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Big Hero 6

Domenica scorsa mi sono dedicato alla visione del cinquantaquattresimo Classico Disney che snobbai l’anno scorso e che invece si è rivelata una piacevole sorpresa. È interessante perché cerca un compromesso fra il mondo dei comics americani e gli anime giapponesi con diversi elementi come l’ambientazione nella città futuristica di San Fransokyo (un mix fra San Francisco e Tokyo) e la presenza di un team di supereroi.

Big Hero 6 è il primo film nato dalla collaborazione fra Walt Disney Pictures e i Marvel Studios perché la storia si basa proprio su un fumetto di quest’ultima. Affidato alla regia di Don Hall (Winnie the Pooh Nuove avventure nel bosco dei 100 acri) e Chris Williams (BoltUn eroe a quattro zampe), agli Oscars 2015 ha vinto il premio come Miglior film d’animazione dell’anno.Big Hero 6 Baymax Disney Marvel

Hiro Hamada è un ragazzino di quattordici anni che vive a San Fransokyo, dotato di un’intelligenza diversa dalla media (si è già diplomato) ma che spreca il suo tempo nei bot duelli – incontri clandestini in cui si fanno combattere i propri robot. Tadashi, il fratello maggiore, gli fa capire che sta sprecando il suo tempo e lo porta al San Fransokyo Istitute of Technology dove gli fa vedere come molti giovani talentuosi come lui, usano il loro tempo dedicandosi alla scoperta di nuove tecnologie, e gli presente alcuni suoi amici: Wasabi si occupa di laser utilizzandoli per tagliare ogni cosa in modo più preciso, Gogo Tomago vuole inventare un veicolo su due ruote velocissimo, Honey Lemon è una chimica che studia le reazioni fra i diversi componenti e infine c’è il nerd Fred amante dei supereroi che fa da mascotte alla scuola. Tadashi mostra al fratello il progetto a cui sta lavorando da tanto tempo chiamato Baymax, un robot dall’aspetto morbido e rassicurante, che ha lo scopo principale di guarire le persone come se fosse un infermiere universale. Hiro decide di voler entrare in questa scuola ma per essere ammessi bisogna deve presentare un progetto scientifico-tecnologico interessante: usando i microbot (dei piccoli pezzi di robot che funzionano attraverso un trasmettitore neurale) mostra come si può dare vita a tutto quello che vuole e/o pensa.

Dopo aver saputo dell’ammissione, scoppia un incendio nell’istituto che distrugge il progetto del ragazzino. Tadashi rientra nell’edificio per salvare il Professor Callaghan ma perde la vita. Hiro, rimasto solo al mondo con la zia Cass, rinuncia a frequentare la scuola e s’isola nella camera che condivideva con il fratello. Un giorno attiva Baymax attraverso una sua espressione di dolore e inizia così la loro collaborazione per far luce sulla reale morte di Tadashi, sul perché l’unico microbot rimasto continua a essere attivo e soprattutto cercheranno di scoprire chi si nasconde dietro la maschera Kabuki.

In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?
“In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?” – cit. Baymax

Walt Disney ama sempre il melodramma facendo morire sempre qualcuno di caro al/alla protagonista, iniziò da piccolo traumatizzandomi con Bambi (in cui la madre viene uccisa dai cacciatori) e non rinuncia tuttora a spargere tristezza! XD *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° La morte di Baymax, come quella di Bing Bong in Inside Out, è un sacrificio fatto per aiutare l’amico ma soprattutto rappresenta il passaggio dall’età infantile all’adolescenza, in cui il protagonista matura anche emotivamente. *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Big Hero 6 è un racconto moderno di amicizia, in cui l’argomento principale è destinato alla tecnologia offrendo uno spunto di riflessione: Fino a dove l’uomo può spingersi in nome della scienza? Se gli amici di Hiro creano nuovi strumenti per migliorare la vita degli altri, c’è anche chi vuole usarla a proprio piacimento per far del male o per guadagnare il più possibile. A questo proposito è molto bello il progetto di Tadashi, che vuole usare la scienza in modo utile, lontano dalle logiche di mercato, in modo che aiuti tutti.

Consigliato? Assolutamente sì, un piccolo gioiellino moderno con un buffissimo Baymax che ti addolcisce il cuore!

LINO

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Inside Out: Emozioni fuori di mente

Non amo particolarmente i nuovi film d’animazione perché non li sento più “miei” come una volta ma soprattutto perché li trovo così “computerizzati” che diventano automaticamente brutti. Sono lontani i tempi dei Capolavori Disney che ho amato da bambino, ma ogni tanto qualche nuova produzione mi riserva una gradita sorpresa.

Inside out è il nuovo film che nasce dall’ormai consolidata collaborazione fra Walt Disney Pictures e la Pixar Animation Studios (iniziata nel 1995 con il primo capitolo di Toy Story), che mette in scena le emozioni che ognuno prova dentro di sé sotto forma di simpatici personaggi colorati. Alla regia troviamo un nome già noto della Pixar come Pete Docter, autore già di Monsters & co. e Up.

La prima emozione a comparire nella vita di Riley, la protagonista, è Gioia (Joy), una specie di fatina che mi ricorda tanto Trilly (Thinkerbell) e che ha il compito di garantire la felicità della bambina. Purtroppo non passa molto tempo dalla comparsa di Tristezza (Sadness) e crescendo fanno la loro comparsa anche Disgusto (Disgust), Paura (Fear) e Rabbia (Anger). Tutti questi cinque personaggi devono cooperare all’interno di Riley, in una sorta di base computerizzata in cui controllano le giuste emozioni e ognuno di loro hInside out Disney Pixara una precisa funzione: oltre a quella già citata di Gioia, c’è Disgusto che evita che la bambina venga avvelenata fisicamente (ma anche socialmente), Paura cerca di proteggerla, Rabbia rappresenta la sua voglia di giustizia e, dietro le quinte, c’è Tristezza che avverte gli altri quando Riley ha bisogno di aiuto. Il Quartiere generale è collegato con le cinque isole che rappresentano un singolo aspetto della personalità della protagonista.

La vita degli Anderson trascorre tranquillamente nel Minnesota, Riley è la bambina più felice del mondo perché ha dei genitori che la amano e la sostengono nell’hockey, sport che pratica insieme alla sua migliore amica. Purtroppo la famiglia si trova costretta a doversi traferire a San Francisco per il nuovo lavoro del padre e tutte le aspettative di una vita migliore crollano il primo giorno nella nuova scuola, a causa di un pasticcio di Tristezza: mentre Riley viene invitata dalla maestra a presentarsi ai compagni di classe, le cinque emozioni le fanno ricordare i bei momenti passati nel Minnesota come quando giocava con la squadra di hockey o quando pattinava sul ghiaccio con i genitori ma Tristezza tocca un ricordo base (generalmente sono delle palle dorate) facendolo diventare blu, ovvero triste. Gioia cerca di salvare il ricordo danneggiato ma rimane coinvolta in un incidente con Tristezza, scomparendo dal quartiere generale con tutti i ricordi base. Riley rimane da sola con Rabbia, Disgusto e Paura che la rendendo apatica, depressa e aggressiva. Gioia e Tristezza si troveranno a vagare nella mente della protagonista, cominciando nel labirinto della Memoria a lungo termine fino ad arrivare al Subconscio, e nel loro viaggio incontreranno tanti personaggi fra cui Bing Bong, l’amico immaginario dell’infanzia della bambina. Tranquilli, è un film DisneyPixar quindi l’happy ending è assicurato!

Originale, divertente e riflessivo, Inside Out è il cartone animato rivelazione del 2015 e che merita di essere visto da grandi e piccini: i bambini ameranno questi personaggi chiassosi e molto diversi fra loro che creano situazioni esilaranti, ma i bambinonicresciuti apprezzeranno il viaggio che si fa nell’interiorità di una persona poiché tutti siamo stati un po’ Riley.

Ho amato tanto Bing Bong, un gatto-elefante-delfino rosa e morbido perché fatto di zucchero filato, che aiuterà Gioia a salvare Riley *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° quando finiranno nel Baratro dei ricordi dimenticati, un luogo dove vengono buttati i ricordi che non servono più. Il simpatico amico immaginario si sacrificherà al posto di Gioia e rimarrà in quel luogo buio, scomparendo per sempre… *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Consigliato? Assolutamente sì! Un bel film d’animazione, ottimo per le famiglie perché non troppo infantile e che merita molto successo al contrario di opere di media qualità… qualcuno ha detto Frozen ?! XD

LINO

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Nostalgic Wave in Music: Sigle, Trash e Anni Novanta

Continua il viaggio nella nostalgic wave , iniziato ieri con i cartoni animati e/o anime, parlando di musica e di canzoni-simbolo del passato!

L’idolo dell’infanzia è Cristina D’Avena che ha cantato tutte le sigle dei miei cartoni animati preferiti, canzoni di cui ricordo tuttora i testi e che riascolto con piacere. Ogni volta cCristina D'Avena Kiss me Licia Love me Liciahe usciva una Fivelandia o Cristina e i suoi amici in tv iniziava la tortura ai miei genitori per andare alla caccia della cassettina desiderata. Oltre alle sigle dei cartoni, della D’Avena ho amato anche tutte le colonne sonore sia dei telefilm dedicati a Kiss me LiciaLove me Licia, Licia dolce Licia, Teneramente Licia e Balliamo e cantiamo con Licia – sia le serie televisive in cui era la protagonista – Arriva Cristina, Cristina, Cri Cri e L’Europa siamo noi.

Oltre alle canzoni della D’Avena, da piccolo amavo tantissimo ballare e rimanevo affascinato dalle dive che si esibivano nei varietà della televisione italiana, focalizzandomi su alcune icone che oggi chiameremmo trash o comunque amate soprattutto dalla comunità LGBT: Heather Parisi (Cicale e Disco Bambina), Lorella Cuccarini (La notte vola, Liberi liberi e Io ballerò), Viola Valentino (Comprami), Amanda Lear (Tomorrow), Sabrina Salerno (Boys boys boys), Ivana Spagna (Easy lady e Call me), le Ragazze Cin Cin (Cin cin) e, l’ho lasciata appositamente per ultima, la fantastica e bravissima Raffaella Carrà con tutto il suo repertorio! *cin cin cin cin ricoprimi di baci, cin cin cin cin assaggia e poi mi dici, cin cin cin cin diventeremo amici…*

Piccola menzione va anche alla dance anni novanta contenuta nelle varie compilation estive come Hit Mania Dance (ma anche quelle del Festivalbar), di cui ricordo soprattutto pezzi come The summer is crazy di Alexia, What is love di Haddaway, Rhythm is a dancer degli Snap!, Sweet dreams (are made of this) degli Eurythmics, All that she wants degli Ace of base, Sweet Harmony di The Beloved, Would I lie to you di Charles & Eddie e Please don’t go di Double You.

Tutta questa premessa serve a confessare i miei cinque peccati musicali, quelli indimenticabili, che hanno traviato la mia esistenza (come fece Sailor Moon per i cartoni animati). Pronti?

  1. AMBRA ANGIOLINI: T’appartengo
  2. SPICE GIRLS: Wannabe
  3. BRITNEY SPEARS: …Baby one more time
  4. CHRISTINA AGUILERA: Genie in a bottle
  5. CELINE DION: My heart will go on

Adesso potete pure abbandonare il blog e vergognarvi di seguirmi su tutti i social network! XD XD XDBritney Spears Baby one more time

Alle elementari ero completamente pazzo dell’ex-ragazza prodigio della scuola di Gianni Boncompagni e cercavo di non perdermi neanche una puntata di Non è la RAI, trasmissione creata ad hoc per il sottoscritto pieno di balletti, stacchetti musicali e tanta roba inutile, fino a quando nel 1994 fu presentato il singolo T’appartengo che divenne un’ossessione tanto da sapere a memoria la coreografia fatta da Ambra in trasmissione. Ho tuttora la cassetta originale conservata in una scatola, un reperto storico che ha più di vent’anni!

Triste per la fine del programma con le ragazze sgallettanti in playback e che piangevano davanti alla telecamera, ci pensò una girlband venuta dall’Inghilterra a farmi impazzire nuovamente… le mitiche Spice Girls! C’è veramente bisogno di parlare di Wannabe? Il primo album Spice si consumò a furia di riavvolgere il nastro della cassettina originale comprata da Ricordi (oggi si chiama Feltrinelli) e le seguì fino all’abbandono da parte di Geri Halliwell, con l’album delle quattro disperate e il definitivo scioglimento che distrusse il mio giovane cuore. Ovviamente io ero del team Baby Spice/ Emma Bunton e cercavo di avere tutto di loro: album, singoli, magliette, figurine, l’orrendo film (con tanto di bus in cui Emma aveva un’altalena al suo interno) e i chupa-chups con le loro foto. L’anno di Spice World, quello di Spice up your life, le cinque inglesine più amate del mondo vennero in tour a Milano e mio padre non mi portò facendomi piangere per mesi (e ancora oggi non l’ho perdonato).

Dopo le Spice Girls mi drogai di tutto quel teen pop inglese che trasmetteva l’MTV UK Chart pieno di personaggi finiti nel dimenticato ma arrivò la verginella pura d’America a risanare il mio cuore frantumato: Ladies and Gentlemen, the legendary Miss Britney Spears! Le treccine con i pon pon rosa, la divisa da scolaretta sexy e una canzone pop orecchiabile e pulita, furono gli ingredienti vincenti di un’icona che seguì fino a quando non si peChristina Aguilera XTINA fighters Genie in a bottlerse per strada nel suo blackout personale. Iniziai con Baby one more time, passando per Crazy (nel video c’era Melissa Joan Hart, l’attrice che interpretava Sabrina, vita da strega) e per Ooops!…I didi t again, amandola definitivamente in I’m a slave 4 U.

Nel frattempo una vecchia amica della Spears conosciuta anni prima al Mickey Mouse Club cercò d’imporsi sulle scene come nuova reginetta del teen pop, grazie a una voce nettamente superiore e all’aspetto della tipica ragazza bionda americana della porta accanto. Christina Aguilera in Genie in a bottle si strusciava sulla spiaggia e, al contrario della collega, rivendicava già una sessualità più spinta sia per il testo della canzone e sia per le moine che faceva alla telecamera. L’eterna rivale di Britney s’impose sulla scena internazionale grazie al riconoscimento delle sue doti vocali da parte di tutta la critica musicale, finendo per voler mostrarsi come la bad girl del pop con il suo secondo album Stripped.

Terminiamo la carrellata con una bella canzone smielata sfornata da Celine Dion che fu colonna sonora di tutti gli innamorati del tempo (chissà se poi i loro amori naufragarono come il Titanic). My heart will go on portò la Dion nell’Olimpo delle dee della musica rendendola famosa in tutto il mondo. Erano gli anni di Jack & Rose, in cui tutti andavano al cinema a piangere guardando Titanic e le ragazzine erano impazzite per Leonardo Di Caprio… insomma, tutti volevamo una storia d’amore come la loro, non pensando che alla fine lui muore assiderato: romanticismo macabro. La canzone divenne un tormentone ma il peggio venne quando a scuola mi fecero suonare una versione pacchiana con il flauto dolce per le lezioni di musica o quando mi fissai che dovevo rifarla al pianoforte come la versione originale di James Horner che si sente nel film.

Tirate fuori gli scheletri dagli armadi e ditemi le vostre canzoni del passato!

LINO

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Nostalgic wave: I cartoni animati dell’infanzia

Nerdini miei come state?? Sì, lo so, sono una cattiva persona perché vi ho abbandonato per più di un mese – l’ultimo post risale al 15 luglio scorso – ma ho la giustificazione: sono al mare e sto oziando alla grande sul divano e/o in spiaggia! XD Passo le mie giornate a dormire e a guardare video k-pop su Youtube, oltre che a saltuarie serate di movida locale obbligatoriamente portato da amiche vogliose di party!

Ritorno con un meme carinissimo dedicato al passato, creato dalla mia amica blogger Hana – puro anni ottanta! – e ripreso da Caroline che si è concentrata sugli anni novanta… iniziamo con i cartoni animati che ho amato da bambino. L’ordine è casuale.Sailor Moon Mercury Mars Jupiter Venus Uranus Neptune Pluto Milord

Il primo che è doveroso nominare in questa classifica è sicuramente quello che rovinò per sempre la mia esistenza: la bella guerriera che veste alla marinara, signore e signori, miss Sailor Moon – titolo originale Bishojo Senshi Sailor Moon. Tratto dalla fortunata mano di Naoko Takeuchi, la storia di Bunny (Usagi), principessa che veniva da un regno lontano, e delle sue amiche combattenti (ovviamente io ero del team Sailor Venus), mi fece passare gli anni dal 1995 al 1997, letteralmente attaccato al televisore, disperandomi quando mi perdevo una puntata a causa del pomeriggio scolastico. Il trauma più forte legato a questa serie fu la penultima puntata della prima serie, intitolata La resa dei conti, in cui le cinque guerriere Sailor sono pronte per lo scontro finale ma Venus, Mercury, Jupiter e Mars vengono uccise per proteggere la Principessa Serenity: lacrime senza fine e mia madre incredula che mi chiedeva se stessi male. XD

Sulla scia delle combattenti alla marinara, m’innamorai di Una portaUna porta socchiusa ai confini del sole - Magic Knight Rayearth socchiusa ai confini del sole – titolo originale Magic Knight Rayearth – che fu trasmesso nel 1997, alla fine della quinta serie di Sailor Moon, ma che conoscevo già per il fumetto delle CLAMP pubblicato da Star Comics. Quarantanove episodi, divisi in due serie, che raccontano la storia di tre ragazze – Luce (Hikaru), Marina (Umi) e Anemone (Fu) – che in gita scolastica alla Tokyo Tower, si trovano catapultate a Cefiro al cospetto del potente Clef per salvare la Principessa Emeraude, rapita dal perfido Zagato. Le tre guerriere non sono altro che i leggendari Cavalieri Magici che, attraverso i loro Managuerrieri (Rayearth, Ceres e Windam), dovranno riportare la pace nel regno. L’ho sempre considerato più maturo di SM, forse per l’ambientazione fantasy e le situazioni cruenti che ho capito solo quando sono cresciuto.

Abbandoniamo le donne combattenti per buttarci nell’adolescenza smielata con Piccoli problemi di cuore – titolo originale Marmalade Boy – tratto dal famosissimo manga di Wataru Yoshizumi. Chi non conosce questo cartone animato può pure abbandonare la lettura del blog perché, insieme a Sailor Moon, è un pilastro dell’animazione anni novanta. La vita della giovane Miki viene sconvolta quando i suoi genitori le comunicano di voler divorziare, scambiandosi i partner con un’altra coppia conosciuta alle Hawaii. Durante una cena, la ragazza conosce l’altra coppia e il loro figlio, Yuri (Yu), con cui si troverà costretta a condividere lo stesso tetto. Comedy adolescenziale con gli stereotipi tipici del genere: amore ostacolato, amicizia, paranoie della protagonista (peggio di Dawson&Joey), relazione alunna-professore, invidia, gelosia e happy ending.Piccoli problemi di cuore - Marmalade Boy

Dai turbamenti adolescenziali, passiamo alla tragedia e alla sfiga tipica delle produzioni degli anni ottanta con la mitica Dolce Candy, una fra le protagoniste più tristi e sfortunate della storia dei cartoni animati. Mi avvicinai ai suoi codini biondi a causa di mia madre che era una fan della serie perché la Casa del Pony le ricordava il collegio in cui fu rinchiusa da piccola, e ricordo tuttora l’angoscia che mi trasmetteva (sarà colpa di Candy se oggi soffro di ansia?). La dolce bionda protagonista trascorre l’infanzia nell’orfanotrofio gestito da Miss Pony e Suor Maria, insieme all’inseparabile Annie e al procione Klin, per poi essere presa in adozione dalla Famiglia Andrew. Nella sua vita avrà varie relazioni amorose e si realizzerà professionalmente come infermiera durante la prima guerra mondiale ma l’epilogo è tragico. *****SPOILER***** Candy è così sfigata che rimarrà da sola! Dopo tutto quello che passa, neppure uno straccio di finale allegro. Questo è sadismo puro. *****FINE SPOILER*****

Rimaniamo negli anni ottanta per citare l’ultimo cartone animato di questa brevissima lista ed è doveroso parlare del cagnolino più simpatico e imbranato che ci sia: il dolcissimo Spank! Nei sessantatré episodi che compongono Hello Spank – titolo originale OHello Spank Cartoni animatihayo! Spank – viene raccontata l’amicizia fra Spank e Aika (Aiko), che si trasferisce nella città dello zio che la ospiterà dopo la partenza della madre per Parigi. Il dramma non manca neppure qui infatti la ragazza perde sia il padre, scomparso in mare durante una bufera, sia Puppy, la sua amata cagnolina, a causa di un incidente stradale. Nonno Jem, un vecchio marinaio, le affiderà un grosso cucciolo di cane bianco con le orecchie nere, che inizialmente viene rifiutato da Aika. Sono esilaranti le gag di Spank, ingenuo e pasticcione, e il suo amore per Micia (la siamese di Serina), ma la cosa che ricordo più con affetto e il modo di chiamare la sua padroncina “iaia”.

La carrellata dei principali cartoni animati finisce qua perché questo post potrebbe diventare lunghissimo ma bisogna precisare che amavo soprattutto erano le orfanelle o ragazze maltrattate, tristi, sfigate e chi più ne ha più ne metta (Anna dai capelli rossi, Milly un giorno dopo l’altro, Papà Gambalunga, Georgie), alcune atlete come Mila Azuki e Hilary, le maghette piene di buoni sentimenti dotate di bacchetta super fashion (L’incantevole Creamy, Sandy dai mille colori) e le produzioni americane tratte da linee di giocattoli come i Mini Pony, Jem e le Holograms e Lady Lovely.

Quali sono i vostri cartoni dell’infanzia? Ditemelo nei commenti… sono curioso! Dopo quest’attacco di nostalgia, vi anticipo che non sarà l’unico nostalgic wave perché le mie amiche blogger ne hanno preparati altri!

LINO

Pubblicato in: Cinema

Jem e le Holograms trent’anni dopo

Dentro il mio cuore so già che… sarà una cagata pazzesca! Ma quando vedo qualcosa che si riferisce alla trasposizione live di Jem & The Holograms mi esalto pure io perché mi ricordo che da bambino impazzivo per la rockstar dai capelli cotonati rosa e gli orecchini plasticosi a forma di stella!

Chi non conosce la sigla cantata da Cristina D’Avena?! “Il mio nome è Jem, sono una cantante… bella e stravagante… canto il rock’n’roll…” – se non la conoscete, potete pure abbandonare il mio blog XDJem e le Holograms film live action

Finalmente sono usciti sia il primo poster ufficiale sia il trailer in italiano del film che sarà girato da Jon M. Chu, già regista di G.I. Joe – La vendetta e di Never say never (“film-documentario” sulla biografia di Justin Bieber), prodotto da Universal Pictures e che uscirà il prossimo 23 ottobre negli Stati Uniti (ovviamente non c’è ancora una data per l’Italia).

Per chi non ha ancora capito di cosa stia parlando, Jem è una serie animata americana molto famosa dalla metà degli anni ottanta, nata dalla collaborazione fra Hasbro, nota azienda di giocattoli che mise in commercio tutte le fashion dolls dedicate al cartone, e Sunbow Production. Jerrica Benton riesce a diventare Jem grazie a Energy, un potente computer che trasforma la ragazza in una popstar, coinvolgendo anche la sorella Kimber e le amiche Aja e Shana, con cui forma la rock band tutta al femminile delle Holograms. Purtroppo il padre delle sorelle Benton è morto, lasciando in eredità una casa discografica in rovina, la Starlight Music, e l’orfanotrofio di cui si occupava, che verrà aiutato dai soldi guadagnati dalle ragazze. A contrapporsi alle Holograms, c’è il trio delle Misfits, gruppo creato da Eric Raymond, ex socio del padre di Jerrica, formato da Pizzazz, Roxy e Stormer.

Purtroppo già dal trailer si capisce che il live action non sarà fedele alla serie originale per tanti motivi:

  • È ambientato ai giorni nostri quindi scordatevi tutto il mondo sbrilluccicante degli anni ottanta, le pailettes e il glam rock, poiché le nuove Holograms hanno criniere colorate peggio dei My Little Pony e vestitini punk-fashion da sembrare tutte cugine di Avril Lavigne;
  • La musica è un orecchiabile pop-rock che ricorda le canzoni di tutte le lolite passate per Casa Disney;
  • Il cattivo della situazione diventa una Lei e aggiunge una “a” al suo nome;
  • Non c’è traccia delle Misfits, se non marginalmente;
  • Mi sembra che ci sia nell’aria l’ennesimo pippone, che piace tanto agli americani moralisti, su come inseguire i propri sogni senza abbandonare le proprie radici.

Riuscirà questa nuova Jem catapultata trent’anni dopo, nell’era di Youtube, dello streaming, dei social network e della pirateria musicale, a conquistare il cuore dei vecchi fan? AMMETTIAMOLO: per quanto si possa pensare che sia un prodotto per teenager (sono inorridito anch’io nel sentire Story of my life degli One Direction come sottofondo del trailer), chi aspetta le Holograms sono in realtà quelli che erano bambini ai tempi del cartone animato, poiché le bambine di adesso manco sanno chi sia Jem, a loro basta Violetta!

IL CAST: Aubrey Peeples (Jem),  Stefanie Scott (Kimber), Hayley Kiyoko (Aja), Aurora Perrineau (Shana), Ryan Guzman (Rio), Juliette Lewis (Erica) e Molly Ringwald (Mrs Bailey). Ammetto di non conoscere nessuno a parte le ultime due attrici!

Nonostante tutto, io sono curioso e quando avrò nuove notizie importanti, magari sulla colonna sonora, vi scriverò tutto!

LINO

Pubblicato in: Animation

Mulan

Prima delle sopravvalutate sorelle di Frozen, c’erano già altre principesse Disney indipendenti e coraggiose, capaci di prendere in mano la propria vita senza essere salvate dal Principe Azzurro di turno. Mulan è senz’ombra di dubbio una di queste.

Questo Classico Disney uscì nel 1998 ma l’ho recuperato solo “da grande” perché a quei tempi persi un po’ l’interesse per i cartoni animati e altre cose simili, a causa della classica frase “ma non sei troppo grande per queste cose?” ripetuta da genitori e parenti vari.

La storia di Mulan si basa sul personaggio di Hua Mulan, protagonista del poema La ballata di Mulan, una leggendaria eroina cinese che si arruolò nell’esercito usando il nome del fratello minore e rimase sul campo di battaglia per più di dodici anni. I registi Tony Bancroft e Barry Cook reinterpretano quest’antica fiaba cinese nel trentaseiesimo Disney classic che presenta per la prima volta una principessa di origine asiatica.Mulan e la nonna

Fa Mulan è una ragazza allegra e maldestra (che non brilla per grazia e femminilità) e che non riesce a essere la “donna di buone maniere” che renderebbe tanto orgogliosi i suoi genitori in vista di un futuro matrimonio. Purtroppo il Regno della Dinastia Sui, di cui fa parte il suo villaggio, è minacciato dal violento Shan Yu, il capo spietato degli Unni, che mira ad arrivare alla Grande Muraglia per sconfiggere l’esercito cinese e impadronirsi di tutto. Ogni famiglia del regno deve fornire un maschio da mandare in guerra ma la famiglia Fa non ha nessun uomo in famiglia a parte Zhou, il padre di famiglia, troppo debole per riuscire a sopravvivere a un’altra guerra. All’insaputa dei suoi genitori, Mulan decide di onorare la sua famiglia partendo per la guerra contro Shan Yu, fingendosi uomo: taglia i capelli, ruba l’armatura del padre e scappa da casa durante la notte. Da questo momento Mulan si chiamerà Ping e sarà accompagnata in quest’avventura da Mushu, un simpatico draghetto rosso, e CriKee, un grillo portafortuna.

L’addestramento al campo militare è faticoso, sia dal punto di vista fisico sia per i compagni rozzi che si ritrova, con cui non riesce a legare, diventando bersaglio di piccole vendette. Ping viene sottovalutato anche dal Capitano Shang, figlio dell’Imperatore Li, che dopo la morte del padre guiderà la missione contro Shan Yu. Ping/Mulan non è forte fisicamente ma ha grandi doti intellettive che le permettono di attuare delle strategie che salveranno lei e i compagni, fra cui la valanga che sconfiggerà (momentaneamente) l’esercito di Shan Yu. Ping è ferito e necessita subito di cure e Shang fa la terribile scoperta: il ragazzo della famiglia Fa è in realtà una donna e questa è una cosa disonorevole per l’esercito cinese, da punire con la morte. Il comandante risparmia la vita a Mulan ma la ragazza viene abbandonata fra le montagne innevate… riuscirà la tornare a casa, nonostante sia sola con un cavallo e una ferita sanguinante? E l’esercito di Shan Yu è stato completamente sconfitto? L’imperatore e il regno sono al sicuro?

“Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e più bello di tutti”

Mulan è un film da vedere perché è uno di quei capolavori d’animazione che non fanno più con una protagonista che è un inno al femminismo: sceglie il suo destino e non ha bisogno di un uomo al suo fianco per raggiungere il suo obiettivo perché vuole dimostrare a tutti che può farcela da sola. Non perde tempo a struggersi d’amore per qualcuno o a pensare ad abiti principeschi e sinceramente ho trovato più indipendente lei di una che canta dentro a un castello di ghiaccio con un abito scintillante! XDMushu draghetto rosso di Mulan

Consigliato a pieni voti e vi ricordo che la canzone Reflection, l’unica che Mulan canta nel film, non è altro che il primissimo singolo di Christina Aguilera, che esplose dopo con la hit Genie in a bottle! Ovviamente esiste anche una versione italiana della canzone intitolata Riflesso e cantata da Syria.

LINO

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Frozen – Il Regno di Ghiaccio

Il vostro blogger è sempre così veloce e aggiornato che è riuscito a vedere Frozen solo quattordici mesi dopo la sua uscita! Non male per uno che ha aspettato sedici anni per recuperare Mulan. XD

Il film d’animazione Disney, diventato un fenomeno mondiale, mi ha lasciato un po’ con la bocca asciutta e ammetto che avevo troppe aspettative, ma cercate di capirmi, ho avuto la home di Facebook invasa da ogni tipo di cosa dedicata ad Anna ed Elsa e ormai DOVEVO vederlo a tutti i costi. Tutte le appassionate di cosplay lo scorso hanno si vestivano come le sorelle di Arendelle e se non trovavano l’amica con cui fare la coppia cosplay, la maggior parte di esse sceglieva Elsa versione figa dei ghiacci. I collezionisti di figures e dolls pubblicavano le foto di tutti i loro acquisti relativi a Frozen dalle bambole di tutte le dimensioni al merchandising più vario che ha reso felice casa Disney.Frozen Disney Elsa

Spinto dalla curiosità e dai due Premi Oscar vinti nel marzo del 2014 (Miglior film d’animazione e Miglior canzone), domenica scorsa ho visto il 53° Classico Disney, diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, che s’ispira a La regina delle nevi di Andersen (il papà de La Sirenetta).

*°*°*°*°*°Attenzione, il testo è pieno di spoiler*°*°*°*°*°

Elsa e Anna sono le figlie dei Reali di Arendelle, un regno che si trova nella lontana Scandinavia, e sono inseparabili ma la primogenita ha un dono che mette in pericolo la vita dell’altra sorella: crea e manipola il ghiaccio. Mentre giocano, Elsa colpisce involontariamente Anna, lasciandola priva di sensi, e i genitori, impauriti da questo potere, chiedono consiglio ai troll su come continuare a crescere la figlia. Ad Anna vengono cancellati i ricordi inerenti ai poteri della sorella e quest’ultima viene isolata nella sua stanza, fin quando non sarà capace di controllarsi. Dopo la perdita dei due genitori in un naufragio, gli anni passano ed Elsa arriva alla maggiore età, pronta per diventare la nuova regina. Viene data una grande festa in suo onore dove vengono aperte le porte del palazzo, Anna incontra il principe Hans, se ne innamora e lo presenta alla sorella, nella speranza che le dia la benedizione per il matrimonio. Elsa si rifiuta e dà sfogo ai suoi poteri davanti a tutti, perdendo il controllo, e scappa dalla residenza reale.

Arendelle viene ricoperta da neve e ghiaccio, e Anna parte alla ricerca della sorella, lasciando tutto nelle mani di Hans che in realtà ha altri obiettivi: disfarsi delle principesse e impadronirsi del Regno. Nel frattempo, Elsa ha trovato rifugio nella Montagna del nord in cui ha costruito il suo palazzo di ghiaccio e dove si sente libera di essere se stessa, senza avere paura di far del male agli altri a causa del suo potere. Durante il viaggio Anna conosce Kristoff con la sua renna Sven, che si uniscono nella ricerca e trovano Elsa: purtroppo l’incontro va male, le due sorelle finiscono per litigare e la principessa erede al trono colpisce la sorella con del ghiaccio. Anna comincia a sentirsi debole e i suoi capelli diventano bianchi. Solo un atto di vero amore potrà salvarla dal diventare ghiaccio, essendo stata colpita al cuore. La salverà Kristoff o Anna si pentirà del gesto e la aiuterà?Frozen Disney Anna Olaf

La fine di questo Disney Classic, mi ha fatto inorridire come fece il risveglio di Aurora in Maleficent – ma non voglio svelarvi nulla – per non dire che la filosofia che in molti mi proponevano, quella delle principesse indipendenti, non regge perché se Anna decide di regnare da sola, seguendo l’esempio di Elizabeth la regina vergine sposata con la patria, la sorella trova l’amichetto con cui passare il resto della sua vita. Inoltre, se verrà prodotto un secondo capitolo della storia (cosa molto probabile), di sicuro infileranno un principe anche per la regina di ghiaccio. Intanto accontentiamoci del cortometraggio Frozen Fever che uscirà nei cinema il 12 marzo, anticipando il film Cinderella di Kenneth Branagh.

La colonna sonora merita una menzione a parte perché ha riscosso un grandissimo successo, risultando il disco più venduto nel 2014, secondo solo a 1989 di Taylor Swift. Il brano Let it go, vincitore del Premio Oscar, rappresenta la rinascita artistica di Idina Menzel, famosa attrice di Broadway che ha tentato varie volte la carriera discografica con scarso successo, che molti di voi conosceranno per il suo ruolo in Glee come coach dei Vocal Adrenaline ma soprattutto come madre biologica di Rachel Berry (Lea Michele), figlia adottiva di una coppia gay. La Menzel, doppiatrice originale di Elsa, in Italia è sostituita da Serena Autieri che canta la versione italiana di Let it go intitolata All’alba sorgerò, invece Anna, che in America viene doppiata da Kristen Bell (…qualcuno ha detto Veronica Mars?), nel nostro paese è sostituita da Serena Rossi. Esistono anche le pop version di Let it go: Demi Lovato per gli USA e Martina Stoessel, conosciuta meglio come Violetta, per l’Italia.

In definitiva non posso dire che Frozen non mi sia piaciuto, però non è nemmeno il capolavoro che in tanti vanno a sbandierare: classica storia Disney cantata con l’inconfondibile happy ending. Fra le due sorelle io preferisco Anna perché Elsa è così… antipatica. Molto divertente il personaggio di Olaf, il pupazzo di neve creato da Elsa, con i suoi siparietti comici che rallegrano la storia.Frozen Disney Olaf

Sarò all’antica, ma queste grafiche troppo computerizzate non mi piacciono per nulla, e non reggono il confronto allo stile meraviglioso di grandi classici come La Bella e la Bestia o La Sirenetta.

LINO

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The nightmare before Christmas

In un tempo molto lontano, il sottoscritto, autore di questo blog, attraversò una fase da finto emodark tutta ciuffi-matita-borchie-teschietti. Lasciamo stare che andavo in giro con gli occhi da panda per tutta la matita nera che mettevo intorno agli occhi e la frangia incollata perfettamente dopo averla piastrata e laccata, ma in quel periodo Jack Skeletron era un’icona (e lo amo tuttora): il faccione creato da Tim Burton era un must sulle magliette e sulle felpe ma soprattutto i suoi accessori erano i più ricercati, come borse a tracolla, berrette, bracciali e tutto ciò che aveva a che fare con l’eroe disneyano.

Come avevo accennato nel post dedicato a Lilli e il vagabondo, in questo periodo mi sto riguardando tanti Film Disney e non poteva mancare The nightmare before christmas nato dalla collaborazione di Walt Disney con Tim Burton, e la regia di Henry Selick.

Jack Skeletron, conosciuto anche come il re delle zucche, vive nel paese di Halloween, una città abitata da  strani esseri mostruosi dall’aspetto spaventoso che richiamano i tipici personaggi dell’horror come i vampiri, il lupo mannaro e le streghe. Tutti gli abitanti di Halloween hanno solo l’aspetto mostruoso ma in realtà non sono cattivi e insieme lavorano tutto l’anno alla preparazione della festa del 31 ottobre. Annoiato dal ripetersi di questa festa, Jack durante una passeggiata solitaria nel bosco con Zero, scopre un nuovo posto in cui ci sono vari alberi che hanno delle porte particoTim Burton's The nightmare before Christmaslari che identificano una precisa festività,  rimanendo affascinato da quella con l’albero di Natale. Jack avrà modo di vedere cosa significa il Natale e decide di portare questa festa anche nella città di Halloween, con risultati abbastanza disastrosi. Sally, l’assistente di pezza creata dal Dottor Finklestein, ha delle visioni negative sui progetti dell’amato Jack e cerca di avvertirlo, ma non viene creduta. Jack dovrà salvare il vero Babbo Natale (rapito dal trio Vado, Vedo e Prendo) e  Sally dal cattivo Mister Bau Bau.

Adoro questo film perché rappresenta una variante gothic ai classici film d’animazione di Natale, con personaggi che visivamente sono più brutti di una principessa bionda come Aurora che viene salvata dal proprio principe azzurro, ma che entrano nel cuore proprio per il loro essere fuori dagli schemi.

Oggi non è più visto come qualcosa di alternativo ma quando uscì nel 1993 (sono passati vent’anni? Mi sento vecchio…) fu un cartone animato innovativo che poteva essere frainteso o non apprezzato da tutti. Io ammetto di essermelo goduto in anni lontani dall’infanzia perché da bambino ero terrorizzato da Jack nei trailer in cui appariva nelle cassette Disney  – lo so, ero un bambino facilmente impressionabile, prima le gatte siamesi di Lady and the Trump, adesso Skeletron e vi svelo che pure i Muppets m’impressionavano! XD

The nightmare before Christmas è ricordato anche per la tecnica particolare dello stopmotion con cui è stato creato il film cioè usando dei pupazzi mossi a mano dagli animatori nei vari fotogrammi, tecnica amata da Tim Burton e riproposta in altri suoi film come La sposa cadavere (Corpse Bride).

Piccola curiosità per tutti i sorcini che leggono il blog: la colonna sonora italiana di TNBC è curata da Renato Zero che è anche il doppiatore italiano presta la sua voce a Jack Skeletron.

LINO

Pubblicato in: Animation

Lilli e il vagabondo

Una delle cose che amo maggiormente del periodo natalizio è quando in televisione trasmettono i classici di Walt Disney. Fin da piccolo non me ne perdevo uno e mia nonna paterna mi regalava sempre la videocassetta del film d’animazione dell’anno – avevo una collezione fantastica che adesso ho messo in cantina (e non riesco a buttarla).

I Disney classics sono dei film senza tempo, che presentano storie adatte ai bambini ma che piacciono anche ai più grandi per la versatilità dei contenuti e per i valori che insegnano come l’amicizia, l’aiutare il prossimo, l’amore che trionfa sul male… insomma, ci fanno vivere momenti di vera utopia! XD

Oggi voglio parlarvi in particolare di Lady and the Tramp, uno dei miei preferiti, che per anni ho cercato di recuperare nella mia collezione Disney, finché non l’hanno rieditato qualche anno fa.

Chi non ricorda la tenerissima scena in cui Lilli e Biagio mangiano gli spaghetti con le polpette e finiscono per darsi un bacio?! *_*Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (2)

Lilli e il vagabondo è il quindicesimo Classico Disney, uscito nelle sale cinematografiche nel 1955, diretto da Hamilton Luske, Clyde Geronimi e Wilfred Jackson. Lilli (Lady) è una femmina di cocker americano che la notte di Natale entra a far parte della vita di coppia di Gianni Caro (Jim Dear) e Tesoro (Darling), una coppia benestante senza figli che la cresce come se fosse la loro bambina. La cagnolina appartiene ai quartieri alti e divide il suo tempo con Whisky (Jock) e il vecchio saggio Fido (Trusty). Finalmente Tesoro riesce a rimanere incinta e nasce il bambino: Lilli è triste perché viene messa da parte e trattata freddamente dai suoi genitori umani. Biagio (The Tramp), un cane meticcio randagio (probabile incrocio con uno schnauzer), passa per caso davanti alla casa della cagnolina e le spiega che quando arriva un bambino, nella maggior parte dei casi i padroni si scordano del cane. Gianni e Tesoro decidono di partire per una vacanza e lasciano Lilli alla cattiva zia Sara, donna che odia i cani e possiede Si e Am, due gatti siamesi che trattano male la cockerina. Lilli scappa da casa e Biagio le fa vedere come si vive senza padroni… il resto guardatevelo! XD

Tratto da un racconto di Ward Green intitolato Happy Dan, The Whistling Dog, la pellicola è tenera e romantica con una bella storia d’amore fra classi sociali diverse, in cui la ricca e il povero combattono per i loro sentimenti – un soggetto caro a tanti film con attori in carne e ossa.

Mi ricordo che da bambino ero terrorizzato due cose in particolare: la prima sono i perfidi gatti siamesi nella scena dove cantano The Siamese Cat Song con i loro musi cattivi (tuttora la guardo con diffidenza!) e gli accalappiacani e il loro canile degli orrori. Al contrario, oltre a tifare per la coppia Lilli-Biagio, ho sempre adorato Gilda (Peg), la maltese dall’aria vissuta, che canta come una di quelle donne che hanno avuto una vita difficile.

Molto bella, come in tanti loro film, l’umanizzazione degli animali che diventano lo specchio delle persone con i loro vizi e difetti (come i pregiudizi dell’aristocratico Fido o la voglia di libertà degli amici randagi di Biagio) e la colonna sonora, elemento importante in tutti i classici Disney.Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (1)

Quando penso a tutti i bellissimi cartoni animati che ho potuto godermi da piccolo, penso alla tristezza delle produzioni moderne con disegni stilizzati, tutti fatti a computer, con trame abbastanza ridicole. La mia generazione ha goduto di veri capolavori in versione animata!

Se non l’avete visto Lilli e il vagabondo, recuperatelo! Ovviamente parliamo di un film Disney dove l’happy ending è assicurato! Se siete interessati esiste anche un sequel intitolato Lilli e il vagabondo II: Il cucciolo ribelle (Lady and the Tramp II: Scamp’s adventure).

LINO