Le Foibe: il Giorno del ricordo

“La foiba faceva sempre pensare al sangue, all’ossario, alla macelleria, al lancio dei vivi e dei morti nell’abisso. Negli inghiottitoi si buttava la roba che si voleva eliminare, togliere per sempre dalla vista, e magari anche dalla memoria.”

Questo pezzo è tratto da La foiba grande dello scrittore friulano Carlo Sgorlon (lo trovate in libreria edito da Mondadori), in cui ricorda il terribile periodo storico, fintamente dimenticato, delle foibe: una pulizia etnica che aveva come scopo l’eliminazione di tutti gli oppositori del comunismo titino e dell’etnia italiana dalla zona del Venezia Giulia e dalla Dalmazia. Si contano più di diecimila vittime, se non quasi dodicimila, un genocidio che non risparmiò nessuno, civili compresi, cominciato nel 1943 e inoltrato fino al 1947, andando ben oltre il termine del secondo conflitto mondiale.

Le foibe, dal punto di vista geologico, sono delle cavità naturali chiamate anche inghiottitoi, tipici della regione carsica, in cui i “nemici” venivano gettati vivi o morti. Una delle più conosciute è la foiba di Basovizza a Trieste, un pozzo che superava i duecento metri di profondità, dichiarata monumento nazionale assieme a quella di Monrupino. Dal 30 marzo 2004 è stato istituito il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime.

Inizialmente volevo scrivere solo un piccolo post sul mio tumblelog, il fratellino minore di questo blog che trovate su Tumblr, ma ho ritenuto necessario metterlo sul blog ufficiale per ribadire un concetto importante:

I morti sono tutti uguali, a prescindere dal tipo di totalitarismo che li ha causati. Non esistono morti di serie A o di serie B perché la condanna alla violenza e il ricordo delle vittime deve avvenire indipendentemente dal proprio credo politico.

È veramente triste che tantissime persone non dedichino un pensiero a questa tragedia “dimenticata” quando il 27 gennaio di ogni anno son tutti a fare i fighi sui social network contro il nazifascismo, ricordando l’orribile sterminio degli ebrei, e dimenticandosi di tante altre barbarie del vicino novecento.

Un po’, come italiano, me ne vergognerei.

LINO

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