La ragazza dai sette nomi: la mia fuga dalla Corea del Nord

“Lasciare la Corea del Nord non è come lasciare un qualsiasi altro paese. È come lasciare un altro universo. Per quanto possa spingermi lontano, non sarò mai del tutto libera dalla sua forza di gravità.”

Testimonianze come quella di Hyeonseo Lee sono preziose perché ti consentono di aprire gli occhi su realtà molto diverse dalle nostre tanto da pensare che non esistano nel nuovo millennio. The girl with seven names è il racconto della fuga di una giovane ragazza dalla Corea del Nord, paese in cui vige tuttora la dittatura, nazione in cui il popolo è abbandonato nella propria ignoranza, usata come strumento di controllo da parte del regime.

L’autrice ricorda molto Malala Yousafzai sia per coraggio sia per voglia di raccontare la verità, un’altra eroina dei nostri tempi che si è battuta contro una società maschilista che non le permetteva nemmeno di studiare solo perché era di sesso femminile. Proprio come nell’autobiografia Io sono Malala, La ragazza dai sette nomi racconta la storia della famiglia della disertrice nordcoreana, iniziando dall’incontro dei suoi genitori fino alla sua fuga per Seul, passando dalla Cina. Nella stesura del libro, Hyeonseo è stata aiutata dallo scrittore americano David John e il nome che utilizza non è il vero: se avesse usato quello reale della nascita, avrebbe potuto causare la tortura e/o la morte di famigliari rimasti in patria. Raggiunta la libertà, decide di tagliare con la vecchia se stessa e opta per il nome odierno formato da Hyeon (“luce del sole”) e Seo (“buona sorte”) proprio per

“…poter vivere la mia vita nella luce e nel calore, e per non dover mai più nascondermi nell’ombra.”

Dall’infanzia ai diciassette anni, la vita di Hyeonseo era come quella di tutti i suoi coetanei che crescevano nel mito di abitare nella nazione più forte del mondo, cercando di essere dei bravi comunisti. Vissuta inizialmente a Hyesan, città di confine con la Cina, fu costretta a trasferirsi in varie città della Corea del nord a causa del lavoro del padre nell’esercito.  In tutte le scuole che frequentò,  l’indottrinamento ideologico si basava su una “storia riscritta”, finalizzata al culto della famiglia Kim con racconti e leggende riguardanti i due leader e a una politica del terrore in cui i nemici soprattuto erano la Corea del Sud e gli americani. A Hyeonseo veniva detto che dall’altra parte del paLa ragazza dai sette nomi Hyeonseo Lee Mondadoriese le persone morivano per strada perché erano poverissimi, che i bambini erano costretti a rovistare nella spazzatura e che gli yankee americani si divertivano a picchiare la gente.

Crescendo, tutta la propaganda del Regime cominciò a starle stretta e, avendo ereditato il carattere ribelle della madre, iniziò a dubitare del suo paese perché inizia a conoscere anche il lato oscuro della società: le esecuzioni di massa in piazza a cui erano obbligati ad assistere, le denunce dei “bravi cittadini”, le impiccagioni dimostrative con i corpi lasciati appesi per settimane per le strade, il bowibu (la polizia segreta) e il banjang (il capo quartiere). Tutti conoscevano questo sistema di terrore ma allo stesso tempo ogni singola persona faceva finta di non sapere nulla fin quando non veniva toccata la propria famiglia proprio come successe a  Hyeonseo. Il  padre fu accusato di corruzione e abuso di potere e morì in ospedale dopo aver subito terribili torture.

La vita di Hyeonseo cambiò per sempre quando una fredda sera di dicembre, poco prima di compiere diciotto anni, decise di attraversare il fiume Yalu che separa Hyesan dalla proibita Cina, cercando di sfruttare il fatto che non essendo ancora maggiorenne, non avrebbe avuto pene severe come quelle riservate agli adulti (in questo caso la pena di morte) se l’avessero scoprita. Purtroppo qualcosa andò storto e sua madre la obbligò a non tornare indietro. D’ora in poi comincia la nuova vita di Hyeonseo in cui per più di dieci anni dovrà cavarsela da sola, in un paese sconosciuto, con la costante paura di essere rimpatriata e consegnata direttamente alla polizia di Pyongyang. La ragazza vivrà da clandestina cambiando nome e identità per ben sette volte (eccovi spiegato il “sette nomi” del titolo) fingendosi sino-coreana e lavorando grazie a documenti falsi. Riuscirà a ottenere la cittadinanza sudcoreana assicurandosi la salvezza? E la madre e il fratello che fine avranno fatto? Saranno stati puniti a causa della sua fuga?

Il racconto autobiografico dell’autrice è semplice e ti tiene incollato alle pagine perché vuoi sapere se ce la farà e se riuscirà a ricongiungersi ai famigliari rimasti a Hyesan. La vita di questa ragazza coraggiosa si scontra con la realtà, perché se cresci in una nazione fuori dal mondo in cui l’unica cosa che devi fare è adorare la Famiglia Kim, l’impatto con la normalità può essere traumatico. Hyeonseo conoscerà la cattiveria delle persone come chi denuncia alla polizia i fuggiaschi nordcoreani o cerca di estorcere denaro, vivrà sempre sotto copertura (e scapperà per non essere condannata a una morte certa), dovrà sempre convivere con l’ansia dell’essere sola al mondo e di non ricevere mai un abbraccio, una parola di conforto o una carezza prima di andare a dormire.

Un libro stupendo che trasmette speranza e che, come nel caso di Malala, consiglierei di far leggere nelle scuole alle nuove generazioni perché se è giusto studiare Dante Alighieri o la Grecia classica, è opportuno anche far conoscere la storia contemporanea, che aiuta a far riflettere la realtà che viviamo.

L’edizione italiana è a cura di Mondadori, abbellita da cartine geografiche in cui vengono mostrati la Corea in generale e i vari “percorsi per la libertà” fatti dai disertori nordcoreani, e un inserto fotografico personale dell’autrice.

Consigliato e promosso a pieni voti.

LINO

Annunci

Un pensiero su “La ragazza dai sette nomi: la mia fuga dalla Corea del Nord

  1. nyu81 ha detto:

    Sembra davvero bellissimo.. leggo poco per mancanza di tempo ma lo prenderò lo stesso.. non si sa mai che riesca a trovare il tempo! xD

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...