Pubblicato in: Manga

Lacrime di spine

“Conosci la storia della Principessa Rosaspina? Lei non faceva altro che aspettare, protetta dalle spine.”

A volte ritornano… ed eccomi qua, con una nuova recensione di un volume unico pubblicato la settimana scorsa da Goen Edizioni. Sarei voluto ripartire con il botto parlandovi di una bellissima storia ma questo Lacrime di spine è proprio un fumettino insulso che non colpisce né per originalità né per uno stile carino e gradevole.

Ibara no namida è un manga shoujo ai/ yuri di Rikachi, autrice che non conosco e di cui non si trovano molte informazioni sul web – la sua opera più famosa dovrebbe essere Meiji Hiiro Kitan (“A scarlet romance of the Meiji Era), un josei storico-sentimentale pubblicato sulle pagine di Be Love di Kodansha, raccolto poi in quattordici volumi e che ha anche un sequel intitolato Meiji Melancholia.

Maki è una giovane studentessa universitaria che ha chiuso il suo cuore da molto tempo a causa di una vecchia delusione amorosa: quando era bambina aveva una grande ammirazione per la sua amica del cuore Hiromi ma con il passare del tempo le due ragazze si allontanano perché alle medie Juli, una nuova studentessa, si mette in mezzo portandosi via l’amata compagna d’infanzia. Nel frattempo conosce Lilia, una ragazza dai capelli corti neri che diventerà la sua migliore amica fino a quando, dopo l’ennesima delusione amorosa, si accorgerà che quest’ultima è sempre vissuta nell’ombra per il bene di Maki, tenendo nascosto il suo amore per lei. Lacrime di spine Rikachi Tears of thorn

La trama non è originale anche se cerca di usare la fiaba de La bella addormentata nel bosco come metafora di un cuore ferito che non vuole sbocciare. Sarebbe un bel parallelo peccato che viene sviluppato nel più noioso dei modi: Maki s’innamora, è delusa, poi si rinnamora e si riprende un altro bel due di picche… peggio di Candy Candy! La protagonista inoltre, nonostante sia lesbica, aspetta il Principe Azzurro che la risvegli dal suo lungo sonno… c’è qualcosa che non va… ma se ti piace la vaniglia, che c’entra il cioccolato?! Se lei sembra più stupida di una qualsiasi bionda cheerleader dei telefilm americani, la sua amica Lilia è ancora peggio ricordandomi il povero André che ama in silenzio Oscar. Pensieri buttati frettolosamente su carta peggio di alcuni scioggiominkia in circolazione, con nessun approfondimento psicologico, e il pretesto di un’omosessualità al femminile usata per dare un senso in più alla storia.

Un volume unico che aveva tutte le premesse per essere una lettura originale e particolare quindi lo boccio in pieno sia per la storia sia per lo stile dell’autrice (abbastanza noioso). Qualcosa nel mondo dei manga si sta muovendo per il fronte omosessuale femminile, lontano dalle fantasie perverse degli uomini eterosessuali, ma siamo lontani da opere come Girl Friends di Milk Morinaga (Magic Press) o Aoi Hana di Takako Shimura (Renbooks), o da slice of life come quelli dei volumi unici di Ebine YamajiLove my life, Indigo blue e Free soul.

Super delusione!

LINO

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Autore:

Blogger a tempo perso, single e attaccato morbosamente al suo cane. Acido, critico e un po’ pessimista. Dice sempre quello che pensa e non sa mordersi la lingua. Appassionato di Fumetti, Manga, Libri, Musica, Cinema, Animali, Star System, Gossip, Fashion Icons. Ha un debole per i peluches e per tutte le cose carine ma inutili.

Un pensiero riguardo “Lacrime di spine

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