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Il cane che guarda le stelle

Rieccomi! Non sono morto, ero soltanto in quel periodo dell’anno in cui vengo risucchiato dal “nulla” e questo senso di vuoto s’impossessa di tutti gli aspetti della mia vita, compreso il mio triste blog (sempre più abbandonato a se stesso). Spero di non essere in ritardo per consigliarvi una lettura da regalare (o regalarvi) con la dolce storia del piccolo Happy e del suo sfortunato padrone: Natale si avvicina e abbiamo bisogno di tanti buoni sentimenti ma soprattutto di emozionarci.

Il cane che guarda le stelle è un manga seinen che s’inserisce perfettamente nel filone dello slice of life, focalizzandosi sul rapporto fra un uomo e il suo cane (come in Allevare un cane di Jiro Taniguchi) e puntando dritto alle emozioni con un finale strappalacrime (io sono annegato fra le mie XD ). La cosa principale che distingue i due fumetti è che Takashi Murakami ha dato voce ai pensieri del cane come se fosse un vero e proprio bambino, creando sia dei siparietti comici sia dei momenti di riflessione.

“I cani ci amano in modo sincero, da farci quasi sentire in colpa…”

Hoshi Mamoru Inu comincia presentandoci un’auto abbandonata in un sentiero ritrovata dalla polizia e l’identificazione di due cadaveri di un uomo e di un cane, perché l’autore comincia a raccontare proprio dal triste finale: la bellissima amicizia fra i due protagonisti ci viene narrata attraverso un lunghissimo flashback cominciando proprio dal ritrovamento di Happy, abbandonato in uno scatolone e portato a casa dalla piccola Miku, la figlia del protagonista umano della storia. Gli anni passano e purtroppo le cose non vanno bene per il padrone di Happy e, dopo aver perso il lavoro, la moglie chiede il divorzio e la figlia, un adolescente ribelle, pensa solo a divertirsi disinteressandosi della famiglia e del cagnoIl cane che guarda le stelle Takashi Murakamilino. Dopo aver venduto la casa, Happy e il suo padrone partono per un viaggio on the road verso il sud del Giappone, dove vogliono ricominciare una nuova vita, magari vicino al mare, in una casetta di campagna. Purtroppo i soldi rimasti sono pochi e l’uomo, da tempo ammalato di cuore, non riesce più ad andare avanti in quest’avventura e, in una gelida sera d’inverno, si addormenta per sempre. Happy non capisce cosa sia successo al suo padrone e continua la vita di tutti i giorni sperando che il suo “papà” si svegli. Il tempo passa e pure il cane inizia a sentirsi stanco e, rientrando nell’auto abbandonata, si accascia ai piedi dell’uomo e cade anche lui nel lungo sonno… è inutile, anche a riassumere la storia, mi emoziono! 😥

Nel volume è presente anche un’altra storia parallela alla vicenda principale in cui Kyosuke Okutsu, un assistente sociale, si ritrova a lavorare sul caso dell’auto abbandonata in un campo e a cercare l’identità di quest’uomo e del suo piccolo amico. Okutsu ricorderà tutta la sua infanzia passata insieme ai nonni e al cane che amava stare fuori a guardare le stelle, sentendosi in colpa per non essere stato un bravo padrone.

La storia raccontata in questo fumetto è di una semplicità quasi disarmante: il modo sincero con cui Happy ama il padrone penso che sia simile a quello che i nostri animali domestici provino nei nostri confronti, che ci aspettano sempre e soffrono quando non ci siamo, che sono subito pronti a riappacificarsi anche se li hai sgridati pesantemente, che ci amano in un modo così naturale, così disinteressato, così bello che difficilmente un altro essere umano potrebbe fare. È un libro che ti porta a riflettere sul tuo personale rapporto con l’animaletto che hai in casa, per cui ti chiedi se anche lui pensa le stesse cose di Happy e se anche lui prova quelle emozioni, soprattutto se ti stai comportando nel migliore dei modi ricambiando nella maniera giusta il loro affetto.

Serializzato fra le pagine del magazine Weekly Manga Action di Futabasha Publishing, in Giappone il manga ha avuto così tanto successo (più di quattrocentomila copie vendute) che ha pure goduto anche di una trasposizione cinematografica nel 2011 diretta da Tokiyuki Takomoto. L’edizione italiana è a cura di JPop Manga che ha presentato l’opera sia con la copertina originale sia con una variant cover disegnata da Elisa Macellari disponibile in tutte le librerie Mondadori.

Consigliato? Penso che non ci sia bisogno che vi dia una risposta affermativa perché si capisce perfettamente che mi è piaciuto molto! Forse mi sono immedesimato troppo nella storia che ho voluto scrivere la recensione velocemente per non rattristarmi nuovamente nel ricordare la trama (io senza il mio Happy/Chicco morirei). È un ottimo regalo di Natale per chi apprezza i fumetti semplici ma di grande emozione, ma soprattutto è consigliato a chi ama gli animali e possiede un amico pelosino nella propria famiglia.

LINO

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Pubblicato in: Animation, Cinema

Big Hero 6

Domenica scorsa mi sono dedicato alla visione del cinquantaquattresimo Classico Disney che snobbai l’anno scorso e che invece si è rivelata una piacevole sorpresa. È interessante perché cerca un compromesso fra il mondo dei comics americani e gli anime giapponesi con diversi elementi come l’ambientazione nella città futuristica di San Fransokyo (un mix fra San Francisco e Tokyo) e la presenza di un team di supereroi.

Big Hero 6 è il primo film nato dalla collaborazione fra Walt Disney Pictures e i Marvel Studios perché la storia si basa proprio su un fumetto di quest’ultima. Affidato alla regia di Don Hall (Winnie the Pooh Nuove avventure nel bosco dei 100 acri) e Chris Williams (BoltUn eroe a quattro zampe), agli Oscars 2015 ha vinto il premio come Miglior film d’animazione dell’anno.Big Hero 6 Baymax Disney Marvel

Hiro Hamada è un ragazzino di quattordici anni che vive a San Fransokyo, dotato di un’intelligenza diversa dalla media (si è già diplomato) ma che spreca il suo tempo nei bot duelli – incontri clandestini in cui si fanno combattere i propri robot. Tadashi, il fratello maggiore, gli fa capire che sta sprecando il suo tempo e lo porta al San Fransokyo Istitute of Technology dove gli fa vedere come molti giovani talentuosi come lui, usano il loro tempo dedicandosi alla scoperta di nuove tecnologie, e gli presente alcuni suoi amici: Wasabi si occupa di laser utilizzandoli per tagliare ogni cosa in modo più preciso, Gogo Tomago vuole inventare un veicolo su due ruote velocissimo, Honey Lemon è una chimica che studia le reazioni fra i diversi componenti e infine c’è il nerd Fred amante dei supereroi che fa da mascotte alla scuola. Tadashi mostra al fratello il progetto a cui sta lavorando da tanto tempo chiamato Baymax, un robot dall’aspetto morbido e rassicurante, che ha lo scopo principale di guarire le persone come se fosse un infermiere universale. Hiro decide di voler entrare in questa scuola ma per essere ammessi bisogna deve presentare un progetto scientifico-tecnologico interessante: usando i microbot (dei piccoli pezzi di robot che funzionano attraverso un trasmettitore neurale) mostra come si può dare vita a tutto quello che vuole e/o pensa.

Dopo aver saputo dell’ammissione, scoppia un incendio nell’istituto che distrugge il progetto del ragazzino. Tadashi rientra nell’edificio per salvare il Professor Callaghan ma perde la vita. Hiro, rimasto solo al mondo con la zia Cass, rinuncia a frequentare la scuola e s’isola nella camera che condivideva con il fratello. Un giorno attiva Baymax attraverso una sua espressione di dolore e inizia così la loro collaborazione per far luce sulla reale morte di Tadashi, sul perché l’unico microbot rimasto continua a essere attivo e soprattutto cercheranno di scoprire chi si nasconde dietro la maschera Kabuki.

In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?
“In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?” – cit. Baymax

Walt Disney ama sempre il melodramma facendo morire sempre qualcuno di caro al/alla protagonista, iniziò da piccolo traumatizzandomi con Bambi (in cui la madre viene uccisa dai cacciatori) e non rinuncia tuttora a spargere tristezza! XD *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° La morte di Baymax, come quella di Bing Bong in Inside Out, è un sacrificio fatto per aiutare l’amico ma soprattutto rappresenta il passaggio dall’età infantile all’adolescenza, in cui il protagonista matura anche emotivamente. *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Big Hero 6 è un racconto moderno di amicizia, in cui l’argomento principale è destinato alla tecnologia offrendo uno spunto di riflessione: Fino a dove l’uomo può spingersi in nome della scienza? Se gli amici di Hiro creano nuovi strumenti per migliorare la vita degli altri, c’è anche chi vuole usarla a proprio piacimento per far del male o per guadagnare il più possibile. A questo proposito è molto bello il progetto di Tadashi, che vuole usare la scienza in modo utile, lontano dalle logiche di mercato, in modo che aiuti tutti.

Consigliato? Assolutamente sì, un piccolo gioiellino moderno con un buffissimo Baymax che ti addolcisce il cuore!

LINO

Pubblicato in: Manga

La quinta camera

Molti autori giapponesi, e stranieri in generale, sono attratti dalla cultura occidentale e amano soprattutto l’Europa. L’Italia è uno dei paesi più amati dal popolo giapponese e Natsume Ono è un’autrice che ha un rapporto particolare con il nostro bel paese perché spesso ambienta le sue opere nelle nostre città (Ristorante paradiso e Kuma no interi) e opta per titoli in lingua italiana (Gente e Amato Amaro) – ha vissuto per brevi periodi in Italia e dimostra di conoscere molto bene i nostri usi e costumi.

La quinta camera è il manga d’esordio della Ono, pubblicato originariamente nel 2003 come web comic da Penguin Shobou e raccolto successivamente nel 2006 in un singolo volume da Shogakukan, casa editrice con cui ha pubblicato la sua opera più famosa Saraiya Gorou (House of five leaves), seinen storico serializzato sulla rivista Ikki, ambientato nel periodo Edo. Pubblica manga anche con lo pseudonimo di Basso, quando si tratta di manga boys love più o meno espliciti.

Gobanme no heya è uno slice of life ambientato a Bologna dove c’è un appartamento abitato da quattro uomini e una quinta camera sempre disponibile per essere affittata a studenti universitari. Massimo ha un bar ed è il proprietario della casa, Al inveLa quinta camera Gobanme no heya Natsume Onoce fa il camionista e ha un matrimonio finito alle spalle, Cele è un eccentrico fumettista e infine c’è il piccolo Luca che è un’artista di strada. Nei sei capitoli autoconclusivi che compongono il volumetto, conosceremo Charlotte, studentessa danese venuta in Italia per frequentare un corso di lingua italiana e che inciucerà con Al, l’americano Mike che segue una dieta particolare a base di patatine fritte, poi Akio, il piccolo giapponese a cui sono dedicati anche i capitoli extra sulle festività del Natale e del Capodanno e Brooke, sceneggiatrice americana.

I quattro ragazzi vivranno insieme fino a quando saranno costretti a separarsi per vari motivi: *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° Anna, la fidanzata di Massimo, aspetta un bambino. Lui le chiede di sposarla e vivranno nell’attuale appartamento che condivide con gli altri tre ragazzi. Cele accetta la proposta di lavoro come insegnante in una scuola di fumetto a Roma, Luca si trasferisce in Sicilia e Al (anche se viene detto esplicitamente) andrà a convivere con Charlotte *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Il manga non brilla per grandi colpi di scena e presenta una storia “genuina” tipica del genere, però durante la lettura si avverte un bel senso di calore domestico, di tranquillità e di quotidianità di questo strano gruppo di coinquilini. Massimo e i suoi amici sono tutti molto diversi fra loro e come in una grande famiglia, ci sono i litigi ma allo stesso tempo ci si aiuta a vicenda, e la cosa più importante è che alla fine ci si vuole bene anche se non si dice apertamente.

L’edizione italiana è a cura di J-Pop Edizioni che per la stampa non usa il classico bianco e nero ma una variante del marrone (lo chiamerei l’effetto seppia delle nostre fotocamere) che dona anche un po’ di malinconia al volume.

Consigliato? A me è piaciuto molto ma non so se tutti potrebbero apprezzarlo per vari motivi: il primo è il genere che non è apprezzato da tutti perché lo slice of life può cadere nell’errore del “non dire nulla”; il secondo motivo è lo stile dell’autrice, lontano dai disegni curati di molte sue colleghe, preferendo tavole poco curate nel dettaglio con personaggi dalle anatomie solamente abbozzate, anche se c’è da ammettere che fa parte del suo essere alternativo.

Purtroppo non sono mai arrivate altre opere di Natsume Ono e/o Basso in Italia sia perché una leggenda (in casa degli ex Kappa Boys) narra che l’autrice non voleva essere pubblicata nel nostro paese sia perché non è un “nome” che ha lo stesso appeal di un qualsiasi autore di shonen o shojo di basso spessore (ma di grande successo commerciale).

LINO

Pubblicato in: Animation, Cinema

Inside Out: Emozioni fuori di mente

Non amo particolarmente i nuovi film d’animazione perché non li sento più “miei” come una volta ma soprattutto perché li trovo così “computerizzati” che diventano automaticamente brutti. Sono lontani i tempi dei Capolavori Disney che ho amato da bambino, ma ogni tanto qualche nuova produzione mi riserva una gradita sorpresa.

Inside out è il nuovo film che nasce dall’ormai consolidata collaborazione fra Walt Disney Pictures e la Pixar Animation Studios (iniziata nel 1995 con il primo capitolo di Toy Story), che mette in scena le emozioni che ognuno prova dentro di sé sotto forma di simpatici personaggi colorati. Alla regia troviamo un nome già noto della Pixar come Pete Docter, autore già di Monsters & co. e Up.

La prima emozione a comparire nella vita di Riley, la protagonista, è Gioia (Joy), una specie di fatina che mi ricorda tanto Trilly (Thinkerbell) e che ha il compito di garantire la felicità della bambina. Purtroppo non passa molto tempo dalla comparsa di Tristezza (Sadness) e crescendo fanno la loro comparsa anche Disgusto (Disgust), Paura (Fear) e Rabbia (Anger). Tutti questi cinque personaggi devono cooperare all’interno di Riley, in una sorta di base computerizzata in cui controllano le giuste emozioni e ognuno di loro hInside out Disney Pixara una precisa funzione: oltre a quella già citata di Gioia, c’è Disgusto che evita che la bambina venga avvelenata fisicamente (ma anche socialmente), Paura cerca di proteggerla, Rabbia rappresenta la sua voglia di giustizia e, dietro le quinte, c’è Tristezza che avverte gli altri quando Riley ha bisogno di aiuto. Il Quartiere generale è collegato con le cinque isole che rappresentano un singolo aspetto della personalità della protagonista.

La vita degli Anderson trascorre tranquillamente nel Minnesota, Riley è la bambina più felice del mondo perché ha dei genitori che la amano e la sostengono nell’hockey, sport che pratica insieme alla sua migliore amica. Purtroppo la famiglia si trova costretta a doversi traferire a San Francisco per il nuovo lavoro del padre e tutte le aspettative di una vita migliore crollano il primo giorno nella nuova scuola, a causa di un pasticcio di Tristezza: mentre Riley viene invitata dalla maestra a presentarsi ai compagni di classe, le cinque emozioni le fanno ricordare i bei momenti passati nel Minnesota come quando giocava con la squadra di hockey o quando pattinava sul ghiaccio con i genitori ma Tristezza tocca un ricordo base (generalmente sono delle palle dorate) facendolo diventare blu, ovvero triste. Gioia cerca di salvare il ricordo danneggiato ma rimane coinvolta in un incidente con Tristezza, scomparendo dal quartiere generale con tutti i ricordi base. Riley rimane da sola con Rabbia, Disgusto e Paura che la rendendo apatica, depressa e aggressiva. Gioia e Tristezza si troveranno a vagare nella mente della protagonista, cominciando nel labirinto della Memoria a lungo termine fino ad arrivare al Subconscio, e nel loro viaggio incontreranno tanti personaggi fra cui Bing Bong, l’amico immaginario dell’infanzia della bambina. Tranquilli, è un film DisneyPixar quindi l’happy ending è assicurato!

Originale, divertente e riflessivo, Inside Out è il cartone animato rivelazione del 2015 e che merita di essere visto da grandi e piccini: i bambini ameranno questi personaggi chiassosi e molto diversi fra loro che creano situazioni esilaranti, ma i bambinonicresciuti apprezzeranno il viaggio che si fa nell’interiorità di una persona poiché tutti siamo stati un po’ Riley.

Ho amato tanto Bing Bong, un gatto-elefante-delfino rosa e morbido perché fatto di zucchero filato, che aiuterà Gioia a salvare Riley *°*°*°*°*°SPOILER*°*°*°*°*° quando finiranno nel Baratro dei ricordi dimenticati, un luogo dove vengono buttati i ricordi che non servono più. Il simpatico amico immaginario si sacrificherà al posto di Gioia e rimarrà in quel luogo buio, scomparendo per sempre… *°*°*°*°*°FINE SPOILER*°*°*°*°*°

Consigliato? Assolutamente sì! Un bel film d’animazione, ottimo per le famiglie perché non troppo infantile e che merita molto successo al contrario di opere di media qualità… qualcuno ha detto Frozen ?! XD

LINO

Pubblicato in: Cinema

Città di carta

“A Margo piacevano così tanto i misteri che alla fine lo è diventato anche lei.”

Ammetto di essere andato al cinema a vedere Città di carta con molta diffidenza per i troppi elementi in comune con l’adattamento cinematografico di un altro libro di John Green: Colpa delle stelle (The fault in our stars) non mi è piaciuto molto perché si è presentato come il solito polpettone drammatico adolescenziale visto e rivisto. Inoltre i miei dubbi erano alimentati sia dagli sceneggiatori (sempre il duo Neustadter e Weber) sia per l’attore principale Nat Wolff, già visto nella precedente pellicola nei panni di Isaac, l’amico cieco.

Quentin Jacobsen (Nat Wolff) è il classico secchione a cui piace studiare – il suo sogno è di diventare un medico – e divide il suo tempo con gli amici di sempre Ben (Austin Abrams) e Marcus (Justice Smith). Fin da piccolo Quentin ha una cotta per la sua viCittà di carta Paper Towns John Green Cara Delevingne Nat Wolffcina di casa Margo Roth Spiegelman (Cara Delevingne), vecchia compagna di giochi che crescendo si è allontanò da lui, diventando l’idolo della scuola per il suo essere bella e misteriosa. Una notte, poco prima della Cerimonia del Diploma, Margo entra in camera di Quentin attraverso la finestra e gli chiede di aiutarla in una piccola vendetta contro il suo ragazzo che andava a letto con una delle sue migliori amiche e tutti gli altri che lo sapevano ma preferivano restare zitti. Trascorsa la notte di follia, Quentin crede che tutto ricomincerà e che la sua love story finalmente avrà un happy ending ma Margo è scompare. Quentin, non crede che sia scappata per attirare l’attenzione della gente e, con l’aiuto di Ben e Marcus, inizia a cercarla attraverso degli indizi lasciati da lei stessa. Inizia così una caccia al tesoro che porterà i tre amici a passare molto tempo insieme prima di separarsi definitivamente per andare al college e a un viaggio on the road alla ricerca di Margo che ha trovato la sua città di carta

Vi aspettate un bell’happy ending? Non ne sarei così sicuro perché il personaggio interpretato da Cara Delevingne è uno di quelli che odi per il suo essere abbastanza… psicopatico! Penso che sia una delle ragazze più odiose nella mia classifica personale di personaggi femminili, avvicinandosi al mio odio personale per Joey Potter (Katie Holmes) in Dawson’s creek e Marissa Cooper (Mischa Barton) in The O.C. XD Inoltre Quentin riuscirà a trovarla o l’ha persa per sempre? Andate al cinema e lo scoprirete! – preferibilmente in orari in cui ci siano ragazzine piene di ormoni (con cui ho litigato in sala perché non stavano mai zitte), che quando Ansel Elgort (Gus di Colpa delle stelle) appare per un piccolo cameo, iniziano a urlare e a battere i piedi per l’emozione…

Distribuito dalla 20th Century Fox, per la regia di Jack Schreirer, Paper Towns mi ha piacevolmente sorpreso perché è (erroneamente) presentato come un film d’amore per teenager, che cerca di sfruttare la scia dell’amore sfortunato di Hazel e Gus, ma in realtà è un film che parla soprattutto del valore dell’amicizia e dell’importanza di essere se stessi. Il viaggio viene usato come metafora di vita e di crescita: i ragazzi partono per cercare Margo ma in realtà finiscono per rendersi conto di essere cambiati, di essere cresciuti, di avere sogni e aspirazioni diversi, senza però tradire la propria amicizia. Per la cultura americana, il college rappresenta il passaggio dall’infanzia all’età adulta, in cui i ragazzi lasciano la propria casa e tutto il resto per costruirsi un futuro. Quentin, Ben e Marcus andranno in università diverse e non si vedranno per tanto tempo ma quel legame che li lega dall’infanzia, la sincerità e la bellezza dell’amicizia, riuscirà a sopravvivere anche a quest’altra prova della vita.

Consigliato? Assolutamente sì, a metà fra un road movie e un racconto di formazione, assistiamo a una caccia al tesoro dove la principessa non vuole essere né salvata né trovata. E il cavaliere che farà? Forse ha capito che ha perso tempo a dare troppa attenzione alla dama sbagliata. 😉

LINO

Pubblicato in: Libri

Il diario di Carrie

Un po’ di tempo fa vi parlai della serie televisiva di The Carrie Diaries che stavo seguendo su LA5, una sorta di prequel del famoso Sex & the city, il telefilm che negli anni 90 cambiò le prospettive femminili sulle relazioni affettive e sulla sessualità. Come ben sapete sia la serie madre sia il prequel sono tratti dai romanzi di Candace Bushnell, scrittrice americana focalizzata sulla letteratura rosa e young adult, e ho recuperato il primo volume della serie di Miss Carrie Bradshaw cominciando proprio con Il diario di Carrie, pubblicato in Italia da Edizioni Piemme.

Prima di tutto dimenticate la serie televisiva perché, anche se presenta elementi simili, il romanzIl diario di Carrie Candace Bushnell Edizioni Piemmeo segue un percorso diverso, presentando altri personaggi e un’eroina totalmente imperfetta e lontana dal glamour di Manhattan.

La giovane Carrie vive a Castlebury, una piccola cittadina di provincia, insieme al padre scienziato e alle due sorelle Missy e Dorrit, e vuole crearsi un futuro lontano da casa puntando subito alla Grande Mela per realizzare il suo sogno: diventare una scrittrice famosa. Se il padre vorrebbe che sua figlia seguisse le sue orme frequentando la Brown University, Carrie invece ha ereditato il carattere combattivo della madre, morta prematuramente per una brutta malattia, ma soprattutto la sua passione per la letteratura e per il femminismo, che la portano a essere “diversa” dalle sue coetane.  Siamo negli anni ottanta e Carrie non è la fashionista che incontreremo una quindicina di anni dopo ma è semplicemente una liceale che si divide fra scuola, famiglia e amici. L’obiettivo principale della giovane Bradshaw per adesso è riuscire a frequentare il corso estivo di scrittura della New School ma prima di tutto dovrà sopravvivere all’ultimo anno di liceo.

Nel liceo di Castlebury, la protagonista passa le sue giornate fra lezioni, pettegolezzi, allenamenti di nuoto e soprattutto tanti amici come l’amica d’infanzia Lali, l’insicura Maggie, la cervellona di origini latine Roberta ma conosciuta come il “Topo”, Walt, Donna Ladonna, Peter e Sebastian Kydd… ed è proprio il ritorno di quest’ultimo che ribalterà le relazioni nel gruppo di amici.

“…il mondo è pieno di persone che desiderano le stesse cose e serve qualche sforzo in più per garantirsi un minimo di visibilità.”

Ce la farà Carrie ad andare al corso estivo della New School? Gli amici di cui non ha mai dubitato si riveleranno tutte delle persone leali o c’è sempre qualcuno che trama nell’ombra perché è geloso della felicità altrui?

Il diario di Carrie è un libro molto scorrevole, che si presta al periodo estivo per la leggerezza tipica della narrativa young adult e che si può portare sotto l’ombrellone per trascorrere momenti di spensieratezza. L’autrice ha uno stile semplice che denota la sua capacità d’intrattenimento, quasi come vedere una puntata del telefilm però su carta. Non sarà Virginia Woolf o una delle sorelle Brönte, ma proprio nel suo essere “simpatico”, ho trovato quest’opera molto piacevole – e devo ammettere che libri appartenenti al genere della letteratura rosa come Sophie Kinsella & Co. non avevo mai letto nulla.

Lontana dallo sfavillante mondo di Manhattan, Carrie è un’adolescente fragile ma determinata, che sogna come tutte le teenager, che aspetta l’amore e che conoscerà anche l’amaro della vita dovendo ammettere le proprie sconfitte. È imperfetta, fuma troppo, beve alle feste e più che una fashion victim, sembra una bad girl – L’autrice l’ha appositamente descritta così per rivelarci che è stata giovane anche lei! XD Quindi, per il momento, le Manolo Blahnik e le sfilate di alta moda sono rimandate! 😉

Vi svelo già che sto leggendo il sequel Summer and the city, il libro che chiude le avventure della giovane Carrie, in cui vi anticipo che incontreremo due amiche famose di Carrie… curiosi? 😛

LINO

Pubblicato in: Manga

Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno

Non amo gli shonen manga perché generalmente sono un tripudio di botte e tette al vento però, qualche volta, si trovano opere che si discostano dai classici stereotipi e presentano una trama che scavalca i generi. È il caso del manga in tre volumi Ano hi mita hana no namae wo bokutachi wa mada shiranai, che nonostante sia stato pubblicato sulle pagine della rivista maschile Jump Square di Shueisha, è un fumetto molto dolce e poetico, che affronta temi abbastanza difficili come la morte e la reincarnazione.

Conosciuto dal fandom internazionale come Ano Hana, il manga disegnato da Mitsu Izumi non è altro che la trasposizione cartacea di un famoso anime di undici episodi, disponibile in Italia per Dynit e trasmesso anche su Rai4, basati sul soggetto originale di Mari Okada che si è occupata dei due romanzi apparsi a puntate sulla rivista Da Vinci di Media Factory.

Ai tempi delle elementari, Jintan era il capo dei Super Busters della pace, un gruppo creato da lui e dai suoi inseparabili cinque amici – Poppo, Menma, Anaru, Tsuruko e Yukiatsu – che aveva l’Ano Hana Jpop manga Menmaabitudine di giocare nel bosco dietro la scuola che frequentavano. Purtroppo la spensieratezza della loro infanzia viene distrutta dal tragico incidente che coinvolge la piccola Menma che muore scivolando nel fiume. I cinque bambini, traumatizzati dall’accaduto, crescono e prendono strade diverse, rompendo il patto di rimanere per sempre amici.

Passano gli anni, Jintan vive passivamente la sua vita rimanendo rinchiuso in casa senza frequentare la scuola, e una mattina appare Menma all’improvviso. Il fantasma dell’amica morta ricompare perché ha una missione da portare a termine e chiede al ragazzo di aiutarla nell’esprimere il suo ultimo desiderio, coinvolgendo anche i vecchi amici d’infanzia. Ritornando alla “vecchia base” nel bosco, Jintan rincontra Poppo che crede alle sue parole e decide di aiutarlo, coinvolgendo prima Anaru e poi Tsuruko e Yukiatsu. Purtroppo solo Jintan è in grado di vedere Menma e per aiutarlo ad avere più affidabilità, il fantasma della defunta, durante una cena, disegna il simbolo dell’infinito con delle fiaccole, come fece da piccolo lo stesso Jintan.

Purtroppo i ragazzi non riescono ancora a capire quale sia il vero desiderio di Menma, nemmeno dopo che la madre dona il vecchio diario segreto della bambina, ma durante le pulizie della base nel bosco, salta fuori un vecchio progetto sulla costruzione di un razzo che volevano realizzare da piccoli…

Ancor prima della morte, il tema principale di quest’opera è l’amicizia, quella vera, quella che si allontana ma che si ritrova perché è un sentimento così nobile che può sopravvivere ad anni di tempesta. Dopo la tragedia di Menma, i Super Busters superstiti cercano di colpevolizzarsi per una morte di cui non c’entrano nulla perché si tratta solo di una cattiva fatalità. Crescono affrontando il lutto in modo personale: Jintan chiudendosi in se stesso, Yukiatsu studiando per crearsi un buon futuro, Poppo viaggiando (e scappando dal Giappone) e Anaru recitando la parte di ragazza che non è. Questi amici si ritrovano ad affrontare insieme il che stava nascosto nel profondo del cuore di ognuno,  che scoppia quando non si riesce più a sopprimerlo, aiutandosi a vicenda.

“Chissà come si chiamava il fiore sbocciato in quella stagione? Ondeggiava nel vento e se lo toccavi, ti pungeva. Il suo profumo leggero ricordava le giornate soleggiate e il cielo azzurro.”

L’evento drammatico della morte viene visto in modo meno negativo della logica occidentale, parlando di reincarnazione soprattutto quando la madre di Jintan in ospedale, quasi alla fine dei suoi giorni a causa di una malattia, afferma di non aver paura di morire perché è convinta che un giorno tutti si rincontreranno, e strappa una promessa alla piccola Menma… che si rivelerà il desiderio per cui è tornata sulla terra e che non vi anticipo! XD

Ano Hana è una storia toccante di crescita e di consapevolezza della vita, che alla fine vi strapperà qualche lacrima e che possiamo leggere pure in italiano grazie all’edizione proposta da JPop in tre volumi, raccolti in un box da collezione, con pagina a colori all’inizio.

Consigliato!

LINO

Pubblicato in: Animation

Cicala d’inverno – Fuyu no semi

Prendete una delle storie d’amore più tragiche di sempre come Romeo e Giulietta e rielaboratela: al posto della figlia dei Capuleti metteteci un Giulio, lasciamo l’Italia della Verona cinquecentesca per trasferirci nel Giappone dei Samurai dell’Ottocento e, infine, nessun odio fra famiglie bensì rivalità fra clan diversi di samurai.

Cicala d’inverno è “una storia nella storia” ovvero è la trasposizione OAV del film che i due protagonisti del manga Haru wo daiteita di Youka Nitta (in Italia Tra le braccia della primavera, pubblicato da Magic Press), interpretano insieme come protagonisti: Kyosuke Iwaki e Yoji Kato abbandonano i panni di pornoattori per girare un dramma storico a tinte gay.

La storia è divisa in tre capitoli – Melodia a Edo, Cronaca della guerra a Ezo, La tragedia di Tokyo – e lo trovate sia in un unico dvd di Yamato Video o sul loro canale Youtube ufficiale, Yamato Animation, in streaming gratuito e legale.Cicala d'inverno Fuyu no semi Youka Nitta Yaoi  (1)

ATTENZIONE! SPOILER SELVAGGIO XD

Giappone, seconda metà dell’Ottocento – inizio dell’epoca Bunkyuu, la nazione non è più dominata dal potere del sakoku (“paese chiuso”) dello Shogun ma passa a essere un impero che si apre al resto del mondo, in particolare con l’occidente.  Toma Kusaka è un samurai appartenente al clan dei Choshu che ha idee diverse dai suoi compagni giacché trova positivo avere rapporti pacifici con gli altri paesi poiché permette di arricchirsi sia culturalmente sia economicamente. Purtroppo alcuni membri del clan, che da sempre sono contrari all’apertura del paese oltre i propri confini, progettano un attentato all’ambasciata britannica, cercando d’incendiarla, e Kusaka cerca di fermarli ma si trova costretto a scappare per non essere arrestato. Nella sua fuga viene aiutato da un samurai Bakufu – la guardia militare al servizio della famiglia Tokugawa – che rincontrerà anni dopo e che diventerà il suo insegnante privato. Keiichirou Akizuki è un ragazzo diverso da Kusaka, poiché discende da una famiglia aristocratica, e i due ragazzi devono stare attenti a non farsi notare troppo insieme perché non gradirebbero la frequentazione.

La loro amicizia è un legame forte che va oltre all’insegnamento e al semplice affetto, ed è proprio Toma a capire di provare qualcosa di più per Keiichirou, pensando di troncare anche i rapporti con i Choshu. Proprio nel momento in cui voleva mettere fine ai legami con il suo clan, gli viene offerta, in segreto da un anziano maestro, la possibilità di poter studiare a Londra e conoscere l’occidente in tutta la sua complessità. Prima di partire Toma però vuole dichiarare i propri sentimenti all’amico-maestro e dopo una  resistenza iniziale di entrambi, i due giovani si abbandonano alla passione.

Dopo quattro anni, Toma torna in Giappone e si ritrova subito a dover affrontare la guerra Boshin ma purtroppo accade l’incubo di ogni cuore innamorato: lui e Keiichiro si ritrovano a dover combattere l’uno contro l’altro, il primo dalla parte degli imperiali sostenitori di Meiji e l’altro per i sostenitori dello shogunato dei Tokugawa. Durante una battaglia, Toma lascia la propria postazione e va alla ricerca dell’amato che nel frattempo perde una gamba ed era pronto per compiere il seppuku (il suicidio d’onore), ma riesce a salvarlo e a nasconderlo dai nemici.

Gli anni passano Toma lavora per il nuovo governo, che ha finalmente deciso d’intraprendere un percorso di modernizzazione. Keiichirou, scampato alla pena di morte e alla prigione, vive in una stanza segreta dietro la casa del compagno ma il peso del disonore gli grava sulle spalle e vorrebbe morire. Toma lo controlla e si prende cura di lui, finché il nascondiglio viene scoperto e… TRAGEDIA! Non vi anticipo nulla. XDCicala d'inverno Fuyu no semi Youka Nitta Yaoi  (2)

I due innamorati, come Romeo e Giulietta, devono lottare per il loro amore ostacolato sia dalla diversa estrazione sociale sia dagli eventi storici del tempo. Un amore puro che viene macchiato dall’orrore della guerra in cui gli uomini vengono accecati dal potere e dal gusto di sottomettere gli altri, senza farsi scrupoli nell’eliminare chi s’intromette nei loro piani di dominio. A causa delle ferite psicologiche create dai ricordi del campo di battaglia, il loro sentimento terminerà tragicamente ma allo stesso tempo il loro rapporto durerà in eterno.

Fuyu no semi è un anime che appassionerà tutte le amanti del genere yaoi/ boys love e della letteratura MxM, con la presenza di una trama drammatica arricchita da melodramma e alcuni stereotipi del genere – come i due personaggi, classici bishonen pronti a conquistare il cuore di tante fanciulle. Se siete sensibili, preparate i fazzoletti perché fin dal principio si respira un’aria di morte che ti fa ben capire che non sarà una storia con il “e vissero felici e contenti per tutta la vita”.

LINO

Pubblicato in: Cinema

Jem e le Holograms trent’anni dopo

Dentro il mio cuore so già che… sarà una cagata pazzesca! Ma quando vedo qualcosa che si riferisce alla trasposizione live di Jem & The Holograms mi esalto pure io perché mi ricordo che da bambino impazzivo per la rockstar dai capelli cotonati rosa e gli orecchini plasticosi a forma di stella!

Chi non conosce la sigla cantata da Cristina D’Avena?! “Il mio nome è Jem, sono una cantante… bella e stravagante… canto il rock’n’roll…” – se non la conoscete, potete pure abbandonare il mio blog XDJem e le Holograms film live action

Finalmente sono usciti sia il primo poster ufficiale sia il trailer in italiano del film che sarà girato da Jon M. Chu, già regista di G.I. Joe – La vendetta e di Never say never (“film-documentario” sulla biografia di Justin Bieber), prodotto da Universal Pictures e che uscirà il prossimo 23 ottobre negli Stati Uniti (ovviamente non c’è ancora una data per l’Italia).

Per chi non ha ancora capito di cosa stia parlando, Jem è una serie animata americana molto famosa dalla metà degli anni ottanta, nata dalla collaborazione fra Hasbro, nota azienda di giocattoli che mise in commercio tutte le fashion dolls dedicate al cartone, e Sunbow Production. Jerrica Benton riesce a diventare Jem grazie a Energy, un potente computer che trasforma la ragazza in una popstar, coinvolgendo anche la sorella Kimber e le amiche Aja e Shana, con cui forma la rock band tutta al femminile delle Holograms. Purtroppo il padre delle sorelle Benton è morto, lasciando in eredità una casa discografica in rovina, la Starlight Music, e l’orfanotrofio di cui si occupava, che verrà aiutato dai soldi guadagnati dalle ragazze. A contrapporsi alle Holograms, c’è il trio delle Misfits, gruppo creato da Eric Raymond, ex socio del padre di Jerrica, formato da Pizzazz, Roxy e Stormer.

Purtroppo già dal trailer si capisce che il live action non sarà fedele alla serie originale per tanti motivi:

  • È ambientato ai giorni nostri quindi scordatevi tutto il mondo sbrilluccicante degli anni ottanta, le pailettes e il glam rock, poiché le nuove Holograms hanno criniere colorate peggio dei My Little Pony e vestitini punk-fashion da sembrare tutte cugine di Avril Lavigne;
  • La musica è un orecchiabile pop-rock che ricorda le canzoni di tutte le lolite passate per Casa Disney;
  • Il cattivo della situazione diventa una Lei e aggiunge una “a” al suo nome;
  • Non c’è traccia delle Misfits, se non marginalmente;
  • Mi sembra che ci sia nell’aria l’ennesimo pippone, che piace tanto agli americani moralisti, su come inseguire i propri sogni senza abbandonare le proprie radici.

Riuscirà questa nuova Jem catapultata trent’anni dopo, nell’era di Youtube, dello streaming, dei social network e della pirateria musicale, a conquistare il cuore dei vecchi fan? AMMETTIAMOLO: per quanto si possa pensare che sia un prodotto per teenager (sono inorridito anch’io nel sentire Story of my life degli One Direction come sottofondo del trailer), chi aspetta le Holograms sono in realtà quelli che erano bambini ai tempi del cartone animato, poiché le bambine di adesso manco sanno chi sia Jem, a loro basta Violetta!

IL CAST: Aubrey Peeples (Jem),  Stefanie Scott (Kimber), Hayley Kiyoko (Aja), Aurora Perrineau (Shana), Ryan Guzman (Rio), Juliette Lewis (Erica) e Molly Ringwald (Mrs Bailey). Ammetto di non conoscere nessuno a parte le ultime due attrici!

Nonostante tutto, io sono curioso e quando avrò nuove notizie importanti, magari sulla colonna sonora, vi scriverò tutto!

LINO

Pubblicato in: Manga

Citrus di Ayuko

L’adolescenza e l’ambiente scolastico sono argomenti usati nell’ottanta percento degli shojo manga, spesso utilizzati in modo banale rifugiandosi nel solito cliché del genere – ragazzina insicura che s’innamora del figo di turno che la ignora fino a quando magicamente perderà la testa per lei. In questa vasta produzione ho letto una miniserie di Ayuko che ha saputo usare il mood tipico dello shojo, creando una storia agrodolce sull’adolescenza.

Ammetto che avevo molti pregiudizi su Citrus perché i precedenti lavori dell’autrice portati in Italia, i volumi unici Goodbye my life e After the tempest, in late summer, non mi erano piaciuCitrus di Ayuko  (1)ti per nulla e non comprai nemmeno il terzo titolo, Non ucciderò più le uova, poiché la curiosità era stata stroncata dalle letture precedenti… però quest’opera è stata proprio una delizia!

La vita quasi perfetta di Shiho Kurata viene bruscamente interrotta dall’arrivo di Nanami Koba, durante l’ultimo anno di scuola media nella piccola cittadina di campagna di Kinoto. Le due ragazze sono completamente diverse: la prima è dolce, timida e ha trovato la sua ragione di vita nella passione per il pianoforte, l’altra invece è introversa, fredda e non parla con nessuno. Shiho, con l’incarico di capoclasse, porta la nuova arrivata a visitare la scuola ed è proprio in quest’occasione che Nanami mostra il suo carattere cinico, disprezzando tutti quelli che vivono nel paese e demolendo il suo sogno futuro di aprire una scuola di pianoforte. La ragazza di Tokyo fa di tutto per auto-emarginarsi e non riesce a stringere rapporti con nessuno dei compagni di classe, ma quest’atteggiamento non è altro che il frutto di esperienze passate che l’hanno portata a non fidarsi delle persone.

Durante la lettura dei due volumi assistiamo alla crescita delle due protagoniste di Citrus: Shiho mette da parte le lacrime cercando d’impegnarsi seriamente nello studio del pianoforte e inizia a interessarsi a Soma Iwasaki, un ragazzo problematico accusato di furto nella classe e con una storia familiare drammatica alle spalle; Nanami accetta il divorzio dei suoi genitori e deve decidere se riprendere la carriera di modella che ha dovuto abbandonare per ritornare a Tokyo.

Ayuko diCitrus di Ayuko  (2)pinge una storia di crescita e formazione con tanta delicatezza che sembra quasi una poesia. Se gli occhi sono invasi da uno stile morbido ed essenziale, dal punto di vista narrativo subentra lo sguardo malinconico dell’autrice, che spesso affida ai suoi personaggi pensieri ed emozioni che tanti di noi hanno già provato. La paura del futuro e di fare le scelte sbagliate, sono sensazioni comuni a tutte e due le ragazze, anche se in maniera diversa: se Shiho spesso si lascia affogare dalla malinconia e da pensieri spinti da una “sindrome dell’abbandono”, Nanami esprime tutto con aggressività cercando di distruggere tutto quello che ha intorno.

Ammetto di essermi rivisto tanto in Shiho, soprattutto nelle sensazioni d’inquietudini e d’insicurezza, nella ricerca della perfezione e del voler fare quello che gli altri si aspettano che tu faccia, nella malinconia del guardare al futuro, nella paura di finire un periodo preciso della propria vita per doverne ricominciare un altro da zero.

“Che l’adolescenza sia agrodolce è una bugia… è solo aspra e amara… ma ciò nonostante un giorno, di sicuro, ci ricorderemo di quei giorni aciduli… che ci hanno riempito il cuore.”

Questo shojo manga è stato pubblicato inizialmente a puntate su Betsuma di Shueisha e poi raccolto in due volumetti proposti in Italia da Flashbook Edizioni, nella classica edizione curata da fumetteria.

Consigliato? Io direi proprio di sì, soprattutto per il risvolto psicologico che a molti può portare alla mente ricordi del proprio passato. Io lo consiglierei anche agli scettici che non amano il genere shojo, soprattutto se hanno voglia d’introspezione semplice ma non banale.

LINO