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Valmont – Le relazioni pericolose

Miei fedeli lettori non sono sparito ma, complice il caldo e altre cose, ho preferito dedicarmi ad altre attività e ho messo da parte il blog e le mie letture… ma rieccomi qua, pronto per una recensione di un manga di Chiho Saito che mi è piaciuto!

L’autrice di Kanon e Utena ha realizzato la versione a fumetti del famoso romanzo Les liaisons dangereuses di Choderlos de Laclos, un romanzo epistolare di fine settecento considerato come uno dei capolavori della letteratura francese. Chi non ha mai visto il film de Le relazioni pericolose di Stephen Frears (con un cast pieno di star come Michelle Pfeiffer, Uma Thurman, John Malkovich, Glenn Close e Keanu Reeves) o l’interpretazione moderna di Roger Kumble fatta con Cruel Intentions?

“Conquistare, amare e abbandonare… di questo è fatta l’esistenza di un libertino che ha come unica compagna inseparabile… la libertà.”

Nella Parigi del diciottesimo secolo, qualche tempo prima che avvenga il cambiamento epocale attraverso la Rivoluzione Francese, il destino di due giovani libertini s’incontra con quello delle loro vittime ignare dei loro subdoli giochi di potere. Il Visconte Tristan di Valmont è un affascinante uomo che ha la fama di essere un seduttore cronico, amico e amante della cinica Marchesa Isabelle di Mertueil, giovane vedova in cerca del riscatto per un torto subito in giovane età. Inizia un gioco perverso fatto d’intricate relazioni personali in cui Valmont viene incaricato di rubare la verginità a Cécile de Volanges, giovane figlia della cugina Madame de Volanges, appena uscita dal convento e pronta per essere data in sposa al Conte di Gercourt. È proprio quest’ultimo l’obiettivo della MaValmont Le relazioni pericolose Chiho Saito  (1)rchesa di Mertueil, volendo umiliare il suo onore rubando l’innocenza e la purezza della sua promessa sposa, per ripagarlo del torto subito quando fu rinnegata per un’altra donna.

L’ingenua Cécile non è ancora pronta per essere data in sposa a un uomo molto più grande di lei e s’innamora del suo insegnante di arpa Raphael Danceny, Cavaliere di Malta, con cui inizia una corrispondenza che viene scoperta e ostacolata da M.me de Volanges. Distrutta dal dolore Cécile chiede aiuto a Isabelle, ignara dell’oscura identità della donna, e segue alla lettera le istruzioni della cugina. Nel frattempo Valmont ha trovato un “nuovo passatempo” nel cercare di sedurre la rigida Madame de Tourvel, ospite nella residenza di campagna di Madame de Rosemonde, zia di Tristan.

Riuscirà Valmont a conquistare la castissima M.me de Tourvel? Cécile e Danceny avranno il loro happy ending? E in tutto questo, la Marchesa di Mertueil che ruolo avrà? Vi anticipo solo che le relazioni fra i vari personaggi diventeranno molto pericolose e non è detto che l’amore vinca su tutto… se si gioca con il fuoco, si rischia di rimanere bruciati, se non ustionati.

Shishaku ValmontKiken na kankei, originariamente serializzato in Giappone sulla rivista Flowers di Shogakukan, nei suoi due volumi segue quasi fedelmente l’opera di Laclos, pubblicati in Italia da Planet Manga, e l’autrice non si abbandona al suo solito melodramma tipico di molte altre sue opere… in genere ama raccontare polpettoni d’amore per interi volumi che possono portare allo sfinimento del cervello.

Consigliato? A me è piaciuto molto perché ha tanti elementi che amo come l’ambientazione storica nella Francia aristocratica di fine settecento, i pizzi-parrucche-fiocchetti-merletti in tantissima quantità e un personaggio sadico come la Marchesa di Mertueil che mi ha tanto ricordato Sarah Michelle Gellar nei panni della cattivissima sorellastra Kathryn Mertueil, che ho amato follemente. Consigliato a chi ama le storie d’amore complesse e in costume poiché non a tutti potrebbe piacere l’ambientazione, trattandosi di uno shojo manga tratto da un’opera letteraria in cui viene dato ampio spazio alla corrispondenza epistolare tra i due “giocatori”.

LINO

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Pubblicato in: Frasi & Citazioni

Gli anni vuoti

“ Vorrei più di quanto avrò, questo lo so già adesso. E rimpiangerò il troppo tempo sprecato, questi anni vuoti, che potrebbero, dovrebbero essere i più belli e i più dolci… quanto tempo ho sprecato sul letto a pensare! In altri momenti, invece, credo di poter cambiare, penso che riuscirò a diventare autonomo, intraprendente.

Il mio sogno è uno solo, quello classico della ragazzina che legge Debby: incontrare il grande amore. In quel caso sacrificherei tutto, anche gli studi che ora sono tutta la mia vita. Dovrebbe essere una persona come me, che la pensasse come me, in cui potermi riconoscere, che avesse già scelto tutto quello che vuole e aiutasse me a diventare un uomo […]

Il Principe Azzurro: se uno deve limitarsi a immaginarselo, è logico che se lo immagini, oltre che intelligente e simpatico, bellissimo. Ma quando arriva davvero, nella realtà, il fisico non importa, contano più altre cose.

Io sogno un rapporto unico, che duri tutta la vita […]

Ma se il Principe Azzurro non lo incontro per niente? Non mi illudo: io mi innamoro sempre in modo così improvviso e struggente, eccessivo, che non potrò mai essere ricambiato, mai.”

Tratto da Ragazzi che amano ragazzi di Piergiorgio Paterlini, 1991, Giangiacomo Feltrinelli Editore

LINO

Pubblicato in: Frasi & Citazioni

Stay weird, stay different

Se nell’ottantasettesima edizione degli Oscars i due film ad aver vinto più statuette sono stati Birdman di Alejandro González Iñárritu e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, il vero protagonista è stato Graham Moore.

Il giovane sceneggiatore è stato premiato con l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per The imitation game poiché il film è basato sulla biografia Alan Turing: The Enigma scritta da Andrew Hodges (in Italia Alan Turing – Storia di un enigma, pubblicato da Bollati Boringhieri).

Su tutti i principali mezzi d’informazione si parla del discorso tenuto nel momento della premiazione, un momento in cui si rivendica la propria diversità e la libertà di essere se stesso.

Un inno riassumibile in: STAY WEIRD, STAY DIFFERENT.

Emozionante.Graham Moore Stay weird stay different Oscars 2015

Alan Turing non è mai stato su un palco guardando tutte queste facce incredibilmente attraenti.

Io sì, e questo credo sia la cosa più ingiusta che abbia mai sentito.

Quindi voglio usare questo poco tempo per dire questo:

quando avevo sedici anni ho tentato il suicidio perché mi sentivo strano, diverso e mi sentivo come se non appartenessi a niente.

E ora sono qui davanti a voi e vorrei che questo momento sia dedicato a quel ragazzo che là fuori si sente strano, diverso, che si sente fuori posto ovunque.

Puoi farcela.

Prometti a te stesso di farcela.

Siate strani, siate diversi

E quando sarà il vostro turno di stare su questo palco, per favore, lasciate questo messaggio al prossimo che verrà dopo di voi.

Grazie mille.”

LINO

Pubblicato in: Frasi & Citazioni, Le Journal

Le Foibe: il Giorno del ricordo

“La foiba faceva sempre pensare al sangue, all’ossario, alla macelleria, al lancio dei vivi e dei morti nell’abisso. Negli inghiottitoi si buttava la roba che si voleva eliminare, togliere per sempre dalla vista, e magari anche dalla memoria.”

Questo pezzo è tratto da La foiba grande dello scrittore friulano Carlo Sgorlon (lo trovate in libreria edito da Mondadori), in cui ricorda il terribile periodo storico, fintamente dimenticato, delle foibe: una pulizia etnica che aveva come scopo l’eliminazione di tutti gli oppositori del comunismo titino e dell’etnia italiana dalla zona del Venezia Giulia e dalla Dalmazia. Si contano più di diecimila vittime, se non quasi dodicimila, un genocidio che non risparmiò nessuno, civili compresi, cominciato nel 1943 e inoltrato fino al 1947, andando ben oltre il termine del secondo conflitto mondiale.

Le foibe, dal punto di vista geologico, sono delle cavità naturali chiamate anche inghiottitoi, tipici della regione carsica, in cui i “nemici” venivano gettati vivi o morti. Una delle più conosciute è la foiba di Basovizza a Trieste, un pozzo che superava i duecento metri di profondità, dichiarata monumento nazionale assieme a quella di Monrupino. Dal 30 marzo 2004 è stato istituito il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime.

Inizialmente volevo scrivere solo un piccolo post sul mio tumblelog, il fratellino minore di questo blog che trovate su Tumblr, ma ho ritenuto necessario metterlo sul blog ufficiale per ribadire un concetto importante:

I morti sono tutti uguali, a prescindere dal tipo di totalitarismo che li ha causati. Non esistono morti di serie A o di serie B perché la condanna alla violenza e il ricordo delle vittime deve avvenire indipendentemente dal proprio credo politico.

È veramente triste che tantissime persone non dedichino un pensiero a questa tragedia “dimenticata” quando il 27 gennaio di ogni anno son tutti a fare i fighi sui social network contro il nazifascismo, ricordando l’orribile sterminio degli ebrei, e dimenticandosi di tante altre barbarie del vicino novecento.

Un po’, come italiano, me ne vergognerei.

LINO

Pubblicato in: Frasi & Citazioni, Le Journal

Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.”

   Se questo è un uomo, Primo Levi

Pubblicato in: Libri

Amata Tela

“Si possono fare progetti, regalare promesse, ma l’amore è un cavallo selvaggio e ribelle, che corre dove vuole e solo quando vuole, e nessun cavalier, nemmeno il più temerario, è riuscito mai a domarlo e addomesticarlo”.

Quando Giulia Madonna mi propose di leggere un suo lavoro, tramite messaggio privato su LinkedIn, lo fece con il cuore in mano e tanta umiltà. Dalle sue poche parole traspariva tanta semplicità, che poi si è rivelata anche la caratteristica principale della sua scrittura, molto scorrevole e lineare, e mi ha inviato il suo libro. La ringrazio per la sua fiducia nel donarmi il suo “bambino” ma soprattutto nel credermi capace di poterlo apprezzare.

Amata Tela è un romanzo d’amore e di passione, ma definirlo tale sarebbe riduttivo perché potreste pensare che sia un surrogato dei romanzi Harmony. Fine estate del 1988, Trieste, Francesca è una studentessa universitaria di venticinque anni, che ha il progetto ambizioso di diventare un architetto di fama mondiale, e per raggiungere questo scopo stAmata tela Giulia Madonna Musicaos edizioniudia molto, non accontentandosi di essere una studentessa nella media. A stravolgere la sua esistenza di ragazza modello ci pensa Eugenio, artista squattrinato che vuole far conoscere la sua arte e vivere di essa, in una realtà dove non si può vivere solo con la pittura. Il ragazzo dall’animo ribelle e Francesca iniziano questa relazione piena di passione, un amore che li consuma e fa dimenticare il mondo esterno, una carica erotica che appaga le loro anime e le completa. Questo rapporto al limite dell’autodistruzione emotiva infastidisce Eugenio che inizia a sentirsi come in una gabbia, intrappolato nell’ordinarietà di un rapporto di coppia che danneggerebbe il suo spirito libertino da artista bohémien, e comincia a tradire la compagna con storie da “una notte e via e senza coinvolgimento emotivo”. In un continuo tira e molla, la coppia arriverà allo sfascio totale quando Francesca inizia a lavorare nello studio del famoso architetto Carlo Dell’Olmo, un uomo con la fama di essere un playboy nonostante sia sposato da tanti anni con Anita. La ragazza inizia a lavorare nello studio di architettura a Palazzo Pitteri e l’architetto riesce a capire e a concretizzare il talento di Francesca, portandola a una maturazione artistica che in futuro potrebbe farla diventare il nuovo capo dello studio.

Stanca dell’ennesimo tradimento, Francesca lascia definitivamente Eugenio e si dedica solo al lavoro ma pochi giorni dopo succede qualcosa che le cambierà la vita: è incinta ma decide che crescerà questo figlio da sola, senza dir nulla al padre biologico del bambino. Gli anni passano, Eros cresce, l’avvocato Dell’Olmo diventa come un padre per la protagonista ma che ne sarà di Francesca? Diventerà un architetto o la gravidanza inaspettata la porterà a dover ripianificare tutta la sua vita? Eugenio che fine ha fatto? Non sa che Eros è suo figlio?

A cosa si riferisce il titolo “Amata tela”?

Io non voglio anticiparvi nulla e vi consiglio la lettura di questo romanzo che ti stravolge le aspettative. Potete trovarlo su Amazon in versione ebook o in versione cartacea.

Devo ammettere che da quando ho scoperto il mondo della micro-editoria (o quando ricevo segnalazioni di nuovi autori via e-mail) sto avendo molte soddisfazioni con opere che saranno poco conosciute ma che non hanno nulla da invidiare a certi libri super pubblicizzati dalle grandi case editrici famose, che spesso ti spacciano certi nomi (e qui eviterò di elencare le mie antipatie personali) come le stelle della letteratura italiana contemporanea.

La scrittura di Giulia può ricordare qualche scrittrice famosa come la Mazzantini, e può piacere soprattutto a chi ama le storie che narrano la quotidianità ma non in modo banale, dove ho apprezzato anche la poca presenza di dialoghi che nei libri di oggi riempiono le pagine, generando capitoli che sembrano dei “copia e incolla” di conversazioni tramite whatsapp.

Alla mia domanda “quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Francesca?”, l’autrice rispose diplomaticamente: “Credo che quando uno scrittore scrive, dice sempre qualcosa di sé, mettendolo in bocca ai suoi personaggi, facendogli fare le scelte che lui stesso farebbe, vivendo le loro stesse esperienze”.

Consigliato? Assolutamente sì, soprattutto ai romanticoni che credono che l’amore vinca su tutto e non importano le difficoltà e il tempo che passa, perché se quello era amore, allora ritornerà a cercarti e ti prenderà con tutta la violenza di una passione mai finita.

LINO

Pubblicato in: Cinema, Le Journal

Mean Girls Reunion

Ho sempre sognato di poter dire “mi dispiace se le persone sono gelose di me, non ci posso fare niente se sono popolare” come Gretchen. Purtroppo ero brutto e grasso e non potevo entrare nelle Barbie con Regina George e le sue amiche, al massimo potevo fare lo sfigato con Rachel Berry nel Glee Club.

Proprio qualche giorno fa, parlando di Halloween, vi avevo deliziato con una citazione di uno dei miei film preferiti e oggi ho rivisto il cast completo di Mean Girls dieci anni dopo! Sì, le Barbie, Cady e Miss Norbury si sono riunite per un servizio fotografico per uno speciale del settimanale americano Entertainment Weekly dedicato alle reunion di otto cast famosi (fra cui Ghostbusters e La casa nella prateria).

Conoscerete già la trama del film di Mark Waters, tratta dal libro Queen bees & wannabees di Rosalind Wiseman, e se non l’avete mai visto… male, molto male!

Mean Girls reunion cast

Da sinistra: Lacey Chabert (Gretchen), Lindsay Lohan (Cady), Tina Fey (Miss Norbury), Rachel McAdams (Regina) – sdraiata: Amanda Seyfried (Karen)

Quando ho visto la foto ho pensato:

FANTASTICHE

FAVOLOSE

In verità ce ne sarebbe un’altra con Tina Fey e Lindsay Lohan che si abbracciano ma Lilo è uscita così male che preferisco non inserirla. Insomma, ennesimo delirio da fan, dopo quello di ieri su Hunger Games. Perdonatemi nerdini, lo so che dovrei incrementare la mia vita sociale. XD

Vi lascio e ricordatevi poche e semplici regole: Il mercoledì ci vestiamo di rosa, non possiamo portare la canottiera per due giorni di seguito e i jeans o la tuta solo il venerdì. 😉

LINO

Pubblicato in: Libri

Io sono Malala

“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti. Un bambino e una penna possono cambiare il mondo.”

Il giorno del suo sedicesimo compleanno, Malala Yousafzai parla davanti ai delegati delle Nazioni Unite, considerati come i “grandi” della terra, a New York, per affermare il concetto principale della lotta che porta avanti da quando era bambina:

“L’istruzione non è né occidentale né orientale, è un diritto umano”

Ieri ho appreso con molto piacere che la giovane Malala ha ricevuto il Premio Nobel per la sua lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto all’istruzione per tutti i bambini, insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi.

Malala è una ragazza pashtun che ha dovuto abbandonare la Valle dello Swat a causa del regime talebano che voleva zittirla a tutti i costi solo per aver gridato al mondo, attraverso il suo blog, il suo desiderio di poter leggere e studiare: a quindici anni si becca tre proiettili in volto da un uomo sull’autobus che la riportava a casa. La giovane ragazza miracolosamente sopravvive all’attentato e con la famiglia è costretta a trasferirsi a Birmingham, dove continua i suoi studi e comincia una nuova vita lontana dalla sua amata terra.

I am Malala è una biografia scritta in collaborazione con la giornalista Christina Lamb, in cui la protagonista racconta la storia del suo paese cominciando dalla giovinezza del padre e dalla situazione antecedente al regime talebano: la fatica del padre per studiare, un governo instabile e corrotto, il sogno paterno di costruire una scuola per tutti, il matrimonio dei genitori e infine la nascita di quella bambina che sarebbe diventata una voce fuori dal coro.

Quando nacque Malala fu un giorno triste. Per i pashtun, quando nasce una femmina non è mai un’occasione festeggiare perché se quando viene al mondo un mIo sono Malala Biografia di Malala Yousafzai e Christina Lambaschio tutti escono per strada e sparano in aria per il buon evento, le bambine vengono messe da parte fin dalla più tenera età perché tanto loro saranno solo delle brave mogli. Ma il padre non vuole considerarla solo come una futura casalinga di proprietà di un uomo e già dalla scelta del nome, sembrerebbe darle un destino diverso: Malala come Malalai di Maiwand, l’eroina afghana che con altre donne, si recò sul campo di battaglia per combattere l’occupazione britannica insieme ai suoi colleghi uomini.

Come mai una ragazzina fa così paura ai talebani? Come può essere considerata così pericolosa una sola voce femminile in un mondo riservato solo agli uomini? Di certo Malala non aveva paura di dire quello che pensava facendo nomi e cognomi, citando versetti del Corano e criticando alcune interpretazioni del testo sacro usate da alcuni predicatori per proprio interesse personale. Sotto falso nome, decide di aprire un blog in lingua urdu per la BBC per sensibilizzare anche l’opinione straniera sulla situazione di violenza a cui erano sottoposte lei e tutte le donne: non potevano uscire, non potevano studiare, non potevano parlare, non potevano far nulla se non cucinare e allevare figli. In poche parole alle donne era proibito perfino respirare rumorosamente, per non dire che dovevano ringraziare gli uomini se fossero ancora in vita. Malala e alcune amiche non si sottomettono al volere di questi barbari che vogliono instaurare una dittatura teocratica, e continuano la loro lotta silenziosa andando a scuola di nascosto e continuando una vita apparentemente normale.

La biografia colpisce per il racconto semplice di una ragazzina che vuole vivere una vita uguale a quella delle sue coetanee occidentali, a cui non viene proibito di leggere libri e libere di mettersi uno smalto colorato sulle unghie – una bambina di dodici o tredici anni è uguale in qualsiasi parte del pianeta, si emoziona guardando la storia d’amore fra un’umana e un vampiro in Twilight o ascoltando la musica di Justin Bieber, peccato che queste cose che per noi sembrano banali, lì diventano una trasgressione se non un peccato mortale.

Io sono Malala è uno di quei libri che farei leggere nelle scuole italiane come testimonianza di storia contemporanea, che fa riflettere ma soprattutto ci ricorda che nel mondo ad alcune persone ancora mancano i diritti fondamentali. L’edizione italiana di Garzanti è fatta molto bene e comprende anche la cartina geografica, le note storiografiche, il glossario e i saggi scritti dopo agli eventi narrati nella biografia.

Emozionante e pieno di sentimento, Malala ci chiede però di non ricordarla come “la ragazzina a cui spararono i talebani” ma come “la ragazzina che ha lottato per l’istruzione”.

CONSIGLIATO 🙂

LINO

Pubblicato in: Le Journal, Music

La curvy philosophy di Meghan Trainor

“Every inch of you is perfect from the bottom to the top”

A dirci che ogni parte del nostro corpo è perfetta, è Meghan Trainor, il fenomeno americano del momento che da giugno è nella top ten della classifica americana, raggiungendo più volte la numero uno con la sua All about that bass.

Finalmente anche le radio italiane si sono accorte di questa giovane cantautrice americana che vanta già due album alle spalle e un’importante carriera come scrittrice di canzoni per artisti come i Rascal Flatts e… udite udite… Raffaella Carrà! Io sono shockato dal sapere che lei ha scritto Replay per la nostra RAFFA NAZIONALE! XD

Già altre artiste hanno provato a sdoganare il concetto di bellezza nella loro musica. Poco tempo fa avevo parlato di Try di Colbie Caillat e della sua battaglia a favore della bellezza naturale, ma prima di lei Christina Aguilera ci ha regalato Beautiful, un inno contro la discriminazione e un invito ad amarsi per come si è realmente. Su quest’ultima avrei qualcosa da ridire perché se nel periodo di promozione di Your Body e dell’album Lotus andava in giro affermando quanto si sentisse bene nelle sue curve, poi l’abbiamo ritrovata nell’edizione americana di The Voice figa come agli esordi… This is the SHOWBIZ! XD

All about that bass, con una melodia spensierata che ricorda i ritmi doo-wop e “laccheggianti” di Hairspray, parla dell’imperfezione fisica, un problema che diventa il principale nemico di molti giovani, soprattutto in un mondo fatto di social network, selfie e modelli a limite della salute fisica.

“I see the magazines working that Photoshop / We know that shit ain’t real”

Meghan propone il suo modello curvy, con un video dominato da colori pastello, soprattutto il rosa, e elementi che definiremmo kawaii come cupcakes, zucchero filato, veli colorati e una scenografia che ricorda la casa di una bambola.Meghan Trainor All about that bass cover

La sua lotta contro le skinny bitches non è nulla di aggressivo o noiosamente moralista, ma è un invito a fregarsene di quegli stereotipi che assillano la nostra quotidianità. E come dare torto a sua madre che le consiglia di non preoccuparsi perché, come dico sempre pure io, i ragazzi hanno bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi! Se sei magra scheletrica, scivoli via! XD

“Yeah, my momma she told me don’t worry about your size / She says, boys they like a little more booty to hold at night”

Chi non si è mai sentito imperfetto guardandosi allo specchio? Chi non ha mai pensato di non essere all’altezza per una determinata situazione? Ma… chi non si è mai sentito “inferiore” nei confronti di un/una ragazzo/a che trovava attraente?

Nella mia scarsa esperienza di vita, posso solo dirvi di lasciar perdere di seguire modelli irraggiungibili come donne taglia 38 e quarta di seno o uomini che hanno degli addominali così perfetti che sembrano disegnati da una fabbrica di tavolozze di cioccolato, perché sono palesemente finti grazie a Photoshop.

Anch’io sono stato “vittima” di questo sistema che ci vuole tutti perfetti, mettendo da parte momentaneamente il mio vero IO per seguire qualcosa che potesse piacere agli altri, e ringrazio di essere cresciuto senza social come Instagram, basati solo sull’immagine, se no chissà che fine avrei fatto. Se prima potevo avere dei sensi di colpa nell’assaggiare qualcosa fuori dall’orario dei pasti, oggi mi fermo volentieri davanti a una vetrina colorata con i cupcakes, entro e me li magno senza rimorso, alla faccia di tutte le f***ing skinny bitches che sopravvivono con un’insalatina al giorno.

Io e Meghan possiamo tranquillamente affermare che…

CURVY IS THE NEW BLACK 😉

Vi lascio con il divertente video della Trainor e vi ricordo che anche nel nostro paese è disponibile l’ep Title con All about that bass e il prossimo singolo Dear future husband!

Meghan Trainor è assolutamente promossa!

LINO

Pubblicato in: Frasi & Citazioni

La felicità è fatta di piccole cose

Ieri ho trovato per caso questo meraviglioso pezzo tratto da Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, e ne sono rimasto affascinato.

Ho pensato di doverlo condividere anche con i miei lettori del blog, e di non dover parlare sempre io  quando ci sono frasi del genere che riempiono il cuore e alimentano il cervello.

Ecco a voi un piccolo estratto, per leggerlo completo comprate il libro o prendetelo in prestito in biblioteca:

“Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane,e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore, e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.

E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.”

Evito di commentare o di aggiungere altro. A ognuno la sua libera interpretazione.

LINO