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Avevano spento anche la luna

Dopo mesi di silenzio, ma soprattutto il giorno dopo la Festa delle Donne, perché non tornare a scrivere sul blog dopo più di sei mesi di silenzio con la recensione di un libro che mi ha tenuto con il fiato sospeso fino alla fine? Avevano spento anche la luna, romanzo d’esordio di Ruta Sepetys, porta alla luce una (delle tante) pagine di storia dimenticate dai libri scolastici ovvero la deportazione delle popolazioni baltiche nei gulag sovietici, ma soprattutto parla di donne e della loro forza nella vita.

Between Shades of Gray è una storia di fantasia ma fortemente biografica perché l’autrice, nata a Detroit ma figlia di rifugiati lituani, ha raccolto le diverse testimonianze di sopravvissuti attraverso due viaggi fatti nella terra natia: l’orrore inizia nel 1940 quando l’Unione Sovietica occupa Lituania, Lettonia ed Estonia, e vengono stilate delle liste di nomi di persone ritenute pericolose dal Cremlino. I soggetti iscritti in questi elenchi erano soprattutto intellettuali e politici contro il regime come professori universitari, avvocati, medici e artiAvevano spento anche la luna Ruta Sepetys Garzantisti, che furono costretti ad abbandonare le loro case per vivere dai dieci ai quindici anni in campi di lavoro in Siberia, stipati in treni affollati e costretti a giorni di viaggio senza sosta.

Lina Vilkas vive a Kaunas in un ambiente intellettuale vivo grazie a dei genitori amanti della cultura che la spingono ad assecondare la propria inclinazione d’artista tramite il disegno e la sua grande passione per Edward Munch. La notte del 14 giugno 1941 cambierà totalmente la sua vita: Lina, insieme al fratello Jonas e alla madre Elena, è sulla lista nera solo perché Kostas Vilkas, il padre, è il rettore dell’Università ed è considerato come un nemico di Stalin. L’NKVD, la polizia segreta sovietica, irrompe in casa loro e li costringe a lasciare tutto, caricandoli insieme a tanti sospetti in camion diretti alla stazione ferroviaria. Inizia un lungo viaggio che li porterà fino a Trofimovsk (Polo Nord), passando dai monti Altaj alla Siberia, per una prigionia che durerà dodici anni.

Un racconto crudo fatto attraverso gli occhi di un’adolescente che non capisce il motivo di essere privata della sua normalità, con un tono arrabbiato e impulsivo come la sua età ma allo stesso tempo pieno di speranza e di dignità. Lina proverà a non farsi risucchiare dal vortice della disperazione che la circonda ma viene provata dalla fame, dalle morti improvvise dei compagni di viaggio, dalla tirannia di uomini senza moralità, ma non perderà mai la lucidità affidandosi all’arte, cercando di documentare tutto il viaggio attraverso i suoi disegni, in modo di lasciare traccia di sé e farsi ritrovare dal padre.

Perché si parla di donne in questo romanzo? Perché sono loro il vero motore della resistenza all’orrore subito: Lina, Elena, la maestra Grybas, Janina e le altre si danno forza e tengono testa in onore dei mariti che sono misteriosamente scomparsi e deportati con un altro treno, rifiutando di firmare un’autodenuncia in cui si sarebbero condannare a venticinque anni di lavori forzati.

Un libro che non lascia indifferenti, dimostrato anche dal grande successo avuto a livello internazionale che l’ha portato a essere tradotto in più di ventotto paesi, in Italia è stato tradotto da Garzanti che ha pure pubblicato Ci proteggerà la neve (Salt to the sea), incentrato su Joana, l’amata cugina a cui Lina scriveva sempre lettere, che scappa con la famiglia in Germania.

Piccola curiosità: curiosando sul web ho trovato l’adattamento cinematografico del libro intitolato Ashes in the snow, diretto da Marius A. Markevicius, con Bel Powley nei panni di Lina, attrice britannica già vista in Diario di una teenager (The diary of a teenage girl) e Una notte con la regina (A royal night out). Purtroppo non ci sono molte notizie a riguardo. Peccato 😦

Libro consigliato!

LINO

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Il Libro dei Destini – Ever After High series by Shannon Hale

Le ragazze di Ever After High non sono nuove su questo blog perché ne parlai già in un precedente post in cui ho spiegato chi sono e presentato i vari personaggi delle storie contenute all’interno dei romanzi.

Il primo volume della serie EAH è Il Libro dei Destini di Shannon Hale, romanzo che introduce le due protagoniste principali e tutta la storia che ruota attorno al loro futuro, in seguito alla promessa di accettare il ruolo da interpretare in una determinata fiaba. L’edizione italiana è a cura di NordSud edizioni marchio di Adriano Salani Editore.Ever After High Il Libro dei Destini Shannon Hale (2)

Il futuro di Raven Queen e di Apple White sono strettamente legati non solo perché sono compagne di stanza ma soprattutto per la loro eredità fiabesca: la prima, figlia della Regina Cattiva, sarà colei che donerà la mela avvelenata alla figlia di Biancaneve, facendola cadere in un lungo sonno che sarà interrotto dall’arrivo del principe azzurro Daring Charming. Al secondo anno della Ever After High, tutti gli studenti sono obbligati a firmare il Libro dei Destini nel Giorno della Promessa, perché se una persona si oppone al proprio destino, finirà per scomparire insieme alla sua storia e a tutti personaggi collegati.

Raven Queen è cosciente che la cattiveria non è una cosa adatta al suo carattere perché, nonostante sia cresciuta con una madre che le insegnava a essere crudele, è una ragazza gentile e socievole, e per questo viene spesso punita. La futura Regina del male terrorizza tutti (il suo look dark con gli accessori punk non l’aiutano nei rapporti interpersonali!) e a causa dei pregiudizi degli altri non riesce a stringere molti rapporti d’amicizia, eccezione fatta per Madeline Hatter, la figlia del Cappellaio Matto. Tutt’altra storia invece è quella di Apple White, la ragazza più bella e invidiata da tutta la scuola, cresciuta come una vera principessa, con una cascata di boccoli d’oro, aggraziata nei movimenti e con una voce che incanta perfino gli animali del bosco. Per lei è tutto facile, anche le sue amiche come Briar Beauty e Blondie Locks vorrebbero essere lei perché è la ragazza che un giorno avrà la storia d’amore più bella di tutte le fiabe.

Se Apple White non vede l’ora di firmare il Libro dei Destini e assicurarsi il suo happy ending, Raven Queen cerca di dimenticare l’evento futuro e si spinge oltre: cerca una via alternativa al Giorno della Promessa perché pensa che tutte le storie tramandate da generazioni non siano del tutto vere perché è convinta che c’è altro oltre le solite parole Preside Grimm:l’unico modo per scoprire la verità è nascosto nell’ufficio di Milton Grimm, ovvero il Libro con tutte le firme passate e i destini preparati. Quando Raven Queen riesce a trovarlo, scopre la storia di Bella Sister che molti anni prima rifutò il destino prescelto – in cui era condannata a un futuro di bruttezza eterna per aver tentato di affogare la sorella – e si mette alla disperata ricerca d’indizi importanti per riuscire a ricostruire la storia. Chi è Bella Sister? Cos’è l’Ufficio Corone Scomparse? Chi è quell’uomo che vive nei Sotterranei delle Favole Dimenticate e che parla solo in Enigmatico (vecchia lingua del Regno)?

The storybook of legends apre la prima serie di romanzi di queste “famose figlie di…” che comprende anche La più malvagia del reame, Un mondo meraviglioso e C’era una volta. Questa lettura piacerà agli amanti della letteratura fantasy per ragazzi, ai collezionisti delle fashion dolls e a chi ama le principesse viste da una prospettiva diversa. A me è piaciuta molto questa reinterpretazione dei personaggi delle fiabe più famose e sono curioso di sapere come andrà avanti… cosa s’inventerà il Preside Grimm per fermare Raven Queen e tutto il gruppo dei Ribelli? 😉

LINO

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Solo per una notte

È possibile la storia d’amore fra un giovane liceale e un idolo del calcio? Nicolas Bendini ci racconta lo strano rapporto fra Mathieu e Goran a Parigi, la città dell’amour per eccellenza, fra paure adolescenziali e amori dimenticati.

Solo per una notte è un romanzo della SyncroHigh School (in passato faceva parte di Playground), una collana di volumi incentrati su storie fra adolescenti o giovani uomini gay (o che scoprono di esserlo), la stessa che pubblicò la meravigliosa trilogia dei Rainbow boys di Alex Sanchez, recensita in precedenza su questo blog.

Mathieu Varenne è un diciottenne del troisième arrondissement di Parigi, con una passione sfrenata per il calcio, soprattutto per il Paris SaintGerman (PSG). La sua vita è quella di un ragazzo normale che frequenta il liceo, esce con gli amici e vive a pieno i suoi anni, ma è consapevole di una cosa: gli piacciono i ragazzi – e questo segreto non l’ha ancora rivelato a nessuno. Mentre aspetta la fine di un improvviso temporale, Mathieu rimane da solo con un bambino affidatogSolo per una notte Juste pour une nuit Nicolas Bendinili da una donna che non conosce: mezzora dopo, da una Jaguar Blu, scende Goran Klasic, il centravanti croato del PSG, nonché suo idolo calcistico. Il rapporto che inizialmente viene a crearsi fra i due ragazzi è di tipo lavorativo cioè Mathieu, ogni mercoledì, dovrà andare a prendere a scuola il piccolo Mirko e portarlo a casa di Goran, ma s’interrompe subito a causa del carattere del calciatore, soggetto a scatti d’ira e di violenza. Mathieu cerca di dimenticarlo e finalmente, dopo la festa di Marion, ha la sua prima volta con Simon, soprannominato il Piccolo Cartesio, un atto puramente fisico e molto diverso da come l’aveva immaginato. La relazione passionale e carnale fra Mathieu e Simon viene allo scoperto a causa di un foglietto che quest’ultimo ha dimenticato dentro a un libro prestato alla pettegola Marion, in cui raccontava la prima notte passata insieme a Mathieu. Fra piani riparatori escogitati da Samuel e Fatima per allontanare i dubbi sulla sua omosessualità, e il progressivo allontanamento di Simon dalla sua vita, Goran riappare, sempre con i suoi modi rozzi ma deciso a conoscerlo di più. Complice una cena in un lussuoso ristorante, i due ragazzi volano a Zagabria dove Goran gli racconta il suo passato e Mathieu scopre il motivo del suo comportamento così violento… segreti del passato, amori distrutti e tanta sofferenza.

Ci sarà l’happy ending? Non ne sarei così certo ma ho scoperto che esiste un seguito a questo romanzo, intitolato I Fuoriclasse, in cui Nicolas Bendini ci racconta la vita di Mathieu tre anni dopo la fine di Juste pour une nuit – ovviamente lo leggerò e ve ne parlerò! 😉

Solo per una notte è un libro scorrevole, che si deve leggere senza troppe pretese ma con una storia coinvolgente. All’inizio ero un po’ scettico perché io e il mondo del calcio non andiamo molto d’accordo ma ero curioso a causa della polemica che ci fu nel momento della sua pubblicazione: i gghei si sono permessi di sfatare il mito del calcio virile e rigorosamente eterosessuale e partì una “caccia all’uomo” su chi fosse questo calciatore di origina serba nella realtà – in tanti ipotizzano che sia Zvonimir Boban, ex calciatore del Milan.

Una curiosità: il titolo originale Juste pour une nuit è una canzone di L&E (artista di cui non ho trovato nessuna informazione) che Mathieu ascolta immaginando il suo amore romantico, ma soprattutto è la cover in lingua francese di My All di Mariah Carey. Il testo francese ha dei versi come “je donnerai toute ma vie pour qu’il m’aime un nuit” o “Je pense à lui ce soir, la solitude est venue me voir”… ah, i francesi… che romantici! XD

Le mie lettrici amanti dei libri a tematica M/M e le fujoshi abituate agli yaoi ameranno questo nuovo titolo che consiglio – prima recuperate Rainbow Boys, se non l’avete ancora letto!

LINO

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Amata Tela

“Si possono fare progetti, regalare promesse, ma l’amore è un cavallo selvaggio e ribelle, che corre dove vuole e solo quando vuole, e nessun cavalier, nemmeno il più temerario, è riuscito mai a domarlo e addomesticarlo”.

Quando Giulia Madonna mi propose di leggere un suo lavoro, tramite messaggio privato su LinkedIn, lo fece con il cuore in mano e tanta umiltà. Dalle sue poche parole traspariva tanta semplicità, che poi si è rivelata anche la caratteristica principale della sua scrittura, molto scorrevole e lineare, e mi ha inviato il suo libro. La ringrazio per la sua fiducia nel donarmi il suo “bambino” ma soprattutto nel credermi capace di poterlo apprezzare.

Amata Tela è un romanzo d’amore e di passione, ma definirlo tale sarebbe riduttivo perché potreste pensare che sia un surrogato dei romanzi Harmony. Fine estate del 1988, Trieste, Francesca è una studentessa universitaria di venticinque anni, che ha il progetto ambizioso di diventare un architetto di fama mondiale, e per raggiungere questo scopo stAmata tela Giulia Madonna Musicaos edizioniudia molto, non accontentandosi di essere una studentessa nella media. A stravolgere la sua esistenza di ragazza modello ci pensa Eugenio, artista squattrinato che vuole far conoscere la sua arte e vivere di essa, in una realtà dove non si può vivere solo con la pittura. Il ragazzo dall’animo ribelle e Francesca iniziano questa relazione piena di passione, un amore che li consuma e fa dimenticare il mondo esterno, una carica erotica che appaga le loro anime e le completa. Questo rapporto al limite dell’autodistruzione emotiva infastidisce Eugenio che inizia a sentirsi come in una gabbia, intrappolato nell’ordinarietà di un rapporto di coppia che danneggerebbe il suo spirito libertino da artista bohémien, e comincia a tradire la compagna con storie da “una notte e via e senza coinvolgimento emotivo”. In un continuo tira e molla, la coppia arriverà allo sfascio totale quando Francesca inizia a lavorare nello studio del famoso architetto Carlo Dell’Olmo, un uomo con la fama di essere un playboy nonostante sia sposato da tanti anni con Anita. La ragazza inizia a lavorare nello studio di architettura a Palazzo Pitteri e l’architetto riesce a capire e a concretizzare il talento di Francesca, portandola a una maturazione artistica che in futuro potrebbe farla diventare il nuovo capo dello studio.

Stanca dell’ennesimo tradimento, Francesca lascia definitivamente Eugenio e si dedica solo al lavoro ma pochi giorni dopo succede qualcosa che le cambierà la vita: è incinta ma decide che crescerà questo figlio da sola, senza dir nulla al padre biologico del bambino. Gli anni passano, Eros cresce, l’avvocato Dell’Olmo diventa come un padre per la protagonista ma che ne sarà di Francesca? Diventerà un architetto o la gravidanza inaspettata la porterà a dover ripianificare tutta la sua vita? Eugenio che fine ha fatto? Non sa che Eros è suo figlio?

A cosa si riferisce il titolo “Amata tela”?

Io non voglio anticiparvi nulla e vi consiglio la lettura di questo romanzo che ti stravolge le aspettative. Potete trovarlo su Amazon in versione ebook o in versione cartacea.

Devo ammettere che da quando ho scoperto il mondo della micro-editoria (o quando ricevo segnalazioni di nuovi autori via e-mail) sto avendo molte soddisfazioni con opere che saranno poco conosciute ma che non hanno nulla da invidiare a certi libri super pubblicizzati dalle grandi case editrici famose, che spesso ti spacciano certi nomi (e qui eviterò di elencare le mie antipatie personali) come le stelle della letteratura italiana contemporanea.

La scrittura di Giulia può ricordare qualche scrittrice famosa come la Mazzantini, e può piacere soprattutto a chi ama le storie che narrano la quotidianità ma non in modo banale, dove ho apprezzato anche la poca presenza di dialoghi che nei libri di oggi riempiono le pagine, generando capitoli che sembrano dei “copia e incolla” di conversazioni tramite whatsapp.

Alla mia domanda “quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Francesca?”, l’autrice rispose diplomaticamente: “Credo che quando uno scrittore scrive, dice sempre qualcosa di sé, mettendolo in bocca ai suoi personaggi, facendogli fare le scelte che lui stesso farebbe, vivendo le loro stesse esperienze”.

Consigliato? Assolutamente sì, soprattutto ai romanticoni che credono che l’amore vinca su tutto e non importano le difficoltà e il tempo che passa, perché se quello era amore, allora ritornerà a cercarti e ti prenderà con tutta la violenza di una passione mai finita.

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

Si dà il caso che

Just so happens è il classico esempio di un bel slice of life ma lasciato a metà, una graphic novel dell’artista anglo-giapponese Fumio Obata che cerca d’indagare nella profondità dell’animo umano ma non ci riesce del tutto.

Io e i “capolavori” dichiarati dalla Bao Publishing abbiamo qualche problema. Dopo la delusione di E la chiamano estate di Jillian e Mariko Tamaki, anche questo Si dà il caso che mi ha lasciato abbastanza indifferente.

Due sono le cose: o io non capisco nulla di fumetto (probabile come cosa, mica possiedo la verità assoluta) o gli intellettualoni critici della narrazione a fumetti gridano al “capolavoro” troppo facilmente per ragioni commerciali o di pubblicità.

Si dà il caso che racconta il ritorno di Yumiko in Giappone a seguito della morte del padre, a causa di un incidente durante un’escursione in montagna. La ragazza vive da anni a Londra, dove lavora come designer, ed è legata sentimentaSi dà il caso che Fumio Obata Bao Publishinglmente a Mark. Subito dopo la telefonata del fratello, Yumiko vola in Giappone un po’ controvoglia, dove la aspettano familiari e cerimonie funebri. Inizialmente la giovane non riesce a capire come si sente, frastornata dal jet lag e da tutte quelle formalità che le vengono imposte, non prova niente ma solo tanto fastidio, tranne nel momento in cui mettono il padre nel forno per cremarlo e la ragazza si scioglie in un mare di lacrime. In seguito Yumiko ne approfitta per andare a trovare la madre, divorziata dal marito quando lei e il fratello erano adolescenti, che è sempre stata un modello per la protagonista: essendo una donna intellettualmente emancipata, ha cercato di seguire il suo sogno di diventare scrittrice andando contro tutta la famiglia e scegliendo una vita di solitudine. Quando apprende che la figlia ha una relazione stabile con un uomo, la madre non reagisce molto bene perché ha paura che Yumiko possa finire a essere la classica casalinga soggiogata al potere maschile. Nel viaggio di ritorno a Londra, la ragazza ripensa al Giappone e capisce che la vita di Londra è quella che le appartiene.

Il tema del viaggio e del ritorno a casa, è stato usato in tante produzioni culturali e anche nel fumetto, e spesso comporta una profonda analisi del personaggio che ritorna nei luoghi dell’infanzia e della vita famigliare di un tempo. Just so happens mi ha ricordato Al tempo di papà ma senza quella bella analisi che fa Jiro Taniguchi sull’interiorità di una persona: si percepisce che Yumiko non è molto contenta di tornare in Giappone ma non si capisce il perché, considerando che nel racconto non ci sono elementi di rottura con il passato e il nucleo famigliare ma solo il suo sogno di studiare design a Londra. La protagonista si sente sia un’estranea nella capitale inglese sia in Giappone, ma questo non viene spiegato, a parte il contare gli anni di residenza nella città. Dopo aver sbadigliato alla commemorazione del padre, si scioglie in lacrime nel momento della cremazione, va a trovare la madre e torna a Londra – tutto troppo velocemente.

Troppi temi buttati fra le pagine e non analizzati, un minestrone di sentimenti che cambia da una pagina all’altra, un’incompletezza narrativa che ti porta a valutare questa graphic novel come un fumetto a metà.

Le illustrazioni di Obata sono bellissime, come anche l’edizione cartonata di Bao Publishing, ma diciannove euro sono eccessivi per centoquaranta pagine. È vero che le graphic novel costano sempre più dei manga o dei comics, ma certi prezzi stanno diventando proibitivi: molti volumi per cui ho dei dubbi, possono stare tranquillamente a prendere la polvere negli scaffali di una libreria. Ringrazio di aver preso l’e-book di quest’opera! XD

Consigliato? Non saprei. Forse voi, che avete una sensibilità diversa dalla mia, potreste trovare particolari che non ho saputo apprezzare.

LINO

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Col nostro sangue hanno dipinto il cielo

“Non è triste fingere di amare qualcuno? –

L’amore è un prodotto come un altro. Se fosse una cosa seria non lo userebbero per vendere i cd”

Se non avessi letto il nome sulla copertina del racconto, avrei pensato che l’autrice di Col nostro sangue hanno dipinto il cielo fosse una giovane giapponese, soprattutto per i dettagli dell’universo degli Host di Tokyo, un mondo sconosciuto e che può essere capito solo in parte da noi occidentali.

Eleonora C. Caruso è una giovane scrittrice italiana, classe 1986 (come me!), che ha iniziato a scrivere per passione dandosi alle fan fiction sui suoi eroi preferiti. Ha già pubblicato un romanzo intitolato Comunque vada non importa per la casa editrice Indiana e con questo racconto lungo ambientato in Giappone, inaugura la collana Scintille di Speechless Books, che si propone come una nuova raccolta di storie scritte da autori italiani emergenti o esordienti con particolari qualità narrative.Eleonora C Caruso Col nostro sangue hanno dipinto il cielo Speechless Books

Shun è un host di venticinque anni che lavora all’interno del Parfume, un host club frequentato da uomini e donne che sono alla ricerca di un “amore immaginario”. Il compito di un host (oppure di una hostess) è quello di fare da escort ma senza la richiesta di rapporti sessuali perché è un ruolo più da compagnia: si parla flirtando con il cliente e ci si può lasciare andare a piccole effusioni che non vadano oltre a una carezza o a un bacio. Il nostro protagonista mezzo sangue (termine con cui i giapponesi identificano le persone che hanno origini occidentali) è uno degli host più richiesti del club di Shinjuku perché riesce a dare alle sue clienti “le cose che non si aspettano dagli altri uomini” come un complimento o qualche parola di conforto, poiché queste donne “pagano per sentirsi amate”.

La Tokyo che viene descritta non è quella allegra di tanto shojo manga ambientati a Shibuya, ma è una città affamata di affetto, così triste e umanamente svuotata di quei sentimenti che dovrebbero riempire la quotidianità di una persona.  La capitale giapponese ha uno stile di vita così frenetico che non c’è più nemmeno il tempo per innamorarsi,  ricorrendo all’uso di queste figure professionali per vivere il sogno di un amore perfetto. Shun sa di vendere delle illusioni, capendo di vivere anche lui una vita finta perché non è altro che un prodotto di questa società vuota, ritrovandosi in questo meccanismo in cui viene usato come un bene materiale a scadenza poiché ormai a venticinque anni non sei più adatto per fare l’host.

Il ragazzo vive passivamente la sua vita e il malessere interiore, quel senso di vuoto e apatia che prova nella routine giornaliera, si manifesta anche fisicamente provocandogli ulcere gastriche e continue nausee causate dal troppo consumo di alcol durante l’orario di lavoro. In una società in cui si tende a essere tutti uguali e incoraggia le persone a una spersonalizzazione individuale, anche l’incontro con una persona come Toru, che potrebbe cambiargli la vita positivamente, diventa un fatto irrilevante a cui Shun non s’interessa.

La Caruso ci fa riflettere, ci porta in questo mondo in cui nessuno è speciale e tutti sono “niente”: in una società dove comanda chi ha più soldi, dove si può comprare perfino la felicità (seppur apparente), perché non si potrebbe comprare pure l’amore? Non può essere un sentimento che non esiste ed è stato (ab)usato troppo da un certo tipo di letteratura?

Questo racconto lungo, che con la sua apatia ti lascia dentro volontariamente un senso di vuoto, è disponibile in free download su http://www.speechlessmagazine.com (date un’occhiata alle pagine social su Facebook e Twitter di Speechless Magazine), e in pochi minuti verrete trasportati nel cinismo dei personaggi di Eleonora che non vi lasceranno indifferenti – potrete pure odiarli per il loro eccessivo negativismo!

Vi lascio segnalandovi la scheda di Goodreads così potete leggere altri pareri oltre al mio. La mia unica curiosità è se ci sarà un sequel per sapere se… Shun parte per Parigi? 😉

Consigliato 🙂

LINO

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Divergent di Veronica Roth

Non ho mai amato molto il fantasy, l’ho sempre trovato noiosetto ma devo riconoscere che ultimamente sto particolarmente apprezzando l’urban fantasy, un sottogenere del fantasy contemporaneo, soprattutto a tematica distopica.

Dopo Hunger Games, mi sono appassionato a una nuova trilogia di fantasy distopico, finendo primo volume proprio qualche giorno fa: Divergent di Veronica Roth, reso famoso dalla recente trasposizione cinematografica con Shailene Wodley, che interpreta la protagonista Tris, e Kate Winslet nei panni della cattivissima Jeanine, è il primo romanzo che compone la saga dei divergenti, seguito da Insurgent e Allegiant.Divergent Veronica Roth De Agostini Young Adults urban fantasy distopia

In un futuro non precisato, il mondo è composto da cinque fazioni che si dividono equamente i vari compiti, in modo da cooperare per il bene della società ed evitare guerre inutili che in passato hanno portato solo distruzione. Beatrice Prior è una sedicenne che vive nella fazione degli Abneganti, insieme ai genitori e all’amato fratello Caleb. Come tutti i ragazzi di quell’età, dovrà fare una scelta cioè se rimanere nella propria fazione o abbandonare tutto e cambiare gruppo sociale scegliendo fra cinque comunità:

  • Abneganti: è la comunità a cui appartiene Beatrice, sono persone altruiste che pensano che l’egoismo sia il motivo principale dei vari conflitti e nella società ricoprono posizioni da Governanti altruisti. Il loro simbolo sono le pietre grigie, colore che rappresenta la società dato che vestono tutti uguali e condannano la vanità (è perfino vietato specchiarsi!).
  • Eruditi: “Nemici” degli Abneganti, a cui dedicano spesso articoli al vetriolo, li accusano di essere dei falsi moralisti che puntano solo al potere con la scusa di essere caritatevoli. Dedicano la loro vita alla cultura, ritenendo che l’ignoranza delle persone abbia portato alla guerra, e sono generalmente insegnanti e ricercatori. L’acqua li rappresenta.
  • Intrepidi: è la fazione dei coraggiosi, che proteggono la popolazione dalle minacce interne ed esterne. Sono fisicamente forti e non sopportano la codardia. Sono identificati con l’immagine dei carboni ardenti.
  • Candidi: è la comunità che si occupa della legislazione procurando autorità affidabili e competenti. Sono rappresentati dal vetro che simboleggia la trasparenza, perché amano la sincerità e dicono sempre la verità.
  • Pacifici: consulenti e assistenti sociali, rifiutano la violenza e l’aggressività perché la malvagità delle persone porta a qualcosa di negativo come un conflitto. Il simbolo associato a loro è la terra.

Oltre a queste cinque fazioni, ne esiste una sesta, nascosta da tutti, che è quella degli Esclusi, persone che non hanno superato l’Iniziazione di un determinato gruppo e vivono ai margini della società, in estrema povertà, mendicando e ricevendo assistenza dagli abneganti.

Beatrice, come i suoi coetanei, si sottopone al test attitudinale che dovrebbe aiutare i ragazzi a capire quale sia la fazione più consona alla loro personalità, ma il test non è valido perché il risultato la vede incline per ben tre fazioni (Abneganti, Intrepidi ed Eruditi). Tori, l’intrepida che supervisiona il test della protagonista, le dice che è una Divergente che non dovrà dirlo a nessuno perché se no l’avrebbero uccisa: i divergenti vengono eliminati dai capi fazione perché sono considerati pericolosi per l’equilibrio della società ma soprattutto perché non sono controllabili. L’esaminatrice protegge Beatrice falsificando i risultati dei test e le consiglia di rimanere fra gli abneganti.

Arrivato il giorno della cerimonia della scelta, Beatrice, Caleb e gli altri coetanei devono decidere a quale fazione appartenere secondo un determinato rito: l’adolescente deve tagliarsi il palmo della mano e lasciar gocciolare il sangue nella coppa della comunità a cui vuole appartenere. Il fratello viene chiamato per primo e sconvolge tutti con la propria decisione di andare negli eruditi e Beatrice, spinta dal coraggio della scelta del fratello, entra a far parte degli intrepidi. Da questo momento i ragazzi devono abbandonare la propria famiglia e inseguire i diversi capo fazione per incominciare il percorso di Iniziati che li porterà a essere o membri effettivi della fazione o esclusi.

Beatrice cambia e diventa Tris, nome nuovo e vita nuova. Si ritrova nella comunità degli intrepidi dove deve far fronte a un’iniziazione molto dura che si basa sul controllo delle proprie paure, attraverso delle prove che la mettono sotto un pesante sforzo fisico e a rischiare la vita. A controllare il tutto c’è Eric, il capo fazione crudele che prova piacere a vedere soffrire le persone, geloso di Quattro, l’allenatore degli Iniziati con cui Tris avrà una relazione segreta. 🙂

Mi fermo qui con la trama perché non voglio fare spoiler! Curiosi?  Vi anticipo che ci saranno tanti colpi di scena, amicizie che vengono tradite, iniziati gelosi e vendicativi, lotte di potere e un conflitto che si sta avvicinando.. Ci sono già tanti elementi di critica sociale come in Hunger Games che ho iniziato a percepire nell’aria, ma preferisco approfondirne a trilogia conclusa. 😉

Dopo la mia amata Katniss Everdeen, un’altra eroina con gli attributi, che non fa la Bella addormentata nel bosco e non si tira indietro di fronte alle difficoltà. Mi piacciono queste donne coraggiose che dimostrano di non essere il sesso debole e mi viene il dubbio che le scrittrici (casualmente donne anche loro) scelgano delle ragazze come simbolo di coraggio ma soprattutto di libertà.. una parità di genere? Effettivamente chi l’ha detto che il mondo deve venir per forza salvato da un maschione super muscoloso che sprigiona testosterone da tutti i pori?

Benvenuta Tris/Beatrice!

LINO

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Splendore di Margaret Mazzantini

“Tutte le relazioni d’amore nascono da una mancanza, ci immoliamo a qualcuno che semplicemente sa accomodarsi in questo spazio aperto e dolorante per farne quello che vuole: farci del bene oppure distruggerci.”

Margaret Mazzantini è uno dei nomi più famosi della narrativa contemporanea, resa celebre dai romanzi Non ti muovere (grazie anche al film con Sergio Castellitto e Penelope Cruz) e Venuto al mondo, ed è sempre nelle prime posizioni dei libri più venduti. Sinceramente non avevo mai letto nulla di questa scrittrice e, spinto dalle critiche positive ai suoi romanzi, mi sono dato alla lettura di Splendore.

Il libro racconta la storia d’amore di Guido e Costantino, due ragazzi che si conoscono fin dall’infanzia, poiché abitano nello stesso palazzo, e li segue fino all’età adulta, anzi sarebbe meglio dire fino alla vecchiaia. Ci troviamo nella capitale, la Roma degli anni ’70, quella che stava andando incontro alla modernità ma che ancora era attaccata ai valori classici della famiglia. Guido è il figlio unico di una famiglia benestante che non gli fa mancare nulla, a parte l’affetto dei suoi genitori, e vive all’ombra della carismatica Georgette, la madre italo-belga; invece Costantino è il figlio del portiere dello stabile, originario della Puglia e di umili origini. Se il primo è un adolescente inquieto, curioso e che non si limita a vivere la vita come una marionetta degli adulti, il secondo è più tranquillo, serio e sempre riconoscente alla sua famiglia.

Al liceo si ritrovano in classe insieme e una gita scolastica in Grecia li avvicina sempre più, facendo capire ai due ragazzi che la loro non è una semplice amicizia. Da questo momento, in cui prendono coscienza della loro vera natura, sarà un continuo incontrarsi di nascosto per amarsi ma allo stesso tempo allontanarsi per vivere ognuno la propria vita in modo diverso. Vivranno vite parallele, avranno le loro mogli e le rispettive famiglie, ma l’amore vero, quello che ti strappa il cuore e ti soffoca la notte non lasciandoti dormire, cercherà di superare la routine di una vita apparentemente normale.Splendore Margaret Mazzantini Mondadori

Sono tempi diversi quelli narrati dalla Mazzantini, dove l’amore omosessuale era ancora considerato una malattia e non semplicemente un sentimento come gli altri. Il dramma interiore che vive soprattutto Costantino, che si divide fra l’essere un padre modello e il suo desiderio di amare il vero amore della sua vita, è quello che molte persone ancora oggi vivono, intrappolati nelle loro finte case perfette, ma avendo relazioni clandestine all’oscuro di tutti. Guido si allontana da quel ragazzotto provinciale, lasciandosi catturare dalla bellezza di Londra, la città della stravaganza per eccellenza, e vuole ricominciare senza l’altro ragazzo, liberandosi dallo spettro della madre, ormai deceduta, che era il suo unico punto di riferimento.

Purtroppo le ragioni del cuore non sempre seguono quelle del cervello e, per quanto uno si possa allontanare fisicamente dall’altro, la mente improvvisamente può riportarti ai ricordi di tempi migliori come quelli di una vacanza al mare, dove potevi vivere il tuo amore alla luce del sole o di attimi di passione esplosi dai forti sentimenti repressi nella grigia routine quotidiana.

La scrittura di Margaret Mazzantini è passionale e impulsiva, proprio come il suo Guido che è la voce narrante del romanzo. Ci descrive un amore difficile, ostacolato dal costume italiano, dalla paura di una società che ha nei confronti di ciò che non conosce. Quello che vuole dire è che amare non è determinato dal dualismo uomo-donna ma è una cosa così naturale, insita nell’uomo, innata, che va oltre al sesso e agli schemi che gli esseri umani si fanno nella loro testa.

Ho odiato profondamente i due uomini della storia, perché così “umani”, incastrati nelle proprie paranoie e nella sofferenza più becera, schiavi di un mondo che non li vuole, che sanno amare ma allo stesso tempo sanno far soffrire anche la persona a cui tengono di più. L’amore diventa cattivo e malsano, puro egoismo che si esprime in rapporti sessuali veloci in hotel di periferia, un sentimento che ti rende ancora più avido perché ti mancano le sue carezze, le sue parole di conforto, i suoi sorrisi e i suoi baci. Sembra che il binomio amore-sofferenza sia la caratteristica principale di tante storie d’amore, come se il sentimento più nobile, decantato dai più grandi poeti e letterati, non possa essere un sentimento positivo: in apparenza è come una rosa, la più bella fra tutte in quel giardino chiamato vita, ma se distogli l’attenzione dai suoi petali, vedrai tutte quelle spine che la sorreggono.

L’autrice ci porta alla ricerca del proprio Io interiore, cioè del nostro splendore, e per quanto una persona possa scappare da se stesso, a un certo punto della vita dovrà fermarsi a riflettere e ad analizzare la sua esistenza, perché ci viene data una sola vita, un’unica occasione per splendere.

L’amore può far male ma la vita ancora di più, devi essere anche capace di spegnerti e accettare la fine del tuo splendore.

LINO

Pubblicato in: Le Journal, Libri

E-book VS libro cartaceo

Ultimamente navigando sul web, m’imbatto sempre in link e immagini simili a questa:

ebook vs libroLa solita noiosa presunzione della superiorità del libro cartaceo sull’e-book.

Sinceramente trovo questa filosofia di alcuni lettori, attaccati morbosamente alla carta, abbastanza ridicola, mostrando la solita supponenza dell’intellettuale vero che non cederà mai alla tecnologia, anche quando questa ha dei risvolti positivi.

In un mondo dove la tecnologia è sempre più fast & easy, diventando sempre più alla portata di tutti, anche il modo di leggere è cambiato.

Stessa sorte è toccata anni fa alla musica con l’avvento degli mp3 e degli stores virtuali (per esempio il famosissimo iTunes), ma quest’accessibilità non ha portato all’estinzione del disco fisico, anzi, addirittura c’è stato un ritorno ai vinili! E molti collezionisti ne vanno pazzi.

Parlando nello specifico dei libri, i puristi della carta rivendicano varie caratteristiche: si può sfogliare, sentirne il profumo e la sensazione dei vari tipi di carta sui polpastrelli di una mano, ha un valore estetico perché sono colorati e danno un senso all’arredamento di una casa, si possono personalizzare. Un e-book non può, è freddo e glaciale, senza cuore (per loro).

Tralasciando l’aspetto emotivo, bisogna affermare il principio assoluto:

UNA STORIA È SEMPLICEMENTE UNA STORIA E SE LA VOGLIO LEGGERE NON CAMBIA NULLA FRA E-BOOK E LIBRO.

L’e-reader può tranquillamente coesistere con il libro normale, l’uno non esclude l’altro ma possono entrambi essere strumenti validi.

Io sono favorevole agli e-book soprattutto per la loro praticità perché puoi leggerli ovunque senza portarti in giro volumi di carta da oltre cinquecento pagine. Un e-reader è sempre sui sei pollici, pesa circa centocinquanta grammi e, in base alla memoria interna, contiene almeno un centinaio di libri. Puoi portarti tutti i volumi che vuoi in un piccolo gioiellino tecnologico che non si scarica subito e non si rompe alla prima caduta, come di solito sostengono i detrattori. Aggiungeteci che si può tranquillamente leggere al buio perché generalmente dotato di luce autonoma, si possono fare delle annotazioni, evidenziare, copiare, usare istantaneamente il vocabolario e fare ricerche sul web.

Io leggo e-book e libri cartacei senza problemi, anzi molti li colleziono, ma da quando ho il mio amato e-reader mi sono risparmiato tante fregature: libri spacciati per capolavori a prezzi esorbitanti. Bisogna ammetterlo, adesso tante novità arrivano tranquillamente ai 18/20 euro in libreria, un prezzo elevato che spesso non vale la spesa, e se riesco a trovare quel determinato titolo in formato digitale a sei o sette euro, sono più contento perché con quello che spenderei per un libro, riesco a leggerne due o addirittura tre.

Vogliamo parlare anche dell’impatto ambientale? Quanta carta è stata sprecata per pubblicare i libri di Federico Moccia? Quanti alberi son stati abbattuti per la trilogia sporcellosa di 50 sfumature di grigio? O peggio ancora per I cento colpi di spazzola di Melissa P.? Non avete un po’ di sensi di colpa? Se fossi in voi correrei ai ripari iscrivendomi a Greenpeace! XD

Da quando ho adottato il mio amato Kobo Aura HD, gli alberi e il mio portafogli da disoccupato ringraziano. Ovviamente il fatto di avere un e-reader non ha portato all’estinzione della mia libreria, anzi ha dato un valore aggiunto perché metto in bella mostra i titoli più belli e che per me valgono qualcosa, evitando tante cianfrusaglie prendi polvere.

È soltanto una questione di scelta.

Io piuttosto mi preoccuperei di un’altra questione: siamo uno dei Paesi dove si legge poco e molte persone ammettono di non aver mai letto un libro, se non costrette dai propri insegnanti. D’altronde se il quotidiano più letto in Italia è La Gazzetta dello Sport, un motivo ci sarà.

LINO

Pubblicato in: Libri

Tsugumi di Banana Yoshimoto

“Non so perché, ma avevo la sensazione che l’amore, per quanto lo si doni, per quanto si lasci aperto il rubinetto del proprio cuore, non si esaurisce mai.”

Non avevo mai letto un libro di Banana Yoshimoto fino ad oggi, e sinceramente non saprei spiegarvi il motivo poiché è un’autrice molto conosciuta e in libreria sono presenti tante sue opere. Dopo aver letto La luna e il lago di Hinako Ashihara, ispirato a Honeymoon di quest’autrice, ho chiesto consiglio alla mia amica Caroline se sapeva con quale opera era meglio iniziare e mi elencò un paio di titoli fra cui Tsugumi.

L’autrice giapponese, che in realtà si chiama Mahoko, ci porta in un piccolo paese di mare (la penisola di Izu) per raccontarci la storia d’amicizia fra Maria Shirakawa e Tsugumi Yamamoto, e il ricordo che ha dell’ultima estate delle ragazze trascorsa insieme nel paesino in cui han vissuto fin da piccole. Maria, l’Io narrante della storia, è la figlia di una relazione “sbagliata” con un padre che vede solo nei weekend (perché lavTsugumi Banana Yoshimoto Feltrinelli Letteratura Giapponeseora a Tokyo e non riesce a ottenere il divorzio dalla prima moglie) e vive con la madre presso la Pensione Yamamoto. Zia Masako, la madre di Tsugumi, oltre a essere la proprietaria della struttura alberghiera insieme al marito Tadashi, è la sorella minore della madre di Maria, e la donna ricambia l’ospitalità nel vivere nella  dépendance lavorando nella cucina della pensione. Se Maria è una ragazza disponibile, tranquilla e che non crea nessun problema, non si può dire lo stesso della cugina: anche se fisicamente è bella, il carattere non l’aiuta, presentandosi come una persona che definiremmo una “serpe”. Cattiva, arrogante e maleducata, usa la bocca per ferire volutamente gli altri e, a causa della grave malattia che le fu diagnostica in tenera età, con cui le avevano pronosticato una vita breve, è cresciuta sotto una campana di vetro in cui ogni suo desiderio è un ordine.  A diciannove anni Maria si trasferisce con la madre a Tokyo, dove le due donne potranno vivere finalmente in una vera famiglia insieme al padre, che nel frattempo è riuscito a divorziare ufficialmente dalla moglie precedente. Superati gli esami di ammissione all’università della capitale giapponese, il modo frenetico che hanno di vivere i “cittadini” è molto diverso per una semplice “campagnola” come lei, e spesso le manca così tanto il mare da non riuscire a dormire la sera e cadere nella nostalgia. Maria torna al piccolo paese per trascorrere l’ultima estate alla Pensione Yamamoto che chiuderà a causa della costruzione di un grande albergo moderno, conosceranno Kyoichi (che non vi svelo chi è) e tutto finirà con una sincera e toccante lettera/testamento che Tsugumi lascia a Maria..

Apparso per la prima volta a puntate sull’edizione giapponese di Marie Claire e pubblicato in volume nel 1989, Tsugumi è uno dei più grandi successi di Banana Yoshimoto, tanto d’aver goduto anche di una trasposizione cinematografica nel 1990 diretta da Jun Ichikawa.

Nell’opera sono presenti tutti i temi cari all’autrice come la sottile linea fra la vita e la morte, l’amicizia, l’amore e la sofferenza, ma soprattutto si respira tanta nostalgia. Il fatto di ambientare la storia in un piccolo paese dona l’idea del “non c’è niente di speciale”: le passeggiate sulla spiaggia insieme al cane Pochi, camminare a piedi nudi a tarda notte, essere circondati dal profumo della salsedine trasportato dal vento ma soprattutto essere sempre circondati dal mare, il personaggio indiretto di quest’estate che non tornerà più.

Oltre all’amicizia c’è spazio anche per i rapporti genitori e figli, perché se Tsugumi ha una posizione privilegiata nei confronti della sorella Yoko a causa della malattia, Maria cerca la tranquillità famigliare che non può avere a causa di un padre lontano e di una madre considerata come una ruba-mariti. Inoltre le due ragazze vogliono affermare loro stesse in termini diversi: Maria s’iscrive all’università dove non riesce a integrarsi perfettamente, invece Tsugumi vuole dimostrare che lei non è solo la ragazzina malaticcia che si stanca facilmente e attraverso a gesti violenti cerca di dimostrare che è sbagliato sottovalutarla.

Consigliato a chi vuole leggere un romanzo scritto bene ma non pesante e a chi ama questo tipo di racconto che ricorda la sceneggiatura di certi shojo manga che nell’elemento del “ricordo”, abbinato a una bilanciata tristezza, costruiscono l’intera storia senza però scadere nel melenso. A me è piaciuto molto

LINO