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Lilli e il vagabondo

Una delle cose che amo maggiormente del periodo natalizio è quando in televisione trasmettono i classici di Walt Disney. Fin da piccolo non me ne perdevo uno e mia nonna paterna mi regalava sempre la videocassetta del film d’animazione dell’anno – avevo una collezione fantastica che adesso ho messo in cantina (e non riesco a buttarla).

I Disney classics sono dei film senza tempo, che presentano storie adatte ai bambini ma che piacciono anche ai più grandi per la versatilità dei contenuti e per i valori che insegnano come l’amicizia, l’aiutare il prossimo, l’amore che trionfa sul male… insomma, ci fanno vivere momenti di vera utopia! XD

Oggi voglio parlarvi in particolare di Lady and the Tramp, uno dei miei preferiti, che per anni ho cercato di recuperare nella mia collezione Disney, finché non l’hanno rieditato qualche anno fa.

Chi non ricorda la tenerissima scena in cui Lilli e Biagio mangiano gli spaghetti con le polpette e finiscono per darsi un bacio?! *_*Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (2)

Lilli e il vagabondo è il quindicesimo Classico Disney, uscito nelle sale cinematografiche nel 1955, diretto da Hamilton Luske, Clyde Geronimi e Wilfred Jackson. Lilli (Lady) è una femmina di cocker americano che la notte di Natale entra a far parte della vita di coppia di Gianni Caro (Jim Dear) e Tesoro (Darling), una coppia benestante senza figli che la cresce come se fosse la loro bambina. La cagnolina appartiene ai quartieri alti e divide il suo tempo con Whisky (Jock) e il vecchio saggio Fido (Trusty). Finalmente Tesoro riesce a rimanere incinta e nasce il bambino: Lilli è triste perché viene messa da parte e trattata freddamente dai suoi genitori umani. Biagio (The Tramp), un cane meticcio randagio (probabile incrocio con uno schnauzer), passa per caso davanti alla casa della cagnolina e le spiega che quando arriva un bambino, nella maggior parte dei casi i padroni si scordano del cane. Gianni e Tesoro decidono di partire per una vacanza e lasciano Lilli alla cattiva zia Sara, donna che odia i cani e possiede Si e Am, due gatti siamesi che trattano male la cockerina. Lilli scappa da casa e Biagio le fa vedere come si vive senza padroni… il resto guardatevelo! XD

Tratto da un racconto di Ward Green intitolato Happy Dan, The Whistling Dog, la pellicola è tenera e romantica con una bella storia d’amore fra classi sociali diverse, in cui la ricca e il povero combattono per i loro sentimenti – un soggetto caro a tanti film con attori in carne e ossa.

Mi ricordo che da bambino ero terrorizzato due cose in particolare: la prima sono i perfidi gatti siamesi nella scena dove cantano The Siamese Cat Song con i loro musi cattivi (tuttora la guardo con diffidenza!) e gli accalappiacani e il loro canile degli orrori. Al contrario, oltre a tifare per la coppia Lilli-Biagio, ho sempre adorato Gilda (Peg), la maltese dall’aria vissuta, che canta come una di quelle donne che hanno avuto una vita difficile.

Molto bella, come in tanti loro film, l’umanizzazione degli animali che diventano lo specchio delle persone con i loro vizi e difetti (come i pregiudizi dell’aristocratico Fido o la voglia di libertà degli amici randagi di Biagio) e la colonna sonora, elemento importante in tutti i classici Disney.Lilli e il vagabondo Lady and the Trump  (1)

Quando penso a tutti i bellissimi cartoni animati che ho potuto godermi da piccolo, penso alla tristezza delle produzioni moderne con disegni stilizzati, tutti fatti a computer, con trame abbastanza ridicole. La mia generazione ha goduto di veri capolavori in versione animata!

Se non l’avete visto Lilli e il vagabondo, recuperatelo! Ovviamente parliamo di un film Disney dove l’happy ending è assicurato! Se siete interessati esiste anche un sequel intitolato Lilli e il vagabondo II: Il cucciolo ribelle (Lady and the Tramp II: Scamp’s adventure).

LINO

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Se l’abbandoni, è un reato!

Contro l'abbandono degli animali

L’estate è iniziata già da una decina di giorni e ancora non ho dedicato un post contro quelle persone (se così si possono definire) che abbandonano gli animali: il mio animo da dittatore vuole imporre la sua politica del terrore per una giusta causa.

Purtroppo questo fenomeno non è solo relegato al periodo estivo ma è presente tutto l’anno, però è proprio durante l’estate, complice la partenza per le vacanze e la mentalità di alcune persone che vedono il cane come un peso di cui disfarsi, che il fenomeno cresce a dismisura. Nonostante le campagne di sensibilizzazione di tante associazioni come l’ENPA o la LAV, ma anche di tutti quei volontari che operano in strutture comunali e private, i numeri dell’abbandono sono ancora altissimi e si stima una media di quasi 100mila animali abbandonati all’anno, con un incremento particolare nei mesi di giugno, luglio e agosto.

È bello quando a Natale si regala un cucciolo al proprio figlio, piccolo e morbido, che fa tanto tenerezza e che ci ricorda il famoso cagnolino della Scottex, ma se il bambino si stufa, cosa ne facciamo del cane? Lo lasciamo in un campo? Nei pressi di un canile/rifugio o, peggio ancora, in autostrada? Per molti genitori sembra la soluzione migliore. Un cane non è un giocattolo da regalare come se fosse un peluche che si può rimpiazzare con una consolle di videogiochi nuova. Non si può incolpare i bambini, che oggi sono sempre più viziati e maleducati, ma sono i genitori che non sanno insegnare l’amore e il rispetto per gli animali: un cane (o un gatto) è un compagno di vita, che ti offre il suo affetto e non chiede nulla in cambio, una presenza educativa in età scolare con cui gli adulti possono insegnare l’amore per gli animali e l’ambiente. Se i genitori sono degli idioti, purtroppo i figli cresceranno come loro.

Avendo prestato servizio come volontario in un canile, purtroppo l’abbandono dei nostri amici animali è una piaga vergognosa che non è destinata a diminuire ma non è l’unica perché, purtroppo si leggono ancora storie di animali picchiati, legati alla catena e lasciati sotto il sole, cani torturati, picchiati e impiccati solo per un gusto sadico tutto umano di prepotenza su questi esseri indifesi.

La Legge n.189 del 20 luglio 2004, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.178 del 31 luglio 2004, si occupa proprio delle disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali e parla di REATO, quindi se vedete qualcosa di strano, sarebbe meglio denunciare.

Tornerò a parlare di animali.. rimanete sintonizzatti!

LINO

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La luna e il lago

“Quando si è innamorati, una felicità senza paragoni e un’ansia che rende le notti insonni si sovrappongono e ci incalzano senza tregua. Questo è l’amore…”

Hinako Ashihara non è un’autrice sconosciuta a chi mi segue perché ho già espresso il mio amore nei suoi confronti parlando del volume unico SOS, e non potevo tralasciare questo gioiellino che raccoglie altre due belle storie.

La luna e il lagoTsuki to mizuumi è un volume unico pubblicato da Planet Manga, ispirato al libro Honeymoon della celebre scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, che presenta tanti elementi cari all’autrice come i ricordi, la malinconia, i sentimenti “difficili” e la ricerca del proprio IO. Non so perché l’editor italiano l’abbia descritto come un josei (fumetto per donne) ma in realtà è uno shojo (manga per ragazze) a tutti gli effetti poiché è stato pubblicato sulla rivista Betsucomi della Shogakukan che ha sempre ospitato le opere della Ashihara.

La prima storia è quella che dà il nome al volume cioè La luna e il lago e racconta la storia di Kazuna che durante le vacanze di primavera, prima di cominciare l’università (in Giappone l’anno scolastico comincia ad aprile, non a settembre come in Italia), deve rinunciare alla settimana bianca con il suo ragazzo e la compagnia di amici perché sua nonna le chiede il favore di andare a trovare, e aiutare nei campi, Toko Mizuhashi che è l’ex amante di suo nonno, il famoso romanziere Yusei Ichihara. Nel libro inedito trovato dopo la sua morte, intitolato La Luna e il lago, viene narrata la storia d’amore dello scrittore conLa luna e il lago Hinako Ashihara Planet Manga la giovane ragazza che gli portava le verdure a domicilio, ambientata principalmente nella villa sul lago dove Yusei amava andare per trovare l’ispirazione e scrivere. Kazuna ha sempre rifiutato di leggere il “libro scandalo”, finché una sera lo prese dalla libreria della signora Mizuhashi e scoprì tutta la verità..

Il secondo racconto è Nora di dicembre e narra l’amicizia fra Sae e Natsuki, due bambine molto diverse ma accomunate dal ritrovamento di una gattina nera che chiamano Nora, come la protagonista de “Le avventure di Nora”, il libro preferito di Sae. Un giorno la casa di Natsuki viene distrutta completamente da un incendio, i due genitori vengono salvati ma la bambina non viene ritrovata nemmeno fra le macerie, è come se fosse scomparsa nel nulla con Nora. Passano gli anni, Sae cresce e sembrerebbe aver dimenticato quella storia finché dopo dieci anni un gatto nero riappare e.. leggetevelo!

Non ho molto da dire su questo volume che è semplicemente meraviglioso, ho sempre parlato positivamente di Hinako Ashihara e con questo volume non posso non riaffermare la sua capacità nel descrivere i sentimenti umani. La malinconia che si respira nei suoi racconti non è altro che un’esigenza di ricordare, perché solo valutando alcuni gesti del passato che in quel momento non abbiamo considerato (o fatto finta di non vedere) possiamo affermarci come persone nella nostra realtà quotidiana.

Ho trovato molto interessante l’uso che fa dell’oggetto fisico del libro, che accomuna le due storie, facendolo diventare una metafora di vita: nel primo racconto esso risveglia Kazuna e le apre gli occhi sulla sua situazione sentimentale, facendole capire che non è giusto partecipare come una spettatrice passiva ma bisogna essere LA protagonista della propria vita; nel secondo Nora, il gatto che vive le avventure narrate nel libro di Sae, diventa un simbolo di libertà per Natsuki che non trovandosi bene nella propria casa, proprio come la gattina avventurosa, vorrebbe lasciare tutto e ricominciare da capo.

Consigliato e alle persone molto sensibili potrebbe scappare una lacrimuccia! 🙂

LINO – CQNB

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Senza guinzaglio: La vita segreta dei cani

Una piacevolissima lettura che ho fatto in questi giorni è Senza guinzaglio di Rupert Fawcett, scoperto per caso mentre navigavo su Amazon alla ricerca di qualcosa di nuovo, stufo dei soliti manga che mi proponevano sempre le stesse dinamiche narrative. È stato amore a prima vista: ho visto l’immagine colorata e il sottotitolo La vita segreta dei cani, e ho pensato subito che finalmente avevo trovato qualcosa che poteva interessarmi.

Off the leash è una divertentissima selezione di centocinquanta vignette disegnate da Fawcett, apparse originariamente sul web, ma che sono diventate famose soprattutto per la Pagina Facebook Off the leash daily dog cartoons, in cui l’autore posta ogni giorno una gag diversa.

Il tema principale è il rapporto fra uomo e cane, in cui però sono i nostri amici pelosi a interrogarsi sui problemi fondamentali della vita, dimostrandoci che loro sanno essere più intelligenti dei loro padroni. Se noi li vediamo carini e da coccolare, nel volume diventano critici, sarcastici e impertSenza guinzaglio Off the leash Rupert Fawcett Sonda Edizioniinenti, perché umanizzandosi non fanno altro che essere la copia di noi esseri umani. I cani hanno una propria opinione su quello che l’uomo pensa che sia giusto nei loro confronti, ma il più delle volte sbaglia, e l’animale domestico si ritrova a dover adattarsi alle assurde pretese dell’uomo.

C’è il cane che s’interroga sul senso della vita, la scuola dei cuccioli in cui il maestro Leibowitz insegna ai cuccioli come creare casino e distruggere ogni cosa che si trova in casa, il corso di sopravvivenza delle forze speciali canine e le loro faticose esercitazioni, i cani da caccia che si rifiutano di fare quello che dice il padrone perché se no si sporcano nel fango o perché pensano che non sia igienico prendere animali morti, senza dimenticare la quotidianità fatta di letti e divani occupati, puzzette asfissia-padrone, coccole e grattini sulla pancia.

Non c’è stata quasi nessuna vignetta che non mi abbia fatto ridere! L’autore è dotato di un sarcasmo pungente con cui vuole prendere in giro noi umani perché nel processo di umanizzazione dei nostri amici a quattro zampe, queste povere “bestie” finiscono con il prendere i vizi dei loro padroni, diventando lo specchio grottesco dei nostri comportamenti, proponendoci la loro versione “canina” di cose tipicamente umane come la terapia di coppia, i reality show, i dibattiti pre-elettorali e i locali per single.

Nelle situazioni narrate da Fawcett, chi possiede (o ha posseduto un cane), non può evitare di ammettere quante siano vere e fermarsi a riflettere se veramente anche il proprio pelosino non pensi quelle determinate cose quando ci fissa in maniera curiosa – esilarante quando una coppia chiama il proprio cagnolino dicendogli “mamma e papà ti portano a spasso” e il cane pensa “non siete i miei genitori! Io sono di razza!”.

L’edizione di Sonda Editore è ben fatta ed è stato pubblicato lo scorso novembre contemporaneamente in Italia e in Gran Bretagna. Senza Guinzaglio è consigliato a tutti, dagli amanti degli animali ai lettori abituali di fumetti ma è anche apprezzabile da quelle persone che generalmente non leggono le opere della nona arte e vogliono passare un’oretta di divertimento.

LINO

Pubblicato in: Graphic Novel, Manga

Allevare un cane e altri racconti

La prima cosa che ti viene in mente quando finisci di leggere questo volume di Jiro Taniguchi, è la bellezza della normalità, fatta da racconti in cui la vita di tutti i giorni viene raccontata semplicemente per quella che è, senza colpi di scena.

Allevare un cane e altri raccontiInu wo kau è una raccolta di sette racconti del maestro Taniguchi, fortemente autobiografica,  in cui gli animali, soprattutto quelli domestici, sono i veri protagonisti di ogni storia. L’autore cerca di descrivere il rapporto fra un essere umano e il proprio animale senza sentimentalismi da film drammatico strappalacrime ma parlandoci di una vita quotidiana comune a tanti di noi che possiedono un cane o un gatto.

Ho trovato bellissime due storie in particolare: Allevare un cane e Un pedigree centenario.

In Allevare un cane è narrato il cammino di Tam verso la morte. In una quarantina di pagine assistiamo a Tam divorato dalla vecchiaia e al suo lento arrivare a una fine “naturale”. Il cane, che ha quattordici anni, non riesce più a camminare e nemmeno a fare delle cose normali, per esempio nAllevare un cane e altri racconti Jiro Taniguchi planet mangaon alza nemmeno la gamba per fare i propri bisogni, ma lotta con tutte le sue forze per vivere e non abbandonare il suo amato padrone. Attraverso una serie di ricordi assistiamo all’arrivo in casa di un cucciolino di due mesi, un meraviglioso incrocio fra un terrier e uno shiba, e di come diventa un membro della famiglia a tutti gli effetti. Alla fine del racconto mi sono così commosso che ho singhiozzato per un quarto d’ora! Penso che mi sia sentito un po’ come Taniguchi perché avendo un cane che considero come un bambino, la sola idea che un giorno possa lasciarmi mi manda nel panico e mi getta nella disperazione, dove nemmeno tanti anni di psicoterapia potranno servirmi per superare un lutto del genere!

Nell’altra storia intitolata Un pedigree centenario, si racconta il rapporto di affetto fra Kimiko e Belle, una femmina di pastore tedesco, portata via dall’esercito imperiale per entrare a far parte delle unità cinofile. Il periodo storico è quello tragico della seconda guerra mondiale in cui tutto, compresi i beni privati come i cani, erano confiscati in nome del benessere della nazione. La ragazza e la cagnolina sono come sorelle ma il loro rapporto sarà bruscamente interrotto e Belle inviata a combattere una guerra che non era la sua. Volete sapere l’ending? Emozionante!!

Le altre storie contenute nel volume ovvero Vivere con un gatto, La vista sul giardino e Le giornate in tre sono temporalmente ambientate dopo la morte di Tam e ci raccontano la vita della coppia con Borò, una gatta buffa che sembra un procione, e dei suoi cuccioli. Terminano il volume, il racconto Terra promessa su un appassionato di alpinismo, e un altro racconto di cui non ricordo nemmeno il titolo da quanto non mi è piaciuto (e mi chiedo ancora cosa c’entri con il tema del volume).

Un romanzo a fumetti che consiglio a tutti gli amanti degli animali, che non raggiunge la perfezione per la presenza di due racconti che potevano essere tranquillamente scartati, però da leggere obbligatoriamente. L’edizione italiana è a cura di Planet Manga, pubblicato all’interno della collana Jiro Taniguchi Collection, e nel 1992 ha ricevuto anche il prezioso riconoscimento dello Shogakukan Manga Award.

Una cosa che ho particolarmente apprezzato è l’introduzione di Marco Cecini, curatore dell’edizione italiana, che ci spiega il concetto di mono no aware che può essere spiegato come “quel sentimento di comprensione per le cose del mondo, di dolce struggimento, di malinconico amore per la bellezza della natura che si trasforma attraverso il trapasso … il fluire ineluttabile del tempo, con le conseguenze visibili che esso comporta, smette di spaventare; anzi commuove e addolcisce, nell’accettazione che il significato ultimo della vita sta proprio nella sua fugacità”. Un discorso che riguarda anche l’essere umano, prigioniero di una società che gli fa credere che la vecchiaia sia una cosa di cui vergognarsi. Il sogno proibito dell’uomo è sempre stato quello di vivere in eterno e questo lo porta ad avere paura della morte, del momento in cui tutto finirà e lasceremo qualcosa a chi ci sta accanto. Quando, purtroppo, si presenta alla nostra porta, non riusciamo ancora a comprendere il significato finale della vita, legato al perché dobbiamo andarcene e mollare tutto.

LINO

Pubblicato in: Animals, Le Journal, Società

I cani sono migliori dei fidanzati

Il giorno dopo il compleanno di questo blog, volevo cominciare il nuovo anno di scrittura con un post frivolo e divertente, anche se può far riflettere! Perché non prendere in giro le relazioni affettive?

La settimana scorsa, dopo un’accurata discussione a tre tramite Whatsapp con CS e GG, riproponendo temi a noi cari come la difficoltà di avere un rapporto di coppia (e quando ce l’hai, riuscire a mantenerlo) o le varie filosofeggiate sul concetto di amore che piacciono tanto sia a me sia a CS, senza dimenticare la libera promozione del sesso libero e terapeutico di GG, ho detto a CS che forse dovrebbe prendersi un cane.

Ho pensato a quanto il mio bambino peloso e ciccioso abbia cambiato la mia quotidianità e mi abbia dato un amore così bello e pulito, che difficilmente troverò in un essere umano.. figurarsi trovare i partner ideali! Sì, sono uno di quei pessimisti che si vede a quarant’anni single, in giro con il cane, frustrato sul perché io sia rimasto così, al contrario degli altri che avranno messo su famiglia, rapporti stabili o continueranno a fare gli eterni ragazzini frequentando discoteche e locali per la “botta e via” della serata.

Non a caso dopo un’oretta vedo pubblicato un bellissimo link sulla mia bacheca del mio profilo Facebook, preso dalla pagina Gli animali del sud (lì potete vedere l’originale, molto carino e colorato), che elenca i dieci motivi del perché i cani sono migliori dei fidanzati!

Vi elenco le varie motivazioni:

  1. Starà sempre ad ascoltarti
  2. Anche se non sai cucinare, lo assaggerà e ne vorrà ancora
  3. Ti ama per come sei, e non per come appari
  4. Se gli insegni qualcosa, lo ricorderà per sempre
  5. I suoi cattivi odori ti faranno sorridere, non schifo
  6. Piacerà a tutte le tue amiche
  7. Adora essere abbracciato e coccolato
  8. Ti sprona a fare esercizi e si adegua al tuo ritmo
  9. È felice se guarda quello che ti piace e non pretende il controllo
  10. Non sarai mai vecchia per il tuo cane e non ti cambierebbe mai per una padrona più giovane!!

Chicco assolve quasi tutti i compiti a parte l’ottava perché pur di stare con me, diventa ancora più pigro del suo padrone!

Non è bello il mio amore?!
Non è bello il mio amore?!

Ovviamente la discussione a tre è continuata anche ad un aperitivo.. chi avrà ragione?

LINO – CQNB

Pubblicato in: Animals, Politica, Società

La caccia alla volpe promossa dalla Provincia di Siena

Oggi mentre mangiavo, mi è andato di traverso il cibo a causa di una notizia che mi lascia a bocca aperta, per non dire schifato: Dal primo aprile partirà la caccia delle volpi nella provincia di Siena.

Qual è la scusa ufficiale? Sono troppe.

Non potevo non esprimermi per le motivazioni date dall’Assessore alla Caccia della Provincia, Anna Maria Betti, che sostiene:

“La volpe è un predatore e danneggia la fauna, è tra i responsabili della diminuzione della piccola selvaggina stanziale, come il fagiano e la lepre. Lavoriamo per assicurare equilibrio tra le specie.”

Non ho potuto trattenere le risate quando ho letto la prima frase, forse la Betti non ha mai studiato alle elementari il ciclo alimentare degli animali, però, non fermiamoci qui perché continua a precisare che:

“È una vicenda strumentalizzata dagli animalisti, che da anni perdono i ricorsi che presentano contro di noi. È successo anche nel gennaio scorso. Seguiamo un protocollo dell’ISPRA, che ci fa i piani di controllo delle specie”.

Questi animalisti sono sempre dei poveri scemi che non sapendo cosa fare, si alzano la mattina e si mettono a manifestare.. quindi la Sig.ra Betti invita, soprattutto le persone che hanno veramente a cuore la salute degli animali, a non darle lezioni di moralismo.

Volpe

La pratica scelta per questa “opera benefica del territorio” è l’orrenda caccia in tana effettuata con l’ausilio dei cani, e come precisa la LAV non è altro che un atto di barbaria perché è:

“Una caccia feroce che porta i cani a sbranare i cuccioli di volpe che restano nelle tane dopo che la madre è scappata”.

Se siete inorriditi nessun problema, ricordiamo il prestigioso intento della Provincia di Siena! E pensare che è già il terzo anno che la fanno, per un periodo di circa quattro mesi (da aprile a fine luglio), in varie zone d’Italia.

Ovviamente anche il WWF è sceso in campo, parlando di

una pratica ingiustificata dal punto di vista scientifico, inaccettabile dal punto di vista etico, dannosa per la specie oggetto di prelievo e di disturbo per il resto della fauna selvatica in periodo riproduttivo”.

Inoltre la volpe, ci spiega l’ENPA, è un animale importante per l’ecosistema perché

Svolge un ruolo biologico estremamente importante, nutrendosi tra l’altro di ratti, topi e altri piccoli animali. Nonostante questo, è costantemente cacciata nel nostro Paese attraverso campagne denigratorie prive di fondamento nei confronti del povero animale. In realtà la colpa delle volpi è quella di essere un ‘concorrente’ dei cacciatori, mettendo a rischio il loro divertimento nell’uccidere quegli animali semi-domestici e più confidenti”.

Penso di avervi elencato molti punti da voci autorevoli sul perché uccidere volpi sia una cosa veramente barbara, e io ci caccio anche ucciderle solo per pura verità, ovvero le pellicce: non sapete lo schifo che provo per le persone che ne portano una o comunque ne sostengono l’acquisto. Il classico paradosso è vedere la classica signora tutta impellicciata con in braccio, o a guinzaglio, un cane, affermando che l’animaletto domestico è la sua ragione di vita.. ma signora, se prendessero il suo amato chihuahua, pinscher o volpino di pomerania (cito le razze chic) e lo scuoiassero vivo solo per farne una pelliccia, magari pure colorata, come reagirebbe?

Non voglio fare il moralista perché tanto so che uno dei miei dubbi esistenziali, non verrà risolto nemmeno questa volta..

come può l’uomo riuscire a provare pietà o affetto verso gli animali quando non è capace di amare gli altri esseri umani?

LINO – CQNB