i colori e gli odori.

Haruku hito ha pochi dialoghi, solo immagini e illustrazioni curate nel minimo dettaglio per tante pagine: durante la lettura ti sembra di guardare un film muto, in cui vieni rapito dal disegno minuzioso dell’autore che vale più di tante parole e nelle sue passeggiate quotidiano insieme a Neve, un cane abbandonato nel giardino dell’abitazione e adottato dalla coppia di coniugi, ti trasmette un senso di pace e tranquillità.

Perdendosi fra vecchi vicoli o percorrendo strade deserte di campagna, è bello poter vedere (e leggere) come cose “banali” come un’improvvisa nevicata o una notte stellata possano assumere una valenza poetica. La nuotata notturna completamente nudi, l’arrampicata sull’albero come un gatto, la gita al mare e l’ansia per il passaggio di un tifone, sono quelle sensazioni così “dimenticate” che non riusciamo più a provare nelle nostre grandi città di palazzi, macchine e smog.

Pubblicato in Giappone a puntate sui numeri speciali della rivista Morning Party, l’edizione italiana è a cura di Planet Manga nella sua collana Jiro Taniguchi collection.

Consigliato? Sì, ma non a tutti. Essendo un manga d’autore non può essere apprezzato da tutti perché è molto lento e non piacerebbe alle persone che amano le storie che hanno un inizio e una fine ben definita. Lo consiglio invece a chi ha voglia di una lettura poetica e diversa dalle solite.

LINO

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

N.B. Questo è un aggiornamento di un mio vecchio post. È possibile che abbiate letto il precedente (soprattutto chi mi segue da molto tempo).

La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è stata scelta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre del 1999, prendendo il 25 novembre come giorno simbolo della lotta a questa forma di violenza che purtroppo non si ferma, anzi, è in continuo aumento nonostante tutte le campagne di sensibilizzazione e un cambiamento nello stile di vita del nostro mondo occidentale.Giornata mondiale contro la violenza sulle donne (1)

Come mai proprio questa data? Il fatto è semplice e ha radici storiche: il 25 novembre del 1960 le tre sorelle Mirabal furono assassinate perché si opposero alla tirannia di Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Le tre donne furono intercettate dagli uomini del dittatore, mentre si andavano a trovare i propri mariti in carcere, e furono portate nei campi dove furono uccise a bastonate. Per simulare una morte casuale, furono riportate in macchina e spinte in un burrone. Il sacrificio di Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa e di Patria Mercedes, è diventato il simbolo della denuncia contro il maltrattamento fisico e psicologico sulle donne.

Lezione di storia a parte, la cosa che mi preoccupa maggiormente è tutto quello che leggo sui giornali o sento alla televisione: la violenza domestica è la prima causa di morte nel mondo per le donne fra i sedici e i quarantaquattro anni! Si contano già più di un centinaio femminicidi dall’inizio dell’anno con una media di una donna uccisa ogni due giorni dal proprio compagno, partner o familiare.

Il 5% delle donne è stato vittima di stupri o tentati stupri e un’italiana su tre fra i sedici e i settanta anni (più di sei milioni di donne), è stata vittima dell’aggressività di un uomo, di molestie fisiche o sessuali. Inoltre c’è anche lo stalking, in costante aumento negli ultimi anni, per cui tanti degli omicidi avvenuti in Italia hanno avuto in precedenza periodi di stalking da un partner rifiutato o da un uomo qualunque.

Questi sono solo alcuni dei fenomeni di violenza sulle donne ma posso elencarne altri:

  • Matrimoni forzati,
  • Schiavitù sessuale,
  • Stupro di guerra,
  • Uxoricidio,
  • Aborto selettivo,
  • Sterilizzazione forzata,
  • Stupro etnico,
  • Incesto,
  • Mutilazione genitale.

Io mi son sempre chiesto come un uomo possa abusare fisicamente di una donna che soffre sotto i suoi occhi. Quale meccanismo perverso c’è nella sua mente. Cosa gli scatta in quel momento in cui fa del male a una persona indifesa… Mi fa semplicemente schifo. Odio anche le persone che difendono con motivazioni assurde atti di violenza del genere attribuendo la colpa alle ragazze perché si mettono una gonna corta o hanno un atteggiamento troppo libero.

Purtroppo, e lo dico a malincuore, penso che l’eliminazione totale di questo tipo di violenza sia un’utopia, ma qualcosa si può fare, iniziando dalle generazioni più giovani, educando all’uguaglianza fra le persone e il rispetto della diversità di genere. Bisogna sradicare quella visione maschilista che la donna sia “una cosa dell’uomo”, insegnare ai bambini chGiornata mondiale contro la violenza sulle donne (2)e una femminuccia è uguale a un maschietto in tutto e per tutto: libera di correre e di sporcarsi al parco, di mangiare senza avere l’ansia d’ingrassare, d’indossare la gonna o i pantaloni, di non dover apparire per forza “graziosa e femminile”, di giocare con le bambole ma anche con un trattore.

C’è una cosa, fosse la più importante, che riguarda la lotta contro la violenza sulle donne e si chiama CERTEZZA DELLA PENA. I magistrati non devono assecondare il criminale, non possono sminuire il problema ma è indecente se lasciano a piede libero il criminale dopo due o tre giorni dalla sentenza.

Le mie posizioni sono state spesso oggetto di discussione come teorie vecchie, che strizzano l’occhio a un femminismo populista se non addirittura intrise di un fascismo latente. Mi dispiace che gente stupida pensi questo, io sono semplicemente a favore del RISPETTO DELLE PERSONE (donne, bambini, anziani e minoranze varie), non favorisco il becero maschilismo ma nemmeno il femminismo aggressivo (con cui ho litigato spesso perché gridano allo scandalo anche per un vestito di Ilary Blasi a Le Iene) e vivo oggettivamente la quotidianità italiana, non sputando sentenze da dietro una scrivania o filosofeggiando con teorie e ideali di altri tempi.

LINO

La curvy philosophy di Meghan Trainor

“Every inch of you is perfect from the bottom to the top”

A dirci che ogni parte del nostro corpo è perfetta, è Meghan Trainor, il fenomeno americano del momento che da giugno è nella top ten della classifica americana, raggiungendo più volte la numero uno con la sua All about that bass.

Finalmente anche le radio italiane si sono accorte di questa giovane cantautrice americana che vanta già due album alle spalle e un’importante carriera come scrittrice di canzoni per artisti come i Rascal Flatts e… udite udite… Raffaella Carrà! Io sono shockato dal sapere che lei ha scritto Replay per la nostra RAFFA NAZIONALE! XD

Già altre artiste hanno provato a sdoganare il concetto di bellezza nella loro musica. Poco tempo fa avevo parlato di Try di Colbie Caillat e della sua battaglia a favore della bellezza naturale, ma prima di lei Christina Aguilera ci ha regalato Beautiful, un inno contro la discriminazione e un invito ad amarsi per come si è realmente. Su quest’ultima avrei qualcosa da ridire perché se nel periodo di promozione di Your Body e dell’album Lotus andava in giro affermando quanto si sentisse bene nelle sue curve, poi l’abbiamo ritrovata nell’edizione americana di The Voice figa come agli esordi… This is the SHOWBIZ! XD

All about that bass, con una melodia spensierata che ricorda i ritmi doo-wop e “laccheggianti” di Hairspray, parla dell’imperfezione fisica, un problema che diventa il principale nemico di molti giovani, soprattutto in un mondo fatto di social network, selfie e modelli a limite della salute fisica.

“I see the magazines working that Photoshop / We know that shit ain’t real”

Meghan propone il suo modello curvy, con un video dominato da colori pastello, soprattutto il rosa, e elementi che definiremmo kawaii come cupcakes, zucchero filato, veli colorati e una scenografia che ricorda la casa di una bambola.Meghan Trainor All about that bass cover

La sua lotta contro le skinny bitches non è nulla di aggressivo o noiosamente moralista, ma è un invito a fregarsene di quegli stereotipi che assillano la nostra quotidianità. E come dare torto a sua madre che le consiglia di non preoccuparsi perché, come dico sempre pure io, i ragazzi hanno bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi! Se sei magra scheletrica, scivoli via! XD

“Yeah, my momma she told me don’t worry about your size / She says, boys they like a little more booty to hold at night”

Chi non si è mai sentito imperfetto guardandosi allo specchio? Chi non ha mai pensato di non essere all’altezza per una determinata situazione? Ma… chi non si è mai sentito “inferiore” nei confronti di un/una ragazzo/a che trovava attraente?

Nella mia scarsa esperienza di vita, posso solo dirvi di lasciar perdere di seguire modelli irraggiungibili come donne taglia 38 e quarta di seno o uomini che hanno degli addominali così perfetti che sembrano disegnati da una fabbrica di tavolozze di cioccolato, perché sono palesemente finti grazie a Photoshop.

Anch’io sono stato “vittima” di questo sistema che ci vuole tutti perfetti, mettendo da parte momentaneamente il mio vero IO per seguire qualcosa che potesse piacere agli altri, e ringrazio di essere cresciuto senza social come Instagram, basati solo sull’immagine, se no chissà che fine avrei fatto. Se prima potevo avere dei sensi di colpa nell’assaggiare qualcosa fuori dall’orario dei pasti, oggi mi fermo volentieri davanti a una vetrina colorata con i cupcakes, entro e me li magno senza rimorso, alla faccia di tutte le f***ing skinny bitches che sopravvivono con un’insalatina al giorno.

Io e Meghan possiamo tranquillamente affermare che…

CURVY IS THE NEW BLACK 😉

Vi lascio con il divertente video della Trainor e vi ricordo che anche nel nostro paese è disponibile l’ep Title con All about that bass e il prossimo singolo Dear future husband!

Meghan Trainor è assolutamente promossa!

LINO

Io, laureata, motivata… sfruttata… in stage!

Una volta ogni tanto possiamo anche permetterci di ridere su una questione spinosa come la ricerca del lavoro, soprattutto per i giovani che, dopo anni di studi, si ritrovano solo con un pezzo di carta e tanta buona volontà.

Io, laureata, motivata… sfruttata… in stage! è una bande dessinée di Yatuu, nome d’arte di Cyndi Barbero, una fumettista e blogger francese che racconta le proprie disavventure da neolaureata alla ricerca di un contratto di lavoro che non sia il solito stage sottopagato. Con molta comicità si concentra in particolare nel raccontare uno stage presso una famosa agenzia di comunicazione: lo sfruttamento degli stagisti e gli orari straordinari richiesti senza possibilità di rifiuto, l’analisi dei “tipi da ufficio” come l’impiegato commerciale o l’art director, la stanchezza e l’alienazione personale che ti portano alla demotivazione professionale.Io laureata motivata sfruttata in stage Yatuu Hop Edizioni

Il volume Moi, 20 ans, diplômée, motivée… exploitée! nasce dal successo delle vignette apparse sul blog dell’autrice, come è accaduto alla collega Pénélope Bagieu (di cui ho già parlato su questo blog), e lo stile si presenta meno “particolare” della sua amica, ricordando molto i manga (essendo lei stessa una fan di fumetti giapponesi come Ranma ½ e Rurouni Kenshin).

Attraverso le sue strisce umoristiche, cerca di dar voce ai pensieri che molte persone hanno in testa in particolari situazioni e che non possono dire apertamente, diventando un logoramento interiore fatto di lunghi monologhi, incubi, desideri svaniti nel nulla, pianti soffocati e quella “sana” voglia di fare del male a chi cerca sempre di approfittarsi di te. Non si può non amare questa giovane stagista “in saldo” e non riconoscersi in tanti suoi pensieri!

Satira, verità e autobiografia in un volume che si può leggere anche in Italia grazie a Hop! Edizioni che l’ha pubblicato nella collana de La vie en rose (la stessa delle opere della Bagieu), dedicata alle BD al femminile.

Consigliato 🙂

LINO

The wedding eve – Il giorno prima delle nozze

Ciao Nerdini! Come state? Non scrivo da più di dieci giorni, perdonatemi! Sono al mare e ho avuto poco tempo da dedicarvi, ma adesso sono di nuovo con voi. Ringraziamo la mia vicina di casa che mi ha dato la password del suo Wi-Fi, così posso scroccare la linea per pubblicare post e rimanere a contatto con il mondo. XD

In questi giorni mi sono dato alla lettura di alcuni volumi che ovviamente recensirò su questo blog e iniziamo subito con un manga che mi è piaciuto tantissimo intitolato The wedding eveIl giorno prima delle nozze di Hozumi: un volume unico veramente delizioso, che raccoglie sei storie autoconclusive pubblicate originariamente in Giappone sulle pagine delle riviste Flowers e Rinka di Shogakukan, e portato in Italia da Planet Manga, che ha già annunciato la futura pubblicazione di Sayonara Sorcier, sempre di quest’autrice.

Shiki no zenjitsu è un’opera josei che ha come filo conduttore lo slice of life, in cui in maniera molto semplice vengono raccontati i sentimenti delle persone, certe volte aggiungendoci qualche elemento sovrannaturale.

Il primo racconto, Il giorno prima delle nozze, mette in scena il rapporto fra un fratello e una sorella, che passano del tempo insieme qualche giorno prima del matrimonio della ragazza. La sorella è sempre stata molto premurosa nei confronti del ragazzo, fin da quando era un ragazzino di undici anni, rimasto solo, dopo la tragica morte dei loro genitori in un incidente stradale. La giovane donna cerca in tutti i modi di coinvolgere il fratelThe wedding eve Il giorno prima delle nozze Hozumi Planet Manga  (2)lo nei preparativi del suo matrimonio ma quest’ultimo si dimostra freddo e distaccato.

La seconda storia, Rincontriamoci davanti ad Azusa n.2, racconta della piccola Azusa e del rapporto, seppur immaginario, che ha mantenuto con il padre defunto. La bambina soffre la mancanza della figura paterna e ogni anno pensa di passare un’intera giornata con l’uomo come se lui non se ne fosse mai andato via.

In Fratelli bianco e nero, il terzo racconto, Shiro e Rokuro si rivedono dopo dieci anni in occasione della morte di una loro vecchia amica, Yukiko, nonché ragazza amata da entrambi. In questo bar in cui consumano fiumi di birra, ci sarà modo per ricordare e riprendere il rapporto fraterno che sembrava dimenticato. Purtroppo la vita sa essere anche crudele e quattro mesi dopo, Rokuro muore per un cancro ai polmoni e raggiunge la sua Yukiko.

Lo spaventapasseri sognante è la storia più lunga del volume, divisa in due capitoli, che narra del ritorno di Jack in Kansas in occasione del matrimonio della sorella. Erano dieci anni che Betty non vedeva più il fratello che si era trasferito a New York dove lavorava in una piccola radio. Fra gli immensi campi dello stato americano, c’è uno spaventapasseri che controlla il terreno e i due fratelli, fin da piccoli, l’hanno associato alla figura materna mancante: il padre era partito per la Guerra del Vietnam e non aveva più fatto ritorno, invece la madre si era ricostruita una vita con un nuovo compagno e aveva abbandonato i figli agli zii del Kansas perché erano un ostacolo alla sua nuova vita. Purtroppo gli zii paterni non erano molto gentili con i due bambini e sfogavano la loro rabbia, soprattutto per il tradimento della cognata, su Jack che cercava di difendere la sua Betty, l’unica donna di casa insieme alla zia (avevano tre cugini, tutti maschi). Durante il soggiorno nella casa dell’infanzia, Jack ricorda com’è stato difficile crescere nel Kansas e tutte le esperienze che l’hanno portato a fuggire da quel luogo, compreso il rapporto morboso nei confronti della sorella.

Nella penultima storia, Paesaggio d’ottobre in miniatura, viene raccontata la storia di uno scrittore che cerca l’ispirazione per un nuovo romanzo. Kazunori Shinoda però non fa altro che stare chiuso in casa, al buio, senza arrivare a qualcosa di concreto. L’unica compagnia è Yuko, una liceale che si dimostrerà essere una presenza inquietante per diversi motivi.

Termina il volume E poi…, una storia raccontata dal punto di vista di un gatto. Il felino osserva tutto quello che fa il suo padrone e reputa gli esseri umani come degli individui strani che fanno cose poco comprensibili.

Questo slice of life ha un modo molto semplice di raccontare, affidandolo spesso al tratto preciso dell’autrice fatto di visi espressivi e tavole con lunghi silenzi, graficamente pulita e precisa. C’è tanta malinconia che viene trasmessa attraverso il ricordo di una determinata situazione o di una persona cara che non c’è più. Spesso questo sentimento porta alla tristezza che può trasformarsi in una solitudine che spesso ci viene imposta dagli eventi della vita, come la bambina del secondo racconto che soffre perché rimane spesso sola a casa ad aspettare la madre che torna dal lavoro, o molte volte diventa una scelta di vita, come lo scrittore della quinta storia. Certamente, oltre alla malinconia, una tematica costante di questo josei è la paura dell’abbandono, soprattutto nei due racconti, il primo e il quarto, in cui vengono narrati i rapporti fraterni: se nel primo il fratello vede il matrimonio della sorella come un normale allontanamento e una progressiva affermazione dell’età adulta, nell’altra storia il ragazzo deve lasciar andare colei per cui ha sopportato tutte le angherie da bambino per non lasciarla sola. Ovviamente anche l’amore è presente in questa raccolta, ma non è l’elemento principale, fa da contorno alle situazioni quotidiane, si potrebbe addirittura affermare che vengono narrati vari tipi di amore, diversi dall’immaginario romantico del tema.

The wedding eve è un volume che consiglio a TUTTI per la bellezza dei racconti e la poesia dei sentimenti che c’è anche se non esplicitamente scritta. I puristi e i “saggi” che leggono manga potranno anche non approvare questa mia affermazione, ma lo stile di Hozumi mi ha ricordato molto la semplicità del maestro Jiro Taniguchi.

LINO

Forget me not

“Ehi, quando rinascerò la prossima volta non voglio rattristare nessuno della mia famiglia, non voglio che piangano per me. Ormai sono libera dal dolore e dalla sofferenza, e sono felice, per cui state tranquilli. E fino a quando non ci rincontreremo sarò io a proteggere le persone che amo.”

Ci sono letture che ti lasciano indifferenti e che hanno bisogno di più volumi per ingranare (oppure le  tronco sul nascere) e altre, come questa, che ti colpiscono fin dal primo volume. Forget me not è il nuovo lavoro di Yuuki Obata, famosa autrice dello shojo manga Bokura ga ita (“noi c’eravamo”), che ci racconta dell’adolescenza ma in modo diverso, abbandonando i banchi di scuola e trasferendosi al reparto di oncologia pediatrica di un ospedale di Tokyo.

Haru Meguru nasce dall’esigenza di ricordare ed esternare quel brutto periodo vissuto dall’autrice (ma anche da tante persone che conosciamo) in cui si prese una pausa dal lavoro di mangaka per assistere la madre negli ultimi tredici mesi della sua vita (le fu diagnosticato un tumore e morì poco tempo dopo).

Il primo volume di Forget me not comincia con un primo capitolo che c’introduce il personaggio di Umeno Shinozaki, una liceale che immaginava il suo futuro come quello di una ragazza popolare, alla moda e con tante amiche. Purtroppo nella scuola superiore che frequenta, Umeno Forget me not Haru Meguru Yuuki Obata Flashbook Edizioniè vittima di bullismo, sia fisico sia mentale, che la sta consumando ogni giorno che passa e, stanca dell’orrore della sua quotidianità, tenta il suicidio buttandosi da un ponte. Fortunatamente la ragazza sopravvive e si risveglia nel letto di un ospedale, dove fa la conoscenza di tanti ragazzi ricoverati per diverse patologie, fra cui spicca Yusei Haruhara. Nei capitoli successivi conosciamo meglio i vari pazienti del reparto di oncologia pediatrica, soprattutto Yusei, che dopo una caduta durante un allenamento di karate, scopre la triste verità: ha un osteosarcoma cioè un tumore maligno alle ossa, e la soluzione più veloce per fermare l’espansione del cancro sarebbe quella di amputare una gamba.

Un argomento come quello dei giovani colpiti dal mostro del tumore, è veramente difficile d’affrontare e soprattutto da trattare con la giusta delicatezza, senza scendere nel patetismo di certi film o libri, che hanno già affrontato l’argomento (con l’intento di farci piangere apposta) – mi vengono in mente il manga di Gridare amore dal centro del mondo e il film I passi dell’amore. Yuuki Obata si dimostra “fredda” nel raccontare la vita di questi ragazzi, ma penso che sia una freddezza apparente e che ci regalerà qualche colpo di scena nei prossimi volumi.

Non so perché ma Haru Meguru per me sarà uno shojo manga che ci colpirà molto, soprattutto se l’autrice non manderà tutto per aria. Già da questo primo volume, si dimostra come una lettura intensa e che fa riflettere presentandoci due personaggi interessanti come Umeno e Yusei, che si contrappongono nel binomio della morte contro la vita: c’è chi rifiuta la propria vita cercando la morte e chi invece combatte per sopravvivere.

Il manga è tuttora in corso di pubblicazione sulla rivista Cookie (la stessa di Nana di Ai Yazawa) di Shueisha, e da poco è uscito il secondo volume nelle librerie giapponesi. Lo aspettiamo anche noi!

Consigliato 🙂

LINO

Cuori colpiti

“Un giorno, come in un attacco, sei colpito dal fuoco dell’amore. È meraviglioso e davvero triste allo stesso tempo.

Una volta catturati dalle mani dell’amore non c’è via di scampo. La tua storia d’amore potrebbe iniziare proprio adesso… sei sicuro che vada tutto bene?”

Cuori colpiti di George Asakura non è un manga che lascia indifferente ma può dare fastidio per la paradossale sincerità con cui viene affrontata la sessualità (e l’affettività) fra adolescenti. Perché parlare di un’opera pubblicata dieci anni fa? Il primo è rilanciare un’autrice valida come l’Asakura, ignorata dall’editoria italiana ma anche dal pubblico di lettori che compra sempre le stesse cose senza mai dare opportunCuori colpiti Knock your heart out George Asakura Flashbook Edizioni  (1)ità a prodotti nuovi e accontentandosi delle fotocopie; il secondo è che finalmente è ritornata sul mercato italiano con Piece of cake, pubblicato da Goen Edizioni; terzo e ultimo motivo è che quando fu pubblicato da Flashbook, il lettore medio di shojo manga non era pronto a trame così diverse dalla solita scolaretta impacciata alle prese con il primo amore.

Heart wo uchinomese! racconta la vita affettiva di alcune amiche con episodi autoconclusivi, spesso scollegate temporalmente, che s’intrecciano fra loro, dandoci un quadro chiaro alla fine della lettura dell’opera. Negishi è una ragazza molto bella ma che si reputa stupida perché non ama studiare. È innamorata di Arai, che a sua volta ha occhi solo per Ruri. Per farlo suo decide d’incontrarsi la notte, nella serra di pomodori dei genitori di Arai, e concedersi sessualmente al ragazzo perché pensa che se non può avere il suo cuore, almeno può averlo fisicamente. Ruri invece sembra la classica brava ragazza ma in realtà soffre a causa della morte prematura del padre, ed è per questo che snobba i suoi coetanei e cerca in tutti i modi di sedurre un professore. Atsuko invece ha una relazione con Seiji, uno degli amici di Arai, e sembra contenta della sua relazione ma il rapporto finisce quando scoprirà il segreto che accomuna Seiji e i suoi amici. Non vi anticipo altro perché è un volume da leggere e spiegarlo in poche parole è troppo riduttivo.

Negishi, Ruri e Atsuko sono lontane dallo stereotipo delle ragazze degli shojo manga (precisiamo una volta per tutte che è un josei – è stato pubblicato sulla rivista Feel Young di Shodensha – anche se viene presentato come shojo) ma sono indipendenti, determinate e tengono testa ai loro coetanei maschi. Leggendo questi due volumi che compongono KnoCuori colpiti Knock your heart out George Asakura Flashbook Edizioni  (2)ck your heart out! non vi troverete la timidona della scuola che osserva dalla finestra della sua classe il figo della scuola, che inizialmente non la caga ma che poi s’invaghisce di lei, ma troverete ragazze spregiudicate, chiamiamole pure delle bad girls, che sanno cosa vogliono: per esempio Negishi usa il sesso per conquistare il ragazzo che le piace sperando che lui prima o poi s’innamori di lei, senza parlare di Ruri che non si accontenta dei ragazzi della sua scuola e importuna un uomo con il doppio dei suoi anni, con figlio a carico.

Sono protagoniste imperfette, che spesso possono suscitare antipatia, e cercano volutamente di discostarsi dall’immagine ordinaria di una ragazza modello. Non c’è romanticismo ma fredda realtà, e lo stile narrativo crudo ricorda molto un’autrice come Moyoco Anno, anche nel tratto poco curato, ma le varie storie mi hanno ricordato le protagoniste, spesso psicopatiche, di Hina Sakurada.

La lettura di Cuori colpiti può lasciarvi con l’amaro in bocca o anche insoddisfatti, ma penso proprio che sia lo scopo dell’autrice di lasciarci con un senso d’apatia, la stessa che provano le sue ragazze nella loro vita.

Vi consiglio di recuperare quest’opera perché è molto attuale e, per certi versi, più vera del batticuore a primo sguardo o della mano sudata solo perché ti ha sfiorato una ciocca di capelli, senza dimenticarsi dell’edizione italiana di Flashbook che è bellissima! 🙂

LINO

Demi Lovato feat. Cher Lloyd: Really don’t care

Qualche giorno fa è uscito il video di Really don’t care, ultimo singolo di Demi Lovato, in collaborazione con Cher Lloyd, quarta canzone estratta dall’album Demi.

Con questa canzone, che tradotta volgarmente vuol dire “non me ne frega niente”, Demi ha voluto dare il suo sostegno alla comunità LGBT americana (ma anche a quella mondiale poiché i Lovatics sono in tutto il mondo) sostenendo l’amore in tutte le sue sfaccettature e dandoci un video che è un inno alla libertà personale.Demi Lovato feat Cher Lloyd Really don't care LA Gay Pride

Demi appare sopra un carro del Gay Pride di Los Angeles dello scorso 8 giugno in cui si è esibita proprio con RDC e si diverte con tutta la comunità LGBT presente all’evento, mostrandoci drag queen con parrucche colorate che ballano su tacchi vertiginosi, baci fra ragazze, ragazzi che indossano shorts dorati e tante persone che sono semplicemente loro stessi. Nel video ci sono anche alcuni personaggi famosi che fanno dei cameo come l’attore e suo fidanzato Wilmer Valderrama, l’amico blogger Perez Hilton, l’attrice Kat Graham, la collega e cantante inglese Cher Lloyd e il batterista dei Blink 182 Travis Barker.

Non c’è nessun giudizio morale, anzi la Lovato prende in giro tutte quelle persone che manifestano contro gli omosessuali dettati dall’odio razziale o dal fanatismo religioso. D’altronde anche lei ha posato per la famosa NOH8 Campaign con altre famosissime star, e di recente ha interpretato il ruolo della ragazza di SantanaNaya Rivera nella famosa serie televisiva Glee. Inoltre ha dichiarato che la sua lotta contro le discriminazioni l’ha ereditata da suo nonno che negli anni ’60 ebbe il coraggio di dichiarare la sua omosessualità in un’America in cui era proibito parlare di sesso in generale.

Demi promossa a pieni voti! Speriamo che nel Tour Mondiale, che partirà dal prossimo 6 settembre da Baltimora, abbia riservato una data ai lovatics italiani!

I capelli da Mini Pony della Lovato li amo *____*

LINO