Io sono Malala

“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti. Un bambino e una penna possono cambiare il mondo.”

Il giorno del suo sedicesimo compleanno, Malala Yousafzai parla davanti ai delegati delle Nazioni Unite, considerati come i “grandi” della terra, a New York, per affermare il concetto principale della lotta che porta avanti da quando era bambina:

“L’istruzione non è né occidentale né orientale, è un diritto umano”

Ieri ho appreso con molto piacere che la giovane Malala ha ricevuto il Premio Nobel per la sua lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto all’istruzione per tutti i bambini, insieme all’attivista indiano Kailash Satyarthi.

Malala è una ragazza pashtun che ha dovuto abbandonare la Valle dello Swat a causa del regime talebano che voleva zittirla a tutti i costi solo per aver gridato al mondo, attraverso il suo blog, il suo desiderio di poter leggere e studiare: a quindici anni si becca tre proiettili in volto da un uomo sull’autobus che la riportava a casa. La giovane ragazza miracolosamente sopravvive all’attentato e con la famiglia è costretta a trasferirsi a Birmingham, dove continua i suoi studi e comincia una nuova vita lontana dalla sua amata terra.

I am Malala è una biografia scritta in collaborazione con la giornalista Christina Lamb, in cui la protagonista racconta la storia del suo paese cominciando dalla giovinezza del padre e dalla situazione antecedente al regime talebano: la fatica del padre per studiare, un governo instabile e corrotto, il sogno paterno di costruire una scuola per tutti, il matrimonio dei genitori e infine la nascita di quella bambina che sarebbe diventata una voce fuori dal coro.

Quando nacque Malala fu un giorno triste. Per i pashtun, quando nasce una femmina non è mai un’occasione festeggiare perché se quando viene al mondo un mIo sono Malala Biografia di Malala Yousafzai e Christina Lambaschio tutti escono per strada e sparano in aria per il buon evento, le bambine vengono messe da parte fin dalla più tenera età perché tanto loro saranno solo delle brave mogli. Ma il padre non vuole considerarla solo come una futura casalinga di proprietà di un uomo e già dalla scelta del nome, sembrerebbe darle un destino diverso: Malala come Malalai di Maiwand, l’eroina afghana che con altre donne, si recò sul campo di battaglia per combattere l’occupazione britannica insieme ai suoi colleghi uomini.

Come mai una ragazzina fa così paura ai talebani? Come può essere considerata così pericolosa una sola voce femminile in un mondo riservato solo agli uomini? Di certo Malala non aveva paura di dire quello che pensava facendo nomi e cognomi, citando versetti del Corano e criticando alcune interpretazioni del testo sacro usate da alcuni predicatori per proprio interesse personale. Sotto falso nome, decide di aprire un blog in lingua urdu per la BBC per sensibilizzare anche l’opinione straniera sulla situazione di violenza a cui erano sottoposte lei e tutte le donne: non potevano uscire, non potevano studiare, non potevano parlare, non potevano far nulla se non cucinare e allevare figli. In poche parole alle donne era proibito perfino respirare rumorosamente, per non dire che dovevano ringraziare gli uomini se fossero ancora in vita. Malala e alcune amiche non si sottomettono al volere di questi barbari che vogliono instaurare una dittatura teocratica, e continuano la loro lotta silenziosa andando a scuola di nascosto e continuando una vita apparentemente normale.

La biografia colpisce per il racconto semplice di una ragazzina che vuole vivere una vita uguale a quella delle sue coetanee occidentali, a cui non viene proibito di leggere libri e libere di mettersi uno smalto colorato sulle unghie – una bambina di dodici o tredici anni è uguale in qualsiasi parte del pianeta, si emoziona guardando la storia d’amore fra un’umana e un vampiro in Twilight o ascoltando la musica di Justin Bieber, peccato che queste cose che per noi sembrano banali, lì diventano una trasgressione se non un peccato mortale.

Io sono Malala è uno di quei libri che farei leggere nelle scuole italiane come testimonianza di storia contemporanea, che fa riflettere ma soprattutto ci ricorda che nel mondo ad alcune persone ancora mancano i diritti fondamentali. L’edizione italiana di Garzanti è fatta molto bene e comprende anche la cartina geografica, le note storiografiche, il glossario e i saggi scritti dopo agli eventi narrati nella biografia.

Emozionante e pieno di sentimento, Malala ci chiede però di non ricordarla come “la ragazzina a cui spararono i talebani” ma come “la ragazzina che ha lottato per l’istruzione”.

CONSIGLIATO 🙂

LINO

Annunci

2 pensieri su “Io sono Malala

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...