Ali d’argento

Come sostengo sempre, MAI fidarsi delle recensioni e dei commenti degli altri perché il proprio gusto personale può differire da quello della maggioranza, cosa che purtroppo mi accade spesso. Anche se mi parlano bene o male di un libro/ film/ fumetto, preferisco sempre lasciarmi guidare dall’istinto e di dedicarmi a una determinata opera. Tutta questa introduzione per affermare che, al contrario di tutti i commenti entusiastici letti, Ali d’argento di Ayumi Tachihara è stata una mezza delusione.

Serializzato su Shonen Champion di Akita Publishing, il volume unico di Tsubasa racconta una triste pagina di storia contemporanea dei kamikaze giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Personalmente son sempre rimasto affascinato dalle storie di questo periodo storico, non perché come Miss Italia 2015 avrei voluto vivere a quei tempi (io ho studiato storia e castronerie simili non mi sognerei nemmeno a dirle per sbaglio) ma perché ritengo che quel periodo storico non si debba dimenticare facilmente per evitare errori già commessi in passato.

Daisuke Shibusawa è un caporale dell’esercito che decide di far parte di una Squadra di attacco speciale, ovvero di sacrificare la propria vita per la salvezza del Paese. Nonostante la guerra fosse agli sgoccioli (e il Giappone sapeva di averla persa), nel 1945 nacquero tante Squadre Speciali composte da uomini dell’esercito che programmavano attacchi contro le navi americane, schiantandosi con tutto il loro carico di bombe. In occidente vengono erroneamente chiamati Kamikaze ma il termine giusto è TAli d'argento Ayumi Tachihara Planet Mangaokko (contrazione del termine giapponese Tokubetsu Kohgeki Tai): un atto considerato nobile, seguito addirittura da festeggiamenti, considerato come un grande orgoglio per la famiglia che destinava il proprio figlio alla morte gloriosa. Il caporale Daisuke la prima volta scampa a questa morte per un problema al proprio aereo ma al secondo tentativo riesce nell’attacco, morendo convinto di aver salvato la madre e tutto il popolo giapponese – non ho anticipato nulla, fin dalla prima pagina si capisce che è il racconto degli ultimi giorni tormentati del protagonista.

Se da una parte viene presentata una filosofia di vita molto diversa dalla nostra, come il suicidio visto come atto di sacrificio per il bene altrui, dall’altra ho trovato l’opera molto povera di contenuti. Sette capitoli abbastanza vuoti, dove si poteva approfondire maggiormente le convinzioni che portarono questi uomini a morire per la patria oppure l’autrice poteva spiegare meglio il tormento, le paure e l’orgoglio di Daisuke. Per tutto l’arco narrativo viene presentato un personaggio abbastanza scialbo, che accenna a un rapporto con la madre rimasta già vedova (sarebbe stato interessante leggere del giorno prima della partenza per la missione), che accetta passivamente questo incarico e non fa altro che ripetere “Madre, l’ho fatto per voi” o “Madre, l’ho fatto per proteggervi” o altre frasi di autoconvincimento.

Consigliato? Non saprei perché molti l’hanno apprezzato proprio per questa sua “semplicità”. Tralasciando lo stile acerbo e scialbo della Tachihara, la postfazione di Gianluca Bevere e Keiko Sakisaka vale quasi più di tutto il manga, in cui sono spiegate il periodo storico e le valenze simboliche connesse a esso. Un vero peccato perché l’argomento è molto interessante, lontano dalle logiche occidentali dove la morte, per non parlare del suicidio, viene visto come tabù, qualcosa che non si vuole mai affrontare ma che purtroppo rimane l’unica certezza nella vita di una persona poiché tutti prima o poi scrivono la parola “fine” al proprio libro. Sarebbe stato interessante conoscere anche il tipo di propaganda che l’Impero fece per invogliare al sacrificio, il terrore psicologico innescato nella povera gente (per esempio i suicidi di massa per non diventare oggetto di violenza) e il perché, nonostante si sapesse che la guerra fosse persa, si continuava questo folle gesto di martirio. Forse l’unico merito che gli riconosco è quello di avermi incuriosito molto su questi argomenti e sulle “squadre speciali”, che approfondirò meglio con qualche libro (se ne avete da consigliarmi, scrivetemelo pure nei commenti).

LINO

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Un pensiero su “Ali d’argento

  1. millefoglie94 ha detto:

    Di questo volume avevo letto le diverse recensioni positive e, pur non essendo affatto attratta dal tipo di disnegno, ne ero rimasta abbastanza incuriosita. Non l’ho più recuperato perché è difficile che sia in vena di leggere tragedie preannunciate, ma comunque la curiosità mi è rimasta. Questa tua recensione la smorza un pochino perché l’aspetto storico-sociale e l’introspezione erano quello che più mi incuriosiva di tutta la faccenda. Magari se lo trovo in offerta un’occasione gliela do comunque, dato che tutto sommato è un volume unico e si può fare senza troppi investimenti xD

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