I giocattoli non hanno identità

Mentre sistemo gli scaffali del negozio di giocattoli in cui lavoro, spesso mi fermo a osservare l’ampia scelta di prodotti che vengono proposti ai bambini di oggi ed è bello vedere la gioia che ancora procura l’avere un oggetto che, nonostante non abbia un grande valore economico, continua ad essere qualcosa d’importante a livello affettivo. La cosa che sto apprezzando molto è vedere abbattere una particolare barriera mentale da molti genitori, che mi ha perseguitato per tutta la mia infanzia: l’identità sessuale del giocattolo.

Da bambino, e si parla degli anni novanta, c’era già una vasta gamma di giocattoli ma erano ancora fortemente divisi per genere: il maschio giocava con le macchinine, le armi e il pallone da calcio, invece la femmina con le Barbie, gli accessori da cucina e i cosmetici finti. Barbie Centro soccorso animali MattelSe uscivi da uno di questi canoni eri, nel migliore delle ipotesi, considerato “strano”. La situazione sembrerebbe migliorata anche se inorridisco quando vedo alcune linee di giocattoli, soprattutto dedicate alle bambine, che nei nomi delle loro collezioni o negli slogan stampati sulla confezione, le incitano a essere delle brave signorine! Nel 2017 pensate ancora che le bambine sognino di essere le regine della casa che aspettano il principe azzurro? Purtroppo i giocattoli son sempre stati usati come un modo per trasmettere i canoni della buona società , imposti dal finto perbenismo badi una maschilizzazione dei ruoli ma… fortunatamente le cose cambiano.

Ho incontrato alcuni clienti che mi hanno fatto riflettere e sperare in un miglioramento (ovviamente la strada è ancora lunga), per esempio una madre entrò in negozio per cercare delle Barbie per suo figlio, collezionista affezionato della bambola più famosa del mondo, che con un sorriso d’imbarazzo mi confidò che erano per il maschio di casa. Inizialmente rimasi perplesso, soprattutto quando mi disse che ha provato a far giocare il bambino con altri “giochi da maschio” ma senza successo ma dopo decise di seguire le passioni del figlio, assecondandolo nell’acquisto di Barbie. Ho cercato di tranquillizzarla, di dirle che è normale che i bambini siano incuriositi da tutto quello che vedono, ma la madre mi disse che in realtà  non le importava nulla e se suo figlio voleva le barbie, lei avrebbe continuato a comprargliele, fregandosene dei giudizi della gente (e dei parenti) perché ciò che contava era la felicità del bambino. Ho amato la fierezza di questa madre che, inconsciamente, insegnava già al figlio che la libertà di essere sé stessi non si baratta con nessuna convenzione sociale.

Purtroppo io non fui così fortunato e non ebbi la possibilità di avere una Barbie tutta mia, quell’oggetto del desiderio che vedevo nelle case delle mie compagne di scuola, che tenevo fra le mani non appena ne avevo l’occasione perché sapevo che mi ero concesso per poco tempo e lontano dagli sguardi maliziosi degli adulti. Mi era proibita semplicemente perché ero maschio, perché i “maschietti normali” giocano con la pista delle macchine, perché l’idea adulta m’imponeva già all’età di sei anni di essere uomo anche nella scelta dei miei giocattoli.Paw Patrol La squadra dei cuccioli Zuma Skye Rubble Marshall Rocky Chase Solo l’atto del guardare lo scaffale delle Barbie al negozio mi faceva sentire a disagio perché credevo di fare una cosa sbagliata e ho avuto spesso un grande senso di colpa tutte quelle volte che tornavo a casa dopo essere stato a giocare da un’amica che mi proponeva le sue barbie con il camper, i cavalli e la piscina.

Ho parlato di Barbie ma potrei citare tanti altri prodotti che in molti ricorderanno, come Polly Pocket o Gira la Moda, ma la questione non cambia poiché non possiamo gettare sui figli le ansie da prestazione del mondo futuro e le frustrazioni del mondo adulto, soprattutto in un momento di svago come il gioco. Ho veramente ammirato la madre di cui vi ho parlato prima o anche altre madri che per le figlie comprano le piste automobilistiche, i personaggi di Cars o i Lego, dicendomi che le loro figlie non vogliono avere niente a che fare con i bambolotti e preferiscono vedere la velocità con cui sfreccia il proprio veicolo o costruire palazzi con i mattoncini colorati. Devo purtroppo riconoscere che è più facile per una bambina comprare giochi da maschio e non il contrario, perché viene tollerato dalla maggior parte dei genitori.

Apprezzo anche il fatto che oggi ci siano tanti nuovi cartoni animati, che poi danno vita a tutto il merchandising, che abbiano un pubblico più trasversale. Il primo che mi viene in mente è il fenomeno dei Super PigiaminiPJ Masks, in cui Gattoboy (Connor) e Geco (Greg) sono affiancati da Gufetta (Amaya),elemento fondamentale del team che combatte il crimine insieme ai compagni,Super Pigiamini PJ Masks Gattoboy Geco Gufetta Lunetta Romeo oppure Skye, la cagnolina di Paw PatrolLa squadra dei cuccioli, che nella femminilità  della sua divisa rosa, aiuta Ryder e gli altri cani a risolvere le missioni di salvataggio. Altri esempi possono essere la Monster High, linea di fashion dolls della Mattel (stessa casa di Barbie) che ha attirato un pubblico maschile per l’aspetto horror delle protagoniste in quanto figlie di alcuni famosi personaggi come Draculaura, figlia del Conte Dracula, o Frankie Stein, figlia di Frankestein, ma anche le Winx, i Pokemon, Frozen e i supereroi della Marvel e della DC Comics.

Lasciamo i bambini liberi di giocare che hanno tutto il tempo per scoprire i ruoli e i doveri imposti dalla nostra società in base al sesso, all’età anagrafica, al colore della pelle, alla religione e altre cose che a loro momentaneamente (e fortunatamente) sono sconosciute.

LINO

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