Persepolis di Marjane Satrapi

“Nella tua vita conoscerai parecchi imbecilli. Se ti daranno dei dispiaceri, pensa che è la loro stupidità che li induce a farti soffrire. Questo ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta, perché non c’è nulla di peggio a questo mondo che il rancore e la vendetta… Cerca di mantenerti sempre onesta e degna di te stessa.”

Ci sono graphic novel che definirle soltanto dei “fumetti” è riduttivo, soprattutto per la concezione che ha l’italiano medio della nona arte, e che non hanno nulla da invidiare a capolavori autobiografici della letteratura italiana e straniera. Uno di questi è Persepolis di Marjane Satrapi, un bellissimo romanzo a fumetti autobiografico che narra la vita dell’autrice in un paese difficile come l’Iran, dal 1979 (anno della rivoluzione islamica) in cui era soltanto una bambina di nove anni, all’età adulta e il successivo trasferimento in Europa per vivere da donna libera.

L’autrice ci porta in Iran e ci parla della sua infanzia abbastanza felice grazie a una famiglia con ideali progressisti, soprattutto quelli della madre femminista, e i racconti dei prigionieri politici, come lo zio Anush. Marjane è una bambina curiosa e non si accontenta delle solite risposte banali che si danno ai bambini, viene stimolata alla cultura attraverso la lettura di libri di vario genere (la Palestina, Fidel Castro, la Guerra del Vietnam, Che Guevara, Karl Marx) e dalla frequentazione di una scuola mista bilingue laica dove impara il francese, che diventerà la sua seconda lingua. Purtroppo con la rivoluzione culturale islamica tutte le scuole bilingue furono chiuse perché erano considerate come simbolo Persepolis Marjane Satrapi Rizzoli Lizarddel capitalismo mondiale e della decadenza, e Marjane si vede messa in classe separata dai suoi compagni maschi e obbligata a indossare il foulard.

Nel corso del volume, la protagonista si trova a vivere sulla propria pelle cosa vuol dire vivere la repressione e l’abolizione di libertà, che ai nostri possono essere banali, come il non poter indossare quello che si vuole perché il corpo potrebbe diventare uno strumento di decadenza nei confronti dei “bravi” uomini che vigilano sulla società per il bene comune. La guerra, i bombardamenti, le torture, i controlli e le rappresaglie sono all’ordine del giorno nell’amata Teheran dell’autrice, ma questo non ferma la vita ordinaria delle persone e si cerca di trovare qualcosa di positivo in un paese che a malapena ti reputa come un essere umano. Essere una bambina femmina e diventare una donna a tutti gli effetti in un regime teocratico sottoposto alla dittatura maschile, imposta con la scusa di un motivo religioso (che non è altro che una rilettura personale di un testo sacro usato a proprio piacimento), non è per niente facile e per questo i genitori di Marjane decidono di mandarla a studiare in Europa per scappare da un paese che non è adatto a una mente troppo aperta come la sua (e non farla finire come tante donne giustiziate secondo un rituale preciso – che evito di descrivervi).

A quattordici anni vive a Vienna, dove entra in contatto con una società completamente diversa da quella iraniana, vivendo l’adolescenza come un’occidentale a tutti gli effetti tra feste, fumo e droghe leggere, dormitori e classi miste, prime esperienze affettive e sessuali, insomma tutte quelle cose che alle sue coetanee sono vietate dall’oppressione degli ayatollah. Però la nostalgia di casa si fa sentire e Marjane chiede ai suoi genitori di poter ritornare a casa..

Mi fermo a questo punto con la narrazione della storia narrata da Persepolis per non dare troppe anticipazioni perché quest’opera è un gioiellino che dovrebbe occupare un posto di tutto rispetto nelle librerie personali perché lavori come questi sono rarissimi. Marjane Satrapi riesce a raccontare questa favola autobiografica mescolando senza difficoltà l’ironia di una donna intelligente, la tragedia della guerra e la realtà storica; proprio per quest’ultima caratteristica l’ho trovato molto didattico perché spiega dettagliatamente gli avvenimenti dell’Iran moderno a lettori occidentali che non conoscono molto di quelle terre lontane.

Non mi sorprende che Persepolis, quando apparve per la prima volta nel 2000, fu il caso editoriale dell’anno (un po’ com’è successo nel 2013 per Il blu è un colore caldo di Julie Maroh) e non solo perché è stato il primo fumetto di un’autrice iraniana pubblicato in occidente (scritto in lingua francese), ma anche per la sua voglia di comunicare determinate cose: nella scrittura della Satrapi c’è una voglia di rendere giustizia alla sua terra erroneamente vista come una nazione solo di terroristi, ammettendo che è stato importante creare quest’opera autobiografica e di memoria storica, perché nessun popolo è stato immune da tragedie che hanno segnato la propria identità storica (basti pensare per noi europei il peso del nazismo e della seconda guerra mondiale che ci portiamo tuttora sulle spalle).

“Credo che non si possa giudicare una nazione intera per gli errori di pochi estremisti. E non voglio che vengano dimenticati tutti quegli iraniani che hanno perso la vita in prigione per difendere la libertà, coloro che sono morti nella guerra contro l’Iraq, che hanno subito la repressione dei diversi regimi, che sono stati costretti a lasciare le loro famiglie e fuggire dal loro Paese.”

Ammetto che è diventata una delle mie letture preferite, entrando “prepotentemente” nella mia top five dei preferiti, perché non si può rimanere indifferenti a questa graphic novel che addirittura consiglierei alle scuole per il suo grande valore morale – so che è un’utopia e che per la maggior parte degli italiani “fumetto” vuol dire “Topolino“.

L’autrice ci invita a usare il cervello, perché possono pure toglierti tutte le libertà del mondo ma non il tuo pensiero: se qualcuno ti vuole inculcare idee del tipo che facendoti esplodere in nome della patria ti farà diventare un martire e godrai di una vita migliore nell’aldilà, tu domandati se possa esistere una simile ricompensa nel dare dolore agli altri e se veramente il tuo Dio ti ha creato per questo scopo.

Inoltre è bello notare come le rivoluzioni possono partire dalle piccole cose, da un rossetto messo per protesta o da un foulard che lascia scoperto un pezzo di cute, ma l’importante è portare avanti la propria battaglia senza arrendersi a qualcosa perché “è così”: non c’è nulla di più sbagliato nell’accettare passivamente perché ci sarà sempre un uomo che vuole imporsi sugli altri, soprattutto sfruttare le masse “ignoranti”, e la storia ne ha dato esempio più volte perché

“si può perdonare ma non si deve dimenticare.”

L’edizione italiana di Persepolis è a cura di Rizzoli Lizard che ha riunito i quattro volumi originali in un unico grosso libro, curandolo in ogni minimo dettaglio, con carta di alta qualità. Il solito bellissimo prodotto di una casa editrice di cui non posso lamentarmi perché ti offre sempre fumetti in un’ottima edizione.

Sono a conoscenza anche del film tratto da Persepolis del 2007, diretto dalla stessa Satrapi e da Vincent Parronau, vincitore del Premio della Giuria al Festival del cinema di Cannes dello stesso anno, ma non l’ho mai visto (e fra i miei recuperi cinematografici).

C’è bisogno di dirvi che vi consiglio Persepolis a pieni voti?

LINO

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6 pensieri su “Persepolis di Marjane Satrapi

  1. La Massaia Contemporanea ha detto:

    Si, anche a me è piaciuto tanto. Ricordo ancora la sorpresa nello scoprire quanto fosse emancipata la Persia e lo sbigottimento nel constatare come si possa arrivare tanto rapidamente ad un totale capovolgimento.

    • acutequeernerdworld ha detto:

      pensa che volevo proprio linkarti questa recensione sulla tua pagina Facebook! ho pensato “questa graphic novel fa proprio per la Zitella Felice e la sua indole femminista!” XD scherzi a parte, è un’opera molto bella nel spiegare la situazione femminile. Comunque il volume lo trovi tranquillamente anche nelle librerie, non devi andare per forza in fumetteria

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