Neve di Maxence Fermine

Ho ritrovato questo libro fra la polvere della mia cantina, risistemando scatoloni di vecchi testi scolastici da buttare. La prima volta che lo lessi ero alle superiori, in una lista di libri che la mia insegnante di filosofia ci diede da scegliere per un percorso di narrativa, e lo scelsi questo per il motivo più semplice che molti studenti attuano nel momento della lettura imposta: era il più breve. 😄

Al liceo non ho mai amato la filosofia perché la mia mente era fortemente limitata (e ingabbiata nella logica dello studiare da pagina X a pagina Y, contando il numero di pagine) per affrontare ragionamenti su cose troppo astratte per la mia psiche spicciola – solo in alcuni momenti fui rapito da alcuni autori come Schopenhauer o Nietzsche.

Neige è un libro che appartiene alla trilogia dei colori di Maxence Fermine (gli altri due sono Il violino nero e L’apicoltore), autore contemporaneo francese, che crea un racconto a metà strada fra un romanzo classico e un trattato di filosofia esistenziale. La struttura è molto particolare, caratterizzato da uno stile pulito, essenziale e minimalista, con tanti piccoli capitoli (alcuni composti solo da una frase) e un uso ponderato della poesia all’interno della narrazione.Neve Maxence Fermine Bompiani

Yuko Akita è un ragazzo che vive nell’isola dell’Hokkaido, nel nord del Giappone, con due uniche passioni che sono l’haiku, un genere poetico della letteratura giapponese composto da tre versi e diciassette sillabe, e la neve, tipica degli inverni rigidi del posto in cui è sempre vissuto. Una mattina di dicembre, il padre lo condusse ai piedi delle Alpi giapponesi (nella provincia di Honshu) e gli disse di raggiungere la vetta e di ritornare solo quando avrà deciso il suo futuro, scrivendolo su una pergamena di seta. Il giovane decise d’intraprendere la carriera di poeta, contro il volere paterno poiché la famiglia Akita si divideva fra religione ed esercito da molte generazioni. Un giorno di primavera, un poeta della corte Meiji venne a sapere dei lavori di Yuko e si recò nel suo villaggio, per leggere i suoi haiku e proporli alla corte dell’Imperatore, ma prima di tutto doveva imparare l’arte dei colori perché le sue poesie erano bianche, quasi invisibili. Il giovane poeta parte per il sud del Giappone per andare dal maestro Soseki per imparare a colorare i suoi haiku.

“Non fidatevi delle apparenze. Servono soltanto a smarrirsi.”

Come può un anziano cieco insegnare l’arte del pittore, se non riesce a vedere i colori? Chi è quella donna, dai lineamenti europei, che giace sotto un metro di ghiaccio? Le vite di Yuko e Soseki sono destinate a incontrarsi, facendo riaffiorare il doloroso passato dell’anziano artista.

Neve è un romanzo di formazione, che racconta la crescita di Yuko sia nel campo artistico-lavorativo sia umanamente, narrando il passaggio da ragazzino a uomo adulto. L’arte diventa una ragione di vita attraverso una ricerca artistica che diventi completezza del proprio animo.

L’opera di Maxence Fermine è molto particolare, fonde lo stile del romanzo europeo con quello della poesia giapponese, quindi non è apprezzabile da tutti, soprattutto dalle persone che amano opere più “concrete”. A me è piaciuto molto.

LINO

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Un pensiero su “Neve di Maxence Fermine

  1. nyu81 ha detto:

    Non ho letto molti libri nella mia vita (tempo tiranno) ma questo è fra i pochi eletti e mi è piaciuto molto, mi sono persa nelle descrizioni magiche e surreali della storia! Davvero stupendo!

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