Pubblicato in: Manga

Taro, il perverso

Io sono uno di quei lettori di shojo, genere che nel mondo dei manga indica quei fumetti che hanno una forte componente sentimentale (spesso sono ambientati in un ambiente scolastico), che non ama per nulla il genere smut di cui la regina, in Italia, è certamente Mayu Shinjo per la poca originalità delle sue storie. Per chi non lo sapesse, lo smut è una storia d’amore in cui sono rappresentate varie situazioni sessualmente esplicite e, spesso, la protagonista è un ingenuotta che si ritrova a essere la “vittima” consenziente delle sporcacciate del belloccio di turno che generalmente ama prenderla con la violenza, sempre fintamente rifiutata.

Non so perché Hina Sakurada sia spesso definita come un’autrice di shojo smut dato che le sue opere mi piacciono soprattutto per i suoi personaggi sadici e controversi, che amano manipolare chi gli sta vicino: descrive sempre situazioni particolari in cui alcuni comportamenti dei suoi protagonisti sono al limite della follia e della cattiveria umana.

Planet Manga per adesso ha portato solo quattro volumi unici con storie autoconclusive di questa giovane autrice, e vorrei soffermarmi proprio sull’ultimo pubblicato in Italia con il titolo di Taro il perverso.Taro il perverso Hina Sakurada Planet Manga

Taro kun wa yuganderu è un volume composto da quattro storie (più un mini racconto extra riferito al primo) che presenta quasi tutti gli elementi cari all’autrice: amori difficili, relazioni “strane”, manipolazione mentale, tradimento, insicurezza e ossessione.

Il primo racconto, che dà il titolo all’intero volume, è Taro il perverso che narra la storia di Izumi che crescendo, non riesce ad accettare i cambiamenti fisici dell’adolescenza che la sta trasformando in una donna formosa e sensuale, diventando vittima di apprezzamenti non sempre gentili da parte dell’altro sesso. È innamorata del proprio cugino che la aiuta nello studio e non sopporta che Taro sia sempre circondato da belle ragazze. Izumi è insicura, ma è psicologicamente manipolata dal cugino, che pian pianino riesce ad avvicinarsi e aiutarla, indirettamente, ad acquistare più fiducia in se stessa.  Dopo varie situazioni ambigue, la ragazza entra in camera e dice al cugino “Ho un reggiseno nuovo. Ne ho messo uno che fosse della mia misura”. Lascio a voi l’interpretazione della frase finale.

In Non posso prenderti per mano, la seconda storia, viene narrato il rapporto di amicizia fra Kanade e Toko, due amici d’infanzia che crescendo si sono allontanati come spesso può capitare a un ragazzo e a una ragazza che durante l’adolescenza coltivano amicizie e interessi diversi. A ostacolare il tutto c’è anche il lavoro da modella di Toko che fa sentire inadeguato Kanade, ma un improvviso trasferimento da parte della famiglia di quest’ultimo, riavvicinerà i due ragazzi che sistemeranno vecchie questioni sospese.

Nella terza storia, La promessa che affonda nel mare, Mako scopre che Yu, il suo ex ragazzo, aspetta un figlio dalla ragazza con cui convive a Tokyo ed è pure intenzionato a sposarla, grazie a Yoru, fratello dell’ex fidanzato, che le spiffera tutto. Il ragazzo, ormai ex cognato, corteggia in tutti i modi Mako, che a sua volta usa Yoru per dimenticare Yu. La protagonista pensa che donandosi al nuovo corteggiatore, la porti a riacquistare fiducia in se stessa e a mettere fine alla precedente relazione, ma se è così facile donarsi fisicamente, non è così semplice cancellare la propria interiorità fatta di ricordi e sentimenti.

L’ultimo racconto intitolato Un graffio color ciliegio propone un argomento caro all’autrice ovvero la relazione fra una studentessa e il suo professore. Come in un altro suo volume, Una lama vestita di fiori, Mika dipende psicologicamente da Ayanagi, diventando il suo zerbino e vive in funzione di cosa dicono le labbra dell’uomo.

Un modo nuovo di leggere gli shojo manga che consiglio anche per la bellezza dei disegni che definirei come morbidi ma soprattutto sexy dove le ragazze sono rappresentate con una sensualità quasi morbosa. L’unica cosa che non apprezzo di quest’autrice è la rappresentazione della donna come un essere spesso debole e che dipende dall’uomo e spero che nelle opere future si faccia carico di un po’ di sano Girl Power e crei delle eroine che siano forti, che sappiano tener testa a questi uomini cinici e pieni di sé. Spero che Hina Sakurada prenda spunto da altre colleghe come Moyoco Anno che in opere come Happy Mania crea delle eroine, anche negative (perché no?), che non stanno ferme ad aspettare il principe azzurro sul cavallo bianco.

LINO

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Autore:

Blogger a tempo perso, single e attaccato morbosamente al suo cane. Acido, critico e un po’ pessimista. Dice sempre quello che pensa e non sa mordersi la lingua. Appassionato di Fumetti, Manga, Libri, Musica, Cinema, Animali, Star System, Gossip, Fashion Icons. Ha un debole per i peluches e per tutte le cose carine ma inutili.

9 pensieri riguardo “Taro, il perverso

      1. Se ti voglio offendere, ti dico che sei ‘na balena.
        Se ti voglio fare un complimento, ti dico che quando scrivi di Manga, è interessante leggerti ché si vede che ne sai a pacchi!

  1. Sì, anche a me “me piaci” quando scrivi di manga 😀
    L’avevo notato, in fumetteria, questo Taro il perverso (titolo che di per sé non mi aveva attirato più di tanto). La prossima volta che vado in fumetteria (domani!) me lo sfoglio ben benino e decido di conseguenza^^
    Ciao!

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