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Il cane che guarda le stelle

Rieccomi! Non sono morto, ero soltanto in quel periodo dell’anno in cui vengo risucchiato dal “nulla” e questo senso di vuoto s’impossessa di tutti gli aspetti della mia vita, compreso il mio triste blog (sempre più abbandonato a se stesso). Spero di non essere in ritardo per consigliarvi una lettura da regalare (o regalarvi) con la dolce storia del piccolo Happy e del suo sfortunato padrone: Natale si avvicina e abbiamo bisogno di tanti buoni sentimenti ma soprattutto di emozionarci.

Il cane che guarda le stelle è un manga seinen che s’inserisce perfettamente nel filone dello slice of life, focalizzandosi sul rapporto fra un uomo e il suo cane (come in Allevare un cane di Jiro Taniguchi) e puntando dritto alle emozioni con un finale strappalacrime (io sono annegato fra le mie XD ). La cosa principale che distingue i due fumetti è che Takashi Murakami ha dato voce ai pensieri del cane come se fosse un vero e proprio bambino, creando sia dei siparietti comici sia dei momenti di riflessione.

“I cani ci amano in modo sincero, da farci quasi sentire in colpa…”

Hoshi Mamoru Inu comincia presentandoci un’auto abbandonata in un sentiero ritrovata dalla polizia e l’identificazione di due cadaveri di un uomo e di un cane, perché l’autore comincia a raccontare proprio dal triste finale: la bellissima amicizia fra i due protagonisti ci viene narrata attraverso un lunghissimo flashback cominciando proprio dal ritrovamento di Happy, abbandonato in uno scatolone e portato a casa dalla piccola Miku, la figlia del protagonista umano della storia. Gli anni passano e purtroppo le cose non vanno bene per il padrone di Happy e, dopo aver perso il lavoro, la moglie chiede il divorzio e la figlia, un adolescente ribelle, pensa solo a divertirsi disinteressandosi della famiglia e del cagnoIl cane che guarda le stelle Takashi Murakamilino. Dopo aver venduto la casa, Happy e il suo padrone partono per un viaggio on the road verso il sud del Giappone, dove vogliono ricominciare una nuova vita, magari vicino al mare, in una casetta di campagna. Purtroppo i soldi rimasti sono pochi e l’uomo, da tempo ammalato di cuore, non riesce più ad andare avanti in quest’avventura e, in una gelida sera d’inverno, si addormenta per sempre. Happy non capisce cosa sia successo al suo padrone e continua la vita di tutti i giorni sperando che il suo “papà” si svegli. Il tempo passa e pure il cane inizia a sentirsi stanco e, rientrando nell’auto abbandonata, si accascia ai piedi dell’uomo e cade anche lui nel lungo sonno… è inutile, anche a riassumere la storia, mi emoziono! 😥

Nel volume è presente anche un’altra storia parallela alla vicenda principale in cui Kyosuke Okutsu, un assistente sociale, si ritrova a lavorare sul caso dell’auto abbandonata in un campo e a cercare l’identità di quest’uomo e del suo piccolo amico. Okutsu ricorderà tutta la sua infanzia passata insieme ai nonni e al cane che amava stare fuori a guardare le stelle, sentendosi in colpa per non essere stato un bravo padrone.

La storia raccontata in questo fumetto è di una semplicità quasi disarmante: il modo sincero con cui Happy ama il padrone penso che sia simile a quello che i nostri animali domestici provino nei nostri confronti, che ci aspettano sempre e soffrono quando non ci siamo, che sono subito pronti a riappacificarsi anche se li hai sgridati pesantemente, che ci amano in un modo così naturale, così disinteressato, così bello che difficilmente un altro essere umano potrebbe fare. È un libro che ti porta a riflettere sul tuo personale rapporto con l’animaletto che hai in casa, per cui ti chiedi se anche lui pensa le stesse cose di Happy e se anche lui prova quelle emozioni, soprattutto se ti stai comportando nel migliore dei modi ricambiando nella maniera giusta il loro affetto.

Serializzato fra le pagine del magazine Weekly Manga Action di Futabasha Publishing, in Giappone il manga ha avuto così tanto successo (più di quattrocentomila copie vendute) che ha pure goduto anche di una trasposizione cinematografica nel 2011 diretta da Tokiyuki Takomoto. L’edizione italiana è a cura di JPop Manga che ha presentato l’opera sia con la copertina originale sia con una variant cover disegnata da Elisa Macellari disponibile in tutte le librerie Mondadori.

Consigliato? Penso che non ci sia bisogno che vi dia una risposta affermativa perché si capisce perfettamente che mi è piaciuto molto! Forse mi sono immedesimato troppo nella storia che ho voluto scrivere la recensione velocemente per non rattristarmi nuovamente nel ricordare la trama (io senza il mio Happy/Chicco morirei). È un ottimo regalo di Natale per chi apprezza i fumetti semplici ma di grande emozione, ma soprattutto è consigliato a chi ama gli animali e possiede un amico pelosino nella propria famiglia.

LINO

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Nostalgic wave: I cartoni animati dell’infanzia

Nerdini miei come state?? Sì, lo so, sono una cattiva persona perché vi ho abbandonato per più di un mese – l’ultimo post risale al 15 luglio scorso – ma ho la giustificazione: sono al mare e sto oziando alla grande sul divano e/o in spiaggia! XD Passo le mie giornate a dormire e a guardare video k-pop su Youtube, oltre che a saltuarie serate di movida locale obbligatoriamente portato da amiche vogliose di party!

Ritorno con un meme carinissimo dedicato al passato, creato dalla mia amica blogger Hana – puro anni ottanta! – e ripreso da Caroline che si è concentrata sugli anni novanta… iniziamo con i cartoni animati che ho amato da bambino. L’ordine è casuale.Sailor Moon Mercury Mars Jupiter Venus Uranus Neptune Pluto Milord

Il primo che è doveroso nominare in questa classifica è sicuramente quello che rovinò per sempre la mia esistenza: la bella guerriera che veste alla marinara, signore e signori, miss Sailor Moon – titolo originale Bishojo Senshi Sailor Moon. Tratto dalla fortunata mano di Naoko Takeuchi, la storia di Bunny (Usagi), principessa che veniva da un regno lontano, e delle sue amiche combattenti (ovviamente io ero del team Sailor Venus), mi fece passare gli anni dal 1995 al 1997, letteralmente attaccato al televisore, disperandomi quando mi perdevo una puntata a causa del pomeriggio scolastico. Il trauma più forte legato a questa serie fu la penultima puntata della prima serie, intitolata La resa dei conti, in cui le cinque guerriere Sailor sono pronte per lo scontro finale ma Venus, Mercury, Jupiter e Mars vengono uccise per proteggere la Principessa Serenity: lacrime senza fine e mia madre incredula che mi chiedeva se stessi male. XD

Sulla scia delle combattenti alla marinara, m’innamorai di Una portaUna porta socchiusa ai confini del sole - Magic Knight Rayearth socchiusa ai confini del sole – titolo originale Magic Knight Rayearth – che fu trasmesso nel 1997, alla fine della quinta serie di Sailor Moon, ma che conoscevo già per il fumetto delle CLAMP pubblicato da Star Comics. Quarantanove episodi, divisi in due serie, che raccontano la storia di tre ragazze – Luce (Hikaru), Marina (Umi) e Anemone (Fu) – che in gita scolastica alla Tokyo Tower, si trovano catapultate a Cefiro al cospetto del potente Clef per salvare la Principessa Emeraude, rapita dal perfido Zagato. Le tre guerriere non sono altro che i leggendari Cavalieri Magici che, attraverso i loro Managuerrieri (Rayearth, Ceres e Windam), dovranno riportare la pace nel regno. L’ho sempre considerato più maturo di SM, forse per l’ambientazione fantasy e le situazioni cruenti che ho capito solo quando sono cresciuto.

Abbandoniamo le donne combattenti per buttarci nell’adolescenza smielata con Piccoli problemi di cuore – titolo originale Marmalade Boy – tratto dal famosissimo manga di Wataru Yoshizumi. Chi non conosce questo cartone animato può pure abbandonare la lettura del blog perché, insieme a Sailor Moon, è un pilastro dell’animazione anni novanta. La vita della giovane Miki viene sconvolta quando i suoi genitori le comunicano di voler divorziare, scambiandosi i partner con un’altra coppia conosciuta alle Hawaii. Durante una cena, la ragazza conosce l’altra coppia e il loro figlio, Yuri (Yu), con cui si troverà costretta a condividere lo stesso tetto. Comedy adolescenziale con gli stereotipi tipici del genere: amore ostacolato, amicizia, paranoie della protagonista (peggio di Dawson&Joey), relazione alunna-professore, invidia, gelosia e happy ending.Piccoli problemi di cuore - Marmalade Boy

Dai turbamenti adolescenziali, passiamo alla tragedia e alla sfiga tipica delle produzioni degli anni ottanta con la mitica Dolce Candy, una fra le protagoniste più tristi e sfortunate della storia dei cartoni animati. Mi avvicinai ai suoi codini biondi a causa di mia madre che era una fan della serie perché la Casa del Pony le ricordava il collegio in cui fu rinchiusa da piccola, e ricordo tuttora l’angoscia che mi trasmetteva (sarà colpa di Candy se oggi soffro di ansia?). La dolce bionda protagonista trascorre l’infanzia nell’orfanotrofio gestito da Miss Pony e Suor Maria, insieme all’inseparabile Annie e al procione Klin, per poi essere presa in adozione dalla Famiglia Andrew. Nella sua vita avrà varie relazioni amorose e si realizzerà professionalmente come infermiera durante la prima guerra mondiale ma l’epilogo è tragico. *****SPOILER***** Candy è così sfigata che rimarrà da sola! Dopo tutto quello che passa, neppure uno straccio di finale allegro. Questo è sadismo puro. *****FINE SPOILER*****

Rimaniamo negli anni ottanta per citare l’ultimo cartone animato di questa brevissima lista ed è doveroso parlare del cagnolino più simpatico e imbranato che ci sia: il dolcissimo Spank! Nei sessantatré episodi che compongono Hello Spank – titolo originale OHello Spank Cartoni animatihayo! Spank – viene raccontata l’amicizia fra Spank e Aika (Aiko), che si trasferisce nella città dello zio che la ospiterà dopo la partenza della madre per Parigi. Il dramma non manca neppure qui infatti la ragazza perde sia il padre, scomparso in mare durante una bufera, sia Puppy, la sua amata cagnolina, a causa di un incidente stradale. Nonno Jem, un vecchio marinaio, le affiderà un grosso cucciolo di cane bianco con le orecchie nere, che inizialmente viene rifiutato da Aika. Sono esilaranti le gag di Spank, ingenuo e pasticcione, e il suo amore per Micia (la siamese di Serina), ma la cosa che ricordo più con affetto e il modo di chiamare la sua padroncina “iaia”.

La carrellata dei principali cartoni animati finisce qua perché questo post potrebbe diventare lunghissimo ma bisogna precisare che amavo soprattutto erano le orfanelle o ragazze maltrattate, tristi, sfigate e chi più ne ha più ne metta (Anna dai capelli rossi, Milly un giorno dopo l’altro, Papà Gambalunga, Georgie), alcune atlete come Mila Azuki e Hilary, le maghette piene di buoni sentimenti dotate di bacchetta super fashion (L’incantevole Creamy, Sandy dai mille colori) e le produzioni americane tratte da linee di giocattoli come i Mini Pony, Jem e le Holograms e Lady Lovely.

Quali sono i vostri cartoni dell’infanzia? Ditemelo nei commenti… sono curioso! Dopo quest’attacco di nostalgia, vi anticipo che non sarà l’unico nostalgic wave perché le mie amiche blogger ne hanno preparati altri!

LINO

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Lilli e il vagabondo

Una delle cose che amo maggiormente del periodo natalizio è quando in televisione trasmettono i classici di Walt Disney. Fin da piccolo non me ne perdevo uno e mia nonna paterna mi regalava sempre la videocassetta del film d’animazione dell’anno – avevo una collezione fantastica che adesso ho messo in cantina (e non riesco a buttarla).

I Disney classics sono dei film senza tempo, che presentano storie adatte ai bambini ma che piacciono anche ai più grandi per la versatilità dei contenuti e per i valori che insegnano come l’amicizia, l’aiutare il prossimo, l’amore che trionfa sul male… insomma, ci fanno vivere momenti di vera utopia! XD

Oggi voglio parlarvi in particolare di Lady and the Tramp, uno dei miei preferiti, che per anni ho cercato di recuperare nella mia collezione Disney, finché non l’hanno rieditato qualche anno fa.

Chi non ricorda la tenerissima scena in cui Lilli e Biagio mangiano gli spaghetti con le polpette e finiscono per darsi un bacio?! *_*Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (2)

Lilli e il vagabondo è il quindicesimo Classico Disney, uscito nelle sale cinematografiche nel 1955, diretto da Hamilton Luske, Clyde Geronimi e Wilfred Jackson. Lilli (Lady) è una femmina di cocker americano che la notte di Natale entra a far parte della vita di coppia di Gianni Caro (Jim Dear) e Tesoro (Darling), una coppia benestante senza figli che la cresce come se fosse la loro bambina. La cagnolina appartiene ai quartieri alti e divide il suo tempo con Whisky (Jock) e il vecchio saggio Fido (Trusty). Finalmente Tesoro riesce a rimanere incinta e nasce il bambino: Lilli è triste perché viene messa da parte e trattata freddamente dai suoi genitori umani. Biagio (The Tramp), un cane meticcio randagio (probabile incrocio con uno schnauzer), passa per caso davanti alla casa della cagnolina e le spiega che quando arriva un bambino, nella maggior parte dei casi i padroni si scordano del cane. Gianni e Tesoro decidono di partire per una vacanza e lasciano Lilli alla cattiva zia Sara, donna che odia i cani e possiede Si e Am, due gatti siamesi che trattano male la cockerina. Lilli scappa da casa e Biagio le fa vedere come si vive senza padroni… il resto guardatevelo! XD

Tratto da un racconto di Ward Green intitolato Happy Dan, The Whistling Dog, la pellicola è tenera e romantica con una bella storia d’amore fra classi sociali diverse, in cui la ricca e il povero combattono per i loro sentimenti – un soggetto caro a tanti film con attori in carne e ossa.

Mi ricordo che da bambino ero terrorizzato due cose in particolare: la prima sono i perfidi gatti siamesi nella scena dove cantano The Siamese Cat Song con i loro musi cattivi (tuttora la guardo con diffidenza!) e gli accalappiacani e il loro canile degli orrori. Al contrario, oltre a tifare per la coppia Lilli-Biagio, ho sempre adorato Gilda (Peg), la maltese dall’aria vissuta, che canta come una di quelle donne che hanno avuto una vita difficile.

Molto bella, come in tanti loro film, l’umanizzazione degli animali che diventano lo specchio delle persone con i loro vizi e difetti (come i pregiudizi dell’aristocratico Fido o la voglia di libertà degli amici randagi di Biagio) e la colonna sonora, elemento importante in tutti i classici Disney.Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (1)

Quando penso a tutti i bellissimi cartoni animati che ho potuto godermi da piccolo, penso alla tristezza delle produzioni moderne con disegni stilizzati, tutti fatti a computer, con trame abbastanza ridicole. La mia generazione ha goduto di veri capolavori in versione animata!

Se non l’avete visto Lilli e il vagabondo, recuperatelo! Ovviamente parliamo di un film Disney dove l’happy ending è assicurato! Se siete interessati esiste anche un sequel intitolato Lilli e il vagabondo II: Il cucciolo ribelle (Lady and the Tramp II: Scamp’s adventure).

LINO

Pubblicato in: Animals

Se l’abbandoni, è un reato!

Contro l'abbandono degli animali

L’estate è iniziata già da una decina di giorni e ancora non ho dedicato un post contro quelle persone (se così si possono definire) che abbandonano gli animali: il mio animo da dittatore vuole imporre la sua politica del terrore per una giusta causa.

Purtroppo questo fenomeno non è solo relegato al periodo estivo ma è presente tutto l’anno, però è proprio durante l’estate, complice la partenza per le vacanze e la mentalità di alcune persone che vedono il cane come un peso di cui disfarsi, che il fenomeno cresce a dismisura. Nonostante le campagne di sensibilizzazione di tante associazioni come l’ENPA o la LAV, ma anche di tutti quei volontari che operano in strutture comunali e private, i numeri dell’abbandono sono ancora altissimi e si stima una media di quasi 100mila animali abbandonati all’anno, con un incremento particolare nei mesi di giugno, luglio e agosto.

È bello quando a Natale si regala un cucciolo al proprio figlio, piccolo e morbido, che fa tanto tenerezza e che ci ricorda il famoso cagnolino della Scottex, ma se il bambino si stufa, cosa ne facciamo del cane? Lo lasciamo in un campo? Nei pressi di un canile/rifugio o, peggio ancora, in autostrada? Per molti genitori sembra la soluzione migliore. Un cane non è un giocattolo da regalare come se fosse un peluche che si può rimpiazzare con una consolle di videogiochi nuova. Non si può incolpare i bambini, che oggi sono sempre più viziati e maleducati, ma sono i genitori che non sanno insegnare l’amore e il rispetto per gli animali: un cane (o un gatto) è un compagno di vita, che ti offre il suo affetto e non chiede nulla in cambio, una presenza educativa in età scolare con cui gli adulti possono insegnare l’amore per gli animali e l’ambiente. Se i genitori sono degli idioti, purtroppo i figli cresceranno come loro.

Avendo prestato servizio come volontario in un canile, purtroppo l’abbandono dei nostri amici animali è una piaga vergognosa che non è destinata a diminuire ma non è l’unica perché, purtroppo si leggono ancora storie di animali picchiati, legati alla catena e lasciati sotto il sole, cani torturati, picchiati e impiccati solo per un gusto sadico tutto umano di prepotenza su questi esseri indifesi.

La Legge n.189 del 20 luglio 2004, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.178 del 31 luglio 2004, si occupa proprio delle disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali e parla di REATO, quindi se vedete qualcosa di strano, sarebbe meglio denunciare.

Tornerò a parlare di animali.. rimanete sintonizzatti!

LINO

Pubblicato in: Animals, Graphic Novel

Senza guinzaglio: La vita segreta dei cani

Una piacevolissima lettura che ho fatto in questi giorni è Senza guinzaglio di Rupert Fawcett, scoperto per caso mentre navigavo su Amazon alla ricerca di qualcosa di nuovo, stufo dei soliti manga che mi proponevano sempre le stesse dinamiche narrative. È stato amore a prima vista: ho visto l’immagine colorata e il sottotitolo La vita segreta dei cani, e ho pensato subito che finalmente avevo trovato qualcosa che poteva interessarmi.

Off the leash è una divertentissima selezione di centocinquanta vignette disegnate da Fawcett, apparse originariamente sul web, ma che sono diventate famose soprattutto per la Pagina Facebook Off the leash daily dog cartoons, in cui l’autore posta ogni giorno una gag diversa.

Il tema principale è il rapporto fra uomo e cane, in cui però sono i nostri amici pelosi a interrogarsi sui problemi fondamentali della vita, dimostrandoci che loro sanno essere più intelligenti dei loro padroni. Se noi li vediamo carini e da coccolare, nel volume diventano critici, sarcastici e impertSenza guinzaglio Off the leash Rupert Fawcett Sonda Edizioniinenti, perché umanizzandosi non fanno altro che essere la copia di noi esseri umani. I cani hanno una propria opinione su quello che l’uomo pensa che sia giusto nei loro confronti, ma il più delle volte sbaglia, e l’animale domestico si ritrova a dover adattarsi alle assurde pretese dell’uomo.

C’è il cane che s’interroga sul senso della vita, la scuola dei cuccioli in cui il maestro Leibowitz insegna ai cuccioli come creare casino e distruggere ogni cosa che si trova in casa, il corso di sopravvivenza delle forze speciali canine e le loro faticose esercitazioni, i cani da caccia che si rifiutano di fare quello che dice il padrone perché se no si sporcano nel fango o perché pensano che non sia igienico prendere animali morti, senza dimenticare la quotidianità fatta di letti e divani occupati, puzzette asfissia-padrone, coccole e grattini sulla pancia.

Non c’è stata quasi nessuna vignetta che non mi abbia fatto ridere! L’autore è dotato di un sarcasmo pungente con cui vuole prendere in giro noi umani perché nel processo di umanizzazione dei nostri amici a quattro zampe, queste povere “bestie” finiscono con il prendere i vizi dei loro padroni, diventando lo specchio grottesco dei nostri comportamenti, proponendoci la loro versione “canina” di cose tipicamente umane come la terapia di coppia, i reality show, i dibattiti pre-elettorali e i locali per single.

Nelle situazioni narrate da Fawcett, chi possiede (o ha posseduto un cane), non può evitare di ammettere quante siano vere e fermarsi a riflettere se veramente anche il proprio pelosino non pensi quelle determinate cose quando ci fissa in maniera curiosa – esilarante quando una coppia chiama il proprio cagnolino dicendogli “mamma e papà ti portano a spasso” e il cane pensa “non siete i miei genitori! Io sono di razza!”.

L’edizione di Sonda Editore è ben fatta ed è stato pubblicato lo scorso novembre contemporaneamente in Italia e in Gran Bretagna. Senza Guinzaglio è consigliato a tutti, dagli amanti degli animali ai lettori abituali di fumetti ma è anche apprezzabile da quelle persone che generalmente non leggono le opere della nona arte e vogliono passare un’oretta di divertimento.

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel, Manga

Allevare un cane e altri racconti

La prima cosa che ti viene in mente quando finisci di leggere questo volume di Jiro Taniguchi, è la bellezza della normalità, fatta da racconti in cui la vita di tutti i giorni viene raccontata semplicemente per quella che è, senza colpi di scena.

Allevare un cane e altri raccontiInu wo kau è una raccolta di sette racconti del maestro Taniguchi, fortemente autobiografica,  in cui gli animali, soprattutto quelli domestici, sono i veri protagonisti di ogni storia. L’autore cerca di descrivere il rapporto fra un essere umano e il proprio animale senza sentimentalismi da film drammatico strappalacrime ma parlandoci di una vita quotidiana comune a tanti di noi che possiedono un cane o un gatto.

Ho trovato bellissime due storie in particolare: Allevare un cane e Un pedigree centenario.

In Allevare un cane è narrato il cammino di Tam verso la morte. In una quarantina di pagine assistiamo a Tam divorato dalla vecchiaia e al suo lento arrivare a una fine “naturale”. Il cane, che ha quattordici anni, non riesce più a camminare e nemmeno a fare delle cose normali, per esempio nAllevare un cane e altri racconti Jiro Taniguchi planet mangaon alza nemmeno la gamba per fare i propri bisogni, ma lotta con tutte le sue forze per vivere e non abbandonare il suo amato padrone. Attraverso una serie di ricordi assistiamo all’arrivo in casa di un cucciolino di due mesi, un meraviglioso incrocio fra un terrier e uno shiba, e di come diventa un membro della famiglia a tutti gli effetti. Alla fine del racconto mi sono così commosso che ho singhiozzato per un quarto d’ora! Penso che mi sia sentito un po’ come Taniguchi perché avendo un cane che considero come un bambino, la sola idea che un giorno possa lasciarmi mi manda nel panico e mi getta nella disperazione, dove nemmeno tanti anni di psicoterapia potranno servirmi per superare un lutto del genere!

Nell’altra storia intitolata Un pedigree centenario, si racconta il rapporto di affetto fra Kimiko e Belle, una femmina di pastore tedesco, portata via dall’esercito imperiale per entrare a far parte delle unità cinofile. Il periodo storico è quello tragico della seconda guerra mondiale in cui tutto, compresi i beni privati come i cani, erano confiscati in nome del benessere della nazione. La ragazza e la cagnolina sono come sorelle ma il loro rapporto sarà bruscamente interrotto e Belle inviata a combattere una guerra che non era la sua. Volete sapere l’ending? Emozionante!!

Le altre storie contenute nel volume ovvero Vivere con un gatto, La vista sul giardino e Le giornate in tre sono temporalmente ambientate dopo la morte di Tam e ci raccontano la vita della coppia con Borò, una gatta buffa che sembra un procione, e dei suoi cuccioli. Terminano il volume, il racconto Terra promessa su un appassionato di alpinismo, e un altro racconto di cui non ricordo nemmeno il titolo da quanto non mi è piaciuto (e mi chiedo ancora cosa c’entri con il tema del volume).

Un romanzo a fumetti che consiglio a tutti gli amanti degli animali, che non raggiunge la perfezione per la presenza di due racconti che potevano essere tranquillamente scartati, però da leggere obbligatoriamente. L’edizione italiana è a cura di Planet Manga, pubblicato all’interno della collana Jiro Taniguchi Collection, e nel 1992 ha ricevuto anche il prezioso riconoscimento dello Shogakukan Manga Award.

Una cosa che ho particolarmente apprezzato è l’introduzione di Marco Cecini, curatore dell’edizione italiana, che ci spiega il concetto di mono no aware che può essere spiegato come “quel sentimento di comprensione per le cose del mondo, di dolce struggimento, di malinconico amore per la bellezza della natura che si trasforma attraverso il trapasso … il fluire ineluttabile del tempo, con le conseguenze visibili che esso comporta, smette di spaventare; anzi commuove e addolcisce, nell’accettazione che il significato ultimo della vita sta proprio nella sua fugacità”. Un discorso che riguarda anche l’essere umano, prigioniero di una società che gli fa credere che la vecchiaia sia una cosa di cui vergognarsi. Il sogno proibito dell’uomo è sempre stato quello di vivere in eterno e questo lo porta ad avere paura della morte, del momento in cui tutto finirà e lasceremo qualcosa a chi ci sta accanto. Quando, purtroppo, si presenta alla nostra porta, non riusciamo ancora a comprendere il significato finale della vita, legato al perché dobbiamo andarcene e mollare tutto.

LINO

Pubblicato in: Animals, Le Journal, Società

I cani sono migliori dei fidanzati

Il giorno dopo il compleanno di questo blog, volevo cominciare il nuovo anno di scrittura con un post frivolo e divertente, anche se può far riflettere! Perché non prendere in giro le relazioni affettive?

La settimana scorsa, dopo un’accurata discussione a tre tramite Whatsapp con CS e GG, riproponendo temi a noi cari come la difficoltà di avere un rapporto di coppia (e quando ce l’hai, riuscire a mantenerlo) o le varie filosofeggiate sul concetto di amore che piacciono tanto sia a me sia a CS, senza dimenticare la libera promozione del sesso libero e terapeutico di GG, ho detto a CS che forse dovrebbe prendersi un cane.

Ho pensato a quanto il mio bambino peloso e ciccioso abbia cambiato la mia quotidianità e mi abbia dato un amore così bello e pulito, che difficilmente troverò in un essere umano.. figurarsi trovare i partner ideali! Sì, sono uno di quei pessimisti che si vede a quarant’anni single, in giro con il cane, frustrato sul perché io sia rimasto così, al contrario degli altri che avranno messo su famiglia, rapporti stabili o continueranno a fare gli eterni ragazzini frequentando discoteche e locali per la “botta e via” della serata.

Non a caso dopo un’oretta vedo pubblicato un bellissimo link sulla mia bacheca del mio profilo Facebook, preso dalla pagina Gli animali del sud (lì potete vedere l’originale, molto carino e colorato), che elenca i dieci motivi del perché i cani sono migliori dei fidanzati!

Vi elenco le varie motivazioni:

  1. Starà sempre ad ascoltarti
  2. Anche se non sai cucinare, lo assaggerà e ne vorrà ancora
  3. Ti ama per come sei, e non per come appari
  4. Se gli insegni qualcosa, lo ricorderà per sempre
  5. I suoi cattivi odori ti faranno sorridere, non schifo
  6. Piacerà a tutte le tue amiche
  7. Adora essere abbracciato e coccolato
  8. Ti sprona a fare esercizi e si adegua al tuo ritmo
  9. È felice se guarda quello che ti piace e non pretende il controllo
  10. Non sarai mai vecchia per il tuo cane e non ti cambierebbe mai per una padrona più giovane!!

Chicco assolve quasi tutti i compiti a parte l’ottava perché pur di stare con me, diventa ancora più pigro del suo padrone!

Non è bello il mio amore?!
Non è bello il mio amore?!

Ovviamente la discussione a tre è continuata anche ad un aperitivo.. chi avrà ragione?

LINO – CQNB