Pubblicato in: Cinema, Le Journal, Libri

The Hunger Games: Finzione, Mitologia e Realtà

Nello scorso post dedicato a The Hunger Games trilogy, avevo già anticipato che non sarebbe stato l’unico dedicato alla serie di romanzi di Suzanne Collins, poiché la mia mente contorta ha trovato tanti spunti per una critica sociale e culturale di quest’opera! XD

Hunger Games mitologia finzione realtà (4)L’autrice ha avuto l’idea di scrivere questa saga guardando la televisione: notò come il confine fra alcuni reality show e le notizie relative alla guerra inizia ad apparire difficile da stabilire, inoltre fu importante anche l’esperienza del padre in Vietnam e i racconti dell’orrore di quel periodo.

Io ho trovato ulteriori analogie fra Hunger Games e altre produzioni culturali. La prima, da appassionato di manga, è sicuramente Battle Royale, fumetto giapponese di quindici volumi (in Italia è stato pubblicato da Planet Manga) di Koushun Takami (l’autore dell’omonimo romanzo) e Masayuki Taguchi, che ha goduto anche di una trasposizione cinematografica diretta da Kinji Fukasaku. Ambientato nella Repubblica della Grande Asia, il regime totalitario governato da un dittatore chiamato l’Egemone, ogni anno sceglie una classe di terza media (che nel sistema scolastico italiano corrisponde a una seconda/terza superiore) per partecipare al Programma istituito dal Battle Royale Act, una legge con cui si cerca di controllare la deliHunger Games mitologia finzione realtà (2)nquenza giovanile che si è diffusa nel paese. Gli studenti della classe 3-B dello Shiroiwa composta da ventun maschi e ventun femmine, parteciperà a questo Programma che è un “gioco” in cui i partecipanti dovranno uccidersi, in cui rimarrà un solo superstite che potrà ritornare a casa. Senza dubbio il Programma può essere paragonato agli Hunger Games e il BR Act al Trattato del Tradimento, ma in questo manga non c’è modo di potersi ribellare al sistema come fa Katniss con le sue bacche perché ai partecipanti viene messo un collare che esplode in caso di fuga o di ammutinamento. Inoltre agli studenti è fornita un’arma di ogni tipo che può essere una mitragliatrice o un coperchio di una pentola, simile ai Tributi che devono cercare di prendere gli zaini alla Cornuscopia.

Per la seconda analogia andiamo lontano, ritorniamo all’Antica Grecia e al glorioso Impero Romano perché grazie ai miei pochissimi ricordi delle scuole superiori, ricordo il Mito di Teseo e del filo di Arianna: il Re Minosse, per vendicarsi della morte di suo figlio Androgeo ucciso dagli ateniesi, decise che ogni nove anni, sette ragazzi e sette ragazze dovevano essere offerti in pasto al Minotauro. La punizione che aspettava ad Atene ricorda a pieno titolo gli Hunger Games senza tralasciare che Minosse è paragonabile al Presidente Snow; inoltre quando Katniss all’inizio del primo volume spiega cosa si cela dietro gli Hunger Games  – “guardate come prendiamo i vostri figli e li sacrifichiamo senza che voi possiate fare niente. Se alzate un dito, vi distruggeremo…”  – non è altro che lo stesso messaggio che il Re cretese voleva dare agli ateniesi facendogli capire che la loro vita è nelle sue mani. Nel mito c’è qualcuno che però vuole mettere fine a questo giro di vite ovvero Teseo, che si offre come volontario per partire come sacrificio e sconfiggere il Minotauro. Arianna, figlia di Re Minosse, s’innamora di lui e gli offre il celebre Filo d’Arianna, un gomitolo che serve a non perdersi dentro il labirinto di Cnosso. Anche qui c’è una Katniss che si offre inizialmente per salvare la sorella dodicenne ma che in seguito (e aggiungerei inconsapevolmente) diventa un modello di libertà e di lotta al potere come Ghiandaia imitatrice. Ho anche citato l’Antica Roma soprattutto per l’ambiente in cui si svolgono gli Hunger Games ovvero l’ArenaHunger Games mitologia finzione realtà (3), un chiaro riferimento alle lotte violente dei gladiatori: schiavi di guerra che potevano essere usate dall’imperatore a proprio piacimento, soprattutto per intrattenere il popolo.

Nella trilogia è possibile notare una “critica nascosta” verso le grandi potenze mondiali che vogliono controllare il mondo, un po’ come l’America in cui la stessa Suzanne Collins vive. L’autrice inoltre ha ammesso di essersi ispirata alla letteratura di George Orwell che della critica ai Totalitarismi ne ha fatto un’intera scuola di pensiero, soprattutto nell’opera 1984. Come Capitol City che nel terzo libro intraprende una guerra contro i ribelli con tutti i mezzi possibili senza risparmiare donne e bambini, anche l’America, una volta che la diplomazia non riesce a soddisfare le sue pretese, parte in missione per “riportare la pace”. È impressionante come la questione dell’attacco alle Torri Gemelle sia riflessa nella parte finale di Hunger Games: la grande potenza viene attaccata nel “cuore” della sua città simbolo dimostrando al mondo che anche lei è vulnerabile, come Capitol City che per prevenire la rivolta innescata dalla Ragazza di fuoco, andrà a bombardare preventivamente i distretti di Panem – rasando al suolo il Distretto 12 di Katniss.

C’è palesemente una feroce critica ai media e soprattutto ai reality show, genere televisivo che si propone di essere lo specchio della realtà – Purtroppo, o per fortuna, di reale non hanno quasi nulla. Penso che la Collins, in questo caso, si riferisca soprattutto ai reality in cui i concorrenti devono sostenere prove pericolose e si concedono ad atteggiamenti di cattiveria gratuita (e leggendo i giornali stranieri abbiamo avuto notizie di persone morte in alcuni programmi).

Ultima per ordine, ma non per importanza, leggiamo anche di una critica alla società tremendamente esteta e ossessionata dall’immagine: la moda di Capitol City è inarrivabile per i distretti più poveri poiché nella Capitale tutto è bello, grazioso e armonioso, contrapponendosi al grigiume degli altri distretti. L’ossessione per la perfezione esteriore è anche nella nostra società che generalmente ci propone dei modelli che rappresenta nemmeno il 20% della popolazione totale, cercando farci capire che se sei uno che incarna tutti gli ideali “giusti” dei nostri tempi, sarai di sicuro una persona vincente. Prima la forma e poi la sostanza, e se quest’ultima non c’è, ci sarà sempre una Effie Trinket che ti preparerà un discorso da esporre pubblicamente.

Spero di non avervi annoiato troppo! XD

LINO

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Autore:

Blogger a tempo perso, single e attaccato morbosamente al suo cane. Acido, critico e un po’ pessimista. Dice sempre quello che pensa e non sa mordersi la lingua. Appassionato di Fumetti, Manga, Libri, Musica, Cinema, Animali, Star System, Gossip, Fashion Icons. Ha un debole per i peluches e per tutte le cose carine ma inutili.

8 pensieri riguardo “The Hunger Games: Finzione, Mitologia e Realtà

  1. Complimenti per il post, non l’ho trovato affatto noioso! Anzi! E’ stato interessante ^^ Alcuni riferimenti li avevo colti, come Battle Royale(di cui conosco la storia ma non ho ancora trovato il fegato di leggerlo) e 1984, ma ammetto che non avevo affatto pensato al mito di Teseo o ai riferimenti all’attualità (come l’attacco alle torri gemelle). In Hunger Games sto apprezzando proprio questa critica senza troppi peli sulla lingua alla società moderna che, magari, si trova anche in altre serie per ragazzi ma in modo più leggero. In particolare mi piace tantissimo la critica ai reality show. Io non riesco proprio a reggere la maggior parte di questi “spettacoli”. Non conosco, per fortuna immagino, quelli americani, ma mi bastano quelli italiani per inorridire XD
    Certo che il padre doveva essere un tipo…! Va bene la consapevolezza, ma poteva anche evitare di traumatizzare i figli da piccoli!

    1. il padre è il classico americano attaccato alla patria ma soprattutto un veterano del Vietnam! è per questo che ti dico di leggere i libri.. ci sono delle cose che nei film non vengono nemmeno trattate! Io ho pensato “se pubblico questo post, è la volta buona che mi chiudono in manicomio!”

  2. Complimenti per il post! E’ il primo che mi da soddisfazione riguardo Hunger Games! (trilogia che ho amato) Fortuna che c’è qualcuno che ha davvero colto il messaggio di critica! (citando Orwell tra tutti (y) )
    Un piccolo appunto: la Collins ha preso ispirazione dal romanzo di Takami e non dall’omonimo manga…Se non hai letto il libro di Battle Royale te lo consiglio vivamente…è davvero molto, molto bello! 🙂

    1. grazie per aver apprezzato il mio sforzo! sì, ho citato il manga in quanto più famoso, ma so che la storia appartiene allo stesso autore del romanzo. Bene, diffondiamo la trilogia contro i denigratori che ne parlano come una serie per ragazzine sulla scia di Twilight.. e non è così!

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