Pubblicato in: Politica, Società

L’utopia della meritocrazia

Oggi la mia attenzione è stata catturata dalla lettera che una madre ha scritto a Il Quotidiano della Calabria ricordando la figlia morta: si è buttata dal balcone, lasciando una bambina di due anni. Lucia, questo è il nome della giovane suicida, aveva ventotto anni, era laureata in Ingegneria Gestionale con il massimo dei voti e faceva dei lavori di ripiego e malpagati. Come molti laureati che sono disoccupati, la ragazza, dopo tanti sacrifici, non aveva trovato ancora la posizione desiderata e purtroppo ha preso la decisione sbagliata togliendosi la vita.

Riporto qui la lettera integrale inviata al Direttore del giornale, presa dal sito internet www.ilquotidianoweb.it

“GENTILE direttore, avevo deciso di scrivere questa lettera quando  tutti sarebbero andati via, lasciandomi lì, da sola, ad aspettare dietro la porta della sala di rianimazione, dove mia figlia stava affrontando, tanto per usare una frase fatta che poi tanto fatta non è, la sua ultima battaglia. Non ne ho avuto il tempo… siamo stati avvertiti che l’aveva persa… o forse l’aveva vinta.

Ed ora eccomi qui. Non so cosa le scriverò, so solo il “perché”.

Non si può banalizzare e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione, come ha scritto qualche giornale; merita rispetto e maggiore attenzione.

Si parla di imprenditori che ricorrono al gesto estremo, parliamo anche dei giovani: questi giovani che noi abbiamo generato, ma che non siamo in grado ora di accompagnare nel loro percorso di speranza. Mia figlia non è mai stata banale, ha vissuto il suo breve tempo alla ricerca di qualcosa che noi, NOI TUTTI, non sappiamo più offrire a chi, come lei,  vive la condizione di giovane.

Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata, fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che  il merito avrebbe pagato. Ha sempre dato senza mai chiedere… ecco… senza mai chiedere. E invece avrebbe dovuto farlo, avrebbe dovuto chiedere che i suoi diritti, conquistati con impegno e sacrifici, venissero onorati.

Laureata in Ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le  difficoltà che già conosciamo noi donne… e noi donne del Sud. E’ bella come il sole, la sua intelligenza non è stata scalfita neppure dal volo liberatorio, ma era sola! Ci adorava tanto quanto noi, familiari e amici, tanti, adoriamo lei, ma era sola! Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia. Ingenua lei, colpevoli noi che sapevamo che le cose non vanno esattamente così… E’ sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo… o forse no, perché, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, TUTTI, ci avrebbe dato di più. Perché lei è così, ha dato, sempre, senza neanche volerlo, così, naturalmente, come respirare, bere, vivere. Perché lei è così!

Cosa vogliamo fare… liquidare il suo gesto così, in maniera banale? No, non è stato un gesto da imprigionare in un trafiletto in terza pagina. E’ il gesto che ogni giovane potrebbe fare, soprattutto se giovane del Sud, questo Sud divorato negli anni – quanti 150? –  da lupi famelici, da burattini – burattinai, da gente mediocre e servile, da chi chiede “per favore” ciò che dovrebbe chiedere “per diritto”, da gente incapace di governarci, da gente che bada a far quadrare i bilanci, da gente che mette al potere quei servi che dicono sempre di sì e che legano a sé con le complicità del malaffare e dei facili e lauti guadagni. No, non poteva vivere in quest’Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov’era amata dai suoi innumerevoli amici.

E’ una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo!… E voi , mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto!

La mamma di Lucia” 

Non potete immaginare come mi si è ristretto il cuore dopo averla letta tante volte, pensando al dolore di questa madre e della piccolina di due anni che crescerà con la nonna.

Non dobbiamo mettere in ridicolo questo fatto come un semplice atto dovuto alla depressione.

Non dobbiamo giudicare.

Anch’io non ho un lavoro, sono laureato e vedo davanti a me un futuro abbastanza nero, però non sacrificherei mai la mia vita per delle teste di ca**o che stanno ai “piani alti”, che credono di fare le volontà di tutti noi ma che in realtà pensano solo ai propri portafogli. Mi dispiace per questa ragazza, posso capire l’enorme peso che si portava dentro, l’amarezza perché credeva nella meritocrazia ma perché dargliela vinta a questa società che se ne fotte di noi giovani?!

Io non voglio leggere più storie simili.

Faccio un’accusa alla generazione dei nostri genitori, che non sono stati capaci prepararci un futuro, come fecero i loro in passato in tempi molto difficili come il secondo dopoguerra. Ci hanno dato il benessere ma proprio questo vivere bene della società occidentale gli si è rivoltato contro.

Quindi noi giovani che dovremmo fare? Accontentarci momentaneamente di quello che ci offre il mercato del lavoro? Lasciare questo paese?

LINO

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Autore:

Blogger a tempo perso, single e attaccato morbosamente al suo cane. Acido, critico e un po’ pessimista. Dice sempre quello che pensa e non sa mordersi la lingua. Appassionato di Fumetti, Manga, Libri, Musica, Cinema, Animali, Star System, Gossip, Fashion Icons. Ha un debole per i peluches e per tutte le cose carine ma inutili.

13 pensieri riguardo “L’utopia della meritocrazia

  1. però non sacrificherei mai la mia vita per delle teste di cazzo che stanno ai “piani alti”
    Guarda, per me è giustissimo tutto quello che hai scritto, ma il cuore della questione è tutta qui. Ci strappano il futuro…diamo loro anche la speranza e, quindi, la vita? Io dico di no. Mai abbandonare la speranza.

  2. Sto inviando e consegnando Curriculum Vitae da quasi 6 mesi… Nell’ultimo mese lavoro 2 volte la settimana come cameriere… Prendo una miseria… E non e’ facile… Non arriverei mai a compiere un gesto cosi’ estremo… Ma spero che ci sara’ qualche riforma o avvenimento che favorisca l’introduzione di noi giovani nel mercato del lavoro.

  3. Mi hai fatto scendere una lacrima, non conoscevo questa “storia”, benchè stia costantemente sentendo che sempre più persone compiono il gesto estremo per motivi “concreti”, per problemi reali e tangibili.
    E’ difficile andare avanti ma… Come hai detto tu, bisogna lottare fino alla fine per i propri ideali e per raggiungere obiettivi concreti e reali, tutti i giorni! Non solo epr noi, ma anche per coloro che non ce l’hanno fatta, per quelli che verranno dopo la nostra generazione: il mondo, nonostante troppe persone non lo vogliano ammettere, è già un po’ nostro.

  4. Un gesto troppo estremo,soprattutto se hai la responsabilità di una bimba di due anni,in quel caso devi cambiare priorità e farti forza per lei…è un situazione difficile per tutti (e non solo o prettamente per il sud come scrive la madre della ragazza), ma la cosa assurda è che continuiamo a lamentarci senza far nulla per cambiarla , anzi ci danno la dose quotidiana di calcio e grande fratello e a noi italiani va bene così,ci facciamo andare bene tutto , mentre chi tiene in piedi tutto questo, se ne sta comodo su una poltrona a godersi stipendi da capogiro e mille privilegi,tutto a spese di noi poveri cretini che passatemi il termine “ci facciamo il culo” per arrivare a fine mese ,scavalcati dal primo trota di turno.

  5. Mi dispiace dirlo ma ha sbagliato di grosso a farla finita…per quanti problemi ci possano essere al mondo se hai una famiglia, degli amici, vuol dire che non sei solo e abbandonato al tuo destino. Ok, non andrai in vacanza per anni, non andrai dalla parrucchiera altrettante volte, ma ci sarà sempre qualcuno accanto a te pronto a sostenerti e a darti un boccone di pane. Tutto quello che avete detto è giusto, anche io sono all’ultimo anno di università (spero), e sarò presto una disoccupata, andrò a fare lavori che non mi piaceranno, ma se ne avrò bisogno pulirò persino i cessi! Ringrazio tantissimo i miei genitori di avermi dato la possibilità di studiare storia dell’arte, ma non piangerò sapendo che non potrò mai fare la guida turistica o che non lavorerò mai in comune per la soprintendenza dei beni culturali…
    I nostri nonni una scelta non l’hanno nemmeno avuta…i miei dal sud sono venuti al nord e hanno fatto i custodi e i bidelli per una vita. La situazione credo che al giorno d’oggi non sia cambiata più di tanto, ora possiamo scegliere almeno cosa studiare ma poi: <>.

    1. infatti la colpa è in primis della generazione dei nostri genitori, e poi di noi giovani che, come dici te, dovrebbero incendiare!! ormai ci siamo adagiati e rincoglioniti tra i-phone, i-pad e tutte le comodità della vita moderna, vivendo come piante, cioè passivamente

  6. Ehm..un gesto disperato nato in una situazione altrettanto disperata. Ma ora ha lasciato anche la sua piccolina nella merda.

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