Immanuel Casto: Da grande sarai fr**io

Al mio primo ascolto ho pensato: “Immanuel sei un fott**o genio!” e ammetto di aver avuto un po’ la pelle d’oca perché questa canzone che si presenta con un titolo provocatorio in realtà è un inno al coming out per la comunità LGBT.

Spesso quando si legge qualcosa inerente a Immanuel Casto, ci aspettiamo che si tratti di una delle sue “porcate” che conosciamo (…e che ci piacciono!), ma stavolta non è così perché il Re del porn groove mi ha piacevolmente sorpreso! Da grande sarai fr**io, l’ultimo singolo scritto con Fabio Canino, non è una canzone nata per divertire ma per fare riflettere, ed è pure il secondo singolo di The Pink Album, ultimo lavoro discografico che sarà disponibile dal 25 settembre.

Messi da parte gli espliciti riferimenti sessuali a cui ci ha abituato in molti singoli, in questa ballad elettropop Casto s’impegna raccontando la storia di accettazione comune a tante persone, iniziando proprio dall’infanzia – Attenzione! Gender! Propaganda Gender! XD non ditelo ad Adinolfi e alle Sentinelle in piedi! XD – in cui un bambino è se stesso, ignaro del mondo dei pregiudizi degli adulti. Crescendo imparerà che la vita per lui non sarà una passeggiata perché spesso sarà considerato come un“diverso” ma Immanuel lo rassicura dicendogli che c’è passato pure lui.

Il video è molto semplice, con il cantautore che recita in vari ruoli del mondo omosessuale come il nerd, il bear barbuto, il fighetto fino ad arrivare al suo alter ego drag. Io non voglio aggiungere altro a parte ribadire la mia ammirazione per questa canzone e lasciarvi con il video e il testo della canzone!

TESTO

“È palese a tutti, è una pura ovvietà / inutile negarlo, lo sa anche il tuo papà / danzi in cameretta con la tua manina al vento / l’ho capito al volo, mi è bastato un momento.

Da grande sarai fr**io / è scritto nelle stelle / il dolore arriva ma tu tanto sei già diva.

Da grande sarai fr**io / ma non si può dire / oggi a Pordenone nasce un piccolo busone.

Cresci, sogna, balla e canta / cresci e sboccia, mia piccola sfranta / che c’è di male se il glitter t’incanta

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

Col tuo grembiulino stirato e perfetto / con un poster di Justin Bieber sul tuo letto / e ripensi a lui poco prima di dormire / lo scrivi sul diario e cambi il nome al femminile.

Da grande sarai fr**io ma tanto gay è bello / dai libero sfogo a quell’istinto ricchioncello

Da grande andrà meglio ma tu ancora non lo sai / piccolo uranista non fermarti mai.

Cresci, sogna, balla e canta / Cresci e sboccia, mia piccola sfranta / che c’è di male se il glitter t’incanta

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

E ti chiedi perché / se ne accorgono tutti / tutti tranne te /e imparerai che / per nascondere il dolore basta un po’ di correttore.

Conosci a memoria tutti i programmi tv / guardi tutto tranne il calcio, tuo papà non ne può più / come reagirà quando dopo cena / gli dirai che per Natale tu vuoi Barbie Sirena?

Da grande sarai fr**io e lo stai per scoprire / fidati di me può far paura da morire / ma non stare zitto in un paese che t’ignora /esci allo scoperto quando verrà l’ora.

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / niente di sbagliato.

Da grande sarai fr**io / da grande sarai fr**io / e non è un reato / ci sono passato.”

LINO

Città di carta

“A Margo piacevano così tanto i misteri che alla fine lo è diventato anche lei.”

Ammetto di essere andato al cinema a vedere Città di carta con molta diffidenza per i troppi elementi in comune con l’adattamento cinematografico di un altro libro di John Green: Colpa delle stelle (The fault in our stars) non mi è piaciuto molto perché si è presentato come il solito polpettone drammatico adolescenziale visto e rivisto. Inoltre i miei dubbi erano alimentati sia dagli sceneggiatori (sempre il duo Neustadter e Weber) sia per l’attore principale Nat Wolff, già visto nella precedente pellicola nei panni di Isaac, l’amico cieco.

Quentin Jacobsen (Nat Wolff) è il classico secchione a cui piace studiare – il suo sogno è di diventare un medico – e divide il suo tempo con gli amici di sempre Ben (Austin Abrams) e Marcus (Justice Smith). Fin da piccolo Quentin ha una cotta per la sua viCittà di carta Paper Towns John Green Cara Delevingne Nat Wolffcina di casa Margo Roth Spiegelman (Cara Delevingne), vecchia compagna di giochi che crescendo si è allontanò da lui, diventando l’idolo della scuola per il suo essere bella e misteriosa. Una notte, poco prima della Cerimonia del Diploma, Margo entra in camera di Quentin attraverso la finestra e gli chiede di aiutarla in una piccola vendetta contro il suo ragazzo che andava a letto con una delle sue migliori amiche e tutti gli altri che lo sapevano ma preferivano restare zitti. Trascorsa la notte di follia, Quentin crede che tutto ricomincerà e che la sua love story finalmente avrà un happy ending ma Margo è scompare. Quentin, non crede che sia scappata per attirare l’attenzione della gente e, con l’aiuto di Ben e Marcus, inizia a cercarla attraverso degli indizi lasciati da lei stessa. Inizia così una caccia al tesoro che porterà i tre amici a passare molto tempo insieme prima di separarsi definitivamente per andare al college e a un viaggio on the road alla ricerca di Margo che ha trovato la sua città di carta

Vi aspettate un bell’happy ending? Non ne sarei così sicuro perché il personaggio interpretato da Cara Delevingne è uno di quelli che odi per il suo essere abbastanza… psicopatico! Penso che sia una delle ragazze più odiose nella mia classifica personale di personaggi femminili, avvicinandosi al mio odio personale per Joey Potter (Katie Holmes) in Dawson’s creek e Marissa Cooper (Mischa Barton) in The O.C. XD Inoltre Quentin riuscirà a trovarla o l’ha persa per sempre? Andate al cinema e lo scoprirete! – preferibilmente in orari in cui ci siano ragazzine piene di ormoni (con cui ho litigato in sala perché non stavano mai zitte), che quando Ansel Elgort (Gus di Colpa delle stelle) appare per un piccolo cameo, iniziano a urlare e a battere i piedi per l’emozione…

Distribuito dalla 20th Century Fox, per la regia di Jack Schreirer, Paper Towns mi ha piacevolmente sorpreso perché è (erroneamente) presentato come un film d’amore per teenager, che cerca di sfruttare la scia dell’amore sfortunato di Hazel e Gus, ma in realtà è un film che parla soprattutto del valore dell’amicizia e dell’importanza di essere se stessi. Il viaggio viene usato come metafora di vita e di crescita: i ragazzi partono per cercare Margo ma in realtà finiscono per rendersi conto di essere cambiati, di essere cresciuti, di avere sogni e aspirazioni diversi, senza però tradire la propria amicizia. Per la cultura americana, il college rappresenta il passaggio dall’infanzia all’età adulta, in cui i ragazzi lasciano la propria casa e tutto il resto per costruirsi un futuro. Quentin, Ben e Marcus andranno in università diverse e non si vedranno per tanto tempo ma quel legame che li lega dall’infanzia, la sincerità e la bellezza dell’amicizia, riuscirà a sopravvivere anche a quest’altra prova della vita.

Consigliato? Assolutamente sì, a metà fra un road movie e un racconto di formazione, assistiamo a una caccia al tesoro dove la principessa non vuole essere né salvata né trovata. E il cavaliere che farà? Forse ha capito che ha perso tempo a dare troppa attenzione alla dama sbagliata. 😉

LINO

Il diario di Carrie

Un po’ di tempo fa vi parlai della serie televisiva di The Carrie Diaries che stavo seguendo su LA5, una sorta di prequel del famoso Sex & the city, il telefilm che negli anni 90 cambiò le prospettive femminili sulle relazioni affettive e sulla sessualità. Come ben sapete sia la serie madre sia il prequel sono tratti dai romanzi di Candace Bushnell, scrittrice americana focalizzata sulla letteratura rosa e young adult, e ho recuperato il primo volume della serie di Miss Carrie Bradshaw cominciando proprio con Il diario di Carrie, pubblicato in Italia da Edizioni Piemme.

Prima di tutto dimenticate la serie televisiva perché, anche se presenta elementi simili, il romanzIl diario di Carrie Candace Bushnell Edizioni Piemmeo segue un percorso diverso, presentando altri personaggi e un’eroina totalmente imperfetta e lontana dal glamour di Manhattan.

La giovane Carrie vive a Castlebury, una piccola cittadina di provincia, insieme al padre scienziato e alle due sorelle Missy e Dorrit, e vuole crearsi un futuro lontano da casa puntando subito alla Grande Mela per realizzare il suo sogno: diventare una scrittrice famosa. Se il padre vorrebbe che sua figlia seguisse le sue orme frequentando la Brown University, Carrie invece ha ereditato il carattere combattivo della madre, morta prematuramente per una brutta malattia, ma soprattutto la sua passione per la letteratura e per il femminismo, che la portano a essere “diversa” dalle sue coetane.  Siamo negli anni ottanta e Carrie non è la fashionista che incontreremo una quindicina di anni dopo ma è semplicemente una liceale che si divide fra scuola, famiglia e amici. L’obiettivo principale della giovane Bradshaw per adesso è riuscire a frequentare il corso estivo di scrittura della New School ma prima di tutto dovrà sopravvivere all’ultimo anno di liceo.

Nel liceo di Castlebury, la protagonista passa le sue giornate fra lezioni, pettegolezzi, allenamenti di nuoto e soprattutto tanti amici come l’amica d’infanzia Lali, l’insicura Maggie, la cervellona di origini latine Roberta ma conosciuta come il “Topo”, Walt, Donna Ladonna, Peter e Sebastian Kydd… ed è proprio il ritorno di quest’ultimo che ribalterà le relazioni nel gruppo di amici.

“…il mondo è pieno di persone che desiderano le stesse cose e serve qualche sforzo in più per garantirsi un minimo di visibilità.”

Ce la farà Carrie ad andare al corso estivo della New School? Gli amici di cui non ha mai dubitato si riveleranno tutte delle persone leali o c’è sempre qualcuno che trama nell’ombra perché è geloso della felicità altrui?

Il diario di Carrie è un libro molto scorrevole, che si presta al periodo estivo per la leggerezza tipica della narrativa young adult e che si può portare sotto l’ombrellone per trascorrere momenti di spensieratezza. L’autrice ha uno stile semplice che denota la sua capacità d’intrattenimento, quasi come vedere una puntata del telefilm però su carta. Non sarà Virginia Woolf o una delle sorelle Brönte, ma proprio nel suo essere “simpatico”, ho trovato quest’opera molto piacevole – e devo ammettere che libri appartenenti al genere della letteratura rosa come Sophie Kinsella & Co. non avevo mai letto nulla.

Lontana dallo sfavillante mondo di Manhattan, Carrie è un’adolescente fragile ma determinata, che sogna come tutte le teenager, che aspetta l’amore e che conoscerà anche l’amaro della vita dovendo ammettere le proprie sconfitte. È imperfetta, fuma troppo, beve alle feste e più che una fashion victim, sembra una bad girl – L’autrice l’ha appositamente descritta così per rivelarci che è stata giovane anche lei! XD Quindi, per il momento, le Manolo Blahnik e le sfilate di alta moda sono rimandate! 😉

Vi svelo già che sto leggendo il sequel Summer and the city, il libro che chiude le avventure della giovane Carrie, in cui vi anticipo che incontreremo due amiche famose di Carrie… curiosi? 😛

LINO

Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno

Non amo gli shonen manga perché generalmente sono un tripudio di botte e tette al vento però, qualche volta, si trovano opere che si discostano dai classici stereotipi e presentano una trama che scavalca i generi. È il caso del manga in tre volumi Ano hi mita hana no namae wo bokutachi wa mada shiranai, che nonostante sia stato pubblicato sulle pagine della rivista maschile Jump Square di Shueisha, è un fumetto molto dolce e poetico, che affronta temi abbastanza difficili come la morte e la reincarnazione.

Conosciuto dal fandom internazionale come Ano Hana, il manga disegnato da Mitsu Izumi non è altro che la trasposizione cartacea di un famoso anime di undici episodi, disponibile in Italia per Dynit e trasmesso anche su Rai4, basati sul soggetto originale di Mari Okada che si è occupata dei due romanzi apparsi a puntate sulla rivista Da Vinci di Media Factory.

Ai tempi delle elementari, Jintan era il capo dei Super Busters della pace, un gruppo creato da lui e dai suoi inseparabili cinque amici – Poppo, Menma, Anaru, Tsuruko e Yukiatsu – che aveva l’Ano Hana Jpop manga Menmaabitudine di giocare nel bosco dietro la scuola che frequentavano. Purtroppo la spensieratezza della loro infanzia viene distrutta dal tragico incidente che coinvolge la piccola Menma che muore scivolando nel fiume. I cinque bambini, traumatizzati dall’accaduto, crescono e prendono strade diverse, rompendo il patto di rimanere per sempre amici.

Passano gli anni, Jintan vive passivamente la sua vita rimanendo rinchiuso in casa senza frequentare la scuola, e una mattina appare Menma all’improvviso. Il fantasma dell’amica morta ricompare perché ha una missione da portare a termine e chiede al ragazzo di aiutarla nell’esprimere il suo ultimo desiderio, coinvolgendo anche i vecchi amici d’infanzia. Ritornando alla “vecchia base” nel bosco, Jintan rincontra Poppo che crede alle sue parole e decide di aiutarlo, coinvolgendo prima Anaru e poi Tsuruko e Yukiatsu. Purtroppo solo Jintan è in grado di vedere Menma e per aiutarlo ad avere più affidabilità, il fantasma della defunta, durante una cena, disegna il simbolo dell’infinito con delle fiaccole, come fece da piccolo lo stesso Jintan.

Purtroppo i ragazzi non riescono ancora a capire quale sia il vero desiderio di Menma, nemmeno dopo che la madre dona il vecchio diario segreto della bambina, ma durante le pulizie della base nel bosco, salta fuori un vecchio progetto sulla costruzione di un razzo che volevano realizzare da piccoli…

Ancor prima della morte, il tema principale di quest’opera è l’amicizia, quella vera, quella che si allontana ma che si ritrova perché è un sentimento così nobile che può sopravvivere ad anni di tempesta. Dopo la tragedia di Menma, i Super Busters superstiti cercano di colpevolizzarsi per una morte di cui non c’entrano nulla perché si tratta solo di una cattiva fatalità. Crescono affrontando il lutto in modo personale: Jintan chiudendosi in se stesso, Yukiatsu studiando per crearsi un buon futuro, Poppo viaggiando (e scappando dal Giappone) e Anaru recitando la parte di ragazza che non è. Questi amici si ritrovano ad affrontare insieme il che stava nascosto nel profondo del cuore di ognuno,  che scoppia quando non si riesce più a sopprimerlo, aiutandosi a vicenda.

“Chissà come si chiamava il fiore sbocciato in quella stagione? Ondeggiava nel vento e se lo toccavi, ti pungeva. Il suo profumo leggero ricordava le giornate soleggiate e il cielo azzurro.”

L’evento drammatico della morte viene visto in modo meno negativo della logica occidentale, parlando di reincarnazione soprattutto quando la madre di Jintan in ospedale, quasi alla fine dei suoi giorni a causa di una malattia, afferma di non aver paura di morire perché è convinta che un giorno tutti si rincontreranno, e strappa una promessa alla piccola Menma… che si rivelerà il desiderio per cui è tornata sulla terra e che non vi anticipo! XD

Ano Hana è una storia toccante di crescita e di consapevolezza della vita, che alla fine vi strapperà qualche lacrima e che possiamo leggere pure in italiano grazie all’edizione proposta da JPop in tre volumi, raccolti in un box da collezione, con pagina a colori all’inizio.

Consigliato!

LINO

La Famiglia Belier

Spesso quando guardo film che vengono da oltralpe sono dubbioso perché i nostri “cugini” francesi hanno una cultura cinematografica “particolare” che spesso non riesco a farmi piacere, trovando molti loro lavori abbastanza spocchiosi e noiosi, ma con La Famiglia Belier è stata tutt’altra storia. La locandina recita “Un film che vi farà bene!” ed è una garanzia: una commedia divertente ma con tanti spunti di riflessione!

La Famille Bélier è un film di Éric Lartigau, campione del box office dello scorso periodo natalizio francese – è uscito il 17 dicembre 2014 – diventando campione d’incassi e portando al cinema una famiglia poco ordinaria e una giovane promessa del cinéma français.

Paula (Louane Emera) è una sedicenne che vive in Normandia in una fattoria dove producono formaggi, insieme alla sua famiglia. La particolarità dei Bélier è che tre membri su quattro sono sordi, tranne la protagonista che è la “vLa Famiglia Belier Louane BIMoce” dei suoi genitori e del fratello in tutte le situazioni della vita quotidiana, dal mercato in cui vendono i loro prodotti a una semplice visita medica. La ragazza, che frequenta il liceo, è più matura delle sue coetanee perché oltre allo studio, deve occuparsi dei suoi cari e lavorare nell’azienda di famiglia, sacrificando l’essere un’adolescente come tutte le altre. Durante la scelta per un corso scolastico, Paula viene presa nel coro dove l’insegnante, M. Thomasson (Éric Elmosnino), si accorge del suo talento e la sprona a migliorare fino a proporle di partecipare al concorso canoro di Radio France a Parigi che potrebbe cambiarle totalmente l’esistenza. Attratta dalla musica, la ragazza cerca di conciliare le lezioni di canto con il lavoro nella fattoria ma fallisce: messa alle strette, confessa ai genitori la decisione di voler dedicarsi alla musica e di partire per la capitale francese. I genitori si sentono traditi e non accettano che la figlia li abbandoni, soprattutto perché lei è l’interprete ufficiale dei Bélier. Paula accantona il progetto ma la sera prima del concorso, il padre non riesce a rimanere indifferente al sogno della figlia e si mettono in viaggio per Parigi…

La famiglia Bélier usa il tema della sordità come una risorsa piena di comicità e di amore, accantonando l’occhio morboso dei “normali” che vedono nelle disabilità, un limite a condurre una vita come la loro. Non c’è tempo per fossilizzarsi sul pietismo della diversità perché loro si sentono parte integrante della realtà in cui vivono poiché essere sordi non vuol dire essere scemi, e spesso il tutto viene smorzato dai siparietti fra la madre Gigi (Karin Viard) e il padre Rodolphe (François Damiens): la parte comica viene montata soprattutto fra la fusione dei gesti e la traduzione di Paula, che spesso evita appositamente di dire quello che pensano realmente i suoi genitori!

Il tema dell’affetto familiare va a confrontarsi con quello principale del film cioè la crescita e il passaggio all’età adulta, incarnato da Paula che ama follemente la sua famiglia ma capisce che è giusto che lei pensi a se stessa e provi a cercare la sua strada. Non è un caso che la canzone che porta al concorso sia Je vole di Michel Sardou che nelle sue liriche canta “Mes chers parents, Je pars / Je vous aime mais Je pars / Vous n’aurez plus d’enfant / Ce soir / Je n’m’enfuis pas Je vole / Comprenez bien, Je vole…” (“Miei cari genitori, io vado via / Vi voglio bene ma vado via / Non avrete più una bambina / Stasera / Io non fuggo io volo / capite bene, io volo…”), un messaggio diretto all’amata famiglia, cercando di spiegare che il suo non è un addio ma solo il bisogno di prendere il volo verso il futuro.

È proprio una giovane ragazza a dare il volto all’adolescente che cerca di spiccare il volo, Louane Emera, giovane star francese, classe 1996, famosa per aver partecipato alla seconda edizione di The Voice: la plus belle voix nel team di Louis Bertignac, celebre chitarrista e produttore musicale francese (famoso per aver prodotto, arrangiato, scritto i testi e suonato la chitarra nel primo album di Carla Bruni), ma esclusa dalla finale perché eliminata alla semifinale proprio dopo aver cantato Quelqu’un m’a dit della Bruni XD Dopo aver aperto lo showcase di Jessie J a Parigi, lo scorso 2 marzo è uscito l’album di debutto Chambre 12 trainato dal singolo Avenir, ma è con il ruolo di Paula Bélier che conferma la sua fama d’artista sia in patria sia fuori dai confini francesi, vincendo il Most Promising Actress ai César Awards 2015.

Il film è nelle sale cinematografiche italiane dal 26 marzo grazie a BIM Distribuzione e vi consiglio di vederlo perché troverete pochi film che riescono a mescolare intelligentemente comicità e dramma, che tocca nel profondo dove non pensavate di essere vulnerabili e vi farà scappare una lacrima – ammetto che io e mia madre ci siamo trattenuti e non siamo affogati in un lago di lacrime solo per pudore! XD

Ottimo cast, valori positivi e chansons françaises classica del pluricitato Michel Sardou. Consigliato a pieni voti.

LINO

Citrus di Ayuko

L’adolescenza e l’ambiente scolastico sono argomenti usati nell’ottanta percento degli shojo manga, spesso utilizzati in modo banale rifugiandosi nel solito cliché del genere – ragazzina insicura che s’innamora del figo di turno che la ignora fino a quando magicamente perderà la testa per lei. In questa vasta produzione ho letto una miniserie di Ayuko che ha saputo usare il mood tipico dello shojo, creando una storia agrodolce sull’adolescenza.

Ammetto che avevo molti pregiudizi su Citrus perché i precedenti lavori dell’autrice portati in Italia, i volumi unici Goodbye my life e After the tempest, in late summer, non mi erano piaciuCitrus di Ayuko  (1)ti per nulla e non comprai nemmeno il terzo titolo, Non ucciderò più le uova, poiché la curiosità era stata stroncata dalle letture precedenti… però quest’opera è stata proprio una delizia!

La vita quasi perfetta di Shiho Kurata viene bruscamente interrotta dall’arrivo di Nanami Koba, durante l’ultimo anno di scuola media nella piccola cittadina di campagna di Kinoto. Le due ragazze sono completamente diverse: la prima è dolce, timida e ha trovato la sua ragione di vita nella passione per il pianoforte, l’altra invece è introversa, fredda e non parla con nessuno. Shiho, con l’incarico di capoclasse, porta la nuova arrivata a visitare la scuola ed è proprio in quest’occasione che Nanami mostra il suo carattere cinico, disprezzando tutti quelli che vivono nel paese e demolendo il suo sogno futuro di aprire una scuola di pianoforte. La ragazza di Tokyo fa di tutto per auto-emarginarsi e non riesce a stringere rapporti con nessuno dei compagni di classe, ma quest’atteggiamento non è altro che il frutto di esperienze passate che l’hanno portata a non fidarsi delle persone.

Durante la lettura dei due volumi assistiamo alla crescita delle due protagoniste di Citrus: Shiho mette da parte le lacrime cercando d’impegnarsi seriamente nello studio del pianoforte e inizia a interessarsi a Soma Iwasaki, un ragazzo problematico accusato di furto nella classe e con una storia familiare drammatica alle spalle; Nanami accetta il divorzio dei suoi genitori e deve decidere se riprendere la carriera di modella che ha dovuto abbandonare per ritornare a Tokyo.

Ayuko diCitrus di Ayuko  (2)pinge una storia di crescita e formazione con tanta delicatezza che sembra quasi una poesia. Se gli occhi sono invasi da uno stile morbido ed essenziale, dal punto di vista narrativo subentra lo sguardo malinconico dell’autrice, che spesso affida ai suoi personaggi pensieri ed emozioni che tanti di noi hanno già provato. La paura del futuro e di fare le scelte sbagliate, sono sensazioni comuni a tutte e due le ragazze, anche se in maniera diversa: se Shiho spesso si lascia affogare dalla malinconia e da pensieri spinti da una “sindrome dell’abbandono”, Nanami esprime tutto con aggressività cercando di distruggere tutto quello che ha intorno.

Ammetto di essermi rivisto tanto in Shiho, soprattutto nelle sensazioni d’inquietudini e d’insicurezza, nella ricerca della perfezione e del voler fare quello che gli altri si aspettano che tu faccia, nella malinconia del guardare al futuro, nella paura di finire un periodo preciso della propria vita per doverne ricominciare un altro da zero.

“Che l’adolescenza sia agrodolce è una bugia… è solo aspra e amara… ma ciò nonostante un giorno, di sicuro, ci ricorderemo di quei giorni aciduli… che ci hanno riempito il cuore.”

Questo shojo manga è stato pubblicato inizialmente a puntate su Betsuma di Shueisha e poi raccolto in due volumetti proposti in Italia da Flashbook Edizioni, nella classica edizione curata da fumetteria.

Consigliato? Io direi proprio di sì, soprattutto per il risvolto psicologico che a molti può portare alla mente ricordi del proprio passato. Io lo consiglierei anche agli scettici che non amano il genere shojo, soprattutto se hanno voglia d’introspezione semplice ma non banale.

LINO

The Carrie Diaries

“Prima del sesso, prima di New York, prima di Sex & The City, c’ero solo io…

Carrie Bradshaw”

Si aprono così le puntate di The Carrie Diaries, serie televisiva di The CW, che narra le avventure di una giovane Carrie Bradshaw, prima di diventare l’icona femminile mondiale che tutti conosciamo. In questo periodo LA5, canale 30 del digitale terrestre, sta mandando in chiaro tutti i ventisei episodi che compongono questo prequel interrotto alla seconda stagione, basato sui romanzi Il diario di Carrie e Summer and the City (Edizioni Piemme) di Candace Bushnell.

Bisogna premettere subito due cose: la prima è che sarebbe corretto parlare più di uno spin-off di Sex & the City che di un prequel, perché anche se è ambientato cronologicamente prima della serie originale, ci sono tanti elementi che non combaciano con essa (per esempio la presenza della sorella di Carrie); la seconda, e la più importante, è di dimenticarsi delle quattro amiche di New York e di godersi TCD come una serie televisiva a parte, indipendente, appartenente al genere del teen drama – uno dei produttori è Josh Schwartz che si occupò di The O.C. e Gossip Girl.The Carrie Diaries prequel di Sex and the City  (1)

1984, Connecticut, Carrie (AnnaSophia Robb) è una ragazza che vive a Castlebury, una cittadina di provincia, molto intelligente e che aspira a diventare una famosa scrittrice. Purtroppo la madre muore a causa di un tumore e si ritrova sola con il padre (Matt Letscher) e la sorella punk Dorrit (Stefania Owen). È proprio Tom Bradshaw a proporre alla figlia uno stage presso uno studio legale di Manhattan, essendo a conoscenza del sogno della figlia di vivere un giorno nella Grande Mela, ma le cose si complicano quando Carrie conosce la magnifica Larissa (Freema Agyeman), editrice di Interview Magazine. Questa donna diventa il modello da seguire della ragazza, l’aspirazione a cui arrivare, la donna moderna che lavora ed è single, con un look all’ultima moda e che non ha paura del giudizio della gente. Nel frattempo Carrie frequenta il penultimo anno delle superiori insieme alle sue amiche Mouse (Ellen Wong), l’asiatica intelligentona competitiva, e Maggie (Katie Findlay), e comincia una storia con Sebastian (Austin Butler), il Mister Big che la perseguiterà durante questi ultimi due anni del liceo. Se inizialmente il padre si oppone allo stage proposta da Larissa presso la sua rivista di moda, successivamente permetterà a Carrie di coronare il suo sogno di lavorare a Manhattan e farsi le ossa per il futuro.

Il resto è tutto da vedere e vi anticipo solo che nei ventisei episodi vengono affrontati temi classici del teen drama come il primo grande amore, l’amicizia sincera e quella che tradisce, la voglia di crescere troppo velocemente, situazioni familiari particolari, le prime esperienze sessuali e altre situazioni viste con gli occhi degli adolescenti di trent’anni fa!

Bello, giovane e fresco! Io amo gli anni ottanta e questo telefilm è una gioia per gli occhi per i colori, gli outfit e tutto il glam che si respira! Ancor prima di Carrie Bradshaw, la vera protagonista è New York City, baby! La New York eighties, la città dei sogni, la meta del peccato, la grande mela dove tutto è possibile. Anni di grande fervore artistico, in cui nascevano le nuove tendenze in campo artistico come la moda, il cinema e la musica. Carrie vuole far parte di questo mondo e lasciare la sua impronta, a qualunque costo, andando anche contro suo padre o rinunciando l’amore.

I vestiti sono meravigliosi e non si può rimanere indifferenti al tocco di Eric Daman, costumista ufficiale di Gossip Girl, che non fallisce mai e crea uno stile eighties ma moderno con colori forti – spesso mescolati fra loro, stampe optical e tanto sbrilluccichio che inonda i nostri occhi *_*

Da sinistra: Katie Findlay, Brendan Dooling, Ellen Wong, AnnaSophia Robb, Austin Butler e Freema Agyeman.

Da sinistra: Katie Findlay, Brendan Dooling, Ellen Wong, AnnaSophia Robb, Austin Butler e Freema Agyeman.

Purtroppo non è stata una serie fortunata: rimandata per anni, si è conclusa già alla seconda stagione, nonostante fosse stata annunciata una terza serie. Inizialmente si voleva fare un film per il cinema (con una probabile Miley Cyrus come protagonista) ma si è preferito una serie televisiva che si credeva che potesse essere trainata dal successo della sua “sorella maggiore”. Il cast è stato volutamente scelto con volti poco noti, molto bravi e ben caratterizzati, ma nella guerra dello share televisivo The Carrie diaries è stato un vero e proprio flop.

Un grande peccato perché nella seconda serie viene introdotto il personaggio di Samantha Jones (Lindsey Gort), cugina dell’ape regina della scuola Donna (Chloe Bridges), e Walt (Brendan Dooling), che finalmente aveva capito la sua omosessualità, aveva iniziato una relazione con Bennet (Jake Robinson), collega di Larissa. Una terza seria ci voleva proprio perché, se non ricordo male, al college Carrie conosceva Miranda e diventavano amiche, quindi poteva aggiungersi anche lei come personaggio fisso della serie.

The Carrie Diaries forse è stata vittima dell’enorme successo di Sex & The City ma io vi consiglio di “gustarvi” questa serie lo stesso! 🙂

LINO

Compagni di classe – Doukyusei

“Mi sono innamorato. Questa persona porta la mia stessa uniforme e le mie stesse scarpe. È nella mia classe e ha la mia stessa età..”

Finalmente sugli scaffali delle fumetterie è arrivato Compagni di Classe di Asumiko Nakamura, autrice ancora inedita nel nostro paese, però l’edizione italiana di Doukyusei è la prima edizione estera di questa serie boys love a essere tradotta in una lingua occidentale.

È veramente difficile trovare notizie di quest’autrice, a parte che è giovane (classe 1979) e che ha sperimentato tutti i generi manga, alternando serie slice of life a lavori più dark caratterizzati da storie violente ed esplicite (per esempio Copernicus no KokyuuLa réspiration de Copernic che mi ha fatto scoprire la mia amica blogger Millefoglie).

Compagni di classe racconta la dolce storia d’amore fra Beyan Kusakabe e Rihito Sajo: il primo è un ragazzo amante della musica, chitarrista in una band,Compagni di classe Doukyusei Asumiko Nakamura Magic Press dall’animo irrequieto e (fin troppo) spontaneo, invece il secondo è un tipo riservato, molto intelligente e che ama lo studio. Complice il Festival corale della scuola, i due ragazzi si avvicinano sempre più con la scusa dello studio di una canzone fin quando, in uno dei loro pomeriggi di prove di canto, Kusakabe bacia Sajo. La storia che man mano ci racconta l’autrice è di una relazione che cresce pian piano, con protagonisti due giovani ragazzi che vengono travolti da questo sentimento e che vivranno situazioni comuni a tanti adolescenti: la scuola e gli esami annuali, la scelta del proprio futuro e dell’università, la gelosia e i periodi di sfiducia reciproca. Tutto questo racconto è raccontato con uno stile che potremmo definire agrodolce perché se l’autrice ci propone una narrazione molto elegante, ci sono altri momenti in cui i protagonisti sono rappresentati nella loro ingenuità tipica di quell’infanzia non ancora abbandonata del tutto e l’irrequietezza che li contraddistingue in quella voglia di crescere e diventare adulti.

Il tratto della Nakamura è particolare, all’occhio appare semplice e abbastanza morbido ma ha un sottofondo spigoloso, infatti anche le espressioni del viso dei suoi personaggi non hanno gli occhioni enormi sbrilluccicosi tipici dello stile di tante sue colleghe, e i due ragazzi vivono il loro sentimento senza stabilire subito i classici ruoli da uke e seme degli yaoi.

La Magic Press, dopo vari rinvii, ha pubblicato questa serie nella sua collana 801 Presenta, nella sua solita bellissima edizione da libreria, e si spera che porti anche gli altri volumi collegati a Doukyousei. In Giappone sono stati pubblicati due sequel intitolati Sotsugyousei e O.B, più Sora to Hana che è uno spin-off con protagonista il simpaticissimo Hara Sensei, il professore di musica.

Se siete rimasti incantati da quest’autrice, vi segnalo la possibilità di leggere altre sue opere in lingue più facilmente comprensibili del giapponese come Utsubora: The story of a novelist, pubblicato dall’americana Vertical Inc, e Crazy AffairAnata no Tame nara doko Made mo, della francese Taifu Comics.

Questo volume lo consiglio per la dolcezza che si respira per tutta l’opera, ed è godibilissimo anche da chi non è attratto dagli shonen ai perché non presenta scene esplicite da yaoi. Sinceramente sembra più un josei slice of life che un boys love. Mettete da parte i pregiudizi e prendetelo, così la Magic Press si convince che anche il pubblico italiano apprezza opere di qualità… se no ci toccherà leggere solo BL della Takanaga!

LINO

La Clessidra – Ricordi d’amore

“Presto arriverà la primavera e poi l’estate. Le stagioni si ripetono all’infinito.

Il paesaggio si scolorisce a poco a poco, i ricordi cambiano tonalità cromatica, le cellule si rinnovano ogni giorno, si sviluppano, e si atrofizzano.

I Noi Stessi di un tempo divengono gradualmente irriconoscibili.

Tra qualche decennio esisterà ancora quella nostra vecchia identità? Magari in un frammento del corpo che avremo allora?”

Pochi manga ti emozionano così tanto fino a farti commuovere per la dolcezza e la delicatezza della storia narrata come in La ClessidraRicordi d’amore. Quest’opera è stata realizzata dalla mia amata Hinako Ashihara, di cui ho già parlato nel mio blog nelle recensioni di alcuni suoi volumi unici come SOS e La luna e il lago, e posso affermare che è uno dei miei fumetti preferiti perché questa mangaka non mi delude quasi mai.

Sunadokei racconta la vita di An Uekusa dai dodici anni, età in cui perde prematuramente la madre, all’età adulta post-universitaria, attraversLa clessidra Ricordi d'amore Hinako Ashihara Planet Manga  (1)o una serie di ricordi raccontati dalla protagonista. La storia si apre con la ventiseienne An che sta preparando le valigie, per trasferirsi  all’estero con il suo futuro marito, e la sorellina Chii che trova per caso una clessidra. Quest’oggetto riporta alla mente di An tanti ricordi, a cominciare proprio dal Museo della sabbia di Nima, dove comprò quel piccolo souvenir insieme alla madre, prima di tornare a vivere nella casa dei nonni materni a Shimane. A dodici anni comincia una nuova vita nel piccolo paese, lascia Tokyo a causa della separazione dei suoi genitori e Miwako, la madre di An, è costretta a ritornare nella casa da dove era scappata. Da questo momento è un susseguirsi di esperienze, in cui ogni capitolo è associato a una stagione, a un anno di vita della protagonista e un titolo (per esempio “l’estate dei miei 14 anni – Tuono”). Ci sarà spazio per raccontare tutta la vita di An: l’odio iniziale per Daigo Kitamura che poi diventerà il suo ragazzo, la conoscenza con i fratelli Fuji e Shiika Tsukishima, la morte della madre, il trasferimento a Tokyo con il padre, la separazione da Daigo e tante altre cose che non voglio anticiparvi.

La Clessidra ha vinto il cinquantesimo Premio Shogakukan come miglior shojo nel 2005 a pari merito con Bokura ga ita (“noi c’eravamo”) di Yuki Obata, e la cosa non mi sorprende perché Hinako Ashihara riesce a coinvolgerti e a farti sentire parte della storia parlando direttamente al cuore del lettore. Semplicità ed emozioni sono le due caratteristiche principali: non ci sono storie con magie o colpi di scena ma solo tanta quotidianità descritta attraverso i sentimenti dei personaggi, con una delicatezza che non è più tanto facile trovare fra le sue colleghe, che spesso cadono nella banalità dello smut.

Interessante è l’oggetto della clessidra che compare per tutta l’opera, diventando la metafora principale del manga perché, come ci spiega la nonna di An nel primo volume, la clessidra può essere paragonata alla vita umana, ostaggio del tempo tra passato, presente e futuro.

Quest’opera è stata serializzata in Giappone sulla rivista Betsucomi di Shogakukan e raccolta in dieci volumi portati in Italia grazie a Planet Manga nella sua solita edizione economica. Inoltre in madrepatria è possibile trovare il bellissimo artbook con le meravigliose illustrazioni dell’autrice (che io mi sono regalato qualche mese fa) e sono stati prodotti anche un film e un drama in sessanta episodi.La clessidra Ricordi d'amore Hinako Ashihara Planet Manga  (2)

La lettura di questo meraviglioso shojo manga la consiglio sempre a tutti, anche se non si ama particolarmente il genere, perché è un’opera struggente e delicata, velata da una continua malinconia nella narrazione.

Recuperatelo 🙂

LINO

I fiori del male – Flower of evil

“Tra l’essere amato da tutti o essere amato dall’unica persona che desideri, cosa sceglieresti? – Essere amata da un solo cuore anche se non è affatto semplice”  

Avete voglia di una storia d’amore diversa che affronta un argomento difficile? Vi piacciono i personaggi particolari e un po’ psicopatici? I fiori del male di Lee Hyeon Sook è il fumetto che fa per voi! Una storia d’amore che affronta uno dei più grandi tabù cioè l’incesto con personaggi che non possiedono una normale stabilità mentale..

I fiori del maleFlower of evil è un sunjong manhwa, di un’autrice conosciuta in Italia per opere come Love Story e Savage Garden, pubblicato sulla rivista Issue di Daiwon C.I. (la stessa che ha ospitato il famoso manhwa vampiresco Model di Lee So Young) e raccolto in sette volumi. Il titolo è un chiaro riferimento a Le fleurs du mal di Charles Baudelaire e, non a caso, la pagina finale del volume conclusivo di questo fumetto contiene un pezzo estratto da Le litanie di Satana, contenuto nel libro. Non è l’unica citazione letteraria a cui la manhwaga fa riferimento ma usa un pezzo estratto dal racconto Augustus di Hermann Hesse, contenuto nel libro Leggende e Fiabe, per aprire l’opera.

Lee Hyeon Sook ci racconta la tormentata storia d’amore fra Sejoon e Sewa, due gemelli di sesso diverso che vivono da sempre uno strano rapporto fraterno, senza mai staccarsi l’uno dall’altra e vivendo come se fossero una cosa sola. Crescendo, durante l’adolescenza, si vive quel periodo in cui ogni indivIfioridelmale  (2)iduo ha bisogno di cercare la propria personalità e fare varie esperienze, e Sejoon è il primo a cercare di rompere questo cordone ombelicale frequentando Siyeon. Se il ragazzo capisce che il rapporto che ha con la gemella è qualcosa di sbagliato agli occhi della società, lo stesso non vale per Sewa, ragazza taciturna e scontrosa, a cui non interessa fare amicizia con gli altri perché lei vive solo in funzione di Sejoon. Una vecchia conoscenza del passato, Songchan, un ex compagno di classe dei gemelli, rompe definitivamente il loro equilibrio emotivo poiché cerca da subito l’amicizia di Sewa, ma quest’ultima inizialmente non è interessata alle attenzioni del ragazzo. Sejoon rifiuta la gemella usando la povera Siyeon, come un burattino a proprio piacimento, con la convinzione che lo fa per il bene di Sewa e della sua famiglia. La storia è un susseguirsi di attacchi d’isteria di Sewa che non accetta l’allontanamento di Sejoon e una progressiva consapevolezza che quest’amore ha le radici marce da cui non può nascere nulla di buono. Sullo sfondo assistiamo a degli eventi inquietanti come dei tentati omicidi e delle vendette, si fa luce sul passato di Songchan che ricerca i gemelli per un motivo ben preciso e si capisce che il padre dei gemelli nasconde qualcosa.. vorrei tanto spoilerarvi tutto ma terrò la bocca ben chiusa!

Tutta la narrazione scorre veloce, con delle vignette quasi cinematografiche e ammetto di essermi perso, molte volte, a fissare le tavole perché Lee Hyeon Sook disegna benissimo: la bellezza delle sue illustrazioni a colori, ricche di dettagli, spiccano sempre all’inizio di ogni volume, ma la cosa strana è che il suo tratto rende benissimo anche in bianco e nero! La cosa che amo maggiormente è l’espressione visiva dei suoi personaggi, soprattutto quando disegna lo sguardo di una persona, gli occhi con cui trasmette le emozioni senza bisogno di dialoghi. Spesso appare un tratto “freddo e glaciale” ma che rende perfettamente l’idea dell’atmosfera di questo manhwa.Ifioridelmale  (3)

C’è anche una grande ricerca nei protagonisti dal punto di vista psicologico perché l’autrice indaga sui concetti di ossessione, morbosità, amore, affetto, mania, chiedendosi spesso se l’amore è amore in tutte le sue forme, perché non siamo capaci ad accettare un sentimento fra consanguinei? Cos’ha di diverso questo sentimento dall’affetto che provano le coppie normali? Proclamiamo l’amore in tutte le sue forme, eterosessuale o omosessuale, perché consiglieremmo a due fratelli incestuosi di farsi curare? Non è amore anche questo? L’autrice non si mette a fare la moralista e racconta l’amore per quello che è: un forte sentimento che provoca tanto dolore.

L’edizione italiana è a cura di J-Pop Manga, bella (con pagine bianchissime) e illustrazioni a colori in tutti i volumi, e non ho nulla da rimproverargli a parte il fatto che ormai pubblicano solo Seinen e manga per veri maschioni, dimenticandosi di bei titoli shojo/josei.

A me è piaciuto molto e lo consiglio a chi vuole una storia d’amore che non per forza debba avere il classico happy ending..  perché i coreani amano il dramma!

LINO