Culture

Indomite: Storie di donne che fanno ciò che vogliono

Pénélope Bagieu è una fumettista francese che non è nuova su questo blog, poiché ho già recensito alcune sue opere pubblicate in Italia, come Un amore di cadavere e La mia vita è assolutamente affascinante, ed evito la sua presentazione per parlare direttamente di questo bellissimo volume pubblicato da Bao Publishing.Indomite Penelope Bagieu Bao Publishing

Indomite è la raccolta del blog a fumetti Les Culottées (“le sfacciate”), ospitato sul sito internet del quotidiano Le Monde a partire dal gennaio 2016, in cui l’autrice racconta le biografie di trenta donne scelte per l’importanza che rappresentano nel percorso dell’emancipazione femminile. Le mini-storie sono state poi raccolte nei due volumi di Culottées: Des femmes qui ne font que ce qu’elles veulent (“Sfacciate: Donne che fanno ciò che vogliono”), pubblicati da Gallimard, e sono composte da poche pagine in cui l’autrice si concentra su alcuni episodi della loro vita evidenziandone l’aspetto rivoluzionario.

Nel primo volume vengono raccontate le vite di:

  1. Clémentine Delait, la donna barbuta dei Vosgi che trasformò il suo problema fisico in notorietà;
  2. Nzinga, regina dell’Angola che fermò i coloni portoghesi e riuscì a governare per quarant’anni;
  3. Margaret Hamilton, attrice famosa per aver interpretato la strega cattiva de Il Mago di Oz, rimanendo sfigurata a causa di un incidente sul set;
  4. Las Mariposas, le tre sorelle Mirabal simbolo della lotta alla dittatura della Repubblica Dominicana;
  5. Josephina van Gorkum, nobildonna cattolica che sposò un militare protestante;
  6. Lozen, guerriera Apache;
  7. Annette Kellerman, nuotatrice australiana che inventò il prototipo del moderno costume da bagno;
  8. Delia Akeley, prima esploratrice ad attraversare l’Africa;
  9. Josephine Baker, artista afroamericana coinvolta nelle lotte contro le discriminazioni raziali;
  10. Tove Jansson, mamma dei Mumin;
  11. Agnodice, dottoressa ateniese che si finge uomo per studiare medicina;
  12. Leymah Gbowee, attivista liberiana e Nobel per la pace nel 2011;
  13. Giorgina Reid, custode del faro di Montauk;
  14. Christine Jorgensen, primo uomo che si operò per diventare una donna;
  15. Wu Zetian, unica imperatrice cinese che diede vita a una dinastia.

Quindici storie che raccontano vittorie al femminile trovando lo spazio giusto in un mondo prettamente maschile, battaglie individuali che hanno portato le donne alla libertà di cui godono oggi (anche se il cammino è ancora lungo), piccoli episodi che possono sembrare delle cose scontate ma che in realtà furono delle grandi rivoluzioni per i tempi in cui vivevano.

L’autrice ha creato a un libro che urla girl power in ogni pagina ma che non è dedicato esclusivamente a un pubblico femminile, anzi è una lettura per tutti, un modo leggero per conoscere biografie di molte donne che sono state spesso ignorate dalla narrativa contemporanea. È un fumetto che regalerei a tutte le bambine, per dimostrarle che essere donna non è un limite ma se si ha la forza di combattere per qualcosa in cui si crede o che non si ritiene giusto, nessuno può fermarti perché quando si parla di sesso debole non è altro che una descrizione maschilista che tenta di sminuire una donna basandosi su determinate qualità fisiche. Una lettura necessaria e non scontata.

L’edizione italiana è bellissima, tutta a colori (alla fine di ogni storia c’è un’illustrazione dedicata al personaggio), pagine spesse, copertina rigida con i ritratti delle protagoniste in rilievo. Consigliato a pieni voti e aspetto il secondo volume! Magari ci risentiamo su queste pagine per una seconda recensione… 😉

LINO

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Le figlie perdute della Cina

Ci sono libri che si leggono e si rimane soddisfatti per una storia piacevole o per un argomento d’interesse ben sviluppato, limitandosi a un soddisfacimento solo oggettivo di lettura, poi ci sono libri come quello di Xinran Xue che ti colpiscono semplicemente raccontando la realtà di un determinato fenomeno socio-culturale del proprio paese d’origine.

L’autrice de Le figlie perdute della Cina è una giornalista e scrittrice famosa per il programma radiofonico Parole nel vento della sera (“Words on the night breeze”), andato in onda dal 1989 al 1997, in cui raccontava le storie di donne che non avevano voce nella vita di tutti i giorni e prendevano coraggio per esprimersi su temi diversi come la vita matrimoniale o la maternità in una società che le relegava sempre a un ruolo casalingo, e diede vita al suo best-seller mondiale The good women of China (pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer Editore con il titolo di La metà dimenticata), che anticipa questo libro. Le storie raccontate, sono le esperienze piene di dolore, confessate all’autrice, di donne che si sono trovate nella situazione di dover “sistemare” la figlia femmina, spiegando così anche la grande presenza di orfani cinesi adottati da famiglie straniere, di cui la maggior parte sono di sesso femminile.

“Hai mai sistemato una bambina?”

La prima volta che fanno questa domanda a Xinran, rimane perplessa perché non capisce cosa voglia dire ma dietro a questa frase si nasconde una terribile realtà di molte zone del paese: nel mLe figlie perdute della Cina Xinran Xue Longanesi Editoreigliore dei casi una figlia viene abbandonata vicino a un orfanotrofi o a luoghi dove si spera che qualcuno possa prendersi cura di lei, se no viene eliminata fisicamente appena nata. “Sistemare una bambina” era una pratica diffusa perché il primo dovere di una brava moglie è dare alla luce un erede, che sarebbe stato in grado di continuare la discendenza di famiglia. Preferire il figlio maschio, oltre a convinzioni culturali, ha antiche radici storiche che risalgono al sistema di distribuzione della terra, con cui una donna riceveva meno suolo arabile rispetto a un uomo, ma la giornalista si focalizza sulla politica del figlio unico del 1979 per spiegare questo problema sociale. Nata per limitare l’incremento demografico del paese, produsse grossi effetti negativi su tantissime famiglie perché avere un figlio in più, indipendentemente dal sesso di nascita, significava perdere il lavoro, non avere una casa e dover rinunciare a tutti gli aiuti previsti dalle politiche statali (istruzione, sanità, razioni alimentari e altro). Inoltre la poca educazione sessuale provocò una nuova generazione di giovani che erano sessualmente più liberi dei loro genitori ma ancora incastrati nei valori tradizionali della società, quindi gli abbandoni aumentarono a causa di gravidanze indesiderate nate da relazioni non “autorizzate” (senza dimenticare il business dell’aborto). Fortunatamente le cose cambiano e la Cina, grazie anche al boom economico che guarda sempre più all’Occidente e la voglia di diventare una delle principali potenze mondiali, nel 2001 ha promulgato una legge in cui è vietato qualsiasi atto di discriminazione e maltrattamento nei confronti delle donne che partoriscono figli di sesso femminile o che non sono fertili, e che è illegale discriminare, maltrattare e abbandonare le neonate.

“Ogni donna che ha partorito ha provato dolore, e le madri delle bambine hanno tutte lo strazio nel cuore.”

Le dieci storie raccontate in Message from an Unknown Chinese Mother sono di forte impatto emotivo, e spesso mi hanno colpito per la crudezza delle immagini descritte ma una storia mi ha colpito più di tutte, raccontata nel quinto capitolo (“I guerriglieri delle nascite clandestine: un padre in fuga”): durante un viaggio in treno, l’autrice conosce un uomo di mezz’età che viaggia insieme a una bambina di un anno e mezzo seduta sulle sue gambe. Xinran è intenerita dalla premura di quest’uomo nei confronti della figlia che lo abbraccia, ma poche ore dopo vede la bambina sulla banchina della stazione con un panino in mano, mentre il treno riparte e lei rimane sola. Inorridita, perché capisce cos è appena successo, si mette alla ricerca dell’uomo in treno e lo trova accanto a una donna in avanzato stato di gravidanza. Scopre che erano una coppia in fuga dai funzionari che controllavano le nascite, che attraversavano il paese da più di sette anni per non essere scoperti perché avevano già avuto altre tre figlie femmine che avevano già abbandonato in altre città. Mi si è stretto il cuore. L’immagine di questa bambina che prima gioca con il padre e subito dopo vede il treno allontanarsi non capendo il perché (“fortunatamente” grazie alla sua giovane età) mi ha fatto diventare così piccolo piccolo… senza pensare il dolore di una donna che è stata costretta a privarsi della gioia di essere madre per ben quattro volte.

Le figlie perdute della Cina non può lasciare indifferenti e s’inserisce a pieno nel genere dell’inchiesta giornalistica che si occupa dei diritti delle donne e in particolare dei minori, realtà che ci sembrano così lontane da noi, dove essere donna è ancora pericoloso (basta ricordare la storia di Malala Yousafzai) e la tua vita vale meno di quella di un uomo.

L’edizione italiana è di Longanesi Editore e comprende anche degli approfondimenti interessanti come le lettere sia delle madri che aspettano il ritorno della figlia abbandonata sia di quelle che hanno adottato, le leggi sulle adozioni e un’appendice dedicato anche al triste fenomeno del suicidio fra le donne.

CONSIGLIATO.

LINO

Chiamami col tuo nome

Ammetto di essere andato a vedere il nuovo film di Luca Guadagnino con tanti preconcetti riguardo all’ottima reputazione fra i cineasti intellettuali con cui non ho un ottimo rapporto, pensando di trovarmi davanti all’ennesimo film d’autore che spesso non capisco perché non ho l’occhio da cineasta consumato. Chiamami col tuo nome è stata una bellissima sorpresa, un racconto di formazione in cui un adolescente è alla ricerca del proprio “Io” attraverso le pulsioni ed esperienze che molti di noi giovani (ed ex adolescenti) abbiamo già provato.

Tratto dal romanzo omonimo di André Aciman, pubblicato in Italia da Guanda Editore, il film racconta un’estate in cui la routine giornaliera del giovane Elio (Timothée Chalamet) viene interrotta dall’arrivo dell’affascinante Oliver (Armie Hammer), studente americano ospite nella villa di famiglia in cui il diciassettenne è solito passare le vacanze. Il rappoChiamami col tuo nome Call me by your namerto fra i due inizialmente non è dei migliori poiché Elio prova un po’ di gelosia verso il nuovo arrivato: Oliver è bello e ammirato da tutte le ragazze del paese, è dotato di una grande conoscenza culturale e si mostra sempre come una persona disinvolta e senza tanti pudori. Abituato a un ambiente culturalmente stimolante, grazie anche ai genitori che l’hanno cresciuto fra musica classica e letture in lingua originale, Elio entra in una specie di competizione che da luogo a grandi discussioni intellettuali a cui l’americano cerca di tener testa, ma l’adolescenza è anche un periodo critico di cambiamento e di domande, in cui si abbandona l’infanzia e si prende consapevolezza di una maturità che passa attraverso la sessualità , in cui le pulsioni e i desideri vengono incanalati verso un preciso canale di piacere.

Il modo in cui si avvicinano i due ragazzi è molto poetico perché, nonostante pensano che stiano vivendo qualcosa di sbagliato per la società  del tempo (il film è ambientato nel 1983), non riescono a sopprimere la naturalezza delle proprie emozioni, rappresentate dal regista in mani che si sfiorano, dita che ricalcano il contorno delle labbra e baci rubati su un prato lontano da occhi indiscreti. Se Elio vorrebbe vivere quest’amore in modo affamato e frettoloso tipico della sua giovane età, l’altro prende le distanze cercando di non portarlo in un universo che fa paura ancora anche a lui. Come per la maggior parte dei sentimenti, ci sono cose che non puoi reprimere perché sono semplicemente l’espressione di noi stessi, ed è per questo che si riavvicinano e danno sfogo alla passione. Nulla di morboso o sessualmente esplicito, nessuna scena gratuita offerta alla fantasia dello spettatore, ma il regista entra in punta di piedi nella stanza da letto dei due amanti, quasi a non volerli disturbare, ed è proprio questa delicatezza che mi è piaciuta, senza fronzoli o elementi grotteschi.

Luca Guadagnino racconta una storia d’amore con una regia che potrebbe sembrare abbastanza povera (effettivamente il cachet usato non era alto), con una narrazione lenta e contemplativa fatta d’immagini e silenzi che spesso sono un’espressione del bello intorno a noi, quasi una grande dichiarazione d’amore che lui stesso fa alla cultura, all’arte e alla bellezza dell’Italia. Un estetismo che ha un sapore decadente, di un essere bohémien lontano dai giorni nostri, dove si discute leggendo opere di Eraclito o preferendo la musica di Bach a quella della disco-music suonata nel bar del paese. Il tutto può sembrare anacronistico ma vengono anche affrontati temi attuali come l’omofobia, sia della società  sia individuale, proprio quella che Oliver si ritrova a provare decidendo per un matrimonio di circostanza. La paura di amare e di essere amati da uno biologicamente uguale a se stessi vince sulla felicità personale, e si preferisce dare agli altri ciò che sembrerebbe giusto.Thimothée Chalamet Armie Hammer Call me by your name

In alcuni aspetti, la regia di Guadagnino rende omaggio a Bernardo Bertolucci, famoso regista italiano di Ultimo tango a Parigi, e mi ha ricordato in particolare due film che ho visto varie volte nel corso degli anni: non è difficile riconoscere l’ambientazione contadina di Io ballo da sola, dove la giovane Liv Tyler viene mandata a trascorrere le vacanze estive nella campagna toscana, in un caseggiato popolato da artisti ed esteti (come i genitori di Elio), scoprendo il suo essere donna attraverso il primo rapporto sessuale; inoltre non posso non citare i tre giovani di The Dreamers nella Parigi rivoluzionaria del ’68, che per tutto il film si divertono omaggiando continuamente sia la cinematografia sia la letteratura.

La mia semplice recensione non rende giustizia a questo piccolo gioiello che può essere già definito come un classico dell’amore gay sul grande schermo, ma le emozioni che mi ha trasmesso non riesco a esprimerle tutte a parole perché l’amore non viene sminuito ed è rappresentato come la cosa più naturale del mondo! Non capisco come alcuni riescano già a criticare il rapporto fra Elio e Oliver come qualcosa di perverso per via della giovane età di uno dei due protagonisti, ma siamo in Italia e il finto moralismo che pervade la nostra società deve manifestarsi nella malizia degli occhi di persone che hanno la solita omofobia interiorizzata.

“Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a trent’anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla è uno sbaglio!”

Candidato a quattro Premi Oscar, fra cui miglior film e migliore attore protagonista (Thimothée Chalamet è stato bravissimo!), in Italia è stato distribuito nelle sale italiane da Warner Bros e vi consiglio di andare a vederlo! Ovviamente se non vi danno fastidio storie d’amore omosessuali, ma se leggete il mio blog non penso che siate un pubblico mentalmente chiuso.

CONSIGLIATO! ^^

LINO

Io prima di te

“Così stanno le cose. Sei scolpita nel mio cuore, Clark, fin dal primo giorno in cui sei arrivata con i tuoi abiti ridicoli, le tue terribili battute e la tua totale incapacità di nascondere ogni minima sensazione. Tu hai cambiato la mia vita…”

Ammetto subito la mia colpa: credevo che sarei uscito dal cinema con un “ma io te l’avevo detto che era il solito polpettone romantico” e invece mi son dovuto ricredere perché Io prima di te è stata una bella sorpresa, un film che parla d’amore ma senza annoiare eccessivamente lo spettatore poiché presenta anche un argomento che difficilmente viene trattato in questa tipologia di film. Me before you è prima di tutto un libro di successo mondiale di Jojo Moyes (in Italia è stato pubblicato da Mondadori), autrice londinese specializzata in letteratura rosa, che ha anche un sequel intitolato Dopo di te (After you), ma io vi parlerò della trasposizione cinematografica di Thea Sharrock che finalmente sono riuscito a vedere al cinema in una serata libera dal lavoro!

Louisa Clark (Emilia Clarke) è una ventiseienne che apprezza la semplicità della sua vita: ha un lavoro come cameriera nella caffetteria del paese, una famiglia che le vuole bene e un fidanzato fissato con il suo lavoro di personal trainer. La sua tranquillità viene interrotta dalla chiusura dio-prima-di-te-emilia-clarke-sam-claflin-me-before-youel locale in cui ha lavorato per sei anni, ritrovandosi senza un lavoro e una famiglia da mantenere poiché il padre è disoccupato da anni. Dopo un goffo colloquio con Camilla Traynor (Janet McTeer), Lou viene assunta come un assistente personale del giovane figlio della signora, rimasto quasi paralizzato dopo un terribile incidente. Will Traynor (Sam Claflin) in passato era un uomo che aveva tutto dalla vita come un lavoro di successo, soldi e belle donne, ma ormai odia la sua vita. In questo strano rapporto di incontro-scontro, le due diverse personalità impareranno ad accettarsi ma soprattutto capiranno quanto la vita possa essere crudele togliendoti quello che più ami, per poi ridarti una seconda possibilità grazie a quel misterioso sentimento che è l’amore.

Emilia Clarke, volto noto al pubblico per vestire i panni di Daenerys Targaryen ne Il Trono di spadeGame of thrones, interpreta un’eccentrica ragazza di una piccola cittadina della campagna inglese, amante dei vestiti stravaganti e molto buffa. Per molti versi ricorda Bridget Jones nella sua allegria e nella capacità di creare situazioni imbarazzanti di cui deve sempre scusarsi, ma la dolcezza intrinseca del suo animo e la naturalezza dei suoi sentimenti, la fanno diventare la miglior medicina per il cinico Will. Il signorino della famiglia Traynor è interpretato da Sam Claflin, il Finnick Odair di Hunger Games, uomo che non è più interessato alla sua vita terrena tanto da desiderare la cosiddetta “morte dolce”. Se inizialmente il rapporto fra i due personaggi è di tipo lavorativo, la dolce Lou capisce che la sua vocazione da infermiera tuttofare va al di là della semplice assistenza personale cercando di far apprezzare la semplicità della bellezza della vita a un uomo che ha già preparato tutto: alla fine dei sei mesi prestabiliti con i suoi genitori, Will si recherà in Svizzera, in una clinica specializzata in assistenza medica nel “dare la morte” a individui con una vita compromessa da malattie gravi.

“Non voglio pensarti in un mare di lacrime. Vivi bene. Semplicemente, vivi.”

Non siamo davanti al patetismo di adolescenti malati e sfigati alla Colpa delle stelle, ma di persone adulte che prendono decisioni difficili: non è così facile parlare di eutanasia, argomento che da sempre divide l’opinione pubblica per motivi sia religiosi sia etici. Louise non può accettare che l’uomo che ha imparato ad amare nei sei mesi di lavoro voglia andarsene proprio nel momento dell’apice della loro felicità ma Will è determinato nella sua scelta. Un tema veramente angosciante che non ho voglia di affrontare in una semplice recensione cinematografica perché si tratta di una scelta molto personale che non si può liquidare in poche righe.

Fin dove si può amare? Si dice spesso che amare è anche saper lasciare andare la persona amata verso direzioni che non si condividono, quindi si può considerare amore la libertà di lasciare il proprio uomo compiere un tale gesto?

GUARDATELO. Il mio unico consiglio è di guardarlo e di non lasciarvi ingannare da un trailer eccessivamente mieloso… non potete nemmeno perdervi gli eccessivi outfit kitsch della dolce Lou! Ah… lacrime assicurate! XD

LINO

Immanuel Casto e Romina Falconi: Who is afraid of gender?

“Who is afraid of gender? Who is afraid of gender? They want us to live in darkness but who is the real monster?”

GENIALE. Post già concluso XD Torna una delle mie coppie preferite, che amo shippare (termine nerd che serve per parlare di coppie ideali ma non reali) e che spero che si amino per sempre e continuino a collaborare. Who is afraid of gender? è il nuovo singolo nato dalla collaborazione fra Immanuel Casto e Romina Falconi, canzone che è diventata la sigla ufficiale del Gay Village di Roma per questo 2016 con un testo interamente in inglese! Se il Casto Divo è sempre in tour portando il suo ultimo lavoro The pink album da cui ha estratto la meravigliosa Da grande sarai frxxio anche Romina non è stata con le mani in mano e dopo la pubblicazione del suo primo full album Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio (titolo che raggruppa i tre ep usciti in precedenza solo in digitale), adesso sta preparando il video per il suo nuovo singolo Circe.Immanuel Casto Romina Falconi Who is afraid of gender

In WIAOG la musica è molto divertente e danzereccia e il video mette in scena un Glee nostrano in salsa gaya, ambientato nella tipica high school americana dove fanno vari camei alcuni personaggi dello spettacolo: Eva Grimaldi interpreta una professoressa della gay academy, l’attore Federico Pacifici nei panni di un medico sostenitore delle teorie riparative, il nuotatore Alex Di Giorgio, il duo di drag queen Karma B, la Vanity Crew apparsa l’anno scorso a Italia’s Got Talent, la giovane attrice Marica Cotognini e la fantastica Vladimir Luxuria nei panni della preside della scuola. Se il messaggio è quello di non nascondersi e di essere sempre se stessi, ho amato la citazione satirica contro movimenti bigotti come quello delle sentinelle in piedi. XD

Bravi i miei ragazzacci della musica italiana e… quanto è bella Romina, biondissima, che fa la teenager?

Alla faccia di chi si perde in stupidi pregiudizi e che si occupa troppo dei fatti degli altri!

PROMOSSI

LINO

Liebster Award 2016 Edition

È bello sapere che qualcuno ancora si ricorda di te e del tuo blog nonostante non lo aggiorni più come una volta… effettivamente passo troppo tempo alla cassa di un noto fast food, torno a casa stanco e mi rimane ben poco per coltivare le mie passioni (che ultimamente sono l’oziare sul divano e dormire). Nonostante il periodo poco attivo da blogger, ho ricevuto ben tre nomination al Liebster Award 2016 da tre miei colleghi, che mi hanno posto varie domande che soddisfino le loro curiosità… iniziamo? XD LiebsterAward_logo

Ringraziare il blogger che ti ha nominato.
Non una, non due ma ben tre nomination! Quindi ringrazio:
Le manga-pagelle di Caroline
Say Adieu to Yue
Io non sono quella ragazza

Scrivere qualche riga per promuovere un blog che seguite.
Non promuoverò nessun blog ma nominerò semplicemente quelli che seguo di più, oltre ai tre precedentemente ringraziati, vi consiglio di seguire:

  • My Millennium Puzzle
  • Love or Dead
  • Hana blog journal
  • Ore-Sama

Rispondere alle undici domande dei blogger che ti hanno nominato:

*°*°*°*°*° CAROLINE di Le manga-pagelle di Caroline *°*°*°*°*°

Dolce o Salato? Dolce e salato. Salato e dolce. Dolce. Ancora dolce e poi salato. Insomma, entrambi! Quando se tratta de magnà… se magna! XD

Una delle vostre serie tv preferite degli ultimi cinque anni (non quella in assoluto, ma quella appunto che vi è piaciuta di più negli ultimi cinque anni): Non saprei, perché ultimamente non ho seguito molte serie televisive, perdendo interesse poiché trovavo delle storie a cui non mi appassionavo quasi a nulla. Mi mancano il coinvolgimento che provavo per Dawson’s creek, Gilmore Girls (Una mamma per amica) e Sex & the city. Ne nomino alcune ovvero The Carrie diaries, per l’ambientazione anni ottanta e tutto il glam che ci sta dietro, e Glee, che inizialmente non amavo ma ho apprezzato andando avanti nella visione sia per tematiche sia per la mia anima da musical.

Il titolo di uno dei libri più brutti che avete letto (o dovuto leggere per forza, tipo perché assegnato a scuola ecc): I cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P. Non posso dimenticare lo stupore nel leggerlo poiché lo trovai per caso spulciando fra gli scaffali della libreria, credendo di leggere una storia d’amore adolescenziale… ero così giovane e ingenuo che me lo feci regalare per Natale.

Pensate che prima o poi le coppie gay potranno sposarsi in Italia o è astrofantascienza? Ricordiamoci sempre che in Italia deve sempre metterci becco la CEI – Vaticano. Però la speranza è l’ultima a morire, no? Che ne pensate…fatemi sapere: Io sono pessimista. È già tanto se nel 2016 ci sia stato un riconoscimento legale delle coppie di fatto, figuriamoci altre cose. Forse in un futuro molto lontano, ma io sarò già morto. Potrei definirla fantascienza utopica.

Preferite i cani o i gatti? Ammetto di essere del TEAM DOG! Nessuno mi toglierà dalla testa che il rapporto che s’instaura fra un essere umano e un cane sia paragonabile a quello con un gatto. Dotato di una sensibilità simile a quella umana, esso è l’animale da compagnia per eccellenza con occhi che sanno comunicano tutto quello che non riescono a dire con le parole.

Estate (ovvero vacanze, caldo, mare, tempo libero) o Inverno (festività natalizie, freddo, vestirsi tipo omino Michelin)? Tutte e due perché rispecchiano il mio essere borderline: in inverno vado in letargo, mi piace il divano, le copertine in pile disperse per casa, la cioccolata calda, le tisane e il rotolarmi nel piumone come un involtino; in estate mi piace il mare (a modo mio cioè nelle ore meno calde e all’ombra), il sole che rimane alto fino a tarda ora, l’aria che si respira, il gelato, il rilassarsi nei parchi all’aria aperta, i locali con le proprie terrazze e/o dehor. Però se devo per forza scegliere uno dei due scelgo l’inverno – sì, lo so, sono una persona triste u.u

Avete visto L’Eurovision Song Contest 2016? Qual era il vostro pezzo preferito? Tifavo per Sound of silence di Dami Im dell’Australia ma ammetto che 1944 di Jamala era l’altra canzone che mi piaceva! Amo Francesca Michielin ma riconosco che sia poco internazionale per manifestazioni del genere e noi italiani mandiamo sempre artisti che possono essere maldigeriti da europei truzzi che ascoltano ancora la dance anni novanta.

Una delle vostre attrici di cinema preferite. In verità sono tre, non posso trascurarne una:
Keira Knightley. La amo soprattutto quando è protagonista di film in costume ed è perfetta nei panni di Elizabeth Bennett in Orgoglio e pregiudizio (Pride and prejudice). Altri film in cui l’ho amata sono Espiazione (Atonement) e Non lasciarmi (Never let me go).
Anne Hathaway. Esplosa in tutto il mondo con Il diavolo veste Prada (The devil wears Prada), è entrata nel mio cuore con il tristissimo One Day e la meravigliosa performance ne Les Misérables nei panni di Fantine, madre di Cosette.
Kirsten Dunst. Perfezione raggiunta in Marie Antoinette di Sofia Coppola ma meravigliosa anche ne Il giardino delle vergini suicide (The virgin suicides) sempre della stessa regista. Mi è piaciuta molto anche in Melancholia di Lars Von Trier e anche in film più leggeri come Mona Lisa Smile.
Dovrei nominarne altre ma mi fermo qui… no, anzi, solo qualche nome: Julia Roberts, Meryl Streep, Michelle Williams, Jennifer Lawrence e Carey Mulligan.

Qual è il vostro colore preferito? Rosso, Nero e Rosa.

Se doveste trasferirvi per lungo tempo in Europa, quale stato/paese scegliereste?Ho un amore sfrenato per tutto quello che riguarda la Francia e vorrei ritornare a Parigi. Ho vissuto per un mese a Lione, ho visitato il nord ma Paris… est Paris!

Il vostro ultimissimo acquisto… cosa avete comprato?^^ Street, l’ultimo album delle EXID!

 

*°*°*°*°*° YUE LUNG di Say adieu to Yue *°*°*°*°*°

L’albergo più squallido dove avete dormito: dove, quando e perché. Non ho avuto questa sfortuna… per un pelo!

Cinema: Siete mai usciti prima della fine di un film? Mi è successo con La vita di Adele (La vie d’Adèle). Ingiustamente valutato come un capolavoro dei film di formazione, io l’ho trovato molto volgare.

Il regalo più orrendo che avete ricevuto. Tanti XD per questo negli ultimi anni faccio delle meravigliose wishlist!

Qual è l’ultima piccola bugia che avete detto? Io non dico mai le bugie! Ooops! Ne ho appena detta una! XD

Qual è la suoneria del vostro cellulare? Una di quelle tristi già presenti sullo smartphone. Quando ero ragazzino invece ero fissato nell’avere l’ultima suoneria del momento, addirittura con i primissimi Nokia le componevi e le scambiavi con gli infrarossi! Che ricordi! Sono vecchio u.u

Immaginatevi registi/e con un budget illimitato: Quale libro (o fumetto) porteresti sullo schermo? La trilogia dei Rainbow Boys di Alex Sanchez.

Un capo di abbigliamento che un tempo amavate ma che adesso trovate imbarazzante: Jeans sbiaditi e candeggiati, piumini super gonfi e i colori troppo accesi come il giallo o il rosa.

Frequentate una biblioteca? Prendete libri in prestito? La frequentavo più in periodo universitario per necessità ma non mi è mai piaciuta. Non mi piacciono i libri toccacciati da tutti e sono geloso delle mie cose.

Qual è il film più brutto del vostro regista preferito? Non ho un regista preferito ma una lunga lista di film orrendi!

Qual è il libro più brutto del vostro scrittore preferito? Brutto no, però Pasolini, Un uomo scomodo di Oriana Fallaci è stata una lettura inutile.

Siamo a Giugno ma… Voi l’avete tolto il piumone? Madre casalinga regina della casa l’ha tolto ma io lo tiro fuori e divento l’involtino umano XD

 

*°*°*°*°*° MARIA STEFANIA di Io non sono quella ragazza *°*°*°*°*°

Se poteste cambiare il finale di una storia che vi ha appassionato fino a poche pagine dalla fine per poi deludervi, quale sarebbe? Come la cambiereste? Con i libri non mi è mai capitato ma con i film sì, soprattutto con due che sono Dancer in the dark di Lars Von Trier e Suffragette di Sarah Gavron.

 

Scrivere a piacere undici cose di me:

  1. Leggo quasi di tutto ma ci sono dei generi letterari che non riesco proprio a digerire: Gialli, Thriller e testi in versione teatrale.
  2. Mi piacerebbe arrivare ad avere un alimentazione vegetariana (il vegan lo trovo eccessivo) ma non riesco proprio a rinunciare al prosciutto crudo… poveri maialini, perdonatemi!
  3. Ho una passione per tutti quei programmi televisivi che raccontano di malattie e schifezzine varie. Il top è Malattie imbarazzanti (Embarassing bodies) quando tratta di malattie cutanee e piedi rovinati.
  4. Odio le persone che non si espongono mai, che sembrano non avere un’idea, che usano la scusa della diplomazia per essere amati da tutti.
  5. Ho sempre amato i manga ma con gli anime non ho un bel rapporto. Conservo un bel ricordo dei cartoni animati della mia infanzia ma le nuove trasposizioni animate non mi piacciono.
  6. Sogno un amore romantico, di quelli da mozzare il fiato e sentire i violini alle orecchie ma allo stesso tempo penso che l’uomo non sia un essere monogamo e che l’amore non esista veramente ma è soltanto un sentimento spinto da vari interessi.
  7. Vorrei essere alto almeno dieci centimetri in più e mangiare di tutto senza ingrassare come alcuni ragazzi che conosco.
  8. Ci sono dei viaggi che vorrei fare prima di lasciare questa vita terrena: Giappone, Corea del sud, Islanda, New York e Disneyland Paris XD
  9. Odio lo sport in televisione come il calcio, la formula uno, il motociclismo, il nuoto, il tennis e il ciclismo. Fra pochi giorni inizieranno gli Europei di calcio e non sopporterò nessuno.
  10. Mi piacciono le lingue straniere e mi sarebbe piaciuto imparare il tedesco, lo spagnolo, il giapponese e il coreano, ma a malapena mi ricordo l’inglese e il francese studiato all’università!
  11. Il mio sogno più segreto sarebbe quello di scrivere di musica, cinema, libri e altri aspetti di lifestyle (anche di gossip… perché no?!) per qualche giornale o rivista. Se ce l’ha fatta Selvaggia Lucarelli, perché io no? Intanto continuo a servire panini e gelati alla cassa… *scappa via piangendo*

 

Premiare dei blog che segui:

Li trovate proprio all’inizio di questo post, sia nei ringraziamenti delle nomination sia nei blog che vi consiglio di seguire ^^

Per finire, le undici domande a cui sono invitati a rispondere i succitati blogger se decideranno di partecipare a loro volta al Liebster Award. Se avete già pubblicato il vostro Liebster Post, non scoraggiatevi, aggiornarlo con una nuova lista di domande e risposte non vi costa niente.

  1. Chi sono le tue Principesse Disney preferite?
  2. I bisessuali esistono o è semplice paura di non ammettere a se stessi di pendere più per una parte?
  3. Top 5 dei tuoi cantanti preferiti (sia solisti sia gruppi).
  4. Il viaggio dei tuoi sogni.
  5. Cosa ne pensi delle coppie aperte? Si può definire amore?
  6. Guerriera Sailor?
  7. Genere letterario preferito?
  8. La famiglia è solo quella “uomo e donna” o esistono altri tipi di famiglia?
  9. Il/la tuo/a sex symbol (max 3).
  10. Cosa c’è dopo questa vita?
  11. Carta o ebook?

Questo meme è stato lunghissimo… adesso aspetto le vostre risposte! Sono curiosissimo! *_*

LINO

The Danish Girl

Quando c’è Eddie Redmayne nei paraggi, il film si preannuncia sempre come qualcosa d’interessante poiché lui per me è la nuova rivelazione del cinema internazionale. Dotato di una versatilità artistica che pochi hanno, l’attore londinese è riuscito a piacermi in tutti i ruoli che ha interpretato: dal Colin Clark impacciato che asseconda tutti i capricci di Marilyn Monroe (Michelle Williams) al famoso astrofisico Stephen Hawking – performance che gli ha fatto vincere il Premio Oscar per il migliore attore – senza dimenticare la sua precedente collaborazione con Hooper nei panni di Marius Pontmercy, il rivoluzionario sposo di Cosette.

The danish girl riporta sullo schermo il giovane Redmayne nei panni di Lili Elbe, una fra le prime persone a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale nonché una delle prime a essere riconosciuta come persona transessuale – all’anagrafe era registrato come Einar Wegener, sposato con Gerda Gottileb / Wegener. Il film diretto da Tom Hooper non è una sceneggiatura originale perché è un riadattamento del libro La danese di David Ebershoff, e vede una nuova collaborazione fra regista e attore dopo Les Misérables.

The danish girl Eddie Redmayne Lili ElbeLa vita di coppia di Einar e Gerda non ha mai avuto tanti problemi, sono marito e moglie e vivono nella Copenaghen degli anni venti. Entrambi sono degli artisti specializzati in pittura, Einar dipinge soprattutto paesaggi, invece Gerda è alla ricerca del suo stile personale che troverà grazie all’aiuto del marito che poserà vestito da donna sostituendo una modella. Grazie a questi nuovi dipinti la moglie ottiene il successo sperato e i suoi ritratti dell’alterego di Einar diventano così famosi tanto da essere esposti a Parigi, dove in seguitosi trasferiranno. Dotato di una sensibilità diversa dagli altri uomini, Einar capisce che c’è qualcosa dentro di lui che ha tenuto nascosto per molto tempo e inizia a indossare abiti femminili e ad assumere l’identità di Lili Elbe, che presenta a tutti come una sua cugina lontana.

“Io penso con la mente di Lili. Sogno i suoi sogni”.

Spaventati dalla situazione, la coppia si rivolge a vari specialisti nella speranza che questo squilibrio della personalità possa essere curato. Gli vengono diagnosticate la schizofrenia e altre malattie mentali ma grazie alla moglie abbandona gli ospedali e cerca di vivere una vita normale come Lili. L’incontro con un dottore di una clinica di Dresda cambierà il suo futuro perché gli darà l’opportunità di realizzare il sogno di diventare una donna a tutti gli effetti, sottoponendolo a una serie d’interventi che ai tempi sono ancora in via sperimentale.

“Questo non è il mio corpo. Devo lasciarlo andare.”

Se Lili è determinata a compiere il gesto finale per essere finalmente felice, la moglie inizialmente è contraria perché ha paura di perdere il marito, ma il loro amore supera le classiche barriere della sessualità e Gerda sosterrà Lili fino al suo ultimo respiro.

Il film di Tom Hooper è una fiaba dolceamara ambientata nel passato ma che rimane attuale perché è un inno ad avere il coraggio di essere se stessi, andando contro la morale e i costumi nei quali amiamo ingabbiarci per essere “normali” agli occhi di tutti. Se l’interpretazione di Eddie Redmayne è favolosa – anche quest’anno è candidato come Migliore Attore protagonista agli Oscars contro il favorito Leonardo Di Caprio di Revenant – devo spendere due parole su Alicia Vikander, l’attrice svedese che interpreta Gerda, la vera rivelazione di questo film. Il legame che lega i due protagonisti è un amore così grande che scavalca il concetto romantico del sentimento cavalleresco dell’happy ending: Gerda, in un certo senso, diventa il principe forte su cui l’anima martoriata di Lili continua ad appoggiarsi. La sua non è semplice devozione coniugale di una moglie ma un sentimento che se ne frega della borghesia e lascia spazio alla purezza dell’amore inteso anche come sacrificio. L’amore che Gerda prova per Einer è lo stesso di quel giorno in cui s’incontrarono per la prima volta all’Accademia d’arte di Copenaghen e nonostante subisca un tradimento vedendo la morte metafisica del marito, aiuta Lili a emergere perché capisce che sarebbe egoistico trattenerla, ribadendo che non l’abbandonerà mai perché ha promesso a Einar che si sarebbe presa cura di lei.The danish girl Alicia Vikander Gelda Werner

Presentato alla scorsa Mostra internazionale del Cinema di Venezia, in Italia è stato distribuito da Universal Pictures senza alcun tipo di censura (in America, quei finti moralisti, gli han dato il Rating R) ed è candidato a ben quattro Premi Oscar.

Io non aggiungo altro alla mia recensione… Andate al cinema!

LINO