La curvy philosophy di Meghan Trainor

“Every inch of you is perfect from the bottom to the top”

A dirci che ogni parte del nostro corpo è perfetta, è Meghan Trainor, il fenomeno americano del momento che da giugno è nella top ten della classifica americana, raggiungendo più volte la numero uno con la sua All about that bass.

Finalmente anche le radio italiane si sono accorte di questa giovane cantautrice americana che vanta già due album alle spalle e un’importante carriera come scrittrice di canzoni per artisti come i Rascal Flatts e… udite udite… Raffaella Carrà! Io sono shockato dal sapere che lei ha scritto Replay per la nostra RAFFA NAZIONALE! 😄

Già altre artiste hanno provato a sdoganare il concetto di bellezza nella loro musica. Poco tempo fa avevo parlato di Try di Colbie Caillat e della sua battaglia a favore della bellezza naturale, ma prima di lei Christina Aguilera ci ha regalato Beautiful, un inno contro la discriminazione e un invito ad amarsi per come si è realmente. Su quest’ultima avrei qualcosa da ridire perché se nel periodo di promozione di Your Body e dell’album Lotus andava in giro affermando quanto si sentisse bene nelle sue curve, poi l’abbiamo ritrovata nell’edizione americana di The Voice figa come agli esordi… This is the SHOWBIZ! 😄

All about that bass, con una melodia spensierata che ricorda i ritmi doo-wop e “laccheggianti” di Hairspray, parla dell’imperfezione fisica, un problema che diventa il principale nemico di molti giovani, soprattutto in un mondo fatto di social network, selfie e modelli a limite della salute fisica.

“I see the magazines working that Photoshop / We know that shit ain’t real”

Meghan propone il suo modello curvy, con un video dominato da colori pastello, soprattutto il rosa, e elementi che definiremmo kawaii come cupcakes, zucchero filato, veli colorati e una scenografia che ricorda la casa di una bambola.Meghan Trainor All about that bass cover

La sua lotta contro le skinny bitches non è nulla di aggressivo o noiosamente moralista, ma è un invito a fregarsene di quegli stereotipi che assillano la nostra quotidianità. E come dare torto a sua madre che le consiglia di non preoccuparsi perché, come dico sempre pure io, i ragazzi hanno bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi! Se sei magra scheletrica, scivoli via! 😄

“Yeah, my momma she told me don’t worry about your size / She says, boys they like a little more booty to hold at night”

Chi non si è mai sentito imperfetto guardandosi allo specchio? Chi non ha mai pensato di non essere all’altezza per una determinata situazione? Ma… chi non si è mai sentito “inferiore” nei confronti di un/una ragazzo/a che trovava attraente?

Nella mia scarsa esperienza di vita, posso solo dirvi di lasciar perdere di seguire modelli irraggiungibili come donne taglia 38 e quarta di seno o uomini che hanno degli addominali così perfetti che sembrano disegnati da una fabbrica di tavolozze di cioccolato, perché sono palesemente finti grazie a Photoshop.

Anch’io sono stato “vittima” di questo sistema che ci vuole tutti perfetti, mettendo da parte momentaneamente il mio vero IO per seguire qualcosa che potesse piacere agli altri, e ringrazio di essere cresciuto senza social come Instagram, basati solo sull’immagine, se no chissà che fine avrei fatto. Se prima potevo avere dei sensi di colpa nell’assaggiare qualcosa fuori dall’orario dei pasti, oggi mi fermo volentieri davanti a una vetrina colorata con i cupcakes, entro e me li magno senza rimorso, alla faccia di tutte le f***ing skinny bitches che sopravvivono con un’insalatina al giorno.

Io e Meghan possiamo tranquillamente affermare che…

CURVY IS THE NEW BLACK 😉

Vi lascio con il divertente video della Trainor e vi ricordo che anche nel nostro paese è disponibile l’ep Title con All about that bass e il prossimo singolo Dear future husband!

Meghan Trainor è assolutamente promossa!

LINO

Colbie Caillat – Try

“Take your make up off / Put your head down / Take a breath / Look in the mirror, at yourself / Don’t you like you? / ‘Cause I like you”

Con queste semplici parole, termina la nuova canzone di Colbie Caillat che sta facendo il giro del mondo per il suo significato e l’impatto visivo del video.

La cantante pop-folk americana cerca di parlare alle donne sulla bellezza stereotipata a cui tutte mirano perché imposta dalla società. Try, il titolo della canzone, parla di un argomento che da sempre ossessiona un po’ tutti, non solo le donne, la ricerca della perfezione esteriore e l’ossessione nell’essere sempre al passo con i tempi. Colbie vuole farci riflettere parlandoci di bellezza naturale, senza alcun artificio, mostrandoci che ognuno può essere bello perché la vera bellezza è dentro ognuno di noi.Colbie Caillat Try Gypsy heart side a cover

Il video è molto semplice mostrandoci tante donne, tutte diverse per età, origine etnica e corporatura, che cantano la canzone e progressivamente si liberano del trucco e di altri accessori per far vedere come sono “al naturale”. C’è la ragazza cicciottella, quella afro-americana che odia i suoi capelli, la signora anziana che non accetta i segni dell’età e, quella che per me ha fatto più scalpore, la donna che si leva la parrucca e rimane con il cranio nudo. La stessa cantante si libera di extensions e ciglia finte, si strucca davanti alla telecamera annullando anche il filtro di Photoshop applicato al video, anche se c’è da dire che Colbie Caillat è fortunata perché è bella anche senza bisogno di un mascherone di make-up.

Molti di voi potranno obiettare dicendo che è un concetto trito e ritrito, e non posso dargli torto ma a me piace pensare che nel mio mondo del fantabosco delle puff-fragole questo video colpisca, anche in minima parte, le persone a lasciar stare quest’ossessione che spesso ha portato le persone ad avere comportamenti sbagliati, come l’anoressia o la bulimia, o a ricorrere a un utilizzo massiccio della chirurgia estetica.

Colbie Caillat non vuole fare nessuna polemica gratuita, ma è solo un punto di vista differente al mondo eccessivo ed esagerato dello showbiz.

LINO

Demi Lovato feat. Cher Lloyd: Really don’t care

Qualche giorno fa è uscito il video di Really don’t care, ultimo singolo di Demi Lovato, in collaborazione con Cher Lloyd, quarta canzone estratta dall’album Demi.

Con questa canzone, che tradotta volgarmente vuol dire “non me ne frega niente”, Demi ha voluto dare il suo sostegno alla comunità LGBT americana (ma anche a quella mondiale poiché i Lovatics sono in tutto il mondo) sostenendo l’amore in tutte le sue sfaccettature e dandoci un video che è un inno alla libertà personale.Demi Lovato feat Cher Lloyd Really don't care LA Gay Pride

Demi appare sopra un carro del Gay Pride di Los Angeles dello scorso 8 giugno in cui si è esibita proprio con RDC e si diverte con tutta la comunità LGBT presente all’evento, mostrandoci drag queen con parrucche colorate che ballano su tacchi vertiginosi, baci fra ragazze, ragazzi che indossano shorts dorati e tante persone che sono semplicemente loro stessi. Nel video ci sono anche alcuni personaggi famosi che fanno dei cameo come l’attore e suo fidanzato Wilmer Valderrama, l’amico blogger Perez Hilton, l’attrice Kat Graham, la collega e cantante inglese Cher Lloyd e il batterista dei Blink 182 Travis Barker.

Non c’è nessun giudizio morale, anzi la Lovato prende in giro tutte quelle persone che manifestano contro gli omosessuali dettati dall’odio razziale o dal fanatismo religioso. D’altronde anche lei ha posato per la famosa NOH8 Campaign con altre famosissime star, e di recente ha interpretato il ruolo della ragazza di SantanaNaya Rivera nella famosa serie televisiva Glee. Inoltre ha dichiarato che la sua lotta contro le discriminazioni l’ha ereditata da suo nonno che negli anni ’60 ebbe il coraggio di dichiarare la sua omosessualità in un’America in cui era proibito parlare di sesso in generale.

Demi promossa a pieni voti! Speriamo che nel Tour Mondiale, che partirà dal prossimo 6 settembre da Baltimora, abbia riservato una data ai lovatics italiani!

I capelli da Mini Pony della Lovato li amo *____*

LINO

La mia vita è assolutamente affascinante

“..E Barbamamma può prendere la forma che vuole e piegarsi in tutti i modi!

(Ecco.. questo è un gran bel vantaggio per Barbapapà!)”

Morto dalle risate: Zia Pénélope sta leggendo un bel libro illustrato ai suoi nipoti e non riesce a trattenersi dall’esprimere la propria visione sugli innocenti Barbapapà! 😄

L’amore per Pénélope Bagieu è nato fin dalla prima lettura di una sua opera, nel mio caso Un amore di cadavere, e mi sono deciso a recuperare La mia vita è assolutamente affascinante, l’opera di debutto, una selezione di molte illustrazioni apparse sul famoso blog gestito dall’autrice parigina, che conta più di 30000 visite giornaliere.La mia vita è assolutamente affascinante Ma vie est tout à fait fascinante Pénélope Bagieu Hop Edizioni

Ma vie est tout à fait fascinante non è una bande dessinée che racconta una singola storia, come Cadavre exquis, ma ogni pagina mostra una situazione diversa che tutte le donne si son trovate ad affrontare nella propria vita: l’amore per lo shopping, lo stress del lavoro, la depilazione e la lotta contro ogni tipo di pelo, la dieta e i vestiti che sembrano restringersi senza un (apparente) motivo, il fidanzato “insensibile” e che non fa i regali desiderati, l’ossessione per le scarpe e tutte les petits riens (“le piccole cose”) che occupano le nostre giornate.

Un concentrato di malizia e comicità in cui non si può non riconoscersi! Senza ombra di dubbio quest’autrice è la risposta francese a Sophie Kinsella, presentando sottoforma di BD gli elementi tipici della letteratura rosa che ha creato dei veri e propri bestseller! Non c’è solo l’aspetto glamour della Kinsella ma anche la comicità di Helen Fielding (l’autrice della famosissima serie Il diario di Bridget Jones) perché se da una parte Pénélope ama la moda e tutto ciò che c’è di fashion nella vita, questa city girl ci mostra il lato comico della sua vie en rose.

L’edizione italiana è molto carina, ben confezionata e interamente a colori, ed è a cura di Hop! Edizioni nella collana La vie en rosePink strategy.

Dedicato a tutte quelle Bridget Jones che, fra un lavoro monotono estenuante e un principe azzurro che non è come quello delle favole, hanno il tempo (e la voglia) di sentirsi favolose come Carrie Bradshaw.

LINO

Taglia e cuci di Marjane Satrapi

“Sparlare degli altri è tonificante per il cuore..”

Con questa premessa Marjane Satrapi c’invita a passare un pomeriggio tra signore perché in Taglia e cuciBroderies possiamo curiosare, senza disturbare, a un momento d’intimità in cui queste amiche, di tutte le età, si confidano su tanti argomenti come l’amore, il matrimonio e il sesso, lontane da orecchie maschili. Il momento giusto della giornata, per questa lunga seduta di tonificazione del cuore, è quello in cui Marjane prepara il samovar [1] del pomeriggio e/o della sera.

Ce n’è per tutti i gusti, per esempio Parvine racconta che, quando era una ragazzina di tredici anni, fu costretta a sposarsi con un uomo molto più grande di Taglia e cuci Marjane Satrapi Rizzoli Lizardlei (che aveva “solo” 56 anni in più di lei..) perché scelto dai suoi genitori aristocratici poiché era un buon partito e delizia le amiche con l’episodio della sua fuga dalla casa-prigione, scappando dal bagno, e chiedendo l’aiuto della zia. Oppure c’è Amineh che parla del suo passato matrimonio con un oppositore del regime che emigrò in Germania, lasciandola sola in Iran con la promessa di venire a riprendersela. Purtroppo questo non avvenne, la donna fece i bagagli e partì verso il continente europeo credendo di fare una gradita sorpresa al coniuge (ragazze, non fate mai questa cosa.. avvisate!).

Non manca nulla, si parla di tradimento, di matrimoni d’interesse, di divorzi negati, di filtri d’amore e di chirurgia estetica, ma soprattutto di uomini a 360 gradi: ci sono quelli che non vogliono andare contro il volere della madre, altri che amano intrattenersi con più donne contemporaneamente, e altri ancora a cui piacciono altri uomini e si sposano una donna per copertura.

Nessuna delle invitate al samovar può scampare al racconto di un’esperienza inedita alle amiche, e ci si ritrova davanti a tante confessioni in pieno stile Satrapi: la scrittura tagliente dell’autrice non lascia indifferente e usa la sua solita buona dose di sarcasmo per sdrammatizzare anche le situazioni più tristi. Il racconto agrodolce che si va a tracciare, è la caratteristica principale che amo delle opere di quest’autrice, come già notai nel meraviglioso Persepolis (di cui vi consiglio la lettura).

Una graphic novel in cui molte donne si ritroveranno soprattutto per gli argomenti trattati, ma godibile anche dagli uomini che vogliono curiosare nell’universo femminile. L’edizione italiana è a cura di Rizzoli Lizard, che come al solito fa dei volumi bellissimi, e potete mettere quest’opera sulla vostra pink library perché le esperienze raccontate dalle donne di Marjane Satrapi, non hanno nulla di diverso dalle testimonianze pubblicate nelle rubriche di molti magazine femminili.

LINO

[1] Il Samovar è un contenitore metallico usato per scaldare l’acqua che, sulla parte alta, presenta una piccola parte per sostenere e scaldare una teiera. In poche parole il momento del samovar è come il Thé delle cinque per gli inglesi, detto molto grossolanamente.

Clamp: L’uomo per me

Quando ho finito di leggere L’uomo per me, ho ringraziato di non essermi fatto condizionare dalle recensioni di certe critiche saccenti che lo avevano subito demolito e consigliato ai fan più accaniti delle Clamp. Io non ho mai amato eccessivamente queste donne, se non per alcune opere della mia infanzia / adolescenza andata come Magic Knight Rayearth e Card Captor Sakura, però bisogna ammettere che chi ama i manga non può non sapere chi siano.. Per chi non le conoscesse, le Clamp è un gruppo di fumettiste composto da quattro donne – Mokona, Tsubaki Nekoi, Nanase Ohkawa e Satsuki Igarashi – che collaborano alla realizzazione di tante opere di successo, ognuna con la propria funzione (dal disegno allo storyboard, fino alle cose più tecniche e noiose).L'uomo per me Clamp GP Publishing

L’uomo per meWatashi no suki na hito è un volume abbastanza atipico perché è composto da dodici brevissime storie autoconclusive, caratterizzate da un manga di sette pagine e un micro saggio che chiude la storia. Generalmente l’essay finale è una sorta di diario delle autrici in cui spiegano da dov’è nata l’ispirazione per quella determinata storia.

Cercherò di spiegare brevemente i vari capitoli:

  1. Differente: tutte almeno una volta nella vita hanno sentito la necessita di essere diverse dal solito ma soprattutto di cambiare se stesse, per affrontare dei momenti di difficoltà in modo differente dal carattere conosciuto da tutti.
  2. Carino: le autrici fanno un vero e proprio approfondimento semiologico dell’aggettivo “carino” attraverso una ragazza che non ama questo termine perché troppo abusato e considerato come uno strumento di diplomazia nelle conversazioni, ma se il ragazzo che ti piace, te lo dice guardandoti negli occhi, qualcosa cambia..
  3. Mi manchi: racconta l’insicurezza di una ragazza che riesce a vedere poco il proprio fidanzato a causa di un lavoro che lo tiene occupato – quante donne si sono ritrovate a dire “Scegli, o me o il lavoro!”.
  4. Più giovane: il dubbio più famoso di sempre.. L’età conta in amore? Ma soprattutto se l’uomo è più piccolo della donna, è una relazione destinata a finire per l’immaturità del primo?
  5. All’improvviso: l’amore arriva quando meno te lo aspetti, magari per un collega di lavoro che ti è sempre stato antipatico ma che in fondo non conoscevi bene.
  6. Insieme: una relazione è ancora più bella se si trovano degli hobbies in comune. Generalmente sono le donne che cercano di adattarsi alle passioni maschili, ma spesso può sembrare una specie di sottomissione.
  7. Bella: è il giorno dell’appuntamento e la sera prima avevi pianificato l’outfit perfetto per essere la più bella di tutte? Sei fortunata perché piove! Devi ripensare a tutto, scegli un’alternativa (con cui ti senti la più cessa del mondo) e arrivi pure in ritardo al luogo dell’incontro. Ma agli uomini interessa così tanto la presentazione esteriore come alle donne?
  8. Insicurezza: l’essere innamorati è una cosa che dona molta felicità alle persone ma spesso ci si chiede quanto durerà questa meravigliosa sensazione. Arriverà mai una fine? E si passerà dalla gioia alla tristezza e al dolore? Purtroppo il cuore e i suoi cambiamenti sono imprevedibili.
  9. Coraggio: in Giappone, al contrario dell’Italia, nel giorno di San Valentino è la donna che si dichiara al ragazzo, che a sua volta ricambierà circa un mese dopo nel White Day. Il 14 febbraio diventa il giorno del coraggio in cui le donne rivelano i propri sentimenti alla persona del cuore.
  10. Quotidianità: quando si convive sotto lo stesso tetto da tanto tempo, si condivide la vita di tutti i giorni. La quotidianità può diventare una gabbia che soffoca se non hai accanto la persona giusta, oppure può portarti alla decisione finale di sposarti e voler vivere quella routine per sempre con il tuo lui.
  11. Lontani: un altro quesito che ci tormenta da sempre, insieme a quello della quarta storia.. l’amore a distanza può esistere? Ci si può fidare del proprio partner lontano?
  12. Matrimonio: era quasi inevitabile che il volume terminasse con la coronazione del sogno di tante donne cioè indossare l’abito bianco ed essere portata all’altare. Ma se il giorno del tuo matrimonio ti vengono in mente i dubbi più disparati, come se lui sia la persona giusta o se sarai capace di mantenere questo impegno, ti dai alla fuga o ti prepari all’entrata trionfante?

Quest’opera delle Clamp è una guida per tutte le donne, da avere nella propria libreria accanto ai dvd di Sex & the city e ai romanzi di Sophie Kinsella. Spensierato, divertente e molto autobiografico, racconta situazioni in cui un po’ tutte le ragazze si sono trovate ad affrontare: il sentirsi inadeguata per un ragazzo, l’essere innamorata di una persona ma metterne in dubbio i suoi sentimenti, l’amore che deve sostenere alcune prove per la propria sopravvivenza e tanto altro. Ovviamente le autrici a fine volume hanno fatto una dedica speciale alle loro lettrici.

Durante la lettura mi sembrava certe volte di avere fra le mani un tipico magazine femminile, forse perché in Giappone è stato pubblicato su una rivista per ragazze più adulte, la Young Rose di Kadokawa Shoten.

In Italia invece è arrivato grazie a GP Publishing in occasione dell’anniversario per il ventennale di attività delle Clamp, in un’edizione molto bella e curata, con la prima storia interamente a colori.

È un manga che consiglio soprattutto al pubblico femminile, ma non per questo non può essere letto da un ragazzo. Purtroppo, molte situazioni, un uomo le potrebbe trovare assurde se non addirittura stupide perché gli uomini e le donne NON sono uguali, soprattutto nel modo di affrontare l’affettività.

LINO

Questo non è il mio corpo

Un lettura che ti colpisce peggio di un pugno nello stomaco è questo bellissimo manga Josei di Moyoco Anno, autrice versatile apprezzata sia in patria sia all’estero, che ama spaziare in tutti i generi manga – dallo shojo manga di genere majokko (“maghetta”) con Sugar Sugar Rune a quello più fashion di Jelly Beans per non tralasciare il josei alternativo amato dalla casa editrice Shodensha come la commedia Happy Mania – e che è famosa per essere la moglie di Hideaki Anno (sì, è lui, l’uomo che ha creato Neon Genesis Evangelion!).

Shibou toiu na no fuku wo kite (tradotto in italiano “Vivendo in un abito chiamato grasso”) narra la storia di Noko Hanazawa, una office lady – termine con cui in Giappone s’identificano le donne impiegate nel settore terziario non sposate – che lavora in un’azienda dQuesto non è il mio corpo Moyoco Anno Manga San Kappa Edizioniove non viene trattata bene per il suo aspetto fisico. Fidanzata da ben otto anni con Saito, la ragazza è una donna debole che si rifugia nel cibo per sopportare la sua realtà lavorativa pesante, circondata da colleghe perfide e tutte maniache dell’aspetto fisico. Noko scopre che il suo ragazzo intrattiene una relazione parallela con Mayumi, ma paradossalmente è Saito a interrompere la relazione con la protagonista! Da questo momento inizia il processo di autodistruzione di Noko, che la porterà a voler perdere ben trenta kili per riconquistare il ragazzo con cui stava fin dai tempi delle superiori, convinta che magrezza sia sinonimo di bellezza. Fin dove si spingerà la protagonista per sentirsi bella e accettata dalla società che la vorrebbe perfetta come una modella?

La cosa che mi ha più colpito della storia è il modo con cui la mangaka descrive l’agonia di Noko: crudo, freddo, quasi distaccato, con uno stile di disegno minimale, quasi a volerci dare anche visivamente quel senso di cattiveria e bruttezza che pervade il manga. Questo binomio di magrezza-bellezza è lo stesso che opprime la nostra società occidentale, sempre alla ricerca della perfezione ma bisogna stare attenti perché siamo esseri umani con i propri limiti e Noko ci mostra come si possa vivere “tranquillamente” in una routine quotidiana fatta da abbuffate e vomiti. Le malattie causate da una cattiva educazione alimentare – binge eating disorder, bulimia, anoressia e obesità – sono presenti in tutti i media fra le pagine dei giornali e delle riviste o nei talk televisivi le televisioni ma soprattutto vivono nascoste fra le quattro mura domestiche.

Questo non è il mio corpo è un volume unico pubblicato in Italia da Kappa Edizioni all’interno della collana Manga San (quando questa casa editrice proponeva manga interessanti) ed è un valido esempio di come la narrativa a fumetti possa essere non solo intrattenimento ma anche un mezzo di sensibilizzazione per temi difficili.

Con quest’autrice non esistono vie di mezzo: o la ami o la odi. Personalmente l’ho trovata superficiale e poco convincente in opere come Happy Mania (Edizioni Star Comics) e Chameleon Army (Flashbook Edizioni), ma questo volume è consigliato a pieni voti! 🙂

LINO

Che noiosi questi finti modesti!

Alzi la mano chi non è minimamente preoccupato per la prova costume!

C’è qualcuno che si è iscritto adesso in palestra e sta facendo diete drastiche per recuperare tutto quello che non ha fatto durante l’anno?

Io no, ho uno strano rapporto con il cibo, vorrei essere magro ma alla fine me piace magnà! Spero di mettermi in costume il più tardi possibile perché non sono pronto psicologicamente, e ho bisogno di un po’ di auto convincimento ad accettarmi per come sono – Cavolo! Non posso nemmeno più usare la scusa di Christina Aguilera che si ama con le sue rotondità, poiché è dimagrita tantissimo!

Cosa c’è di più irritante delle persone di bell’aspetto, che magari lavorano nel mondo dello spettacolo, che hanno il coraggio di dire che non si piacciono?

Qualche giorno fa, steso sul mio divano con il telecomando in mano, facevo zapping e m’imbatto nell’intervista di uno degli uomini più belli del momento.. vi dice nulla David Gandy? Se il nome del modello non vi è familiare, vi ricordo la pubblicità del D&G Light Blue in cui c’è questo ragazzotto in costume bianco che sale su una barchetta in mezzo al mare dove l’aspetta la nostra top model Bianca Balti. Avete capito a chi mi riferisco? Bene, al massimo cercatevelo! 😄

David Gandy spot Dolce and Gabbana Light Blue

Il punto principale è che quest’uomo ha avuto il coraggio di dire di non piacersi e di non sentirsi un sex symbol..

In quel momento avrei voluto lanciare il telecomando contro la televisione perché odio la gente che fa la finta modesta.

Ma porxx di quella pupazzina, come puoi dire una cosa del genere?? Se tu non stai bene con te stesso, cosa deve dire un ragazzo normale?! Continuavo a pensare “ma guarda questo qua! Chissà la fila che c’ha fuori e la differenza con me, che sembro un ippopotamo in letargo sdraiato in tuta sul divano!”

Che brutto essere considerato un sex symbol ed essere il testimonial di una maison famosa come Dolce & Gabbana..

Come le VIP di casa nostra che ammettono di avere una forma fisica perfetta mangiando di tutto (si va dai piattoni di pasta all’amatriciana al fast food) e facendo poca attività fisica.. lo so donne che in questo momento vorreste dire tante parolacce, ma anch’io, come voi, non credo che Melissa Satta o Raffaella Fico siano così belle non facendo nulla!

C’è un problema: perché se io seguo i loro consigli, mangiando tutto quello che voglio e avendo un atteggiamento positivo verso la vita, non ottengo gli stessi risultati di un Tronista della De Filippi? Cos’è che sbaglio?

Eh vabeh, siamo tutti brutti e non accettiamo il nostro corpo.. loro però in costume fanno una figura un pochino diversa dalla mia.. chissà perché.

LINO

I cani sono migliori dei fidanzati

Il giorno dopo il compleanno di questo blog, volevo cominciare il nuovo anno di scrittura con un post frivolo e divertente, anche se può far riflettere! Perché non prendere in giro le relazioni affettive?

La settimana scorsa, dopo un’accurata discussione a tre tramite Whatsapp con CS e GG, riproponendo temi a noi cari come la difficoltà di avere un rapporto di coppia (e quando ce l’hai, riuscire a mantenerlo) o le varie filosofeggiate sul concetto di amore che piacciono tanto sia a me sia a CS, senza dimenticare la libera promozione del sesso libero e terapeutico di GG, ho detto a CS che forse dovrebbe prendersi un cane.

Ho pensato a quanto il mio bambino peloso e ciccioso abbia cambiato la mia quotidianità e mi abbia dato un amore così bello e pulito, che difficilmente troverò in un essere umano.. figurarsi trovare i partner ideali! Sì, sono uno di quei pessimisti che si vede a quarant’anni single, in giro con il cane, frustrato sul perché io sia rimasto così, al contrario degli altri che avranno messo su famiglia, rapporti stabili o continueranno a fare gli eterni ragazzini frequentando discoteche e locali per la “botta e via” della serata.

Non a caso dopo un’oretta vedo pubblicato un bellissimo link sulla mia bacheca del mio profilo Facebook, preso dalla pagina Gli animali del sud (lì potete vedere l’originale, molto carino e colorato), che elenca i dieci motivi del perché i cani sono migliori dei fidanzati!

Vi elenco le varie motivazioni:

  1. Starà sempre ad ascoltarti
  2. Anche se non sai cucinare, lo assaggerà e ne vorrà ancora
  3. Ti ama per come sei, e non per come appari
  4. Se gli insegni qualcosa, lo ricorderà per sempre
  5. I suoi cattivi odori ti faranno sorridere, non schifo
  6. Piacerà a tutte le tue amiche
  7. Adora essere abbracciato e coccolato
  8. Ti sprona a fare esercizi e si adegua al tuo ritmo
  9. È felice se guarda quello che ti piace e non pretende il controllo
  10. Non sarai mai vecchia per il tuo cane e non ti cambierebbe mai per una padrona più giovane!!

Chicco assolve quasi tutti i compiti a parte l’ottava perché pur di stare con me, diventa ancora più pigro del suo padrone!

Non è bello il mio amore?!

Non è bello il mio amore?!

Ovviamente la discussione a tre è continuata anche ad un aperitivo.. chi avrà ragione?

LINO – CQNB

Il lato positivo – Silver linings playbook

“Il mondo ti spezza il cuore in ogni modo immaginabile, questo è garantito.

Io non so come fare a spiegare questa cosa, né la pazzia che è dentro di me e dentro gli altri, ma indovinate un po’?

Domenica è di nuovo il mio giorno preferito! Penso a tutto quello che gli altri hanno fatto per me e mi sento tipo… Uno molto fortunato!”

(Bradley Cooper)

Venerdì scorso ho avuto il piacere di vedere Il lato positivo di David O. Russel, tratto dal romanzo di Matthew Quick, che rappresenta il classico caso di come un trailer cinematografico possa trarre in inganno. Silver linings playbook non è una commedia romantica (come sembrerebbe) ma è qualcosa di più profondo poiché affronta il tema spinoso, e spesso sottovalutata, delle malattie mentali e i disturbi della personalità (c’è spazio per un po’ di love story, ma solo nei dieci minuti finali del film).

Patrick Solitano (Bradley Cooper) è un uomo affetto da bipolarismo e ritorna a vivere con i suoi genitori per completare la guarigione e continuare la terapia. L’unico scopo della sua vita è ritornare con Nikki ma non può avvicinarsi all’ex moglie a causa di un divieto di avvicinamento, dopo averla scoperta in casa a tradirlo con un altro uomo e averlo massacrato di botte. Una sera, a cena da una coppia di amici, conosce Tiffany Maxwell (Jennifer Lawrence), sorella della padrona di casa, una giovane vedova che ha avuto una dipendenza da psicofarmaci e dal sesso. Inizia uno strano rapporto di amicizia che non si può definire proprio un’amicizia e nemmeno una storia d’amore, la definirei piuttosto una collaborazione per raggiungere i propri scopi: Pat vuole riallacciare i rapporti con Nikki attraverso delle lettere che Tiffany dovrebbe consegnarle, quest’ultima sfrutta il punto debole del ragazzo per una gara di ballo.

Non c’è spazio per il romanticismo banale di molte commedie americane e nemmeno per delle battute facili e scontate sulle malattie mentali, ma si segue il difficile tentativo di un uomo di riprendersi la propria vita ed essere felice. Ci sono momenti in cui si ride, ma subito dopo si ritorna ad avere l’amaro in bocca, perché la dolcezza viene sempre stroncata da qualcosa, e quest’atmosfera dolce-amara rende questo film meno prevedibile del solito.Il lato positivo Silver linings playbook Bradley Cooper Jennifer Lawrence

Sono ben otto le nomination agli Oscar di quest’anno fra cui Miglior Film e Miglior Attore protagonista, anche se è la bella Jennifer Lawrence (per chi non la conoscesse è Katniss, l’eroina protagonista di The Hunger Games) a portarsi a casa il premio come Miglior Attrice protagonista.

Io lo consiglio perché è un film che dura due ore ma che non lo fa pesare ma soprattutto per i due protagonisti principali: Pat rappresenta la forza di rivendicare il proprio ruolo all’interno di una società che lo vede soltanto come un “malato” e Tiffany invece rappresenta il dolce imprevisto, quello che incontri sulla tua strada mentre stai cercando di seguire un rigido piano di vita, ma che ti da quella “scossa” di cui hai bisogno, che ti apre gli occhi e che ti fa riflettere per arrivare a capire cosa veramente vale e si vuole per sè stessi.

Viene presentato (erroneamente) come una commedia romantica per attirare le persone che sarebbero scoraggiate dal sapere le vere tematiche, sarebbe un peccato non guardarlo per un “pregiudizio di genere”.

In queste sere così fredde.. cosa c’è di meglio di un cinema? 🙂

LINO – CQNB