adolescenza

Dawson’s Creek Reunion

Da Sinistra a Destra: Kerr Smith, Meredith Monroe, Katie Holmes, Michelle Williams, Busy Philipps, James Van Der Beek, Mary Beth Peil e Joshua JacksonDawson's Creek reunion EW

Sono bastati pochi minuti, e il popolo del web è impazzito! Le foto della reunion del cast di Dawson’s Creek hanno mandato in delirio i vecchi fan della serie (me compreso)! Rivederli tutti insieme dopo tantissimi anni, è stato un momento di ricordi dall’aspro sapore adolescenziale fatto di emozioni contrastanti perché se da una parte è stata una piacevole sorpresa, dall’altra noto come gli anni passao troppo velocemente e ti ritrovi ad avere più di trent’anni – tratto da una storia vera! 😉

Le foto non sono altro che uno special della rivista americana Entertainment Weekly per il mese di aprile, dedicato alla storica serie televisiva creata da Kevin Williamson (Scream, So cos hai fatto e The Vampire Diaries), per festeggiare i vent’anni trascorsi dalla messa in onda del primo episodio del 20 gennaio 1998 – negli Stati Uniti su The WB, perché da noi fu trasmesso il 13 gennaio 2000 su Italia 1 – con cinque copertine diverse (una con il quartetto originale e le altre con i singoli ragazzi). Dawson's creek cast on the Entertainment Weekly's cover

Non l’hai mai visto? Impossibile! È stato replicato fino alla nausea ed è folle non conoscere il dramma d’amore per la ragazza dell’altra parte del lago, colei che saliva nella camera dell’imbranato adolescente attraverso a una scala sul tetto, per condividere momenti di pura cinefilia e amore platonico. Dawson’s creek è stata forse la “serie adolescenziale per eccellenza” perché se mettiamo da parte il linguaggio usato dai ragazzi del telefilm, spesso sofisticato e tendente al filosofico-esistenziale, fu la prima a mostrare adolescenti normali, con una quotidianità più simile ai loro coetanei, pieni di fragilità e situazioni meno perfette dei precedenti amici di Beverly Hills. Famiglie apparentemente perfette ma distrutte da un tradimento o da genitori menefreghisti; la necessità di trovare il giusto posto nel mondo e l’istruzione come riscatto sociale; l’amore sofferto, non corrisposto, la depressione e i disturbi mentali ma soprattutto fu apprezzato per aver portato sullo schermo un esempio positivo come Jack McPhee, primo omosessuale dichiarato in una serie per teenager affrontando con naturalezza un argomento difficile come l’outing.

È una serie che occupa ancora un posto speciale nel mio cuore e questa reunion mi fa sperare che in un futuro lontano, si potrebbe avere anche uno special di un paio d’ore in cui venga raccontato se Dawson Leery sia riuscito a diventare un regista famoso e se sia riuscito a vincere l’Oscar, se Joey Potter e Pacey Witter stiano ancora insieme, se Jack stia ancora insieme al fratello poliziotto di Pacey e se si sia preso cura della figlia di Jen Lindley (che purtroppo morì lasciandole un video-testamento che mi lacerò il cuore facendomi piangere per ore…), insomma ci sono troppi “se”!

In questo periodo di reboot e remake, non mi dispiacerebbe ricantare quel “anouanauei” che sentivo all’inizio della sigla… XD

LINO

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Chiamami col tuo nome

Ammetto di essere andato a vedere il nuovo film di Luca Guadagnino con tanti preconcetti riguardo all’ottima reputazione fra i cineasti intellettuali con cui non ho un ottimo rapporto, pensando di trovarmi davanti all’ennesimo film d’autore che spesso non capisco perché non ho l’occhio da cineasta consumato. Chiamami col tuo nome è stata una bellissima sorpresa, un racconto di formazione in cui un adolescente è alla ricerca del proprio “Io” attraverso le pulsioni ed esperienze che molti di noi giovani (ed ex adolescenti) abbiamo già provato.

Tratto dal romanzo omonimo di André Aciman, pubblicato in Italia da Guanda Editore, il film racconta un’estate in cui la routine giornaliera del giovane Elio (Timothée Chalamet) viene interrotta dall’arrivo dell’affascinante Oliver (Armie Hammer), studente americano ospite nella villa di famiglia in cui il diciassettenne è solito passare le vacanze. Il rappoChiamami col tuo nome Call me by your namerto fra i due inizialmente non è dei migliori poiché Elio prova un po’ di gelosia verso il nuovo arrivato: Oliver è bello e ammirato da tutte le ragazze del paese, è dotato di una grande conoscenza culturale e si mostra sempre come una persona disinvolta e senza tanti pudori. Abituato a un ambiente culturalmente stimolante, grazie anche ai genitori che l’hanno cresciuto fra musica classica e letture in lingua originale, Elio entra in una specie di competizione che da luogo a grandi discussioni intellettuali a cui l’americano cerca di tener testa, ma l’adolescenza è anche un periodo critico di cambiamento e di domande, in cui si abbandona l’infanzia e si prende consapevolezza di una maturità che passa attraverso la sessualità , in cui le pulsioni e i desideri vengono incanalati verso un preciso canale di piacere.

Il modo in cui si avvicinano i due ragazzi è molto poetico perché, nonostante pensano che stiano vivendo qualcosa di sbagliato per la società  del tempo (il film è ambientato nel 1983), non riescono a sopprimere la naturalezza delle proprie emozioni, rappresentate dal regista in mani che si sfiorano, dita che ricalcano il contorno delle labbra e baci rubati su un prato lontano da occhi indiscreti. Se Elio vorrebbe vivere quest’amore in modo affamato e frettoloso tipico della sua giovane età, l’altro prende le distanze cercando di non portarlo in un universo che fa paura ancora anche a lui. Come per la maggior parte dei sentimenti, ci sono cose che non puoi reprimere perché sono semplicemente l’espressione di noi stessi, ed è per questo che si riavvicinano e danno sfogo alla passione. Nulla di morboso o sessualmente esplicito, nessuna scena gratuita offerta alla fantasia dello spettatore, ma il regista entra in punta di piedi nella stanza da letto dei due amanti, quasi a non volerli disturbare, ed è proprio questa delicatezza che mi è piaciuta, senza fronzoli o elementi grotteschi.

Luca Guadagnino racconta una storia d’amore con una regia che potrebbe sembrare abbastanza povera (effettivamente il cachet usato non era alto), con una narrazione lenta e contemplativa fatta d’immagini e silenzi che spesso sono un’espressione del bello intorno a noi, quasi una grande dichiarazione d’amore che lui stesso fa alla cultura, all’arte e alla bellezza dell’Italia. Un estetismo che ha un sapore decadente, di un essere bohémien lontano dai giorni nostri, dove si discute leggendo opere di Eraclito o preferendo la musica di Bach a quella della disco-music suonata nel bar del paese. Il tutto può sembrare anacronistico ma vengono anche affrontati temi attuali come l’omofobia, sia della società  sia individuale, proprio quella che Oliver si ritrova a provare decidendo per un matrimonio di circostanza. La paura di amare e di essere amati da uno biologicamente uguale a se stessi vince sulla felicità personale, e si preferisce dare agli altri ciò che sembrerebbe giusto.Thimothée Chalamet Armie Hammer Call me by your name

In alcuni aspetti, la regia di Guadagnino rende omaggio a Bernardo Bertolucci, famoso regista italiano di Ultimo tango a Parigi, e mi ha ricordato in particolare due film che ho visto varie volte nel corso degli anni: non è difficile riconoscere l’ambientazione contadina di Io ballo da sola, dove la giovane Liv Tyler viene mandata a trascorrere le vacanze estive nella campagna toscana, in un caseggiato popolato da artisti ed esteti (come i genitori di Elio), scoprendo il suo essere donna attraverso il primo rapporto sessuale; inoltre non posso non citare i tre giovani di The Dreamers nella Parigi rivoluzionaria del ’68, che per tutto il film si divertono omaggiando continuamente sia la cinematografia sia la letteratura.

La mia semplice recensione non rende giustizia a questo piccolo gioiello che può essere già definito come un classico dell’amore gay sul grande schermo, ma le emozioni che mi ha trasmesso non riesco a esprimerle tutte a parole perché l’amore non viene sminuito ed è rappresentato come la cosa più naturale del mondo! Non capisco come alcuni riescano già a criticare il rapporto fra Elio e Oliver come qualcosa di perverso per via della giovane età di uno dei due protagonisti, ma siamo in Italia e il finto moralismo che pervade la nostra società deve manifestarsi nella malizia degli occhi di persone che hanno la solita omofobia interiorizzata.

“Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a trent’anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia con qualcuno diamo sempre di meno, ma renderti insensibile così da non provare nulla è uno sbaglio!”

Candidato a quattro Premi Oscar, fra cui miglior film e migliore attore protagonista (Thimothée Chalamet è stato bravissimo!), in Italia è stato distribuito nelle sale italiane da Warner Bros e vi consiglio di andare a vederlo! Ovviamente se non vi danno fastidio storie d’amore omosessuali, ma se leggete il mio blog non penso che siate un pubblico mentalmente chiuso.

CONSIGLIATO! ^^

LINO

My capricorn friend

Rieccomi! Non mi sembra vero! Torno a scrivere su questo blog (sempre maltrattato dal sottoscritto) dopo una lunga assenza dovuta a impegni lavorativi che mi hanno proibito di avere del tempo da dedicare a me stesso e alle mie passioni… sacrifici che si sono rivelati sprecati grazie al modo di concepire l’ambiente del lavoro da parte dalle grandi aziende.

Dopo questa frecciatina velenosa, ritorno con le recensioni e riparto proprio dai manga che da sempre hanno avuto un ruolo fondamentale in questo blog, parlandovi di My capricorn friend, un seinen che mi è piaciuto molto sia per i temi raccontati sia per il finale a sorpresa. Ma seguiamo un ordine!

Yagiza no yujin è un fumetto che affronta l’argomento spinoso del bullismo, una grande piaga della società moderna che spesso è causa gravi fatti di cronaca fra i giovani, portandoci in un istituto superiore apparentemente normale in cui gli studenti si dividono fra lezioni e attività sportive. Yuya Matsuda è un liceale come tutti gli altri con la particolarità di abitare in una casa posta su un’altura in mezzo a forti raffiche di vento: sul balcone della sua camera finiscono oggetti di tutti i tipi fino a quando non gli capita fra le mani un frammento di giornale in cui viene descritto un futuro omicidio e il successivo suicidio del presunto assassino.

“Il liceo non è affatto quel posto splendido e divertente che mi ero immaginato.”

Una sera, tornando dal minimarket, Yuya incontra Naoto Wakatsuki, un suo compagno di classe, con una mazza sporca di sangue, nascosto nella penombra di una via secondaria. Naoto confessa che ha appena ucciso Akira Kaneshiro, il bullo della scuola, che lo maltrattava nel peggiore dei modi: tutti a scuola sapevano delle cose che doveva sopportare ma facevano finta di non accorgersene per non diventare i nuovi bersagli di colui conosciuto come la “bestia”. Assalito dai sensi di colpa per non aver mai fatto nulla, Yuya decide di aiutare l’assassino prima nascondendolo nella propria stanza, poi fuggendo con lui a Tokyo dove si scoprirà la verità su quest’omicidio.My capricorn friend J-POP Manga Seinen

È un thriller psicologico che mescola gli elementi classici dei romanzi gialli (ci sono un omicidio e un criminale da catturare) a quelli di una narrazione slice of life arrivando a utilizzare una vecchia usanza di origine ebraica, poiché si fa riferimento alla storia dell’angelo caduto Azazel: il capro di Azazel è un rito ebraico che veniva fatto secoli fa da un sacerdote che sceglieva due capri, uno da offrire a Dio e l’altro ad Azazel. Il primo capro era sacrificato per il suo sangue che veniva usato per purificare i propri peccati, il secondo invece veniva abbandonato nel deserto affinché si facesse carico di tutti i peccati della comunità (Azazel era anche il demone del deserto). Cosa c’entra tutto questo con la storia? Non posso anticiparvi nulla se no capireste il finale.

My capricorn friend è un manga che lascia spazio anche alla riflessione perché sappiamo come politiche e iniziative rivolte a colpire i bulli, continuano a fallire spesso per l’indifferenza generale della società o perché si sminuisce il problema definendole delle semplici ragazzate ma l’uso della violenza fisica e psicologica può provocare gravi conseguenze sul soggetto bullizzato che può portarlo a commettere gesti estremi.

Questo volume unico di Otsuichi (storia) e Masaru Miyokawa (disegni) lo trovate disponibile in italiano grazie a J-POP Manga – in Giappone è stato serializzato sulla rivista Weekly shonen jump di Shueisha – e ve lo consiglio a pieni voti!

LINO

 

Immanuel Casto: Da grande sarai fr**io

Al mio primo ascolto ho pensato: “Immanuel sei un fott**o genio!” e ammetto di aver avuto un po’ la pelle d’oca perché questa canzone che si presenta con un titolo provocatorio in realtà è un inno al coming out per la comunità LGBT.

Spesso quando si legge qualcosa inerente a Immanuel Casto, ci aspettiamo che si tratti di una delle sue “porcate” che conosciamo (…e che ci piacciono!), ma stavolta non è così perché il Re del porn groove mi ha piacevolmente sorpreso! Da grande sarai fr**io, l’ultimo singolo scritto con Fabio Canino, non è una canzone nata per divertire ma per fare riflettere, ed è pure il secondo singolo di The Pink Album, ultimo lavoro discografico che sarà disponibile dal 25 settembre.

Messi da parte gli espliciti riferimenti sessuali a cui ci ha abituato in molti singoli, in questa ballad elettropop Casto s’impegna raccontando la storia di accettazione comune a tante persone, iniziando proprio dall’infanzia – Attenzione! Gender! Propaganda Gender! XD non ditelo ad Adinolfi e alle Sentinelle in piedi! XD – in cui un bambino è se stesso, ignaro del mondo dei pregiudizi degli adulti. Crescendo imparerà che la vita per lui non sarà una passeggiata perché spesso sarà considerato come un“diverso” ma Immanuel lo rassicura dicendogli che c’è passato pure lui.

Il video è molto semplice, con il cantautore che recita in vari ruoli del mondo omosessuale come il nerd, il bear barbuto, il fighetto fino ad arrivare al suo alter ego drag. Io non voglio aggiungere altro a parte ribadire la mia ammirazione per questa canzone e lasciarvi con il video e il testo della canzone!

TESTO

“È palese a tutti, è una pura ovvietà / inutile negarlo, lo sa anche il tuo papà / danzi in cameretta con la tua manina al vento / l’ho capito al volo, mi è bastato un momento.

Da grande sarai fr**io / è scritto nelle stelle / il dolore arriva ma tu tanto sei già diva.

Da grande sarai fr**io / ma non si può dire / oggi a Pordenone nasce un piccolo busone.

Cresci, sogna, balla e canta / cresci e sboccia, mia piccola sfranta / che c’è di male se il glitter t’incanta

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

Col tuo grembiulino stirato e perfetto / con un poster di Justin Bieber sul tuo letto / e ripensi a lui poco prima di dormire / lo scrivi sul diario e cambi il nome al femminile.

Da grande sarai fr**io ma tanto gay è bello / dai libero sfogo a quell’istinto ricchioncello

Da grande andrà meglio ma tu ancora non lo sai / piccolo uranista non fermarti mai.

Cresci, sogna, balla e canta / Cresci e sboccia, mia piccola sfranta / che c’è di male se il glitter t’incanta

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

E ti chiedi perché / se ne accorgono tutti / tutti tranne te /e imparerai che / per nascondere il dolore basta un po’ di correttore.

Conosci a memoria tutti i programmi tv / guardi tutto tranne il calcio, tuo papà non ne può più / come reagirà quando dopo cena / gli dirai che per Natale tu vuoi Barbie Sirena?

Da grande sarai fr**io e lo stai per scoprire / fidati di me può far paura da morire / ma non stare zitto in un paese che t’ignora /esci allo scoperto quando verrà l’ora.

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / ci sono passato.”

LINO

Città di carta

“A Margo piacevano così tanto i misteri che alla fine lo è diventato anche lei.”

Ammetto di essere andato al cinema a vedere Città di carta con molta diffidenza per i troppi elementi in comune con l’adattamento cinematografico di un altro libro di John Green: Colpa delle stelle (The fault in our stars) non mi è piaciuto molto perché si è presentato come il solito polpettone drammatico adolescenziale visto e rivisto. Inoltre i miei dubbi erano alimentati sia dagli sceneggiatori (sempre il duo Neustadter e Weber) sia per l’attore principale Nat Wolff, già visto nella precedente pellicola nei panni di Isaac, l’amico cieco.

Quentin Jacobsen (Nat Wolff) è il classico secchione a cui piace studiare – il suo sogno è di diventare un medico – e divide il suo tempo con gli amici di sempre Ben (Austin Abrams) e Marcus (Justice Smith). Fin da piccolo Quentin ha una cotta per la sua viCittà di carta Paper Towns John Green Cara Delevingne Nat Wolffcina di casa Margo Roth Spiegelman (Cara Delevingne), vecchia compagna di giochi che crescendo si è allontanò da lui, diventando l’idolo della scuola per il suo essere bella e misteriosa. Una notte, poco prima della Cerimonia del Diploma, Margo entra in camera di Quentin attraverso la finestra e gli chiede di aiutarla in una piccola vendetta contro il suo ragazzo che andava a letto con una delle sue migliori amiche e tutti gli altri che lo sapevano ma preferivano restare zitti. Trascorsa la notte di follia, Quentin crede che tutto ricomincerà e che la sua love story finalmente avrà un happy ending ma Margo è scompare. Quentin, non crede che sia scappata per attirare l’attenzione della gente e, con l’aiuto di Ben e Marcus, inizia a cercarla attraverso degli indizi lasciati da lei stessa. Inizia così una caccia al tesoro che porterà i tre amici a passare molto tempo insieme prima di separarsi definitivamente per andare al college e a un viaggio on the road alla ricerca di Margo che ha trovato la sua città di carta

Vi aspettate un bell’happy ending? Non ne sarei così sicuro perché il personaggio interpretato da Cara Delevingne è uno di quelli che odi per il suo essere abbastanza… psicopatico! Penso che sia una delle ragazze più odiose nella mia classifica personale di personaggi femminili, avvicinandosi al mio odio personale per Joey Potter (Katie Holmes) in Dawson’s creek e Marissa Cooper (Mischa Barton) in The O.C. XD Inoltre Quentin riuscirà a trovarla o l’ha persa per sempre? Andate al cinema e lo scoprirete! – preferibilmente in orari in cui ci siano ragazzine piene di ormoni (con cui ho litigato in sala perché non stavano mai zitte), che quando Ansel Elgort (Gus di Colpa delle stelle) appare per un piccolo cameo, iniziano a urlare e a battere i piedi per l’emozione…

Distribuito dalla 20th Century Fox, per la regia di Jack Schreirer, Paper Towns mi ha piacevolmente sorpreso perché è (erroneamente) presentato come un film d’amore per teenager, che cerca di sfruttare la scia dell’amore sfortunato di Hazel e Gus, ma in realtà è un film che parla soprattutto del valore dell’amicizia e dell’importanza di essere se stessi. Il viaggio viene usato come metafora di vita e di crescita: i ragazzi partono per cercare Margo ma in realtà finiscono per rendersi conto di essere cambiati, di essere cresciuti, di avere sogni e aspirazioni diversi, senza però tradire la propria amicizia. Per la cultura americana, il college rappresenta il passaggio dall’infanzia all’età adulta, in cui i ragazzi lasciano la propria casa e tutto il resto per costruirsi un futuro. Quentin, Ben e Marcus andranno in università diverse e non si vedranno per tanto tempo ma quel legame che li lega dall’infanzia, la sincerità e la bellezza dell’amicizia, riuscirà a sopravvivere anche a quest’altra prova della vita.

Consigliato? Assolutamente sì, a metà fra un road movie e un racconto di formazione, assistiamo a una caccia al tesoro dove la principessa non vuole essere né salvata né trovata. E il cavaliere che farà? Forse ha capito che ha perso tempo a dare troppa attenzione alla dama sbagliata. 😉

LINO

Il diario di Carrie

Un po’ di tempo fa vi parlai della serie televisiva di The Carrie Diaries che stavo seguendo su LA5, una sorta di prequel del famoso Sex & the city, il telefilm che negli anni 90 cambiò le prospettive femminili sulle relazioni affettive e sulla sessualità. Come ben sapete sia la serie madre sia il prequel sono tratti dai romanzi di Candace Bushnell, scrittrice americana focalizzata sulla letteratura rosa e young adult, e ho recuperato il primo volume della serie di Miss Carrie Bradshaw cominciando proprio con Il diario di Carrie, pubblicato in Italia da Edizioni Piemme.

Prima di tutto dimenticate la serie televisiva perché, anche se presenta elementi simili, il romanzIl diario di Carrie Candace Bushnell Edizioni Piemmeo segue un percorso diverso, presentando altri personaggi e un’eroina totalmente imperfetta e lontana dal glamour di Manhattan.

La giovane Carrie vive a Castlebury, una piccola cittadina di provincia, insieme al padre scienziato e alle due sorelle Missy e Dorrit, e vuole crearsi un futuro lontano da casa puntando subito alla Grande Mela per realizzare il suo sogno: diventare una scrittrice famosa. Se il padre vorrebbe che sua figlia seguisse le sue orme frequentando la Brown University, Carrie invece ha ereditato il carattere combattivo della madre, morta prematuramente per una brutta malattia, ma soprattutto la sua passione per la letteratura e per il femminismo, che la portano a essere “diversa” dalle sue coetane.  Siamo negli anni ottanta e Carrie non è la fashionista che incontreremo una quindicina di anni dopo ma è semplicemente una liceale che si divide fra scuola, famiglia e amici. L’obiettivo principale della giovane Bradshaw per adesso è riuscire a frequentare il corso estivo di scrittura della New School ma prima di tutto dovrà sopravvivere all’ultimo anno di liceo.

Nel liceo di Castlebury, la protagonista passa le sue giornate fra lezioni, pettegolezzi, allenamenti di nuoto e soprattutto tanti amici come l’amica d’infanzia Lali, l’insicura Maggie, la cervellona di origini latine Roberta ma conosciuta come il “Topo”, Walt, Donna Ladonna, Peter e Sebastian Kydd… ed è proprio il ritorno di quest’ultimo che ribalterà le relazioni nel gruppo di amici.

“…il mondo è pieno di persone che desiderano le stesse cose e serve qualche sforzo in più per garantirsi un minimo di visibilità.”

Ce la farà Carrie ad andare al corso estivo della New School? Gli amici di cui non ha mai dubitato si riveleranno tutte delle persone leali o c’è sempre qualcuno che trama nell’ombra perché è geloso della felicità altrui?

Il diario di Carrie è un libro molto scorrevole, che si presta al periodo estivo per la leggerezza tipica della narrativa young adult e che si può portare sotto l’ombrellone per trascorrere momenti di spensieratezza. L’autrice ha uno stile semplice che denota la sua capacità d’intrattenimento, quasi come vedere una puntata del telefilm però su carta. Non sarà Virginia Woolf o una delle sorelle Brönte, ma proprio nel suo essere “simpatico”, ho trovato quest’opera molto piacevole – e devo ammettere che libri appartenenti al genere della letteratura rosa come Sophie Kinsella & Co. non avevo mai letto nulla.

Lontana dallo sfavillante mondo di Manhattan, Carrie è un’adolescente fragile ma determinata, che sogna come tutte le teenager, che aspetta l’amore e che conoscerà anche l’amaro della vita dovendo ammettere le proprie sconfitte. È imperfetta, fuma troppo, beve alle feste e più che una fashion victim, sembra una bad girl – L’autrice l’ha appositamente descritta così per rivelarci che è stata giovane anche lei! XD Quindi, per il momento, le Manolo Blahnik e le sfilate di alta moda sono rimandate! 😉

Vi svelo già che sto leggendo il sequel Summer and the city, il libro che chiude le avventure della giovane Carrie, in cui vi anticipo che incontreremo due amiche famose di Carrie… curiosi? 😛

LINO

Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno

Non amo gli shonen manga perché generalmente sono un tripudio di botte e tette al vento però, qualche volta, si trovano opere che si discostano dai classici stereotipi e presentano una trama che scavalca i generi. È il caso del manga in tre volumi Ano hi mita hana no namae wo bokutachi wa mada shiranai, che nonostante sia stato pubblicato sulle pagine della rivista maschile Jump Square di Shueisha, è un fumetto molto dolce e poetico, che affronta temi abbastanza difficili come la morte e la reincarnazione.

Conosciuto dal fandom internazionale come Ano Hana, il manga disegnato da Mitsu Izumi non è altro che la trasposizione cartacea di un famoso anime di undici episodi, disponibile in Italia per Dynit e trasmesso anche su Rai4, basati sul soggetto originale di Mari Okada che si è occupata dei due romanzi apparsi a puntate sulla rivista Da Vinci di Media Factory.

Ai tempi delle elementari, Jintan era il capo dei Super Busters della pace, un gruppo creato da lui e dai suoi inseparabili cinque amici – Poppo, Menma, Anaru, Tsuruko e Yukiatsu – che aveva l’Ano Hana Jpop manga Menmaabitudine di giocare nel bosco dietro la scuola che frequentavano. Purtroppo la spensieratezza della loro infanzia viene distrutta dal tragico incidente che coinvolge la piccola Menma che muore scivolando nel fiume. I cinque bambini, traumatizzati dall’accaduto, crescono e prendono strade diverse, rompendo il patto di rimanere per sempre amici.

Passano gli anni, Jintan vive passivamente la sua vita rimanendo rinchiuso in casa senza frequentare la scuola, e una mattina appare Menma all’improvviso. Il fantasma dell’amica morta ricompare perché ha una missione da portare a termine e chiede al ragazzo di aiutarla nell’esprimere il suo ultimo desiderio, coinvolgendo anche i vecchi amici d’infanzia. Ritornando alla “vecchia base” nel bosco, Jintan rincontra Poppo che crede alle sue parole e decide di aiutarlo, coinvolgendo prima Anaru e poi Tsuruko e Yukiatsu. Purtroppo solo Jintan è in grado di vedere Menma e per aiutarlo ad avere più affidabilità, il fantasma della defunta, durante una cena, disegna il simbolo dell’infinito con delle fiaccole, come fece da piccolo lo stesso Jintan.

Purtroppo i ragazzi non riescono ancora a capire quale sia il vero desiderio di Menma, nemmeno dopo che la madre dona il vecchio diario segreto della bambina, ma durante le pulizie della base nel bosco, salta fuori un vecchio progetto sulla costruzione di un razzo che volevano realizzare da piccoli…

Ancor prima della morte, il tema principale di quest’opera è l’amicizia, quella vera, quella che si allontana ma che si ritrova perché è un sentimento così nobile che può sopravvivere ad anni di tempesta. Dopo la tragedia di Menma, i Super Busters superstiti cercano di colpevolizzarsi per una morte di cui non c’entrano nulla perché si tratta solo di una cattiva fatalità. Crescono affrontando il lutto in modo personale: Jintan chiudendosi in se stesso, Yukiatsu studiando per crearsi un buon futuro, Poppo viaggiando (e scappando dal Giappone) e Anaru recitando la parte di ragazza che non è. Questi amici si ritrovano ad affrontare insieme il che stava nascosto nel profondo del cuore di ognuno,  che scoppia quando non si riesce più a sopprimerlo, aiutandosi a vicenda.

“Chissà come si chiamava il fiore sbocciato in quella stagione? Ondeggiava nel vento e se lo toccavi, ti pungeva. Il suo profumo leggero ricordava le giornate soleggiate e il cielo azzurro.”

L’evento drammatico della morte viene visto in modo meno negativo della logica occidentale, parlando di reincarnazione soprattutto quando la madre di Jintan in ospedale, quasi alla fine dei suoi giorni a causa di una malattia, afferma di non aver paura di morire perché è convinta che un giorno tutti si rincontreranno, e strappa una promessa alla piccola Menma… che si rivelerà il desiderio per cui è tornata sulla terra e che non vi anticipo! XD

Ano Hana è una storia toccante di crescita e di consapevolezza della vita, che alla fine vi strapperà qualche lacrima e che possiamo leggere pure in italiano grazie all’edizione proposta da JPop in tre volumi, raccolti in un box da collezione, con pagina a colori all’inizio.

Consigliato!

LINO