Lezioni di piano

Oggi voglio parlare di musica.

Beyer

Per questo post ho preso spunto proprio dal Festival di Sanremo e più precisamente dall’esibizione al piano di Stefano Bollani. Sul divano di casa mia, io e mia mamma guardavamo Sanremo in televisione, quando vidi un pianoforte al centro del palco dell’Ariston e ho subito pensato che era meglio lasciare la stanza perché ogni volta che c’è un’esibizione di un pianista, i miei genitori mi ricordano da quanti anni non tocchi più il pianoforte. Non so se lo fanno per farmi sentire in colpa ma mi viene sempre una rabbia a pensare agli anni andati.

A dieci anni i miei mi misero davanti alla decisione di scegliere un hobby, non due come volevo io, cioè o la danza o il pianoforte. Io amavo tutte e due, ma essendo un bambino molto pigro scelsi il secondo (forse a quest’ora se avessi scelto di ballare avrei un bel fisico asciutto).

M’iscrissero in un’Accademia privata di musica vicina casa, che molti usavano come scuola di preparazione per l’esame d’ammissione al Conservatorio. Ricordo l’ambiente molto serio e la paura che avevo di andare le prime volte: nell’atrio si sentiva un miscuglio di suoni diversi provenire dalle varie aule tutte con la porta rigorosamente chiusa.

Due erano le lezioni settimanali: l’ora pratica era quella più bella perché si suonava, anche se all’inizio era tutta tecnica e nessuna melodia, esercizi e scale con quei primi libri come il Beyer fino ad arrivare a delle piccole sonate; l’altra ora era la più noiosa perché di teoria che vuol dire solfeggio con l’odioso Pozzoli e i compagni di corso dal carattere abbastanza competitivo.  All’inizio tanto studio tecnico con esercizi per ammorbidire il polso, le braccia e le spalle, compresa anche la corretta postura da tenere per suonare meglio: mi ricordo un esercizio che il maestro mi faceva pare che consisteva nel prendere le mie braccia e falle cadere a peso morto, e finché non mi fossi “rilassato” (sfido a rilassarti in situazioni del genere) non mi faceva andare avanti.

L’ambiente della musica è come quello della danza perché se prima non impari la tecnica, ma soprattutto se non studi i pilastri della musica, non vai da nessuna parte. È per questo motivo che m’incavolo quando sento alcuni discorsi fatti dalle persone che ogni minima cosa la fanno passare per Arte, quando dietro alla vera arte ci sono tanto studio e fatica. All’inizio non possedevo un pianoforte in casa ma la mia voglia d’imparare era così tanta che il direttore dell’accademia mi mise a disposizione un’aula in cui potevo esercitarmi per due ore alla settimana gratuitamente. Solo dal terzo anno ebbi un mio pianoforte e da lì riuscì a esercitarmi tutti i giorni perché per suonare bene il pianoforte ci voleva di almeno un’ora al giorno di esercizio individuale.

Tastiera del pianoforte

Il tempo passava ed io miglioravo, quindi era l’ora di mostrare questo mio “talento” anche agli altri ovvero al saggio finale: si passavano i mesi finali dell’anno scolastico alla preparazione del brano giusto da presentare al pubblico. Il primo fu a tredici anni all’auditorium del Nöa di Brescia, quando ancora era un ristorante di lusso e si tenevano eventi del genere (adesso è diventato un luogo d’aperitivo giovanile), e mi ricordo l’ansia tanto che ero diventato bianco! La mia temperatura corporea era sotto lo zero e salito sul palco, sembrava che non avessi mai visto un pianoforte.

Da lì è stato tutto un percorso in salita in cui affiancavo lo studio dei classici come Mozart, Beethoven, Bach e Chopin, a canzoni moderne tratte da colonne sonore o canzoni famose come per esempio My Way di Frank Sinatra. Diciamo che la “conorazione” avvenne a sedici anni quando mi esibì al Teatro San Carlino di Brescia con Odissea Veneziana dei Rondò Veneziano, un brano che mi aveva fatto penare fino allo sfinimento.

Purtroppo crescendo il tempo che dedicavo a questo strumento, diminuì notevolmente fino ad arrivare a essere quasi inesistente con la mia entrata all’università: il pendolarismo da Brescia-Bergamo occupava la mia giornata e capì che forse era meglio non buttare i soldi in lezioni che non riuscivo a preparare.

A distanza di anni ammetto che mi dispiace molto e ho avuto momenti in cui volevo riprendere lezioni private, ma allo stesso tempo ho come una specie di “rifiuto” o forse paura di ammettere a me stesso di aver perso un certo livello che avevo acquisito. Non ero Ennio Morricone o Giovanni Allevi ma non ero neanche il tastierista con le basi già pronte del pianobar.

Il piano è sempre in casa, nel salotto, non lo tocco più, è come un mobile ricoperto di cose.. io lo guardo ma sto sempre distante da esso.

LINO – CQNB

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23 pensieri su “Lezioni di piano

  1. giulia ha detto:

    ti capisco…mia mamma non fa altro che ripetermi come io sia pigra da iniziare un progetto e non portarlo mai a termine…! E’ colpa mia se non ho trovato l’hobby perfetto ? XD a me basta un manga , un pc e un divano per essere felice XD ahahah…comunque ho letto che sei laureato in lingue…e non ne sembri felice… 😦 io voglio iscrivermi in lingue ma così mi demoralizzo più di quanto non lo sia già T_T

    • acutequeernerdworld ha detto:

      ma no, a me lingue è piaciuto perchè sono portato per le lingue straniere ma la realtà lavorativa esterna non guarda molto il titolo di studio.. io consiglio di pensarci bene a iscriversi a un corso universitario, senza sperare di trovare subito qualcosa.
      è una cosa che va fatta più per sè stessi che per una prospettiva lavorativa

  2. Sara ha detto:

    Ti capisco…anche io suonavo pianoforte, ma poi ho mollato, ed ora è lì in salotto come soprammobile. Mi sono pentita di aver lasciato gli studi. Mi sono dedicata al canto ( che amo), ma mi rendo conto che se fossi diventata anche una brava pianista avrei potuto congiungere le 2 cose! Forse a volte serve solo meno pigrizia e il coraggio di ricominciare a studiare! Ci si metterà un po’ più di tempo…ma se si era bravi all’ epoca, lo si può essere anche oggi che dici? 🙂

    • acutequeernerdworld ha detto:

      Forse non ho più la pazienza che avevo, ma soprattutto la voglia.. Ho sempre amato chi riesce a cantare e suonare contemporaneamente *________* io non sono molto intonato, e nemmeno nel solfeggio cantato ero bravo -_-

  3. Ladynady ha detto:

    Mi spiace davvero tanto che nn sei andato avanti con questa cosa,secondo me avresti fatto una bella carriera….è anche vero che è costosa e difficile,più o meno mi son trovata anche io a prendere una scelta così. E non è facile….però per me nn dovresti abbandonarla del tutto,coltivalo come hobby,e anche la danza (io amo alla follia ballare e sono una ballerina mancata…) ma mai e poi mai mi fermerei! 😉

      • Ladynady ha detto:

        🙂 vedrai che lo trovi gli uomini sono più fortunati delle donne ^^…ma scusa nn lavoravi?!?!? o mi sbaglio??
        Guarda io son…casalinga da 3 anni e…faccio schifo da quanto tempo libero ho… 😛 d’altronde nn trovando uno straccio di lavoro ed abitando in una regione alquanto parentopolista ,faccio miliardi di cose in casa…peccato che nessuno mi stipendi 😛 !
        Quindi dai qualcuno peggio di te c’è sempre 😉

  4. Bobo ha detto:

    uguale percorso (più o meno) con uguale senso di colpa per aver raggiunto una meta e poi lasciata perdere a favore di cose che il mondo ritiene più “sicure”…

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