Allevare un cane e altri racconti

La prima cosa che ti viene in mente quando finisci di leggere questo volume di Jiro Taniguchi, è la bellezza della normalità, fatta da racconti in cui la vita di tutti i giorni viene raccontata semplicemente per quella che è, senza colpi di scena.

Allevare un cane e altri raccontiInu wo kau è una raccolta di sette racconti del maestro Taniguchi, fortemente autobiografica,  in cui gli animali, soprattutto quelli domestici, sono i veri protagonisti di ogni storia. L’autore cerca di descrivere il rapporto fra un essere umano e il proprio animale senza sentimentalismi da film drammatico strappalacrime ma parlandoci di una vita quotidiana comune a tanti di noi che possiedono un cane o un gatto.

Ho trovato bellissime due storie in particolare: Allevare un cane e Un pedigree centenario.

In Allevare un cane è narrato il cammino di Tam verso la morte. In una quarantina di pagine assistiamo a Tam divorato dalla vecchiaia e al suo lento arrivare a una fine “naturale”. Il cane, che ha quattordici anni, non riesce più a camminare e nemmeno a fare delle cose normali, per esempio nAllevare un cane e altri racconti Jiro Taniguchi planet mangaon alza nemmeno la gamba per fare i propri bisogni, ma lotta con tutte le sue forze per vivere e non abbandonare il suo amato padrone. Attraverso una serie di ricordi assistiamo all’arrivo in casa di un cucciolino di due mesi, un meraviglioso incrocio fra un terrier e uno shiba, e di come diventa un membro della famiglia a tutti gli effetti. Alla fine del racconto mi sono così commosso che ho singhiozzato per un quarto d’ora! Penso che mi sia sentito un po’ come Taniguchi perché avendo un cane che considero come un bambino, la sola idea che un giorno possa lasciarmi mi manda nel panico e mi getta nella disperazione, dove nemmeno tanti anni di psicoterapia potranno servirmi per superare un lutto del genere!

Nell’altra storia intitolata Un pedigree centenario, si racconta il rapporto di affetto fra Kimiko e Belle, una femmina di pastore tedesco, portata via dall’esercito imperiale per entrare a far parte delle unità cinofile. Il periodo storico è quello tragico della seconda guerra mondiale in cui tutto, compresi i beni privati come i cani, erano confiscati in nome del benessere della nazione. La ragazza e la cagnolina sono come sorelle ma il loro rapporto sarà bruscamente interrotto e Belle inviata a combattere una guerra che non era la sua. Volete sapere l’ending? Emozionante!!

Le altre storie contenute nel volume ovvero Vivere con un gatto, La vista sul giardino e Le giornate in tre sono temporalmente ambientate dopo la morte di Tam e ci raccontano la vita della coppia con Borò, una gatta buffa che sembra un procione, e dei suoi cuccioli. Terminano il volume, il racconto Terra promessa su un appassionato di alpinismo, e un altro racconto di cui non ricordo nemmeno il titolo da quanto non mi è piaciuto (e mi chiedo ancora cosa c’entri con il tema del volume).

Un romanzo a fumetti che consiglio a tutti gli amanti degli animali, che non raggiunge la perfezione per la presenza di due racconti che potevano essere tranquillamente scartati, però da leggere obbligatoriamente. L’edizione italiana è a cura di Planet Manga, pubblicato all’interno della collana Jiro Taniguchi Collection, e nel 1992 ha ricevuto anche il prezioso riconoscimento dello Shogakukan Manga Award.

Una cosa che ho particolarmente apprezzato è l’introduzione di Marco Cecini, curatore dell’edizione italiana, che ci spiega il concetto di mono no aware che può essere spiegato come “quel sentimento di comprensione per le cose del mondo, di dolce struggimento, di malinconico amore per la bellezza della natura che si trasforma attraverso il trapasso … il fluire ineluttabile del tempo, con le conseguenze visibili che esso comporta, smette di spaventare; anzi commuove e addolcisce, nell’accettazione che il significato ultimo della vita sta proprio nella sua fugacità”. Un discorso che riguarda anche l’essere umano, prigioniero di una società che gli fa credere che la vecchiaia sia una cosa di cui vergognarsi. Il sogno proibito dell’uomo è sempre stato quello di vivere in eterno e questo lo porta ad avere paura della morte, del momento in cui tutto finirà e lasceremo qualcosa a chi ci sta accanto. Quando, purtroppo, si presenta alla nostra porta, non riusciamo ancora a comprendere il significato finale della vita, legato al perché dobbiamo andarcene e mollare tutto.

LINO

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