Perché non te ne vai?

Simpatica, gentile, brava e anche bella, a fine seduta parlo della mia vita in generale con l’igienista dentale (questa nuova figura medica che va tanto di moda negli studi dentistici), scoprendo che abbiam fatto lo stesso liceo e approfondendo la parte sugli studi universitari e le scelte lavorative. Scopro che ha ben quattro anni in meno di me.. Una sottile angoscia inizia ad assalirmi pensando “cavolo, questa qui è più piccola di me e già lavora a tempo pieno, subito dopo essersi laureata in Igiene dentale” – per chi non lo sapesse, è una laurea triennale come scienze infermieristiche e fisioterapia, all’interno della Facoltà di Medicina (io non sapevo manco cosa fosse fin quando non è comparsa sulla scena politica Nicole Minetti). Arrivata la fatidica domanda “e tu cosa fai? Che università hai frequentato?”, spiego che sono laureato in Comunicazione interculturale per l’impresa presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli studi di Bergamo ma che per il momento sono disoccupato a tempo pieno.

Silenzio imbarazzante.

Le spiego che però mi sono dato da fare lavorando in vari centri commerciali, dando ripetizioni, rivendendo varie collezioni su vari siti, ma la domanda successiva è la noiosissima:

“Perché non te ne vai?”

Fin qui nulla di strano, in tanti me lo chiedono, soprattutto le persone saccenti che hanno la pappa pronta o che vogliono mostrarti che loro qui ce l’hanno fatta, quindi spiego che è “solo” da un anno che sono totalmente fermo e che dopo quest’estate valuterò seriamente la questione. Però la sua osservazione non si ferma qui, e dice una fra le frasi che odio di più:

“Se io fossi stata in te, sarei già partita”

Calma.

Lino, mantieni la calma.

Non cercare di staccare le sue meravigliose extensions bionde in un raptus di follia e contemplale. Anche Britney Spears ce le aveva uguali, pensa a questo per distrarti.

Esco dallo studio, e una serie d’insulti parte dalla mia testa.

Odio quando le persone ti dicono quella frase per farti sentire un cogl***e, come per dirti “sei ancora qui?” ma soprattutto “non ti vergogni a stare a casa con i tuoi genitori?”. No, non mi vergogno anzi li ringrazio molto per tenermi ancora e ogni volta che posso, cerco di dimostrarglielo.

Sembra così facile partire e lasciare tutto: certo, con la bocca siam capaci tutti a parlare e, se non sei il diretto interessato, partiresti pure per l’Alaska a salvare i pinguini fra i ghiacci perché sei giovane ed è tutta esperienza. Dovremmo abbandonare i soliti stereotipi e le frasi fatte, uscire dall’idea telefilmica che se una persona va all’estero diventi un addetto stampa per un’azienda importante, in ufficio super fashion nella Manhattan di Carrie e amiche.

“Tanti italiani stanno andando in Australia” – Buon per loro, io per adesso non avrei nemmeno i soldi per pagarmi il biglietto aereo per arrivarci, e non puoi andare dall’altra parte del mondo senza avere un minimo di risparmi.

All’estero non è che essere italiano o avere un titolo di studio sia una corsia preferenziale per un certo tipo di lavoro, perché finisci tranquSnoopy lavoro esteroillamente a fare il lavapiatti o il cameriere come succede a tanti stranieri che vengono in Italia (e molti di questi hanno pure una laurea). Se devo fare il cameriere sottopagato all’estero, me ne rimango qui, perché lo stipendio può sembrare più alto ma bisogna ricordarsi che lo stile di vita è molto più caro di casa nostra.

Definitemi bamboccione o quello che volete, non m’interessa. Io non so se sarei capace di mollare la famiglia, gli affetti più cari, la mia casa e soprattutto il mio cane, ma non perché io voglia stare per sempre con mammà ma non lo trovo corretto: non è giusto che debba sradicare le mie radici per un paese che hanno portato allo scatafascio e per cui non hanno pensato alle generazioni successive (uso termini generici, non voglio fare nessuna critica politica o sociologica). Questa è un’accusa che faccio spesso alla generazione dei miei genitori perché gli spiego come i loro padri e le loro madri siano stati capaci offrirgli un futuro diverso dalla sofferenza che han dovuto sopportare in tempi di guerra: costruire e ripartire dal nulla, far studiare i propri figli e creare un certo tipo di benessere. Hanno vissuto il boom economico del dopoguerra e quando è toccato a loro di far lo stesso con i propri figli, non ne sono stati capaci. Sarà colpa della classe politica e/o del malcostume italiano che spesso non si è interessata minimamente alla propria situazione, ma oggi i giovani si ritrovano così a causa delle loro scelte sbagliate.

Spero che la situazione migliori ma mi sono dato un limite di tempo, in caso contrario valuterò seriamente l’opportunità di emigrare, non felicemente, come fece mia zia negli anni sessanta con la valigia di cartone verso il Canada.

Capisco anch’io che non si può vivere sulle spalle degli altri e c’è bisogno di lasciare il nido familiare, ma se le ali ti vengono spezzate ancor prima di provare, sarà difficile poter spiccare il volo.

LINO

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9 pensieri su “Perché non te ne vai?

  1. nyu81 ha detto:

    Non sai quante persone lo dicono a me visto che non ho una situazione felice.. tutti pensano che sia la cosa più facile del mondo;peccato che venga sempre detto da persone che hanno trovato lavoro nella loro città natale o nelle vicinanze..
    La gente che invece ha avuto modo di andarsene invece mi dice che è abbastanza pentita di essersi allontanata..
    MISTERI!

  2. Hadrianus Bender ha detto:

    triste realtà che accomuna tanti giovani italiani. quindi non c’è nulla di cui vergognarsi. io, se riesco ad ingranare la marcia, secondo i miei calcoli, nel giro di 5-10 anni andrò a vivere all’estero. certo, ho 29 anni, quindi può sembrare assurdo andare via a 35-40 anni, ma penso sempre che il tempo sia una semplice convenzione umana creata per comodità, quindi la sfrutto a modo mio per gestire coi miei tempi la mia vita. e niente e nessuno potrà farmi sentire in imbarazzo per le scelte che ho fatto e che farò.

  3. Daiana Coccia ha detto:

    ahahahha Lino mi ha fatto troppo ridere la parte di Brtiney xD
    Comunque vivo la tua stessa situazioni quindi consoliamoci a vicenda
    La penso come te, prima ancora di impanicarmi vorrei guardarmi intorno seriamente e solo a mali estemi (ma mali mali!) valuterò la carta “estero”…Non ho mai sognato di andarmene e penso che noi giovani prima di abbatterci dovremmo almeno provare a risollevare questo paese
    Io comunque ho degli zii come la tua igienista, quindi molto peggio perché sento queste domande spessissimo -.-
    Questi zii hanno tre figli, due dei quali (più o meno miei coetanei) sono partiti a lavorare all’estero, uno in Australia e l’altro a Malta….Che palle ogni volta che vedo mio zio… Ormai gli si legge in faccia la frase “vai pure tu, scema”. (e me lo dice anche spesso, togliendo lo “scema” xD

    • acutequeernerdworld ha detto:

      l’atteggiamento dei tuoi zii é prassi quotidiana per me, pensa che assillano anche mia mamma che non c’entra nulla.. ma sì, tutti bravi e perfetti. comunque lascia perdere le extensions (sai di cosa sto parlando!) 😄

  4. Acalia Fenders ha detto:

    Almeno non ti ha fatto presente che alla tua veneranda età non hai ancora figli, che una volta si facevano prima! (Detto da una tipa che ha avuto i pargoli intorno ai quaranta!) Negli ultimi uno/due anni è diventato il mio incubo (e, premetto, sono ancora sotto i trenta, non è che vado per i sessanta!), chiunque può saltar fuori e farmi presente che l’orologio biologico corre >__<

    Io non posso lamentarmi, un lavoro ce l'ho (anche se sottopagato) ma l'idea di trasferirmi all'estero per guadagnare di più non mi esalta (se non per liberarmi degli scocciatori che vogliono farmi aprire un asilo nido!).

  5. Millefoglie ha detto:

    Non c’è nulla di cui vergognarsi, la situazione è questa e anzi si dovrebbe apprezzare la tenacia!
    Il fatto che si studino le lingue non ti permette il teletrasporto 😄 “perchè non te ne vai?” Se il biglietto e l’alloggio iniziale me lo pagano loro, un tentativo lo faccio pure eh! 😛
    A parte lo scherzo, quella di andare fuori è una scelta difficile e talmente personale che la considero pari alle domande che si fanno alle coppiette/donne fidanzate del tipo “ma a quando i figli? A quando il matrimonio?”.
    Ci sono talmente tanti fattori da considerare, alcuni molto molto personali, che a certe frasi si potrebbe rispondere solo con un: “maaa…un bel sacco di fatti tuoi?” ma alla fine si evita per buona educazione.

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