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Big Hero 6

Domenica scorsa mi sono dedicato alla visione del cinquantaquattresimo Classico Disney che snobbai l’anno scorso e che invece si è rivelata una piacevole sorpresa. È interessante perché cerca un compromesso fra il mondo dei comics americani e gli anime giapponesi con diversi elementi come l’ambientazione nella città futuristica di San Fransokyo (un mix fra San Francisco e Tokyo) e la presenza di un team di supereroi.

Big Hero 6 è il primo film nato dalla collaborazione fra Walt Disney Pictures e i Marvel Studios perché la storia si basa proprio su un fumetto di quest’ultima. Affidato alla regia di Don Hall (Winnie the Pooh Nuove avventure nel bosco dei 100 acri) e Chris Williams (BoltUn eroe a quattro zampe), agli Oscars 2015 ha vinto il premio come Miglior film d’animazione dell’anno.Big Hero 6 Baymax Disney Marvel

Hiro Hamada è un ragazzino di quattordici anni che vive a San Fransokyo, dotato di un’intelligenza diversa dalla media (si è già diplomato) ma che spreca il suo tempo nei bot duelli – incontri clandestini in cui si fanno combattere i propri robot. Tadashi, il fratello maggiore, gli fa capire che sta sprecando il suo tempo e lo porta al San Fransokyo Istitute of Technology dove gli fa vedere come molti giovani talentuosi come lui, usano il loro tempo dedicandosi alla scoperta di nuove tecnologie, e gli presente alcuni suoi amici: Wasabi si occupa di laser utilizzandoli per tagliare ogni cosa in modo più preciso, Gogo Tomago vuole inventare un veicolo su due ruote velocissimo, Honey Lemon è una chimica che studia le reazioni fra i diversi componenti e infine c’è il nerd Fred amante dei supereroi che fa da mascotte alla scuola. Tadashi mostra al fratello il progetto a cui sta lavorando da tanto tempo chiamato Baymax, un robot dall’aspetto morbido e rassicurante, che ha lo scopo principale di guarire le persone come se fosse un infermiere universale. Hiro decide di voler entrare in questa scuola ma per essere ammessi bisogna deve presentare un progetto scientifico-tecnologico interessante: usando i microbot (dei piccoli pezzi di robot che funzionano attraverso un trasmettitore neurale) mostra come si può dare vita a tutto quello che vuole e/o pensa.

Dopo aver saputo dell’ammissione, scoppia un incendio nell’istituto che distrugge il progetto del ragazzino. Tadashi rientra nell’edificio per salvare il Professor Callaghan ma perde la vita. Hiro, rimasto solo al mondo con la zia Cass, rinuncia a frequentare la scuola e s’isola nella camera che condivideva con il fratello. Un giorno attiva Baymax attraverso una sua espressione di dolore e inizia così la loro collaborazione per far luce sulla reale morte di Tadashi, sul perché l’unico microbot rimasto continua a essere attivo e soprattutto cercheranno di scoprire chi si nasconde dietro la maschera Kabuki.

In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?
“In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?” – cit. Baymax

Walt Disney ama sempre il melodramma facendo morire sempre qualcuno di caro al/alla protagonista, iniziò da piccolo traumatizzandomi con Bambi (in cui la madre viene uccisa dai cacciatori) e non rinuncia tuttora a spargere tristezza! XD *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° La morte di Baymax, come quella di Bing Bong in Inside Out, è un sacrificio fatto per aiutare l’amico ma soprattutto rappresenta il passaggio dall’età infantile all’adolescenza, in cui il protagonista matura anche emotivamente. *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Big Hero 6 è un racconto moderno di amicizia, in cui l’argomento principale è destinato alla tecnologia offrendo uno spunto di riflessione: Fino a dove l’uomo può spingersi in nome della scienza? Se gli amici di Hiro creano nuovi strumenti per migliorare la vita degli altri, c’è anche chi vuole usarla a proprio piacimento per far del male o per guadagnare il più possibile. A questo proposito è molto bello il progetto di Tadashi, che vuole usare la scienza in modo utile, lontano dalle logiche di mercato, in modo che aiuti tutti.

Consigliato? Assolutamente sì, un piccolo gioiellino moderno con un buffissimo Baymax che ti addolcisce il cuore!

LINO

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Inside Out: Emozioni fuori di mente

Non amo particolarmente i nuovi film d’animazione perché non li sento più “miei” come una volta ma soprattutto perché li trovo così “computerizzati” che diventano automaticamente brutti. Sono lontani i tempi dei Capolavori Disney che ho amato da bambino, ma ogni tanto qualche nuova produzione mi riserva una gradita sorpresa.

Inside out è il nuovo film che nasce dall’ormai consolidata collaborazione fra Walt Disney Pictures e la Pixar Animation Studios (iniziata nel 1995 con il primo capitolo di Toy Story), che mette in scena le emozioni che ognuno prova dentro di sé sotto forma di simpatici personaggi colorati. Alla regia troviamo un nome già noto della Pixar come Pete Docter, autore già di Monsters & co. e Up.

La prima emozione a comparire nella vita di Riley, la protagonista, è Gioia (Joy), una specie di fatina che mi ricorda tanto Trilly (Thinkerbell) e che ha il compito di garantire la felicità della bambina. Purtroppo non passa molto tempo dalla comparsa di Tristezza (Sadness) e crescendo fanno la loro comparsa anche Disgusto (Disgust), Paura (Fear) e Rabbia (Anger). Tutti questi cinque personaggi devono cooperare all’interno di Riley, in una sorta di base computerizzata in cui controllano le giuste emozioni e ognuno di loro hInside out Disney Pixara una precisa funzione: oltre a quella già citata di Gioia, c’è Disgusto che evita che la bambina venga avvelenata fisicamente (ma anche socialmente), Paura cerca di proteggerla, Rabbia rappresenta la sua voglia di giustizia e, dietro le quinte, c’è Tristezza che avverte gli altri quando Riley ha bisogno di aiuto. Il Quartiere generale è collegato con le cinque isole che rappresentano un singolo aspetto della personalità della protagonista.

La vita degli Anderson trascorre tranquillamente nel Minnesota, Riley è la bambina più felice del mondo perché ha dei genitori che la amano e la sostengono nell’hockey, sport che pratica insieme alla sua migliore amica. Purtroppo la famiglia si trova costretta a doversi traferire a San Francisco per il nuovo lavoro del padre e tutte le aspettative di una vita migliore crollano il primo giorno nella nuova scuola, a causa di un pasticcio di Tristezza: mentre Riley viene invitata dalla maestra a presentarsi ai compagni di classe, le cinque emozioni le fanno ricordare i bei momenti passati nel Minnesota come quando giocava con la squadra di hockey o quando pattinava sul ghiaccio con i genitori ma Tristezza tocca un ricordo base (generalmente sono delle palle dorate) facendolo diventare blu, ovvero triste. Gioia cerca di salvare il ricordo danneggiato ma rimane coinvolta in un incidente con Tristezza, scomparendo dal quartiere generale con tutti i ricordi base. Riley rimane da sola con Rabbia, Disgusto e Paura che la rendendo apatica, depressa e aggressiva. Gioia e Tristezza si troveranno a vagare nella mente della protagonista, cominciando nel labirinto della Memoria a lungo termine fino ad arrivare al Subconscio, e nel loro viaggio incontreranno tanti personaggi fra cui Bing Bong, l’amico immaginario dell’infanzia della bambina. Tranquilli, è un film DisneyPixar quindi l’happy ending è assicurato!

Originale, divertente e riflessivo, Inside Out è il cartone animato rivelazione del 2015 e che merita di essere visto da grandi e piccini: i bambini ameranno questi personaggi chiassosi e molto diversi fra loro che creano situazioni esilaranti, ma i bambinonicresciuti apprezzeranno il viaggio che si fa nell’interiorità di una persona poiché tutti siamo stati un po’ Riley.

Ho amato tanto Bing Bong, un gatto-elefante-delfino rosa e morbido perché fatto di zucchero filato, che aiuterà Gioia a salvare Riley *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° quando finiranno nel Baratro dei ricordi dimenticati, un luogo dove vengono buttati i ricordi che non servono più. Il simpatico amico immaginario si sacrificherà al posto di Gioia e rimarrà in quel luogo buio, scomparendo per sempre… *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Consigliato? Assolutamente sì! Un bel film d’animazione, ottimo per le famiglie perché non troppo infantile e che merita molto successo al contrario di opere di media qualità… qualcuno ha detto Frozen ?! XD

LINO

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Il Libro dei Destini – Ever After High series by Shannon Hale

Le ragazze di Ever After High non sono nuove su questo blog perché ne parlai già in un precedente post in cui ho spiegato chi sono e presentato i vari personaggi delle storie contenute all’interno dei romanzi.

Il primo volume della serie EAH è Il Libro dei Destini di Shannon Hale, romanzo che introduce le due protagoniste principali e tutta la storia che ruota attorno al loro futuro, in seguito alla promessa di accettare il ruolo da interpretare in una determinata fiaba. L’edizione italiana è a cura di NordSud edizioni marchio di Adriano Salani Editore.Ever After High Il Libro dei Destini Shannon Hale (2)

Il futuro di Raven Queen e di Apple White sono strettamente legati non solo perché sono compagne di stanza ma soprattutto per la loro eredità fiabesca: la prima, figlia della Regina Cattiva, sarà colei che donerà la mela avvelenata alla figlia di Biancaneve, facendola cadere in un lungo sonno che sarà interrotto dall’arrivo del principe azzurro Daring Charming. Al secondo anno della Ever After High, tutti gli studenti sono obbligati a firmare il Libro dei Destini nel Giorno della Promessa, perché se una persona si oppone al proprio destino, finirà per scomparire insieme alla sua storia e a tutti personaggi collegati.

Raven Queen è cosciente che la cattiveria non è una cosa adatta al suo carattere perché, nonostante sia cresciuta con una madre che le insegnava a essere crudele, è una ragazza gentile e socievole, e per questo viene spesso punita. La futura Regina del male terrorizza tutti (il suo look dark con gli accessori punk non l’aiutano nei rapporti interpersonali!) e a causa dei pregiudizi degli altri non riesce a stringere molti rapporti d’amicizia, eccezione fatta per Madeline Hatter, la figlia del Cappellaio Matto. Tutt’altra storia invece è quella di Apple White, la ragazza più bella e invidiata da tutta la scuola, cresciuta come una vera principessa, con una cascata di boccoli d’oro, aggraziata nei movimenti e con una voce che incanta perfino gli animali del bosco. Per lei è tutto facile, anche le sue amiche come Briar Beauty e Blondie Locks vorrebbero essere lei perché è la ragazza che un giorno avrà la storia d’amore più bella di tutte le fiabe.

Se Apple White non vede l’ora di firmare il Libro dei Destini e assicurarsi il suo happy ending, Raven Queen cerca di dimenticare l’evento futuro e si spinge oltre: cerca una via alternativa al Giorno della Promessa perché pensa che tutte le storie tramandate da generazioni non siano del tutto vere perché è convinta che c’è altro oltre le solite parole Preside Grimm:l’unico modo per scoprire la verità è nascosto nell’ufficio di Milton Grimm, ovvero il Libro con tutte le firme passate e i destini preparati. Quando Raven Queen riesce a trovarlo, scopre la storia di Bella Sister che molti anni prima rifutò il destino prescelto – in cui era condannata a un futuro di bruttezza eterna per aver tentato di affogare la sorella – e si mette alla disperata ricerca d’indizi importanti per riuscire a ricostruire la storia. Chi è Bella Sister? Cos’è l’Ufficio Corone Scomparse? Chi è quell’uomo che vive nei Sotterranei delle Favole Dimenticate e che parla solo in Enigmatico (vecchia lingua del Regno)?

The storybook of legends apre la prima serie di romanzi di queste “famose figlie di…” che comprende anche La più malvagia del reame, Un mondo meraviglioso e C’era una volta. Questa lettura piacerà agli amanti della letteratura fantasy per ragazzi, ai collezionisti delle fashion dolls e a chi ama le principesse viste da una prospettiva diversa. A me è piaciuta molto questa reinterpretazione dei personaggi delle fiabe più famose e sono curioso di sapere come andrà avanti… cosa s’inventerà il Preside Grimm per fermare Raven Queen e tutto il gruppo dei Ribelli? 😉

LINO

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Mulan

Prima delle sopravvalutate sorelle di Frozen, c’erano già altre principesse Disney indipendenti e coraggiose, capaci di prendere in mano la propria vita senza essere salvate dal Principe Azzurro di turno. Mulan è senz’ombra di dubbio una di queste.

Questo Classico Disney uscì nel 1998 ma l’ho recuperato solo “da grande” perché a quei tempi persi un po’ l’interesse per i cartoni animati e altre cose simili, a causa della classica frase “ma non sei troppo grande per queste cose?” ripetuta da genitori e parenti vari.

La storia di Mulan si basa sul personaggio di Hua Mulan, protagonista del poema La ballata di Mulan, una leggendaria eroina cinese che si arruolò nell’esercito usando il nome del fratello minore e rimase sul campo di battaglia per più di dodici anni. I registi Tony Bancroft e Barry Cook reinterpretano quest’antica fiaba cinese nel trentaseiesimo Disney classic che presenta per la prima volta una principessa di origine asiatica.Mulan e la nonna

Fa Mulan è una ragazza allegra e maldestra (che non brilla per grazia e femminilità) e che non riesce a essere la “donna di buone maniere” che renderebbe tanto orgogliosi i suoi genitori in vista di un futuro matrimonio. Purtroppo il Regno della Dinastia Sui, di cui fa parte il suo villaggio, è minacciato dal violento Shan Yu, il capo spietato degli Unni, che mira ad arrivare alla Grande Muraglia per sconfiggere l’esercito cinese e impadronirsi di tutto. Ogni famiglia del regno deve fornire un maschio da mandare in guerra ma la famiglia Fa non ha nessun uomo in famiglia a parte Zhou, il padre di famiglia, troppo debole per riuscire a sopravvivere a un’altra guerra. All’insaputa dei suoi genitori, Mulan decide di onorare la sua famiglia partendo per la guerra contro Shan Yu, fingendosi uomo: taglia i capelli, ruba l’armatura del padre e scappa da casa durante la notte. Da questo momento Mulan si chiamerà Ping e sarà accompagnata in quest’avventura da Mushu, un simpatico draghetto rosso, e CriKee, un grillo portafortuna.

L’addestramento al campo militare è faticoso, sia dal punto di vista fisico sia per i compagni rozzi che si ritrova, con cui non riesce a legare, diventando bersaglio di piccole vendette. Ping viene sottovalutato anche dal Capitano Shang, figlio dell’Imperatore Li, che dopo la morte del padre guiderà la missione contro Shan Yu. Ping/Mulan non è forte fisicamente ma ha grandi doti intellettive che le permettono di attuare delle strategie che salveranno lei e i compagni, fra cui la valanga che sconfiggerà (momentaneamente) l’esercito di Shan Yu. Ping è ferito e necessita subito di cure e Shang fa la terribile scoperta: il ragazzo della famiglia Fa è in realtà una donna e questa è una cosa disonorevole per l’esercito cinese, da punire con la morte. Il comandante risparmia la vita a Mulan ma la ragazza viene abbandonata fra le montagne innevate… riuscirà la tornare a casa, nonostante sia sola con un cavallo e una ferita sanguinante? E l’esercito di Shan Yu è stato completamente sconfitto? L’imperatore e il regno sono al sicuro?

“Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e più bello di tutti”

Mulan è un film da vedere perché è uno di quei capolavori d’animazione che non fanno più con una protagonista che è un inno al femminismo: sceglie il suo destino e non ha bisogno di un uomo al suo fianco per raggiungere il suo obiettivo perché vuole dimostrare a tutti che può farcela da sola. Non perde tempo a struggersi d’amore per qualcuno o a pensare ad abiti principeschi e sinceramente ho trovato più indipendente lei di una che canta dentro a un castello di ghiaccio con un abito scintillante! XDMushu draghetto rosso di Mulan

Consigliato a pieni voti e vi ricordo che la canzone Reflection, l’unica che Mulan canta nel film, non è altro che il primissimo singolo di Christina Aguilera, che esplose dopo con la hit Genie in a bottle! Ovviamente esiste anche una versione italiana della canzone intitolata Riflesso e cantata da Syria.

LINO

Pubblicato in: Animation

Frozen – Il Regno di Ghiaccio

Il vostro blogger è sempre così veloce e aggiornato che è riuscito a vedere Frozen solo quattordici mesi dopo la sua uscita! Non male per uno che ha aspettato sedici anni per recuperare Mulan. XD

Il film d’animazione Disney, diventato un fenomeno mondiale, mi ha lasciato un po’ con la bocca asciutta e ammetto che avevo troppe aspettative, ma cercate di capirmi, ho avuto la home di Facebook invasa da ogni tipo di cosa dedicata ad Anna ed Elsa e ormai DOVEVO vederlo a tutti i costi. Tutte le appassionate di cosplay lo scorso hanno si vestivano come le sorelle di Arendelle e se non trovavano l’amica con cui fare la coppia cosplay, la maggior parte di esse sceglieva Elsa versione figa dei ghiacci. I collezionisti di figures e dolls pubblicavano le foto di tutti i loro acquisti relativi a Frozen dalle bambole di tutte le dimensioni al merchandising più vario che ha reso felice casa Disney.Frozen Disney Elsa

Spinto dalla curiosità e dai due Premi Oscar vinti nel marzo del 2014 (Miglior film d’animazione e Miglior canzone), domenica scorsa ho visto il 53° Classico Disney, diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, che s’ispira a La regina delle nevi di Andersen (il papà de La Sirenetta).

*°*°*°*°*°Attenzione, il testo è pieno di spoiler*°*°*°*°*°

Elsa e Anna sono le figlie dei Reali di Arendelle, un regno che si trova nella lontana Scandinavia, e sono inseparabili ma la primogenita ha un dono che mette in pericolo la vita dell’altra sorella: crea e manipola il ghiaccio. Mentre giocano, Elsa colpisce involontariamente Anna, lasciandola priva di sensi, e i genitori, impauriti da questo potere, chiedono consiglio ai troll su come continuare a crescere la figlia. Ad Anna vengono cancellati i ricordi inerenti ai poteri della sorella e quest’ultima viene isolata nella sua stanza, fin quando non sarà capace di controllarsi. Dopo la perdita dei due genitori in un naufragio, gli anni passano ed Elsa arriva alla maggiore età, pronta per diventare la nuova regina. Viene data una grande festa in suo onore dove vengono aperte le porte del palazzo, Anna incontra il principe Hans, se ne innamora e lo presenta alla sorella, nella speranza che le dia la benedizione per il matrimonio. Elsa si rifiuta e dà sfogo ai suoi poteri davanti a tutti, perdendo il controllo, e scappa dalla residenza reale.

Arendelle viene ricoperta da neve e ghiaccio, e Anna parte alla ricerca della sorella, lasciando tutto nelle mani di Hans che in realtà ha altri obiettivi: disfarsi delle principesse e impadronirsi del Regno. Nel frattempo, Elsa ha trovato rifugio nella Montagna del nord in cui ha costruito il suo palazzo di ghiaccio e dove si sente libera di essere se stessa, senza avere paura di far del male agli altri a causa del suo potere. Durante il viaggio Anna conosce Kristoff con la sua renna Sven, che si uniscono nella ricerca e trovano Elsa: purtroppo l’incontro va male, le due sorelle finiscono per litigare e la principessa erede al trono colpisce la sorella con del ghiaccio. Anna comincia a sentirsi debole e i suoi capelli diventano bianchi. Solo un atto di vero amore potrà salvarla dal diventare ghiaccio, essendo stata colpita al cuore. La salverà Kristoff o Anna si pentirà del gesto e la aiuterà?Frozen Disney Anna Olaf

La fine di questo Disney Classic, mi ha fatto inorridire come fece il risveglio di Aurora in Maleficent – ma non voglio svelarvi nulla – per non dire che la filosofia che in molti mi proponevano, quella delle principesse indipendenti, non regge perché se Anna decide di regnare da sola, seguendo l’esempio di Elizabeth la regina vergine sposata con la patria, la sorella trova l’amichetto con cui passare il resto della sua vita. Inoltre, se verrà prodotto un secondo capitolo della storia (cosa molto probabile), di sicuro infileranno un principe anche per la regina di ghiaccio. Intanto accontentiamoci del cortometraggio Frozen Fever che uscirà nei cinema il 12 marzo, anticipando il film Cinderella di Kenneth Branagh.

La colonna sonora merita una menzione a parte perché ha riscosso un grandissimo successo, risultando il disco più venduto nel 2014, secondo solo a 1989 di Taylor Swift. Il brano Let it go, vincitore del Premio Oscar, rappresenta la rinascita artistica di Idina Menzel, famosa attrice di Broadway che ha tentato varie volte la carriera discografica con scarso successo, che molti di voi conosceranno per il suo ruolo in Glee come coach dei Vocal Adrenaline ma soprattutto come madre biologica di Rachel Berry (Lea Michele), figlia adottiva di una coppia gay. La Menzel, doppiatrice originale di Elsa, in Italia è sostituita da Serena Autieri che canta la versione italiana di Let it go intitolata All’alba sorgerò, invece Anna, che in America viene doppiata da Kristen Bell (…qualcuno ha detto Veronica Mars?), nel nostro paese è sostituita da Serena Rossi. Esistono anche le pop version di Let it go: Demi Lovato per gli USA e Martina Stoessel, conosciuta meglio come Violetta, per l’Italia.

In definitiva non posso dire che Frozen non mi sia piaciuto, però non è nemmeno il capolavoro che in tanti vanno a sbandierare: classica storia Disney cantata con l’inconfondibile happy ending. Fra le due sorelle io preferisco Anna perché Elsa è così… antipatica. Molto divertente il personaggio di Olaf, il pupazzo di neve creato da Elsa, con i suoi siparietti comici che rallegrano la storia.Frozen Disney Olaf

Sarò all’antica, ma queste grafiche troppo computerizzate non mi piacciono per nulla, e non reggono il confronto allo stile meraviglioso di grandi classici come La Bella e la Bestia o La Sirenetta.

LINO

Pubblicato in: Le Journal

Ever After High: dove le principesse sono coraggiose

La mia nuova ossessione sono le protagoniste di Ever After High! Sono troppo kawaii… voi le conoscete?

Le ragazze di EAH sono fashion dolls della Mattel (la collezione però comprende anche personaggi maschili) che nascono come spin off delle Monster High – le figlie dei mostri famosi come Dracula, Frankenstein, Medusa e altri – e che con la serie hanno solo in comune il personaggio di C.A. Cupid che si trasferisce alla EAH per volere del padre.

La serie animata è stata trasmessa in Italia da Super! ma gli episodi ufficiali si trovano anche sul sito ufficiale, su youtube e netflix, così vale anche per i vari film d’animazione e una serie di romanzi divise in due serie principali:

  1. Ever After High di Shannon Hale composta da Il libro dei destini (The storybook of legends), La più malvagia del reame (“The unfairest of them all”), Un mondo meraviglioso (“A wonderlandiful world”) e C’era una volta (“Once upon a time: a story collection”).
  2. A school story di Suzanne Selfors formata da La più malvagia dei malvagi (“Next top villain“), Incantesimi e Baci (“Kiss and spell“), A semi-charming kind of life e Fairy’s got talent.

Nel regno di Ever After c’è una scuola frequentata dai figli dei personaggi delle fiabe più famose, che studiano per diventare i futuri protagonisti delle storie che erediteranno dai loro genitori. Apple White e Raven Queen sono compagne di stanza nel campus della EAH ma le loro vite sono legate da un destino crudele: Raven Queen, figlia della Strega Cattiva, sarà colei che consegnerà la mela avvelenata ad Apple White affinché quest’ultima possa avere il suo lieto fine, salvata dal Principe Azzurro (Daring Charming). Nel Giorno della Promessa tutti gli studenti dovranno firmare il Libro dei Destini ma se uno di loro si rifiuta, sarà condannato a scomparire insieme alla sua favola. Se Apple White non vede l’ora di presentarsi alla cerimonia per firmare il suo destino, Raven Queen non è convinta della sua natura cattiva perché ha un animo dolce per cui viene sempre rimproverata, perché la gentilezza non si addice a una futura regina cattiva. Alcuni studenti si ribellano al loro destino, capitanati da Raven Queen che sfida le alte cerchie della EAH, e pure il futuro di alcune fiabe è in pericolo…

Da sinistra: Ashlynn Ella, Briar Beauty, Apple White, Raven Queen, Madeline Hatter e Hunter Huntsman.
Da sinistra: Ashlynn Ella, Briar Beauty, Apple White, Raven Queen, Madeline Hatter e Hunter Huntsman.

Mi fermo qui con la trama perché sto leggendo Il libro dei destini, dove viene spiegato tutto nei minimi dettagli, e non voglio rovinarvi la sorpresa perché ne parlerò in un post a parte!

Il gruppo di Ever After High si divide principalmente in due gruppi: i Reali, coloro che non si oppongono al proprio destino, e i Ribelli, che vogliono provare a riscrivere il loro futuro. Conosciamo meglio questi studenti.

  • Apple White, figlia di Biancaneve
  • Raven Queen, figlia della Regina Cattiva (Grimilde di Biancaneve e i sette nani)
  • Briar Beauty, figlia di Aurora (La Bella addormentata nel bosco)
  • Madeline Hatter, figlia del Cappellaio Matto
  • Blondie Lockes, figlia di Riccioli d’oro
  • Ashlynn Ella, figlia di Cenerentola
  • Cerise Wolf, figlia di Cappuccetto Rosso
  • Cedar Wood, figlia di Pinocchio
  • Hunter Huntsman, figlio del cacciatore (Biancaneve e Cappuccetto Rosso)
  • C.A. Cupid, figlia adottata da Eros
  • Holly e Poppy O’Hair, figlie gemelle di Raperonzolo
  • Duchess Swan, figlia della Regina Cigno (Il lago dei cigni)
  • Daring e Dexter Charming, figli del Re Charming (famiglia dei Principi Azzurri)
  • Darling Charming, sorella dei Principi azzurri
  • Ginger Breadhouse, figlia della Strega Mangia Bambini (Hansel e Gretel)
  • Kitty Cheshire, figlia dello Stregatto (Alice nel paese delle meraviglie)
  • Lizzie Hearts, figlia della Regina di cuori (Alice)
  • Melody Piper, figlia del Pifferaio magico
  • Rosabella Beauty, figlia di Belle (La Bella e la Bestia)
  • Faybelle Thorne, figlia della Fata Malvagia (La bella addormentata nel bosco)
  • Alistar Wonderland, figlio di Alice nel paese delle meraviglie
  • Bunny Blanc, figlia del Bianconiglio (Alice)
  • Farrah Goodfairy, figlia della Fata Madrina (Cenerentola)
  • Justine Dancer, figlia della dodicesima Principessa Danzante
  • Nina Thumbelina, figlia di Pollicina
  • Amber Midas, figlia del Re Mida
  • Courtley Jester, figlia della Carta del Jolly
  • Helga e Gus Crumb, Cugini e figli rispettivamente di Gretel e Hansel
  • Sparrow Hood, figlio di Robin Hood
  • Chase Redford, figlio della Regina Rossa (Alice)
  • Hopper Croakington II, figlio del Principe Ranocchio
  • Humphrey Dumpty, figlio di Humpty Dumpty (filastrocca di Mamma Oca e Alice, attraverso lo specchio)

Aiuto… mi sono perso con tutti questi “figli di” che mi è venuto un gran mal di testa! XD

Briar Beauty, Raven Queen e Apple White ne
Briar Beauty, Raven Queen e Apple White ne “Il Giorno della Promessa” (Legacy Day)

Il merchandising è vastissimo, ma passiamo allo specifico delle collezioni disponibili (non tutte sono presenti in Italia):

  • Basic
  • Il Giorno della Promessa (“Legacy Day”)
  • Festa del Trono (“Legacy Day”)
  • Vera Primavera (“Spring Unsprung”)
  • Foresta incantata (“Trough the woods”)
  • Guardaroba da favola (“Getting fairest”)
  • Verso il Paese delle Meraviglie (“Way too Wonderland”)
  • Mirror Beach
  • School Spirit
  • Pic-nic incantato (“Enchanted pic-nic”)
  • Party delle meraviglie (“Hat-tastic party”)
  • Date night
  • Book Party
  • Fairest on ice
  • Dragon games
  • Sugar coated

Se siete riusciti a seguirmi fino alla fine, vi aspetto con un nuovo appuntamento con le principesse di Ever After High dedicato al Libro dei destini di Shannon Hale, dove approfondirò la storia.

LINO

Pubblicato in: Animation

The nightmare before Christmas

In un tempo molto lontano, il sottoscritto, autore di questo blog, attraversò una fase da finto emodark tutta ciuffi-matita-borchie-teschietti. Lasciamo stare che andavo in giro con gli occhi da panda per tutta la matita nera che mettevo intorno agli occhi e la frangia incollata perfettamente dopo averla piastrata e laccata, ma in quel periodo Jack Skeletron era un’icona (e lo amo tuttora): il faccione creato da Tim Burton era un must sulle magliette e sulle felpe ma soprattutto i suoi accessori erano i più ricercati, come borse a tracolla, berrette, bracciali e tutto ciò che aveva a che fare con l’eroe disneyano.

Come avevo accennato nel post dedicato a Lilli e il vagabondo, in questo periodo mi sto riguardando tanti Film Disney e non poteva mancare The nightmare before christmas nato dalla collaborazione di Walt Disney con Tim Burton, e la regia di Henry Selick.

Jack Skeletron, conosciuto anche come il re delle zucche, vive nel paese di Halloween, una città abitata da  strani esseri mostruosi dall’aspetto spaventoso che richiamano i tipici personaggi dell’horror come i vampiri, il lupo mannaro e le streghe. Tutti gli abitanti di Halloween hanno solo l’aspetto mostruoso ma in realtà non sono cattivi e insieme lavorano tutto l’anno alla preparazione della festa del 31 ottobre. Annoiato dal ripetersi di questa festa, Jack durante una passeggiata solitaria nel bosco con Zero, scopre un nuovo posto in cui ci sono vari alberi che hanno delle porte particoTim Burton's The nightmare before Christmaslari che identificano una precisa festività,  rimanendo affascinato da quella con l’albero di Natale. Jack avrà modo di vedere cosa significa il Natale e decide di portare questa festa anche nella città di Halloween, con risultati abbastanza disastrosi. Sally, l’assistente di pezza creata dal Dottor Finklestein, ha delle visioni negative sui progetti dell’amato Jack e cerca di avvertirlo, ma non viene creduta. Jack dovrà salvare il vero Babbo Natale (rapito dal trio Vado, Vedo e Prendo) e  Sally dal cattivo Mister Bau Bau.

Adoro questo film perché rappresenta una variante gothic ai classici film d’animazione di Natale, con personaggi che visivamente sono più brutti di una principessa bionda come Aurora che viene salvata dal proprio principe azzurro, ma che entrano nel cuore proprio per il loro essere fuori dagli schemi.

Oggi non è più visto come qualcosa di alternativo ma quando uscì nel 1993 (sono passati vent’anni? Mi sento vecchio…) fu un cartone animato innovativo che poteva essere frainteso o non apprezzato da tutti. Io ammetto di essermelo goduto in anni lontani dall’infanzia perché da bambino ero terrorizzato da Jack nei trailer in cui appariva nelle cassette Disney  – lo so, ero un bambino facilmente impressionabile, prima le gatte siamesi di Lady and the Trump, adesso Skeletron e vi svelo che pure i Muppets m’impressionavano! XD

The nightmare before Christmas è ricordato anche per la tecnica particolare dello stopmotion con cui è stato creato il film cioè usando dei pupazzi mossi a mano dagli animatori nei vari fotogrammi, tecnica amata da Tim Burton e riproposta in altri suoi film come La sposa cadavere (Corpse Bride).

Piccola curiosità per tutti i sorcini che leggono il blog: la colonna sonora italiana di TNBC è curata da Renato Zero che è anche il doppiatore italiano presta la sua voce a Jack Skeletron.

LINO

Pubblicato in: Animation

Lilli e il vagabondo

Una delle cose che amo maggiormente del periodo natalizio è quando in televisione trasmettono i classici di Walt Disney. Fin da piccolo non me ne perdevo uno e mia nonna paterna mi regalava sempre la videocassetta del film d’animazione dell’anno – avevo una collezione fantastica che adesso ho messo in cantina (e non riesco a buttarla).

I Disney classics sono dei film senza tempo, che presentano storie adatte ai bambini ma che piacciono anche ai più grandi per la versatilità dei contenuti e per i valori che insegnano come l’amicizia, l’aiutare il prossimo, l’amore che trionfa sul male… insomma, ci fanno vivere momenti di vera utopia! XD

Oggi voglio parlarvi in particolare di Lady and the Tramp, uno dei miei preferiti, che per anni ho cercato di recuperare nella mia collezione Disney, finché non l’hanno rieditato qualche anno fa.

Chi non ricorda la tenerissima scena in cui Lilli e Biagio mangiano gli spaghetti con le polpette e finiscono per darsi un bacio?! *_*Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (2)

Lilli e il vagabondo è il quindicesimo Classico Disney, uscito nelle sale cinematografiche nel 1955, diretto da Hamilton Luske, Clyde Geronimi e Wilfred Jackson. Lilli (Lady) è una femmina di cocker americano che la notte di Natale entra a far parte della vita di coppia di Gianni Caro (Jim Dear) e Tesoro (Darling), una coppia benestante senza figli che la cresce come se fosse la loro bambina. La cagnolina appartiene ai quartieri alti e divide il suo tempo con Whisky (Jock) e il vecchio saggio Fido (Trusty). Finalmente Tesoro riesce a rimanere incinta e nasce il bambino: Lilli è triste perché viene messa da parte e trattata freddamente dai suoi genitori umani. Biagio (The Tramp), un cane meticcio randagio (probabile incrocio con uno schnauzer), passa per caso davanti alla casa della cagnolina e le spiega che quando arriva un bambino, nella maggior parte dei casi i padroni si scordano del cane. Gianni e Tesoro decidono di partire per una vacanza e lasciano Lilli alla cattiva zia Sara, donna che odia i cani e possiede Si e Am, due gatti siamesi che trattano male la cockerina. Lilli scappa da casa e Biagio le fa vedere come si vive senza padroni… il resto guardatevelo! XD

Tratto da un racconto di Ward Green intitolato Happy Dan, The Whistling Dog, la pellicola è tenera e romantica con una bella storia d’amore fra classi sociali diverse, in cui la ricca e il povero combattono per i loro sentimenti – un soggetto caro a tanti film con attori in carne e ossa.

Mi ricordo che da bambino ero terrorizzato due cose in particolare: la prima sono i perfidi gatti siamesi nella scena dove cantano The Siamese Cat Song con i loro musi cattivi (tuttora la guardo con diffidenza!) e gli accalappiacani e il loro canile degli orrori. Al contrario, oltre a tifare per la coppia Lilli-Biagio, ho sempre adorato Gilda (Peg), la maltese dall’aria vissuta, che canta come una di quelle donne che hanno avuto una vita difficile.

Molto bella, come in tanti loro film, l’umanizzazione degli animali che diventano lo specchio delle persone con i loro vizi e difetti (come i pregiudizi dell’aristocratico Fido o la voglia di libertà degli amici randagi di Biagio) e la colonna sonora, elemento importante in tutti i classici Disney.Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (1)

Quando penso a tutti i bellissimi cartoni animati che ho potuto godermi da piccolo, penso alla tristezza delle produzioni moderne con disegni stilizzati, tutti fatti a computer, con trame abbastanza ridicole. La mia generazione ha goduto di veri capolavori in versione animata!

Se non l’avete visto Lilli e il vagabondo, recuperatelo! Ovviamente parliamo di un film Disney dove l’happy ending è assicurato! Se siete interessati esiste anche un sequel intitolato Lilli e il vagabondo II: Il cucciolo ribelle (Lady and the Tramp II: Scamp’s adventure).

LINO

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Maleficent

Lo scorso 28 maggio, è uscito nelle sale italiane l’atteso Film Disney con protagonista la bella Angelina Jolie nei panni della cattiva de La bella addormentata nel bosco. Maleficent di Robert Stromberg, è un fantasy che presenta gli elementi tipici del genere come paesaggi immaginari, personaggi magici, castelli, principi e principesse e l’eterna lotta del Bene contro il Male. Forse è proprio per questo che non mi è piaciuto molto… ma andiamo con calma.

Maleficent può essere considerato un prequel (almeno per la prima parte di film) del Classico Disney, che racconta la vita di Malefica prima di diventare la strega che lancerà la maledizione sulla piccola Aurora. Malefica era una creatura fatata con delle grandi ali che proteggeva un luogo magico (la brughiera) confinante con il regno degli umani, protetto da un bosco e abitato da tante creature fantMaleficent Disney Angelina Jolie The sleeping beautyastiche. La quiete è interrotta quando un essere umano irrompe nella Brughiera rubando una piccola pietra ed è proprio in quest’occasione che Malefica incontra colui che sarà l’amore della sua vita, il futuro Re Stefano. Tra i due ragazzi nasce una tenera amicizia che sarà interrotta dall’egoismo dell’umano – vuole fare carriera e abbandonare la sua condizione di orfano senza risorse. Arriva il momento per il vecchio Re Enrico di lasciare il trono e dare in sposa la Principessa Leila, affidando il titolo di sovrano del regno a chi riuscirà a uccidere Malefica. Stefano può riuscirci perché conosce i sentimenti che la fata prova nei suoi confronti e, assetato di potere, ritorna nella Brughiera. Sono passati tanti anni ma l’amore che Malefica prova per quest’uomo inutile è così grande che si abbandona fra le braccia dell’amato, ma il traditore ha pensato a tutto: mette del sonnifero nell’acqua, le taglia le ali e le porta al Re come prova di fedeltà. Sconvolta per il tradimento dell’amato, Malefica passa al lato oscuro della magia, diventando una strega ed erigendo una barriera di rovi per proteggere la Brughiera da qualsiasi contatto umano.

Questa è la storia inedita e dopo viene narrata la classica fiaba di The Sleeping Beauty con la nascita di Aurora, la festa per il battesimo con i doni delle fate e la maledizione di Malefica, la distruzione di tutti gli arcolai del regno, la fuga delle fatine con la neonata in una casa nel bosco e altri elementi che però vengono reinterpretati.

Il personaggio di Malefica è affascinante: una donna che diventa cattiva perché crede di trovare il vero amore, ma viene tradita nel suo intimo e nei sentimenti. Diventa fragile perché è colpita nella sua vulnerabilità, in quel sentimento così naturale che diventa odio. Fin qui la strega rispecchia il ruolo della fiaba classica ma nel film qualcosa cambia: la donna diventa una specie di baby sitter della principessa, assiste ai suoi primi sedici anni di vita, aiuta le tre fatine (che sono delle tate incapaci) e inizia a provare un affetto simile a quello di una madre. Aurora la vede e la riconosce come la sua “fata madrina” ed esprime la volontà di voler lasciare le zie (le fate) per andare a vivere nella Brughiera insieme alla strega..

No, non ci siamo. La strega che diventa la BFF della principessa? Malefica che fa la tata di Aurora meglio di Francesca Cacace? Ma dov’è la Malefica cattiva del classico Disney, che viene sconfitta dal principe a dimostrazione che il bene vince sempre sul male? Aurora non viene risvegliata dal bacio del principe (perché non era vero amore) ma dal bacio sulla fronte di Malefica perché questo gesto di affetto è stato dato da qualcuno che teneva veramente alla principessa. No, ancora no! È il principe che bacia Aurora, non colei che la dovrebbe uccidere!! Ci mancava solo il bacio lesbo di Angelina Jolie per la gioia dei fan dell’attrice ed eravamo apposto. Secondo voi poi finalmente la principessa si sposa con il principe? Eh no, Aurora va a vivere con Malefica nella Brughiera e diventa la sovrana sia del regno degli umani ereditato dal padre (ucciso nello scontro con la fata) sia del regno magico, così la pace regnerà per sempre. Non ho parole, pure la regina single…

Le fiabe sono belle perché ti fanno sognare e sai già che non sono vere. A me della polemica delle solite femministe integraliste sulle Principesse Disney (che sarebbero un cattivo esempio per le bambine) non me ne frega nulla, perché non penso che siano dannose per la crescita psicologica delle ragazze ma sono semplicemente delle storie. Ci sono donne che sono cresciute con ogni tipo di principessa e non sono mica diventate le schiave dei propri principi azzurri.

Dove sono le mie meravigliose fatine che amavo tanto nel cartone animato? Erano divertentissime e mi ricordavano le zie che abbiamo in casa quando discutono fra loro – in questo film le ho trovate stupide e odiose.

Un film trainato da due elementi principali: il primo è la bellezza di Angelina Jolie che viene esaltata dai primi piani e dalle inquadrature piene di effetti speciali, il secondo è la colonna sonora che comprende una delle cantanti più interessanti degli ultimi anni come Lana Del Rey e la sua reinterpretazione di Once upon a dream.

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel

Diario del cattivo papà

Io amo quest’uomo! Potrei finire così la mia recensione e non aggiungere altro! XD

Guy Delisle l’ho scoperto grazie a Cronache di Gerusalemme, una delle sue graphic novel più famose (che ho già recensito sul blog), e adesso sto recuperando tanti suoi lavori, spinto dalla curiosità del suo stile  comico ma intelligente.

Abbandoniamo le atmosfere serie del graphic journalism e ci immergiamo nella vita di tutti i giorni del Diario di un cattivo papàLe guide du mauvais père. L’opera, attraverso brevi vignette, racconta l’educazione atipica che Guy Delisle impartisce ai propri figli, Louis e Alice, che farebbe venire un infarto a Tata Lucia di SOS Tata.Diario del cattivo papà Guy Delisle Rizzoli Lizard

In questo diario ci sono situazioni in cui tanti padri non faticheranno a riconoscersi, momenti della vita divertenti e, spesso, imbarazzanti. Guy si dimentica di mettere la monetina sotto il cuscino di Louis che ha perso il dentino e si domanda perché il topolino dei denti si sia dimenticato di lui; terrorizza la figlia dicendole che nascerà un grosso albero dentro la sua pancia perché ha inghiottito il nocciolo dell’albicocca; non vuole dare i suoi cereali preferiti alla figlia e li mangia di nascosto la notte; si dimentica di controllare i compiti del figlio; inquieta Alice raccontandole la storia di una scimmia che la notte ruba i bambini e altre cattiverie simpatiche di questo tipo.

Precisiamo subito una cosa: Delisle sarà dispettoso e terribile, ma è pur sempre un papà che ama i propri bambini, soprattutto quando viene adulato per essere il padre migliore, “comprando” l’amore dei figli perché gli permette di fare tutto quello che di solito non possono fare in presenza della madre (Nadège diventa la strega della situazione) come mangiare davanti alla televisione, guardando i cartoni animati, con un magnum al cioccolato per dessert.

Diario di un cattivo papà è pubblicato da Rizzoli Lizard, in un’edizione bella e curata come al solito, e se acquistate i due volumi insieme, c’è un comodissimo cofanetto cartonato dove conservarli. Questa guida anti-pedagogica è consigliata a tutti quelli che vogliono passare momenti di spensieratezza perché non ho mai riso così tanto da Senza guinzaglio di Rupert Fawcett!

Alla fine Guy Delisle ci vuol far capire che essere padri è difficile perché educare e preparare i figli alla vita futura è un mestiere vero e proprio, oltre che un’inclinazione naturale di un uomo. Bellissima l’ultima illustrazione del secondo volume in cui il padre abbraccia affettuosamente Louis e Alice perché, anche se vuole fare il “duro” traumatizzandoli appositamente con storie assurde, i figli.. so’ piezz i core!

LINO