Pubblicato in: Graphic Novel, Manga

Al tempo di papà

“Mi pento di non aver mai aperto il mio cuore a mio padre fino alla sua morte.”

Quando finisco di leggere un manga di Jiro Taniguchi, non riesco mai a terminare senza emozionarmi perché il maestro sa sempre toccare le giuste corde dell’anima.

Il volume unico Al tempo di papà è il classico esempio di come il fumetto, bistrattato per anni dagli intellettuali conservatori, possa diventare letteratura a tutti gli effetti perché scorrendo le pagine, certe volte mi sono dimenticato di trovarmi davanti a delle vignette e sono stato rapito dalla lettura, come se stessi leggendo un romanzo qualsiasi.

Chichi no koyomi ma è un racconto suddiviso in dodici capitoli, che narra del ritorno Youichi al paese natio dopo quindici anni di assenza, in occasione della morte del padre, una figura genitoriale che ha sempre disprezzato soprattutto in seguito alla separazione dalla madre e l’allontanamento da casa di quest’ultima. A Tottori, prima di arrivare alla casa paterna dove i vari familiari vegliano sul defunto, Youichi ripercorre le strade che aveva percorso da bambino, ricordandosi del devastante incendio che distrusse quasi tutta la città dopo la Seconda Guerra Mondiale, lasciando alle persone solo cenere e disperazione.

L’unica immagine rimasta nella mente del protagonista riguardante il padre, è un ricordo dell’infanzia in cui lui gioca seduto sul pavimento del negozio da barbiere del genitore, in un soleggiato pomeriggio primaverile, ma dai racconti dei parenti e degli amici scoprirà una persona totalmAl tempo di papà Jiro Taniguchi Planet Mangaente diversa.

Nella mia personalissima visione Youichi non è altro che un uomo egoista, che non ha mai superato l’abbandono di sua madre, una donna viziata di buona famiglia che a prima occasione non ha perso l’occasione per mettersi con il maestro di musica dei figli e ricominciare una nuova vita. Sembra che le colpe di tutti i fallimenti del protagonista derivino da una figura paterna vista come un grande lavoratore ma incapace di occuparsi della famiglia in termini di affettività. Se prima dell’incendio la casa era un luogo di calore umano e un punto di riferimento per lui e sua sorella, successivamente diventa una prigione in cui non si riesce a essere se stessi ma soprattutto bisogna condividere tutto con l’uomo per cui provi un odio che reprimi tutti i giorni.

Ammetto che la scena in cui Youichi piange davanti alla bara del padre non mi ha commosso perché ho pensato che se fosse uscito minimamente dal suo egocentrismo infantile avrebbe potuto notare quanto suo padre lo amasse. Un uomo di grande dignità che cresce due figli cercando di fare del suo meglio, che si rialza dopo la tragedia che ha sconvolto tutta Tottori con il semplice lavoro di barbiere (improvvisando anche un salone all’aria aperta pur di mettere da parte qualche soldo) ma che viene ripagato con l’indifferenza di un figlio che scappa a Tokyo con la scusa degli studi.

Un rapporto d’incomprensione e di sentimenti negativi ma anche di amore, quello di un padre che voleva soltanto la felicità dei propri figli anche se loro non lo capivano.

Al tempo di papà è una semi-biografia a fumetti stupenda, senza alcun effetto speciale, dove lo slice of life è raccontato con emozioni semplici ma di grande impatto emotivo.

Questo gioiellino manga è stato pubblicato in Italia da Planet Manga nella collana Jiro Taniguchi Collection e, ovviamente, vi consiglio di recuperarlo perché vi piacerà tanto! 🙂

Dopo questo volume e Allevare un cane, sicuramente recupererò qualche altro lavoro del maestro Taniguchi, anzi nerdini, se avete qualche titolo da consigliarmi, fate pure! 🙂

LINO

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Autore:

Blogger a tempo perso, single e attaccato morbosamente al suo cane. Acido, critico e un po’ pessimista. Dice sempre quello che pensa e non sa mordersi la lingua. Appassionato di Fumetti, Manga, Libri, Musica, Cinema, Animali, Star System, Gossip, Fashion Icons. Ha un debole per i peluches e per tutte le cose carine ma inutili.

5 pensieri riguardo “Al tempo di papà

  1. Questo titolo lo vorrei provare da tempo 🙂

    Purtroppo la figura del padre “distante” e tutto preso dal lavoro è ricorrente nell’immaginario collettivo, perché effettivamente i padri (e poi entrambi i genitori) a seconda dei lavori che fanno passano davvero poco tempo con i figli. Penso che sia anche per il poco tempo passato insieme che il protagonista non riesca davvero a comprendere ciò che sta realmente facendo suo padre.

    Di questo autore ho letto solo l’uomo che cammina, molto suggestivo 🙂

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