Dallas Buyers Club

“A volte mi sembra di lottare per una vita che non avrò tempo di vivere”

Domenica scorsa sono andato al cinema con la mia amica F.O. a vedere un film che aveva scosso la mia curiosità da fanboy dalle immagini di Jared Leto in versione travestito. No, non ho strane passioni per gli uomini che amano indossare vestiti femminili ma quando ho visto Jared con i tacchi e vestitini rosa, non ho resistito! Per chi non lo sapesse, è il front man della band rock-alternative Thirty Seconds To Mars e nel mio passato da ragazzetto ribelle, fintamente emo (con tanto di ciuffo e matita nera intorno agli occhi), lui era una specie d’idolo con il suo look quasi sempre impeccabile e l’album A beautiful lie (senza dimenticare la meravigliosa canzone The Kill).

Mettiamo da parte il mio spirito da teenager e parliamo del film.

Dallas Buyers club di Jean-Marc Vallée, con un bravissimo Matthew McConaughey nei panni del cowboy texano Ron Woodroof, è ispirato alla storia vera del protagonista a cui viene diagnosticato l’HIV, a causa della sua vita sregolata fatta di droga, alcol e sesso promiscuo spesso non pDallas buyers Club  (1)rotetto. Siamo negli anni ottanta e si pensa erroneamente che l’HIV sia una malattia contratta solo dagli omosessuali, infatti Ron non accetta la diagnosi (il medico gli dice che ha solo trenta giorni di vita) ma quando i sintomi diventano evidenti, inizia a documentarsi scientificamente sulla malattia, perdendo però il lavoro e tutti gli amici omofobi. In cura dalla Dott.ssa Eve Saks (Jennifer Garner) scopre che esiste una sperimentazione sui malati terminali come lui, che consiste nella somministrazione dell’AZT, un potente antivirale approvato dalla FDAFood and drug administration, ma gli viene negata la partecipazione al progetto sperimentale. Dopo aver corrotto un infermiere che gli procura l’AZT di nascosto, Ron ha un collasso e viene ricoverato in ospedale, dove gli comunicano che l’HIV si è convertito in AIDS. Proprio in quest’occasione conosce Rayon (Jared Leto), un trans tossicodipendente e sieropositivo, con il quale stringerà una grande amicizia dopo aver superato l’astio iniziale per il suo essere diverso. Dopo essere andato in Messico dal Dott. Vass, che gli rivela che in realtà l’AZT è dannoso per l’organismo perché distrugge anche le cellule sane oltre al virus, Ron fonda il Dallas Buyers Club con Rayon: è un’associazione i cui iscritti pagano 400 dollari per avere tutte le medicine di cui hanno bisogno. L’ex cowboy inizia a viaggiare per il mondo per procurarsi illegalmente le medicine non approvate dalla FDA, come il peptide T che gli permetterà di vivere ben sette anni in più dalla diagnosi del medico.

Questa è la storia a grandi linee di Dallas Buyers Club, difficile da riassumere perché sono due ore veramente intense e spesso accompagnate da un linguaggio scientifico e nozionistico. Si parla del mostro degli anni ottanta ovvero l’AIDS, che in quegli anni era il tormento soprattutto della comunità omosessuale mondiale, ma il racconto che ci viene fatto non è sentimentale e non sfocia nel melodrammatico ma mantiene una freddezza di fondo. Il regista non vuole fare la morale a nessuno, limitandosi a raccontare una storia reale, un’esperienza di vita come tante, perché Ron non si presenta come un benefattore (per iscriversi all’associazione chiede una grossa somma e non si mette a fare beneficienza a chi si presenta disperatamente alla porta), ma è un eroe imperfetto, negativo, menefreghista nei confronti della vita. Si ritrova a essere vittima degli eventi quando viene catapultato in questo mondo di ospedali e morte, prova il pregiudizio sulla sua pelle e nella sua coscienza qualcosina inizia a muoversi. Non mi sorprende che Matthew McConaughey abbia già vinto il Golden Globe per la sua interpretazione e se la gioca agli Oscars 2014 contro Leonardo Di Caprio, per il suo cinico ruolo in The Wolf of Wall Street, per il premio come miglior attore protagonista.Dallas buyers Club  (2)

Il mio personaggio preferito, il povero Rayon interpretato Jared Leto, nonostante non abbia ampio respiro come il cowboy texano protagonista, non viene relegato a essere il travestito “macchietta” del film. Apparentemente è una persona forte, che ha sotto controllo la sua vita, capace di passare da un cliente all’altro, ma in fondo non è altro che un ragazzino che ha paura. Cacciato da una buona famiglia, si ritrova a prostituirsi per strada e nel circolo vizioso della droga che lo porteranno a una vita di tossicodipendenza e alienazione per non avere una vita normale. Quando va a trovare per l’ultima volta il padre dicendogli che ormai sta per morire perché la malattia è arrivata al suo stadio finale, non c’è nessun sentimento negativo contro quella famiglia che l’ha rifiutato come se fosse spazzatura, forse c’è solo la volontà di far riflettere i propri cari su come la vita sia troppo breve per essere orgogliosi e perdere rapporti che potevano essere vissuti diversamente.

Fa riflettere.

Molto.

Vedremo a questa edizione degli Oscars cosa riuscirà a portare a casa come premi, perché oltre alle nomination per i due personaggi maschili, è stato candidato soprattutto come Miglior Film ma anche per la sceneggiatura originale, il montaggio, il trucco e l’acconciatura.

Consigliato.

Lino

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4 pensieri su “Dallas Buyers Club

  1. Millefoglie ha detto:

    Sembra un film interessante. Sicuramente l’argomento non lascia indifferenti 🙂
    e il fatto che non sia eccessivamente moralista me lo rende ancora più simpatico!

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