Enigma: la strana vita di Alan Turing

In quest’ultimo anno ho sentito parlare molto di Alan Turing, noto matematico e crittografo inglese, conosciuto a livello mondiale per essere il padre dell’intelligenza artificiale. Nel 2014 è stato riportato al cinema dal regista Morten Tyldum nel film The imitation game, in cui Benedict Cumberbatch interpreta lo scienziato, concentrandosi sul periodo del secondo conflitto mondiale e in particolare sulla decodifica del sistema Enigma.

Qualche anno prima, Tuono Pettinato e Francesca Riccioni rimettono sotto i riflettori la vita di Alan Turing nel meraviglioso graphic novel Enigma – La strana vita di Alan Turing, pubblicato da Rizzoli Lizard, che sarà perfino dato alle stampe in Giappone da Kodansha – cosa molto rara dato che i giapponesi sono molto “chiusi” verso il fumetto occidentale e spesso creano degli adattamenti-manga di opere che provengono da confini lontani dai propri.Enigma la strana vita di Alan Turing

Fin da piccolo, Alan era un ragazzino diverso dagli altri per sensibilità e per intelligenza. La scuola fu un luogo di prigionia e sofferenza in cui non andava d’accordo con i suoi compagni di classe, i professori lo vedevano come un pericolo per la loro reputazione (Turing era in grado di superarli nei calcoli e nell’elaborazione di teorie) e non amava gli studi letterari, che ai suoi tempi andavano per la maggiore. L’unica cosa che rallegrò gli anni a Sherborne fu l’amicizia, e primo amore, per Christopher Morcom con cui passava il tempo parlando di scienza. Chris lo lasciò per frequentare il Trinity College, nel quale poi Alan avrebbe voluto tentare l’esame di ammissione per raggiungere l’amico, ma i suoi piani furono distrutti dalla morte improvvisa di Christopher per tubercolosi.

“Forse un amico artificiale, con il suo pensiero elementare, potrà capirmi meglio di quanto non abbiano fatto gli umani, distratti da preconcetti, formalità, convenienze sociali che non hanno alcuna logica di esistere.”

Turing, crescendo, sentì sempre più il peso della sua personalità diversa e, nonostante la piena consapevolezza della propria omosessualità, non riuscì a entrare in quei salotti universitari semiclandestini diffusi al King’s College, in cui poeti e giovani intellettuali s’incontravano per condividere gli stessi interessi (erano gli stessi anni in cui E.M. Forster leggeva di nascosto il suo romanzo-capolavoro Maurice). Si laurea con il massimo dei voti a Cambridge nel 1934, pubblica l’articolo On computable numbers con cui diede vita alla famosa macchina di Turing e nel 1936 vola oltreoceano per studiare alla Princeton University dove entrò in contatto con personalità importanti come John Von Neumann e Albert Einstein.

Due anni dopo, nel 1938, Alan abbandona New York e ritorna in un’Europa in cui soffiavano venti di guerra a causa dell’ascesa del Nazismo: tutte le sue capacità matematiche furono messe al servizio del governo di Londra, soprattutto per decifrare il sistema Enigma, e diventò membro del Bletchley Park. Con la fine della guerra, Turing tornò alla vita normale, ricominciando a insegnare e concentrando i suoi studi sul rapporto fra uomo e macchina: si domandò se quest’ultima potesse realmente pensare e quindi avere un’intelligenza artificiale, utilizzando gli schemi del cervello umano e prendendo spunto dal gioco dell’imitazione.

Nonostante il grande contributo alla scienza, nell’Inghilterra degli anni cinquanta non c’era spazio per una personalità ingenua come la sua, soprattutto con una sessualità diversa dalla norma. Dopo aver denunciato il suo amante Arnold Murray per furto nella propria abitazione, nel 1952 Turing fu condannato per omosessualità e costretto alla castrazione chimica (la somministrazione di estrogeni lo resero impotente, portandolo anche allo sviluppo della ginecomastia).

“È questa l’umanità alla quale ho votato la mia ricerca? Sono stato un agnello in un branco di lupi e ho perso ciò che avevo di più caro.”

Avvilito dal vivere in un corpo che non era suo, da una società che si era dimenticato tutto il suo contributo alla scienza per delle stupide convenzioni morali, l’8 giugno del 1954 arriva al tragico epilogo: Alan Turing si suicida in modo teatrale rievocando la fiaba di Biancaneve e i sette nani. Lo scienziato era ossessionato dal film Disney uscito nel 1938, tanto che decise di ingerire una mela imbevuta di cianuro e cadere nel famoso sonno profondo della principessa. Se il verdetto finale ha dichiarato che la morte di Turing sia avvenuta per un suicidio in un momento di squilibrio mentale, in molti pensano che sia stato indotto alla morte dai servizi segreti britannici perché era diventato un personaggio scomodo.

A me piace pensarla come gli autori della graphic novel ovvero che Alan, dall’animo melodrammatico, ingerì la mela della strega cattiva e aspettò il principe, che con un bacio lo risvegliò. L’amato Christopher, scomparso prematuramente, che arriva su un cavallo e lo porta a vedere la nebulosa di Andromeda

Questo fumetto è promosso a pieni voti e consigliato a tutti perché può piacere a una vasta fetta di lettori. Ha una parte scientifica spiegata nel dettaglio ma allo stesso tempo è una biografia a fumetti in cui viene raccontata la vita e le scoperte di un importante scienziato, che però prima di tutto è un uomo, con i suoi sentimenti, le sue debolezze e le sue emozioni. La fragilità di un uomo, distrutta definitivamente da un’omofobia sociale che tenta di cancellare progressi importanti per adattarsi in un’ideologia medievale.

LINO

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Un pensiero su “Enigma: la strana vita di Alan Turing

  1. Hana Hanabi ha detto:

    Io ho adorato questo fumetto! Le pagine finali sono semplicemente magnifiche!
    Non ho visto il film, ma da quanto ho letto qua e là, nonostante le lodi, sembra proprio non essere comunque all’altezza di questa biografia a fumetti. Non c’è la stessa poesia, e il fatto che il particolare della mela sia stato omesso, a mio avviso, toglie molto alla percezione del personaggio.

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