L’amante di Marguerite Duras

Non lasciatevi ingannare dai colori della copertina o dal titolo perché il libro di Marguerite Duras è tutt’altro che una romantica storia d’amore da romanzo Harmony. L’amante è un’opera fortemente autobiografica, in cui la relazione fra una ragazzina di quindici anni e un uomo ricco viene raccontata senza farfalle nello stomaco, timidi sguardi o corteggiamenti, ma con un linguaggio esplicito e tanta sensualità.

L’amant viene pubblicato per la prima volta nel 1984 e nello stesso anno vince il premio letterario Goncourt, creato per riconoscere la migliore opera d’immaginazione in prosa francese dell’anno, godendo nel 1992 anche di una trasposizione cinematografica per opera del regista JeanJacques Arnaud (lo stesso de Il nome della rosa e di Sette anni in Tibet).

La protagonista, di cui non sapremo mai esplicitamente il nome, vive nell’Indocina degli anni trenta (quello che ora conosciamo come Vietnam) insieme alla madre, che soffre di disturbi depressivi, e i due fratelli Pierre e Paul. L’incontro con l’uomo misterioso, che la inizierà all’affettività ma soprattutto alla sessualità, avviene in un giorno ordinario in cui l’adolescente si trova sul traghetto che attraversa il fiume Mekong, che usa abitualmente per raggiungere il collegio di Saigon, venendo attratta da una misteriosa limousine nera. Inizia così quello che l’autrice chiama l’esperimento, che porterà la ragazza a una relazione puramente sessuale e di domL'amante di Marguerite Durasinio sul giovane cinese.

Purtroppo sarà una relazione tormentata non solo per la differenza di età, ma anche per la nazionalità e il ceto sociale: la ragazza ha quindici anni, è ancora fisicamente come una bambina anche se cerca di atteggiarsi da donna vissuta, figlia di quella borghesia coloniale che però non vive nel lusso, senza la sorveglianza di un padre che possa insegnare ai figli la buona educazione, gli stessi precetti morali che la madre non riesce a trasmettere perché affetta da periodi di buio in cui si chiude in camera e non ha la mente lucida; l’uomo del desiderio è un ricco ereditiere di circa trent’anni, che viene dalla Cina settentrionale, appartenente alla casta dei finanzieri che possiedono numerosi beni immobili e terreni edificabili nelle colonie francesi. I loro incontri clandestini avverranno di solito nella casa di Cholen, l’unico posto nascosto da occhi indiscreti, dove potranno parlare in tranquillità e in completa sincerità, in cui piangeranno, si ameranno e daranno sfogo alla loro passione. La quindicenne arriverà persino a farsi pagare come se fosse una prostituta, aiutata dall’appoggio della madre e del fratello maggiore che vedono nell’amante di Cholen, una fonte di guadagno per riprendersi dalla loro situazione catastrofica.

Una relazione iniziata nel disonore, in cui il padre del ricco cinese afferma che preferirebbe vederlo morire piuttosto che farlo sposare con la piccola prostituta bianca di Sadec, a cosa porterà?

“Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smetterla d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte.”

Ammetto che l’impatto iniziale non è stato dei migliori perché pensavo di trovarmi a una storia d’amore più classica ambientata nel mondo coloniale, e invece la Duras parla di passione senza mezzi termini ma soprattutto usa uno stile di scrittura che destabilizza poiché il libro è strutturato come una sorta di raccolta di ricordi, raccontati in modo frammentario e senza una struttura temporale lineare. La sua scrittura è figlia dello stream of consciouness, inaugurato da James Joyce in Gente di Dublino e utilizzato ampiamente da altri scrittori del novecento come Virginia Woolf, un modo di raccontare più “intimo”, in cui generalmente emergono i pensieri e le emozioni  in una specie di monologo interiore, senza un ordine preciso.

Tralasciando lo stile e la relazione tormentata narrata, L’amante è un libro interessante perché nella sua ricostruzione l’autrice ci offre un affresco della vita coloniale dei tempi: racconta di valori come l’importanza di avere un’istruzione o del matrimonio come massima espressione della vita di una donna, principi che la stessa protagonista rifiuta di seguire; descrive il paesaggio fatto di risaie, di tramonti sul fiume, di caldo asfissiante, tutto così diverso da Parigi e dalla moderna Europa; la precaria convivenza fra coloni e indigeni; analizza l’odio per il fratello maggiore e per la madre, aumentato dopo la morte del fratello minore, e descrive la sua infatuazione per la migliore amica Hélène Lagonelle.

Questo romanzo negli anni novanta ha avuto una seconda vita poiché l’autrice pubblicò L’amante della Cina del Nord nel 1991, in cui riscrisse l’intera opera sotto forma di sceneggiatura e in terza persona, abbandonando lo stile autobiografico del primo lavoro.

Consigliato? Non per tutti ma per gli amanti dei classici del novecento e della letteratura straniera, a chi apprezza l’autobiografia e a chi vuole una storia di eros che in realtà non è altro che amore.

LINO

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3 pensieri su “L’amante di Marguerite Duras

  1. Nina Trema ha detto:

    Uno dei libri che più ho amato e amo, forse il mio preferito. La Duras qui era già scrittrice matura e usa in stile che è sí sperimentale, ma che lei domina con totale maestria. La ragazza non è la classica ninfetta elusiva archetipo del femminino degli scrittori maschi. La ragazza è un essere umano, vivo, che ama, odia, ragiona, si inganna e non subisce passiva alcuna seduzione dal Cinese. Il male più grande per lei è la sua stessa famiglia. La sua intelligenza, lo studio e la passione per la scrittura sono la sua salvezza e liberazione. Una lezione di autoconsapevolezza, coraggio, fragilità e passione.

      • Nina Trema ha detto:

        Ciao Nino, sono passati secoli senza che aprissi il blog. Come stai?
        Non ho mai letto “L’Amante della Cina del Nord”, ma se non sbaglio quella è la versione sceneggiata de “L’Amante” e credo segua il film di Jean Jacques Annau

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