Pubblicato in: Cinema

La vita di Adele

Il film vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 2013 intitolato La vie d’AdèleLa vita di Adele di Abdellatif Kechiche, si propone come un film di formazione di una ragazza che è alla ricerca della propria affermazione nella vita ma è riuscito a farmi alzare e abbandonare la sala cinematografica a metà film.

La trama, quella che ha tradito le mie aspettative, è piuttosto semplice: in poche parole Adèle è una normalissima ragazza di quindici anni che vive l’adolescenza secondo il suo stile di vita molto easy e priva di emozioni. S’innamora di Thomas, a cui si concede sessualmente senza alcun sentimento. Un incontro con una misteriosa ragazza dai capelli blu, Emma, stravolgerà la sua noiosa esistenza.La vita di Adele film La vie d'Adèle   (1)

La storia poteva sembrare interessante e speravo di trovarmi davanti a un bel film d’autore, magari con ritmi narrativi un po’ più lenti delle solite pellicole, con tanti silenzi e inquadrature statiche, un’opera cinematografica in cui le tre ore di durata fossero giustificate dalla licenza poetica del regista.

La protagonista, interpretata da Adèle Exarchopoulus, ha lo spessore psicologico di un involucro di polistirolo utilizzato per imballare un elettrodomestico e il regista cerca di farla apparire interessante mettendole in bocca citazioni letterarie tratte dal suo libro preferito, La vie de Marianne di Pierre De Marivaux. Svogliata e maleducata, assistiamo alla consapevolezza di essere attratta da persone dello stesso sesso verso il classico prototipo della lesbica mascolina dai capelli blu (tinti pure male.. tesoro, cambia parrucchiere), l’attrice Léa Seydoux, che la “inizierà” alle belle arti e, soprattutto, al sesso.

Non è un inno all’amore e non ho percepito nessun dolore nella diversità in questo rapporto amoroso, ho solo visto il tentativo (riuscito male) di un regista uomo di raccontare un universo estremamente femminile ma non c’è riuscito e le due protagoniste si concedono a delle belle scene di sesso saffico con inquadrature tipiche di un “certo cinema” che piace tanto ai maschietti: scene volgari, al limite della pornografia, prive di sensualità e di sentimento.

Non sono un bacchettone, ma c’è modo e modo di raccontare la sessualità in un film, in un’industria cinematografica fatta sempre più di amplessi e meno di sentimenti. Le stesse scene mi avrebbero dato fastidio anche se fossero state eterosessuali o gay, perché per spiegare certe cose non c’è bisogno di assistere a interi pezzi in cui le protagoniste fanno di tutto, inquadrate nei minimi particolari, riprese integralmente in varie posizioni. Ho capito che sono due donne che si amano e sono travolte dalla passione ma c’era veramente bisogno di vedere le due povere attrici messe a sessantanove che si leccano a vicenda la vagina prendendosi a sculacciate?

Film d’autore.. aggettivo troppo usato!La vita di Adele film La vie d'Adèle   (2)

Forse sarebbe stato meglio una regista donna? Per me sì, perché avrebbe toccato l’argomento in maniera diversa, più delicata, ma soprattutto mostrerebbe l’amore saffico come amore normale senza alcun gusto da fantasia erotica maschile.

Non a caso il film è tratto da una famosa Graphic Novel francese scritta da una donna, Julie Maroh, intitolata Le Bleu est une couleur chaudIl blu è un colore caldo vincitore del Premio del pubblico al Festival di Angoulême del 2011, e la stessa autrice ha espresso la sua contrarietà a com’è stato affrontato l’adattamento della sua opera sul grande schermo. Sono d’accordo e poiché sono un lettore di fumetti andrò a recuperarmi questo volume, pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard, per leggere la vera storia (mi aspetto un racconto totalmente diverso).

Risparmiate i soldi del cinema e se volete un bel film che parli di “amori diversi” vi consiglio L’altra metà dell’amore Lost and delirious di Léa Pool, uno dei miei film preferiti, che parla di un’adolescenza al femminile e dei sentimenti di questa età difficile vissuti da tre ragazze all’interno di un istituto femminile.

LINO

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Autore:

Blogger a tempo perso, single e attaccato morbosamente al suo cane. Acido, critico e un po’ pessimista. Dice sempre quello che pensa e non sa mordersi la lingua. Appassionato di Fumetti, Manga, Libri, Musica, Cinema, Animali, Star System, Gossip, Fashion Icons. Ha un debole per i peluches e per tutte le cose carine ma inutili.

6 pensieri riguardo “La vita di Adele

  1. Il porno gratuito non è mai bello (cioè, basta dirlo, così va a vedere il film chi è interessato al porno XD)!
    Dopo questa recensione mi sa che passo allegramente su questo film XD

  2. Aspetto di leggere il fumetto, sul quale ho qualche aspettativa in più.
    Del film ho letto, finora, solo recensioni negative quindi non è proprio tra le mie priorità, diciamo 🙂
    Ciao!

  3. Del fumetto avevo sentito parlare bene, mentre del film ho trovato diverse opinioni simili alla tua. Lo eviterò senza pensarci due volte XD Non sapevo che per girare dei porno ci volessero licenze poetiche e protagoniste finto-intellettuali e “intraprendenti”. Quanto detesto questo tipo di personaggi non ne hai idea! Motivo per cui non mi ha coinvolta per niente “l’eleganza del riccio” oltretutto.

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