Canto del cielo perduto

Una lettura particolare, che si mescola perfettamente alle letture distopiche che ho fatto ultimamente, è Canto del cielo perduto di Yuana Kazumi, un volume unico che raccoglie due racconti che narrano la stessa vicenda però da punti di vista differenti. Pubblicato a puntate sulla rivista Asuka di Kadokawa Shoten in Giappone, in Italia è arrivato grazie a Edizioni Star Comics.

Sorayume no uta è uno shojo manga dai toni fantasy, ambientato in futuro post-apocalittico in cui l’umanità, a causa dell’ultima devastante guerra, è stata costretta a rifugiarsi sottoterra per sfuggire all’inquinamento provocato dalle armi e dalla distruzione.

Nella prima storia, Canto del cielo perduto, Mana coltiva il sogno di poter ritornare un giorno a vivere in superficie e vedere il cielo, un progetto che l’amato nonno sta portando avanti da tantissimi anni con il suo Istituto di ricerca, ed è proprio lui a comunicarle che sarà proprio lei a prendCanto del cielo perduto Yuana Kazumi Edizioni Star Comics shojo mangaere in eredità questo progetto. Con il nonno vive Ciel, un vecchio Sbant (un robot con sembianze umane) che ha perso la memoria e considerato difettoso per una sua particolare qualità: quando canta, Ciel crea delle magnifiche proiezioni olografiche con cui mostra i ricordi della superficie della terra ma mai il cielo. Purtroppo il robot assiste all’assassinio del nonno di Mana per mano dei suoi genitori (in rancore per le volontà espresse nel suo testamento di lasciare tutto il suo patrimonio al suo istituto di ricerca per continuare gli studi scientifici) e sconvolto, impazzisce e uccide a sua volta i coniugi assassini. Mana scopre tutto e lui scappa, mettendo fine alla loro lunga amicizia, e iniziano a riaffiorare i vecchi ricordi: Ciel ha combattuto l’ultima guerra sulla terra ed era stato creato per essere un robot killer, la cosiddetta Arma finale, uno fra i più pericolosi..

Un altro robot è il protagonista del secondo racconto, Il dominio delle stelle, che va a creare un crossover con la storia precedente. Ar è uno sbant ritrovato in pessime condizioni e mandato nel laboratorio della Dottoressa Hazuki per essere riparato. Il suo unico desiderio è morire e propone alla giovane ricercatrice di usare il suo corpo come un contenitore per l’anima del suo ragazzo, morto per la sua salute cagionevole. Cancellando la coscienza e la memoria dello sbant, Hazuki potrebbe riportare in vita l’amato defunto ma il robot è di proprietà della polizia e anche lui viene usato come una macchina assassina. Mentre Ar combatte contro Ciel, che è indagato per il triplice omicidio della storia precedente, scoppia un incendio nel laboratorio della Dottoressa Hazuki, riducendola in fin di vita..

Particolare. Questa è stata la sensazione che ho provato quando ho finito di leggerlo. Uno shojo atipico, che ci lascia molti punti in sospeso e avrebbe avuto bisogno di un maggiore approfondimento, magari un volume in più. L’idea di base c’è, ed è anche molto interessante perché attira per questo suo essere “apocalittico”, ma scorre troppo velocemente. Il futuro che viene rappresentato è quello che molti scrittori o molti scienziati pessimisti descrivono tuttora, dove l’uomo distruggerà se stesso, e quello che gli è stato dato, per la sua mania di grandezza. Interessante, e insolito, è l’elemento della musica inserito nella trama perché il canto di Ciel e la canzone usata da Ar per risvegliare Hazuki hanno qualcosa di speciale: sono fonte di vita, un’arte pura che non è stata contaminata dall’evoluzione dell’uomo. Questi robot vengono usati dagli esseri umani come strumenti di distruzione, ma non hanno appreso solo il marcio dell’umanità e, proprio come i loro creatori, riescono a provare dei sentimenti che non vengono ordinati da qualcun altro. Se la tecnologia diventa “umana”, l’uomo diventa una macchina senza cuore.

Molto carino. 🙂

LINO

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10 pensieri su “Canto del cielo perduto

  1. hanayaoi ha detto:

    Sicuramente gli spunti sembrano interessanti. Peccato si tratti solo di due one-shots: dalla tua sintesi, sembra che diverse questioni vengano lasciate in sospeso proprio a causa della brevità della storia. Magari se lo vedo in fiera ci faccio un pensierino…

  2. celena86 ha detto:

    Ho acquistato questo manga nel 2010, al Torino Comics, l’ho acquistato senza troppe pretese perché era un volume unico, posso dire che avevo voglia “di spendere soldi” quindi mi sono buttata sul primo volume unico trovato. E’ stato amore? Forse, fatto sta che e’ stato il mio argomento per la tesina della Quinta, nulla di impegnativo, ma ho conquistato la commissione. Mi sono concentrata sulla prima storia: l’umanità che, costretta a rifugiarsi sottoterra, tenta di tornare in quel mondo da loro stessi distrutti, o meglio, un gruppo ristrettissimo di questi, siccome il popolo sembra ben felice della sua situazione… Sono del parere che se ci fossero stata più volumi, la storia non mi avrebbe conquistato: una Shot, breve e conciso, e’ un colpo che ti arriva dritto dritto al cuore e alla mente. Scientificamente parlando non e’ una situazione impossibile… L’inquinamento potrebbe veramente distruggere la nostra atmosfera: interessante… per me e’ un 8 e 1/5

  3. millefoglie94 ha detto:

    Sembra un volume unico interessante e originale ^^ per di più, una mia cara amica mi ha consigliato diverse volte questa autrice…direi che urge un recupero! 🙂

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