La famiglia tradizionale veste Dolce e Gabbana

Dopo una mattinata passata a rincorrere Chicco al parco perché insegue l’odore delle cagnette in calore, ritorno alla mia virtual social life e davanti agli occhi mi ritrovo la copertina di Panorama di questa settimana che ha fatto infuriare la comunità LGBT italiana.

Viva la famiglia tradizionale, perché essa non può essere considerata come una moda passeggera ma pilastro della società.

I protagonisti di questa frase non sono Mario Adinolfi, Matteo Salvini, Daniela Santanché o qualsiasi altro difensore dei valori della società italiana, ma il famosissimo duo di stilisti Dolce e Gabbana.

Da icone dello stile amate dalla comunità gaya a difensori della famiglia.Dolce e Gabbana Viva la famiglia tradizionale Panorama

Nella lunga intervista che trovate sul settimanale, gli stilisti parlano di temi attuali come il riconoscimento delle coppie di fatto, il matrimonio omosessuale, le famiglie arcobaleno, i figli nati da coppie omogenitoriali, l’utero in affitto e di altre questioni legate alla famiglia e alla situazione omosessuale italiana.

Domenico Dolce afferma:

“[…]tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono quelli che io chiamo figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Procreare deve essere un atto d’amore […]”

Non contento di aver espresso la sua idea con “definizioni tristi” come figli della chimica, aggiunge:

“Sono gay, non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia.”

Insomma, il nostro trend setter ci insegna che se sei omosessuale devi privarti di qualcosa come il desiderio di creare una famiglia, magari salvando da orfanotrofi (o da vite di abusi e violenze) bambini che hanno bisogno solamente di amore e calore umano.

Ovviamente l’amico del cuore, ed ex compagno, Stefano Gabbana è già ricorso al tweet paraculo in cui incolpa i giornalisti di non scrivere cose vere… Che cattivoni questi signori che intervistano e sbagliano sempre a trascrivere le dichiarazioni, dovrebbero tutti comprarsi un bell’apparecchio Amplifon per le orecchie.

L’unica cosa che mi fa ridere, e che vi mostro qui sotto, è la copertina di un numero di Vanity Fair del 2005 in cui loro dichiaravano tutta la loro voglia di paternità: INCOERENZA IS THE NEW BLACK.Dolce e Gabbana Vanity Fair Italia

Con queste dichiarazioni su Panorama, Dolce e Gabbana si sono tirati la zappa sui piedi e non è stata una mossa astuta dal punto di vista del marketing: sono i gay e i fashion victims il loro principale target di riferimento, non la famiglia, e se perdi l’affetto della comunità LGBT, rischi di perdere una buona fetta di mercato. Io non recrimino nessuno per le proprie idee e non emetterò nessuna sentenza negativa come hanno fatto tanti miei colleghi perché si son sentiti traditi da ‘sti due… posso dire machissenefrega? Sopravvivremo anche se loro disegneranno la nuova linea di camice verdi per la Lega Nord.

Non saranno le loro idee a farmi cambiare l’opinione su certi temi, soprattutto perché per me non sono altro che due professionisti del mondo della moda, di cui non mi occupo e non ho una buona opinione. Chi esalta un mondo così vano e attaccato alle apparenze, alla ricerca dell’ultima tendenza da mostrare e che come fulcro della sua filosofia di vita ha “il bello a tutti i costi”, non merita la mia ammirazione. Inoltre ritengo che si possa essere anche Top con un look Cheap&Chic, senza spendere cifre assurde per delle cose prodotte a venti euro e rivendute a un prezzo vergognoso (senza tralasciare che la qualità rimane abbastanza low profile anche se spacciata per high).

Come successe per le dichiarazioni della Barilla e sulla sua ostinazione nel proporre solo la famiglia tradizionale nelle sue pubblicità, adesso i pecoroni son tutti contro i loro (ex)miti del fashion. Quanto siete noiosi.

LINO

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